Vangelo di oggi commento di don Paolo Tonghini

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XXVIII Domenica del Tempo Ordinario

11 ottobre 2015

Nel Vangelo odierno (Mc 10, 17-30) Gesù è in cammino verso Gerusalemme, la sua meta, il cammino del Figlio dell’Uomo consegnato agli uomini.

Il cammino, il viaggio non sempre è facile, è immediato, è lineare. A volte si viaggia per fuggire, per “cambiare aria”, per cambiare vita, in vita migliore e più dignitosa (penso ai fratelli profughi o migranti o rifugiati politici o martiri di sistemi nefasti e perversi del potere), si viaggia perchè “alla ricerca”.

Nella Bibbia e nel linguaggio biblico decidere il santo viaggio è tornare a Gerusalemme, nella terra dei padri, per ritrovare e riappropriarsi della propria identità. Ecco il santo viaggio: viaggiare è decidere la propria strada.

E’ a Gerusalemme infatti dove il discepolo comprende veramente e totalmente l’identità di Gesù, il Figlio di Dio, il Messia.

Il viaggio della vita non è esente dalle tempeste: soffiano sulle nostre vele venti diversi, talvolta avversi, ma siamo chiamati a utilizzare ogni tipo di vento per proseguire verso la meta. Così è stato per Gesù, così per noi!

Occorre prudenza e la grande capacità del discernimento per viaggiare nella storia, in ascolto della direzione dei vari venti e nel restare e proseguire nella direzione che abbiamo scelto: questa è la sapienza di cui ci parla la prima lettura di questa domenica (Libro della Sapienza 7, 7-11).

Il protagonista del Vangelo di oggi è “un tale”, un uomo anonimo, l’uomo delle zavorre, che non riesce a partire, a mettersi in viaggio, l’uomo che ha accumulato così tanto che non ha più il coraggio, la forza, la voglia di partire. Uomo anonimo, come tanti del nostro tempo.

E quello che più mi colpisce, almeno personalmente, è che parlando dell’eternità (ossia della felicità, della vita piena, duratura, vita per sempre) davanti a Gesù usa il termine “eredità”, dunque un linguaggio giuridico, che esclude la gratuità. L’eredità la si prende e ottiene solo con la morte del padre. Forse che rifiuta la relazione col Padre (il Padre Nostro che è nei Cieli…)?

Quest’uomo va da Gesù mostrando tutti i suoi trofei: nella vita non si è mai rilassato, ha sempre lavorato con impegno e assiduità al suo lavoro spirituale, seguendo i comandamenti (gli angeli custodi della vita). Dopo tutto il lavoro di una vita, sarebbe il caso di meritarselo il premio di produzione, parrebbe dire così “sto tizio”!

Ma cosa sta sbagliando questo uomo? Cosa sta cercando? Forse non ha mai fatto il viaggio più importante della sua vita: quello dentro se stesso!

Davanti a questa ostentazione della sua vita fatta finora, dei suoi meriti e doveri, davanti a parole e medaglie che pone davanti al Maestro Buono (come lo chiama Lui giustamente e a pieno diritto)… cosa fa Gesù? Risponde con uno sguardo tipico suo, tutto divino, lo guarda dentro e lo ama (“fissò lo sguardo su di lui e lo amò”). Lo ama a prescindere, lo ama perchè va oltre la sua ostentazione, la sua esteriorità.

E, a questo punto, sto’ uomo anonimo rimane deluso e sconcertato perchè non si aspettava le parole di Gesù: “va’, vendi, dai ai poveri…poi vieni e seguimi”.

Questi verbi che usa Gesù non piacciono al mondo: vendere, donare, seguire. Questo uomo era andato da Gesù per comprare, prendere, essere più autonomo. Ecco: Gesù è deludente perchè sfugge alle logiche umane.

Il mondo ci convince, o almeno ci vuole convincere, a interpretare la vita come un grande affare in cui conquistare il primo posto, magari a scapito degli altri. Ci vuole persuadere a mostrarci adulti, indipendenti, autosufficienti.

E Gesù ci invita non solo a lasciare ciò che si è conquistato, o meglio che pensiamo di aver conquistato, ma persino a non essere autosufficienti, anzi metterci dietro, seguirLo, mettere i piedi dove li mette Lui, coma fa un bambino con suo padre.

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