Mese: ottobre 2015

IL Vangelo di oggi con Don Paolo Tonghini

download-101Domani, solennità di tutti i Santi e dopodomani, giorno della commemorazione dei defunti, è una sosta per fermarsi a riflettere su ciò che siamo e ciò che saremo. Piegandoci sulle tombe dei nostri cari, sentiamo che questa vita è davvero “un momento” breve o lungo, concesso da Dio, ma che ha il suo traguardo altrove, ha un “dopo” che fa meditare e, seriamente, sul senso stesso, sulla fine, sul perchè stesso della nostra esistenza.

Questo dono della vita che è posto nelle nostre mani e nel nostro corpo non è stato dato perchè noi ne facessimo un uso distorto, ma come una prova che consiste nel costruire o raccontare giorno per giorno, azione per azione che vivere per noi è amare Dio con tutto noi stessi e amare il nostro fratello, come Lui ci insegna. Come un continuo “ti amo” ed è la santità che ci rende degni della Risurrezione, ossia tornare alla casa del Padre, nelle sue braccia amorevoli e tenere.

Viviamo sì, ma cercando una buona salute, avere tanti soldi e facendo di questi il nostro grande amore, cercando prestigio: per tanti è così!

Invece la ricchezza, la bellezza, la stessa salute sono un pericoloso effimero che non costruiscono paradiso, ma troppe volte anzi costruiscono l’inferno per tanti. Questi beni sono per l’eternità quando non diventano idoli che ti rubano l’anima e il sonno, ma sono invece beni per lodare Dio e fare del bene al prossimo.

Non fa mai paura la morte per chi ha sempre avuto gli occhi rivolti al Cielo, cercando appassionatamente la casa del Padre.

E dobbiamo guardare al Cielo, parlare di Cielo, anche dentro le nostre case, le nostre famiglie, le nostre comunità, le nostre parrocchie, le nostre associazioni e gruppi di impegno e di volontariato, dentro il nostro territorio e la nostra storia quotidiana. Me ne rendo conto bene anch’io quotidianamente…forse perchè, grazie a Dio, per molti anni sono stato a contatto e tuttora sono a contatto ogni giorno con la realtà cruda di persone che spesso hanno sbarrato la strada del futuro e ti chiedono una presenza e un aiuto di speranza, che hanno dei macigni da spostare dal loro passato, o con situazioni estreme dove si richiede un accompagnamento educativo nella comprensione di tali realtà “ultime”, ossia l’eternità.

E quanti quelli che hanno vissuto una vita con la saggezza evangelica, ossia la capacità di interpretare questo “soggiorno terreno” onorando il dono della vita, vivendo bene e felici nel compimento della Volontà del Signore, nella continua ricerca del Volto del Padre! Seguendo la strada maestra “delle Beatitudini” che ascoltiamo nel Vangelo odierno: beati i poveri in spirito, beati i miti,…beati…beati… (Mt 5,1-12).

Penso alla moltitudine di santi e beati che hanno popolato i secoli della vita ecclesiale e sociale e che tuttora ci camminano a fianco nella quotidianità: è la santità di tanti fratelli e sorelle che brilla sui loro volti e nelle loro persone e ci richiamano la bellezza evangelica, la meraviglia di appartenere totalmente a Dio, senza

compromessi o inutili nostalgie.

E allora non c’è da festeggiare Halloween, ma semmai come nella sua originalità e storicità, fin da primi secoli cristiani è stata festeggiata Holy Ween. Nelle lingue anglosassoni infatti il termine “Halloween” è la contrazione del termine inglese “All hallows Eve”, ossia vigilia di Tutti i Santi! Per inoltrarsi in questi meravigliosi giorni “dell’estate dei morti”, da vivere nel raccoglimento e nel silenzio interiore.

Questi giorni “sacri” sono un occasione privilegiata per guardare in faccia alla realtà della vita e della morte, in modo da vivere non da smemorati, ma con la fede di chi sa che verrà anche per noi quel giorno “del raccolto” e così essere vigilanti, come le vergini sagge del Vangelo (Mt 25, 1-13) che attesero lo Sposo con le loro lampade accese per entrare a nozze con Lui. E fare festa insieme con Lui!                                                                 Giulio Zignani

Non sposarsi mai nella vita lo considerate un fallimento?

Classificazione

L_ochetta
Migliore risposta:  Ohhhh ma guarda che persone sagge ci sono in Answers..tutti a rispondere che NON sposarsi NON è un fallimento..ma allora quelli che la pensano diversamente sono tutti ‘fuori!??!
Io ho 33 anni, sono single (zitella fai un pò te..), della specie peggiore ovvero quella che dopo 5 anni ‘ha mollato’ il fidanzato con cui sarebbe convolata a nozze e adesso vive da sola e con relazioni ‘particolari’.
Nessuno me lo dice esplicitamente..ma leggo nelle espressioni di molte mie amiche che per loro io sono una persona sfigata e infelice.
Mi parlano delle loro faccende domestiche, dei pensieri che gli procurano i loro piccoli ‘monelli’, mi spadellano ricettine sperimentate sui maritini, e mi invitano a cene con l’amico dell’amico del vicino..che guarda caso è scapolo e tracagnotto!!
Ogni tanto le più pietose mi danno metaforiche pacche sulle spalle affermando che sono troppo bella e intelligente per non sposarmi anche io (leggi come “eccheccacchio..uno straccio di uomo che la si prenda ci sarà anche!!”), e più mi impegno a dire loro che sto bene così, e che preferisco questa vita a un matrimonio senza amore, più loro strabuzzano gli occhi immaginando che sia il dolore a farmi straparlare.
Ti cito un caso esemplare. Una mia amica è arrivata a dirmi che avrei dovuto sposare l’ex..e poi separarmi..ma almeno, cribbio, mi sarei maritata!!
Ti rispondo quindi..SI, il non sposarsi è un fallimento perchè senza quello NON SI PUO’ DIVORZIARE.Ossequi.
Fonte/i:In difesa delle mie ‘amiche’ e conoscenti, sappi che sono brave donne, molte di cultura..ma che il matrimonio per loro è tutto!
L_ochetta · 7 anni fa
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Commento
Classificazione richiedente 5 su 5
  • ❤✰ ℜαіñ [Kiša]✰❤
    Io considero un fallimento l’ essermi sposata, come vedi, dipende sempre da quale prospettiva si vede le cose.
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Gerarchia degi Angeli in cielo

Le Gerarchie angeliche nei mosaici del battistero di Firenze (XIII secolo)

Secondo la tradizione cristiana, di origine ebraica, gli angeli sono organizzati in una gerarchia di differenti ordini, detti cori angelici. Lo Pseudo-Dionigi l’Areopagita, nel libro De coelesti hierarchia, indica alcuni passaggi del Nuovo Testamento, nello specifico la Lettera agli Efesini[1] e la Lettera ai Colossesi[2], sulla cui base costruire uno schema di tre gerarchie, sfere o triadi di angeli, ognuna delle quali contiene tre ordini o cori. In decrescente ordine di potenza esse sono:

I 9 cori angelici, miniatura dal breviario diIldegarda di Bingen (1098-1179)

Durante il Medioevo, molti altri schemi furono proposti, alcuni illustrando o espandendo quello dello Pseudo-Dionigi, altri suggerendo classificazioni differenti. Secondo antiche tradizioni sapienziali, astrologiche, ed esoteriche, riprese anche daDante nella sua Divina Commedia, ogni gerarchia dominava su una delle nove sfere celesti ruotanti al di sopra della Terra, da intendere come le orbite planetarie di luoghi celesti di cui i diversi pianeti non sarebbero che una manifestazione riduttiva a livello fisico.[3]

Prima sfera[modifica | modifica wikitesto]

Cristo circondato dai Serafini, dalGiudizio universale di Giotto (1306)

«[…] I cerchi primi
t’hanno mostrato Serafi e Cherubi.
Così veloci seguono i suoi vimi,
per somigliarsi al punto quanto ponno;
e posson quanto a veder son soblimi.
Quelli altri amori che ‘ntorno li vonno,
si chiaman Troni del divino aspetto,
per che ‘l primo ternaro terminonno.»
(Divina Commedia, Paradiso, XXVIII, 98-108)

Serafini[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Serafino.

I serafini (nome ebraico Seraphim) appartengono al più alto ordine di Angeli, quello situato nel cielo Empireo, o cristallino, il più prossimo a Dio, da cui ricevono in forma immediata le idee e le direttive con cui far evolvere un complesso cosmico.[4]

La Bibbia li raffigura come angeli dotati di sei ali: due per volare, due per coprirsi il volto e due per coprirsi i piedi. Cantano continuamente le lodi di Dio: «Santo, Santo, Santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della Sua gloria» [5].

È anche detto che cantano la musica delle sfere, regolando il movimento del cielo, così come loro comandato, e che ardendo di amore e zelo per Dio, emanano una luce così potente e brillante che nessuno, se non occhi divini, può guardarli.

Francesco d’Assisi viene anche appellato “Serafico” perché, al momento di ricevere le stigmate, il Signore gli apparve in una visione in cui si mostrava Crocefisso e velato da sei ali come un Serafino; e dalle Sue mani, piedi e costato partirono i raggi che segnarono il corpo di Francesco rendendolo simile a Lui. Gesù esaudiva così la preghiera di Francesco: “Fa’ o Signore che io possa soffrire per te tanto quanto lo può una creatura umana e amarti quanto lo può un cuore umano”.

I serafini vengono più volte menzionati nella Bibbia.[6] Secondo San Tommaso D’Aquino, i serafini presiedevano alla carità e i cherubini alla scienza.

Cherubini[modifica | modifica wikitesto]

Due cherubini in un celebre dipinto di Raffaello

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cherubino.

I cherubini (nome ebraico Cherubim) risiedono oltre il trono di Dio, nelle profondità del firmamento, o cielo stellato dello zodiaco; sono perciò i guardiani della luce e delle stelle. Essi rielaborano le intuizioni immediate dei Serafini traducendole in riflessioni e pensieri di saggezza riguardanti l’evoluzione dei sistemi planetari.[4]

La Bibbia li raffigura come esseri con quattro ali e quattro facce, ovvero una umana, una di bue, una di leone ed infine una di aquila. I Cherubini vengono inoltre descritti come angeli dediti alla protezione, posti a guardia dell’Eden e del trono di Dio. Ad essi è attribuita una perfetta conoscenza di Dio, superata soltanto dall’amore di Dio dei serafini.

Sempre secondo la Bibbia, le sculture di due cherubini contrapposti erano rappresentate sul coperchio dell’Arca dell’Alleanza. Essi vengono menzionati di solito al plurale,[7] ma anche al singolare.[8]

Troni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Troni.

Schiere angeliche nel Giudizio universale di Giotto: Virtù, Dominazioni, Troni e Cherubini, ciascuno guidato dal rispettivo vessillifero, siedono alla destra di Cristo

I troni (in ebraico ophanim, in greco Thronoi) sono esseri angelici dalla forma mutevole e dagli infiniti colori. Il loro luogo spirituale è il settimo cielo, che corrisponde all’orbita di Saturno.[9] Il loro compito è quello di tradurre in opera la sapienza e il pensiero elaborato dai Cherubini.[4]

Vengono descritti dalla Bibbia come ruote intersecate ad altre ruote, delle quali se una si muove avanti e indietro, l’altra si muove da un lato all’altro. Si tratta di ruote dotate di innumerevoli occhi, secondo l’immagine presente nel libro di Ezechiele, dove il profeta Ezechieledescrive la visione dei cieli; il profeta non descrive esplicitamente queste ruote come angeli, ma come oggetti o “creature viventi” che possiedono uno spirito.

Paolo usa il termine “troni” nella lettera ai Colossesi.[10] Secondo Steiner, si deve ai Troni il fatto che l’universo esista in forma fisica così come lo conosciamo, grazie all’emanazione della loro stessa sostanza di calore, sviluppatasi in densità.[4]

Seconda sfera[modifica | modifica wikitesto]

«In essa gerarcia son l’altre dee:
prima Dominazioni, e poi Virtudi;
l’ordine terzo di Podestadi èe.»
(Divina Commedia, Paradiso, XXVIII, 121-123)

Dominazioni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Dominazioni (angeli).

Le dominazioni (in ebraico hashmallim, in greco Kyriotetes) esercitano la loro influenza a partire dalla sfera orbitante di Giove.[9] Essi hanno il compito di regolare i compiti degli angeli inferiori. Ricevono i loro ordini dai serafini, cherubini o direttamente da Dio e devono assicurarsi che il cosmo sia sempre in ordine. È estremamente raro che le dominazioni assumano forma fisica per mostrarsi ai mortali. Invece, si interessano tranquillamente dei particolari dell’esistenza.

Sono gli angeli ai quali Dio affida la forza del dominare. Si suppone essi compongano l’esercito dell’Apocalisse e da loro dipendono l’ordine universale e la disciplina ferrea alla quale gli angeli si rivolgono per mantenerlo.

Il termine “dominazioni” è usato da Paolo di Tarso nella lettera ai Colossesi[10].

Virtù[modifica | modifica wikitesto]

Le virtù, anche chiamate “fortezze” (in greco Dynameis) risiedono nella sfera orbitale di Marte.[9] Il loro dovere è quello di osservare i gruppi di persone. La loro forma è simile a lampi di luce, che ispirano nell’umanità molte cose, come l’arte o la scienza.

Schiere angeliche nel Giudizio universale di Giotto: Angeli, Arcangeli, Principati e Potestà siedono alla sinistra di Cristo

Potestà[modifica | modifica wikitesto]

Le potestà (in ebraico Elohim, in greco Exusiai) estendono il loro dominio sul Sole.[9] Descritti dalla Bibbia come esseri angelici dai molti colori, simili a vapori nebbiosi, sono gli elementi portanti della coscienza e i custodi della storia. Gli angeli della nascita e della morte sono potestà. Sono accademicamente guidati e interessati all’ideologia, filosofia, teologia, religione e ai documenti che appartengono a questi studi. Le potenze sono le menti: sono un gruppo di esperti, che servono da consiglieri e pianificatori della politica. Il loro compito è quello di sorvegliare la distribuzione di poteri all’umanità, in loro nome. Nella credenza popolare essi sono gli Angeli che accompagnano le decisioni dei padri e li consigliano nella cura della famiglia.

Paolo di Tarso usa il termine potestà nella lettera ai Colossesi[10] e nella lettera agli Efesini[11].

Egli tuttavia usa sia il termine potenza che autorità nella lettera agli Efesini, per riferisi a questo tipo di angeli:[11] le potenze svilupperebbero le ideologie, laddove le autorità scrivono i documenti e le dottrine.

Entrambe sono comunque coinvolte nella formulazione delle ideologie. Mentre però le potenze comprendono tutto, le autorità si focalizzano su particolari linee di conoscenza, specializzandosi nel codificare quelle idee, e nella produzione di documenti concettuali a quelle inerenti.

Terza sfera[modifica | modifica wikitesto]

«Poscia ne’ due penultimi tripudi
Principati e Arcangeli si girano;
l’ultimo è tutto d’Angelici ludi.»
(Divina Commedia, Paradiso, XXVIII, 124-126)

Alla terza sfera appartengono quegli angeli che assolvono la funzione di messaggeri del Cielo.

Principati[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Principati (angeli).

I principati (in greco Archai) esercitano i loro influssi dall’orbita di Venere.[9] Esseri angelici dalla forma simile a raggi di luce, si trovano oltre il gruppo degli arcangeli. Sono glispiriti della storia e del tempo, guardiani delle nazioni e delle contee, e di tutto quello che concerne i loro problemi ed eventi, inclusa la politica, i problemi militari, il commercio e lo scambio. Uno dei loro compiti è quello di scegliere chi tra l’umanità può assumerne il ruolo di guida in un determinato periodo.

Paolo usa il termine “principati” nelle lettere ai Colossesi[10] e agli Efesini[12].

Arcangeli[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Arcangelo e Sette arcangeli.

Gli arcangeli, il cui influsso giunge fino a Mercurio,[9] appartengono al secondo ordine (più basso) della terza sfera; questi angeli tendono ad essere i più grandi consiglieri e amministratori inviati dal Cielo. Un arcangelo ha normalmente un ruolo di grande importanza nei riguardi dell’uomo. Secondo l’angelologia dello Pseudo-Dionigi, tuttavia, gli arcangeli stanno appena sopra l’ordine angelico, quello degli angeli comuni.

La parola “arcangelo” è usata solamente due volte nelle scritture (ma diverse volte nel Septuaginta)[13] Alcuni[senza fonte] insistono sul punto che gli arcangeli non sono divisi in separati ordini, ma nella tradizione cattolica gli arcangeli (Michele, Raffaele, Gabriele, e in alcuni casi Uriel), sono cherubini o serafini, oltre che essere arcangeli. Come è scritto nella Bibbia[14], Lucifero era un serafino; in seguito alla sua ribellione a Dio, fu affrontato, sconfitto e gettato (per l’eternità) nel pozzo infernale da parte dell’arcangelo Michele.

Angeli[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo marmoreo con angeli al cimitero monumentale di Staglieno

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Angelo.

Gli angeli appartengono all’ordine più basso della gerarchia degli angeli e sono i più familiari agli uomini, poiché sovraintendono a tutte le loro occupazioni. Risiedono infatti nello spazio cosmico più prossimo alla Terra, quello della Luna.[9] All’interno della categoria degli angeli, ci sono differenze di molti tipi. Gli angeli vengono sovente inviati come messaggeri agli uomini. La parola “angelo” proviene dal greco “anghelos”, cioè “messaggero”.

Tutte le gerarchie angeliche sono lodate dall’umanità grazie alla corona angelica[15], una corona simile ad un rosario, con la quale si pregano gli angeli di, appunto, ogni gerarchia e si chiede loro di intercedere presso Dio per l’ottenimento di grazie. Essa è in grado, poi, di ottenere in particolari giorni anche delle indulgenze, se opportunamente benedetta da un Sacerdote.

 

Gerarchia degli angeli

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Le Gerarchie angeliche nei mosaici del battistero di Firenze (XIII secolo)

Secondo la tradizione cristiana, di origine ebraica, gli angeli sono organizzati in una gerarchia di differenti ordini, detti cori angelici. Lo Pseudo-Dionigi l’Areopagita, nel libro De coelesti hierarchia, indica alcuni passaggi del Nuovo Testamento, nello specifico la Lettera agli Efesini[1] e la Lettera ai Colossesi[2], sulla cui base costruire uno schema di tre gerarchie, sfere o triadi di angeli, ognuna delle quali contiene tre ordini o cori. In decrescente ordine di potenza esse sono:

I 9 cori angelici, miniatura dal breviario diIldegarda di Bingen (1098-1179)

Durante il Medioevo, molti altri schemi furono proposti, alcuni illustrando o espandendo quello dello Pseudo-Dionigi, altri suggerendo classificazioni differenti. Secondo antiche tradizioni sapienziali, astrologiche, ed esoteriche, riprese anche daDante nella sua Divina Commedia, ogni gerarchia dominava su una delle nove sfere celesti ruotanti al di sopra della Terra, da intendere come le orbite planetarie di luoghi celesti di cui i diversi pianeti non sarebbero che una manifestazione riduttiva a livello fisico.[3]

Prima sfera[modifica | modifica wikitesto]

Cristo circondato dai Serafini, dalGiudizio universale di Giotto (1306)

«[…] I cerchi primi
t’hanno mostrato Serafi e Cherubi.
Così veloci seguono i suoi vimi,
per somigliarsi al punto quanto ponno;
e posson quanto a veder son soblimi.
Quelli altri amori che ‘ntorno li vonno,
si chiaman Troni del divino aspetto,
per che ‘l primo ternaro terminonno.»
(Divina Commedia, Paradiso, XXVIII, 98-108)

Serafini[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Serafino.

I serafini (nome ebraico Seraphim) appartengono al più alto ordine di Angeli, quello situato nel cielo Empireo, o cristallino, il più prossimo a Dio, da cui ricevono in forma immediata le idee e le direttive con cui far evolvere un complesso cosmico.[4]

La Bibbia li raffigura come angeli dotati di sei ali: due per volare, due per coprirsi il volto e due per coprirsi i piedi. Cantano continuamente le lodi di Dio: «Santo, Santo, Santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della Sua gloria» [5].

È anche detto che cantano la musica delle sfere, regolando il movimento del cielo, così come loro comandato, e che ardendo di amore e zelo per Dio, emanano una luce così potente e brillante che nessuno, se non occhi divini, può guardarli.

Francesco d’Assisi viene anche appellato “Serafico” perché, al momento di ricevere le stigmate, il Signore gli apparve in una visione in cui si mostrava Crocefisso e velato da sei ali come un Serafino; e dalle Sue mani, piedi e costato partirono i raggi che segnarono il corpo di Francesco rendendolo simile a Lui. Gesù esaudiva così la preghiera di Francesco: “Fa’ o Signore che io possa soffrire per te tanto quanto lo può una creatura umana e amarti quanto lo può un cuore umano”.

I serafini vengono più volte menzionati nella Bibbia.[6] Secondo San Tommaso D’Aquino, i serafini presiedevano alla carità e i cherubini alla scienza.

Cherubini[modifica | modifica wikitesto]

Due cherubini in un celebre dipinto di Raffaello

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cherubino.

I cherubini (nome ebraico Cherubim) risiedono oltre il trono di Dio, nelle profondità del firmamento, o cielo stellato dello zodiaco; sono perciò i guardiani della luce e delle stelle. Essi rielaborano le intuizioni immediate dei Serafini traducendole in riflessioni e pensieri di saggezza riguardanti l’evoluzione dei sistemi planetari.[4]

La Bibbia li raffigura come esseri con quattro ali e quattro facce, ovvero una umana, una di bue, una di leone ed infine una di aquila. I Cherubini vengono inoltre descritti come angeli dediti alla protezione, posti a guardia dell’Eden e del trono di Dio. Ad essi è attribuita una perfetta conoscenza di Dio, superata soltanto dall’amore di Dio dei serafini.

Sempre secondo la Bibbia, le sculture di due cherubini contrapposti erano rappresentate sul coperchio dell’Arca dell’Alleanza. Essi vengono menzionati di solito al plurale,[7] ma anche al singolare.[8]

Troni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Troni.

Schiere angeliche nel Giudizio universale di Giotto: Virtù, Dominazioni, Troni e Cherubini, ciascuno guidato dal rispettivo vessillifero, siedono alla destra di Cristo

I troni (in ebraico ophanim, in greco Thronoi) sono esseri angelici dalla forma mutevole e dagli infiniti colori. Il loro luogo spirituale è il settimo cielo, che corrisponde all’orbita di Saturno.[9] Il loro compito è quello di tradurre in opera la sapienza e il pensiero elaborato dai Cherubini.[4]

Vengono descritti dalla Bibbia come ruote intersecate ad altre ruote, delle quali se una si muove avanti e indietro, l’altra si muove da un lato all’altro. Si tratta di ruote dotate di innumerevoli occhi, secondo l’immagine presente nel libro di Ezechiele, dove il profeta Ezechieledescrive la visione dei cieli; il profeta non descrive esplicitamente queste ruote come angeli, ma come oggetti o “creature viventi” che possiedono uno spirito.

Paolo usa il termine “troni” nella lettera ai Colossesi.[10] Secondo Steiner, si deve ai Troni il fatto che l’universo esista in forma fisica così come lo conosciamo, grazie all’emanazione della loro stessa sostanza di calore, sviluppatasi in densità.[4]

Seconda sfera[modifica | modifica wikitesto]

«In essa gerarcia son l’altre dee:
prima Dominazioni, e poi Virtudi;
l’ordine terzo di Podestadi èe.»
(Divina Commedia, Paradiso, XXVIII, 121-123)

Dominazioni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Dominazioni (angeli).

Le dominazioni (in ebraico hashmallim, in greco Kyriotetes) esercitano la loro influenza a partire dalla sfera orbitante di Giove.[9] Essi hanno il compito di regolare i compiti degli angeli inferiori. Ricevono i loro ordini dai serafini, cherubini o direttamente da Dio e devono assicurarsi che il cosmo sia sempre in ordine. È estremamente raro che le dominazioni assumano forma fisica per mostrarsi ai mortali. Invece, si interessano tranquillamente dei particolari dell’esistenza.

Sono gli angeli ai quali Dio affida la forza del dominare. Si suppone essi compongano l’esercito dell’Apocalisse e da loro dipendono l’ordine universale e la disciplina ferrea alla quale gli angeli si rivolgono per mantenerlo.

Il termine “dominazioni” è usato da Paolo di Tarso nella lettera ai Colossesi[10].

Virtù[modifica | modifica wikitesto]

Le virtù, anche chiamate “fortezze” (in greco Dynameis) risiedono nella sfera orbitale di Marte.[9] Il loro dovere è quello di osservare i gruppi di persone. La loro forma è simile a lampi di luce, che ispirano nell’umanità molte cose, come l’arte o la scienza.

Schiere angeliche nel Giudizio universale di Giotto: Angeli, Arcangeli, Principati e Potestà siedono alla sinistra di Cristo

Potestà[modifica | modifica wikitesto]

Le potestà (in ebraico Elohim, in greco Exusiai) estendono il loro dominio sul Sole.[9] Descritti dalla Bibbia come esseri angelici dai molti colori, simili a vapori nebbiosi, sono gli elementi portanti della coscienza e i custodi della storia. Gli angeli della nascita e della morte sono potestà. Sono accademicamente guidati e interessati all’ideologia, filosofia, teologia, religione e ai documenti che appartengono a questi studi. Le potenze sono le menti: sono un gruppo di esperti, che servono da consiglieri e pianificatori della politica. Il loro compito è quello di sorvegliare la distribuzione di poteri all’umanità, in loro nome. Nella credenza popolare essi sono gli Angeli che accompagnano le decisioni dei padri e li consigliano nella cura della famiglia.

Paolo di Tarso usa il termine potestà nella lettera ai Colossesi[10] e nella lettera agli Efesini[11].

Egli tuttavia usa sia il termine potenza che autorità nella lettera agli Efesini, per riferisi a questo tipo di angeli:[11] le potenze svilupperebbero le ideologie, laddove le autorità scrivono i documenti e le dottrine.

Entrambe sono comunque coinvolte nella formulazione delle ideologie. Mentre però le potenze comprendono tutto, le autorità si focalizzano su particolari linee di conoscenza, specializzandosi nel codificare quelle idee, e nella produzione di documenti concettuali a quelle inerenti.

Terza sfera[modifica | modifica wikitesto]

«Poscia ne’ due penultimi tripudi
Principati e Arcangeli si girano;
l’ultimo è tutto d’Angelici ludi.»
(Divina Commedia, Paradiso, XXVIII, 124-126)

Alla terza sfera appartengono quegli angeli che assolvono la funzione di messaggeri del Cielo.

Principati[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Principati (angeli).

I principati (in greco Archai) esercitano i loro influssi dall’orbita di Venere.[9] Esseri angelici dalla forma simile a raggi di luce, si trovano oltre il gruppo degli arcangeli. Sono glispiriti della storia e del tempo, guardiani delle nazioni e delle contee, e di tutto quello che concerne i loro problemi ed eventi, inclusa la politica, i problemi militari, il commercio e lo scambio. Uno dei loro compiti è quello di scegliere chi tra l’umanità può assumerne il ruolo di guida in un determinato periodo.

Paolo usa il termine “principati” nelle lettere ai Colossesi[10] e agli Efesini[12].

Arcangeli[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Arcangelo e Sette arcangeli.

Gli arcangeli, il cui influsso giunge fino a Mercurio,[9] appartengono al secondo ordine (più basso) della terza sfera; questi angeli tendono ad essere i più grandi consiglieri e amministratori inviati dal Cielo. Un arcangelo ha normalmente un ruolo di grande importanza nei riguardi dell’uomo. Secondo l’angelologia dello Pseudo-Dionigi, tuttavia, gli arcangeli stanno appena sopra l’ordine angelico, quello degli angeli comuni.

La parola “arcangelo” è usata solamente due volte nelle scritture (ma diverse volte nel Septuaginta)[13] Alcuni[senza fonte] insistono sul punto che gli arcangeli non sono divisi in separati ordini, ma nella tradizione cattolica gli arcangeli (Michele, Raffaele, Gabriele, e in alcuni casi Uriel), sono cherubini o serafini, oltre che essere arcangeli. Come è scritto nella Bibbia[14], Lucifero era un serafino; in seguito alla sua ribellione a Dio, fu affrontato, sconfitto e gettato (per l’eternità) nel pozzo infernale da parte dell’arcangelo Michele.

Angeli[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo marmoreo con angeli al cimitero monumentale di Staglieno

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Angelo.

Gli angeli appartengono all’ordine più basso della gerarchia degli angeli e sono i più familiari agli uomini, poiché sovraintendono a tutte le loro occupazioni. Risiedono infatti nello spazio cosmico più prossimo alla Terra, quello della Luna.[9] All’interno della categoria degli angeli, ci sono differenze di molti tipi. Gli angeli vengono sovente inviati come messaggeri agli uomini. La parola “angelo” proviene dal greco “anghelos”, cioè “messaggero”.

Tutte le gerarchie angeliche sono lodate dall’umanità grazie alla corona angelica[15], una corona simile ad un rosario, con la quale si pregano gli angeli di, appunto, ogni gerarchia e si chiede loro di intercedere presso Dio per l’ottenimento di grazie. Essa è in grado, poi, di ottenere in particolari giorni anche delle indulgenze, se opportunamente benedetta da un Sacerdote.

Agevolazioni per l’insediamento di giovani agricoltori

A chi ci rivolgiamo

PRIMO INSEDIAMENTO

Dalla data di avvio del nuovo regime SA 40395 sono pervenute n. 441 richieste di agevolazioni per il primo insediamento per oltre 316 milioni di euro.

Dato il valore rilevante della richiesta, che testimonia il successo dello strumento, l’Ismea ha deliberato di elaborare nuovi criteri e modalità per un ulteriore rilancio degli interventi al fine di meglio rispondere alle necessità dei giovani imprenditori agricoli.

Per tale ragione, lo sportello rimane sospeso, in attesa della conclusione di queste prime richieste nonché della fase di revisione della misura agevolativa.

La descrizione del nuovo strumento sarà presto disponibile per la sua concreta operatività prevista per il mese di ottobre.

La misura del primo insediamento in agricoltura mira ad incentivare l’insediamento di giovani nella creazione di imprese agricole competitive.

Favorire l’ingresso di giovani imprenditori in agricoltura è da diversi anni uno degli obiettivi strategici a livello nazionale e comunitario come risposta all’elevata senilizzazione delle campagne e come driver fondamentale per l’ammodernamento strutturale, tecnologico e gestionale delle aziende agricole, al fine di migliorare la competitività del settore.

Cartà di identità del servizio

  1. A Cosa serve: aiuta finanziariamente i giovani ad acquistare aziende agricole mediante operazioni di leasing finanziario.
  2. Come funziona: Prevede l’acquisto da parte di Ismea di efficienti strutture fondiarie agricole e la successiva rivendita, con patto di riservato dominio, al giovane imprenditore.
  3. A chi si rivolge:  I beneficiari delle agevolazioni sono i giovani agricoltori, di età compresa tra i 18 e i 40 anni non compiuti, anche organizzati in forma societaria, che intendono insediarsi per la prima volta in un’azienda agricola in qualità di capo azienda.
  4. Agevolazioni: Finanziamento a tasso base europeo aumentato di 2,20 punti percentuali. Durata massima 30 anni. Massimale stabilito in  € 2.000.000. Il premio di primo insediamento è erogato come abbuono sugli interessi, per un massimo di euro 70.000.
  5. Requisiti: il giovane, oltre al possesso della competenza e conoscenza professionale, secondo quanto stabilito nel Piano di Sviluppo Rurale della Regione di localizzazione dell’iniziativa, deve presentare un piano aziendale che dimostri la sostenibilità economica e finanziaria dell’operazione.

Per ottenere le agevolazioni, gli interessati devono compilare la domanda on line collegandosi al sito Internet dedicato, accessibile al seguente indirizzo: https://primoinsediamento.ismea.it e fornire in via telematica  – a pena di irricevibilità – la documentazione richiesta.

Riferimenti normativi

  1. Legge 15 dicembre 1998, n.441, articolo 4;
  2. Decreto Legislativo 29 ottobre 1999, n.419, articolo 6, comma 5;
  3. D.P.R. 31 marzo 2001, n. 200, Regolamento recante riordino dell’ISMEA e previsione del relativo statuto;
  4. Decreto Legislativo 29 marzo 2004, n.99 e successive modificazioni;
  5. Regolamento (UE) n. 702/2014 della Commissione del 25 giugno 2014, che dichiara compatibili con il mercato interno, in applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, alcune categorie di aiuti nei settori agricolo e forestale e nelle zone rurali e che abroga il regolamento della Commissione (CE) n.1857/2006 (GUUE L 193/2014).

L’Ufficio Relazioni con il Pubblico è a disposizione dell’utenza per fornire tutte le informazioni riguardanti l’attività e i servizi offerti dall’ISMEA.

Per comunicazioni, richieste e informazioni scrivere all’indirizzo e-mail: URP anche per telefono dal lunedì al venerdì, dalle 9:30 alle 14:00, e il mercoledì anche dalle 14:30 alle 17:00 ai seguenti recapiti:

Tel. 06/85568-319
Tel. 06/85568-260
Fax. 06/85568 663

Amarcord:il magico basket a Soresina

MAGICO BASKET SORESINA – Il Magico Basket, che ha con il nuovo anno varcato la soglia dei dodici anni dalla sua fondazione, è un progetto di attività sportiva al servizio dei giovani del territorio che permette ad atleti disabili e normodotati di giocare assieme a basket con soddisfazione. Il basket poi aiuta a coordinare i movimenti per prendere la mira, è uno sport di squadra, e quindi ha varie caratteristiche utili a dare più autonomia ai diversamente abili, ma per la verità a tutti quanti. Un’iniziativa salutata con grande simpatia e affetto dai soresinesi e non solo, tanto che l’assessore provinciale allo sport Chiara Capelletti potrebbe inserirla nel programma di manifestazioni legato alla Cremona capitale europea dello sport. E questa, francamente, è l’Europa che a piace di più. La presidente di Magico Basket Mariana Beretta ricorda, al riguardo, che in tutti questi anni è stata fatta tanta strada insieme e tanti sono i risultati, le soddisfazioni e le manifestazioni di solidarietà ricevute. Certo si tratta di una realtà straordinaria, come sottolineò lo stesso Pietro Mennea quando venne nel 2010 a visitare la palestra soresinese. Per l’occasione il grande campione aveva potuto constatare e rendersi conto di persona di questa realtà, che ha un seguito di simpatia ed approvazione da parte di tutti coloro che vengono a contatto con questi ragazzi, che praticano, come possono, questo sport, chi in carrozzella, chi più “evoluti”, riuscendo a mettersi in stretto contatto, con incredibile entusiasmo, con i normodotati. La presidente non ha mai esitato a dire che il Magico Basket è un esempio ed un’esperienza da imitare non solo nel territorio, ma anche a livello nazionale, e tante ora sono le squadre come la nostra, che si sta già organizzando per quest’anno un vero e proprio campionato. Vengono sempre fatti degli incontri con altre squadre anche fuori zona. Sono state disputate alcune partite amichevoli con l’Annabella 87 Special Team Pavia e l’Happy Orange Manara, partecipando anche a un torneo a cinque squadre a Vigevano . Per questo si procede alla grande e si consolida sempre più questa bella società che vanta allenatori e accompagnatori giovanissimi, dimostrando quindi di aver lasciato una traccia preziosa anche nei tanti ragazzi normodotati che nel corso degli anni si sono avvicinati a questa esperienza e che ora la sentono loro, tanto da volerne far parte anche come dirigenti ed organizzatori. Giulio Zignani

Il cieco e la cultura degli scarti: il miracolo di Gesù

download-101E’ stupendo il racconto evangelico di questa domenica (Mc 10,46-52). Marco ci fa incontrare oggi Gesù nella sua ultima tappa prima di entrare in Gerusalemme. Siamo a Gerico, la porta della Giudea a Oriente e non solo i discepoli, ma molti altri, molte folle, seguono Gesù. Ai bordi della strada c’era un cieco di nome Bartimeo, un uomo ai margini, ridotto a mendicare sulla strada, un figlio della “cultura dello scarto”.

Sto tizio sente dire che sta passando Gesù di Nazareth e, essendo cieco, non lo aveva ovviamente mai visto e nemmeno lo aveva incontrato, ma sicuramente lo aveva raggiunto la fama di questo galileo, di questo Salvatore. Nel suo cuore e nel suo desiderio profondo c’era sicuramente l’attesa di vedere, la speranza di avere la vista, la voglia di poter uscire dalla notte, dal buio.

E dunque udito questo, si mette ad urlare forte, a gridare: “Figlio di David, Gesù, abbi pietà di me”. Stupendo grido! Quì c’è tutta la sua fede, la sua fede nel Messia, perchè così lo chiama e così lo riconosce, nella sua divinità e umanità, come l’Inviato di Dio, l’Unto, il Messia! Vi è l’attesa della guarigione, della salvezza

Bartimeo si appella alla pietà di Dio, alla sua infinita misericordia, che è la stupenda natura di Dio per gli uomini, è l’essenza di Dio! Avremo modo peculiare e meraviglioso di meditare su questo e di fare esperienza di questa Misericordia nel Giubileo che inizierà quest’anno (8 dicembre 2015). E la sua fede limpida, semplice, schietta, pura, autentica viene premiata con la vista riacquistata.

Ma c’è un miracolo nel miracolo nella vicenda di Bartimeo. Appena riacquista la vista, in lui cambia tutta la visione degli uomini e della vita: infatti segue Cristo! Diventa discepolo di Gesù. Sanato dalla cecità fisica inizia a vedere nella verità di Dio.

Anche se vediamo, grazie a Dio, ci può capitare di essere “ciechi”, ossia non vedere il bene, il Volto di Dio, la sua presenza in mezzo a noi. Magari vediamo i titoloni di chi spara fandonie sulla salute del Papa per denigrarlo e far vedere che non è lucido e all’altezza del compito e non vediamo il molto bene seminato da tanti santi e anime giuste nei solchi della storia di oggi.

L’immigrazione in Italia, paese dei sogni-Dopo l’Ekpo giganteggia

il libro

L’immigrazione in Italia, se ci si riferisce allo stato unitario, appare come un fenomeno relativamente recente, che ha cominciato a raggiungere dimensioni significative all’incirca nei primi anni settanta, per poi diventare un fenomeno caratterizzante della demografia italiana nei primi anni del XXI secolo[1].

Secondo le definizioni fornite dall’ISTAT, la popolazione immigrata non va confusa con la popolazione straniera: la popolazione immigrata è composta da tutti i residenti che sono nati all’estero con cittadinanza straniera, anche se hanno successivamente acquisito la cittadinanza italiana; mentre la popolazione straniera è composta da tutti i residenti che hanno cittadinanza straniera, anche se sono nati in Italia[2].

Secondo Eurostat, al 1º gennaio 2014 l’Italia era il quinto Paese dell’Unione Europea per popolazione immigrata, con 5,7 milioni di immigrati, dopo Germania (9,8 milioni), Regno Unito (8 milioni), Francia (7,7 milioni) e Spagna (6 milioni). Era invece il terzo Paese dell’Unione Europea per popolazione straniera, con 4,9 milioni di cittadini stranieri, dopoGermania (7 milioni) e Regno Unito (5 milioni). Per numero di immigrati in percentuale rispetto al totale della popolazione residente, l’Italia si classificava al diciottesimo posto nell’Unione Europea (con il 9,4% di immigrati sul totale della popolazione), mentre per numero di stranieri al decimo posto (con l’8,1% di stranieri)[3].

L’Italia, per gran parte della sua storia dall’unità in poi, è stato un paese di emigrazione e si stima che tra il 1876 e il 1976 partirono oltre 24 milioni di persone[4] (con una punta massima nel 1913 di oltre 870.000 partenze), al punto che oggi si parla di grande emigrazione o diaspora italiana[5].

Per tutto questo periodo, il fenomeno dell’immigrazione era stato invece pressoché inesistente, ove si eccettuino le migrazioni dovute alle conseguenze della seconda guerra mondiale, come l’esodo istriano o il rientro degli italiani dalle ex-colonie d’Africa. Tali fenomeni tuttavia avevano un carattere episodico e non presentavano sostanziali problemi d’integrazione dal punto di vista sociale o culturale. L’Italia rimase tendenzialmente un paese dal saldo migratorio negativo; il fenomeno dell’emigrazione cominciò ad affievolirsi decisamente solo a partire dagli anni sessanta, dopo gli anni del miracolo economico[6]

In particolare, nel 1973, l’Italia ebbe per la prima volta un leggerissimo saldo migratorio positivo (101 ingressi ogni 100 espatri), caratteristica che sarebbe diventata costante, amplificandosi negli anni a venire. È da notare tuttavia che in tale periodo gli ingressi erano ancora in gran parte costituiti da emigranti italiani che rientravano nel Paese, piuttosto che da stranieri[6]. Il flusso di stranieri cominciò a prendere consistenza solo verso la fine degli anni settanta, sia per la “politica delle porte aperte” praticata dall’Italia, sia per politiche più restrittive adottate da altri paesi[6]. Nel 1981, il primo censimento Istat degli stranieri in Italia calcolava la presenza di 321.000 stranieri, di cui circa un terzo “stabili” e il rimanente “temporanei”. Un anno dopo, nel 1982 veniva proposto un primo programma di regolarizzazione degli immigrati privi di documenti, mentre nel 1986 fu varata la prima legge in materia (L 943 del 30.12.1986) con cui ci si poneva l’obiettivo di garantire ai lavoratori extracomunitari gli stessi diritti dei lavoratori italiani[6]. Nel 1991 il numero di stranieri residenti era di fatto raddoppiato, passando a 625.000 unità.

Negli anni novanta il saldo migratorio ha continuato a crescere e, dal 1993 (anno in cui per la prima volta il saldo naturale è diventato negativo), è diventato il solo responsabile della crescita della popolazione italiana.

Nel 1990 veniva emanata la cosiddetta legge Martelli, che cercava per la prima volta di introdurre una programmazione dei flussi d’ingresso, oltre a costituire una sanatoria per quelli che si trovavano già nel territorio italiano: allo scadere dei sei mesi previsti vennero regolarizzati circa 200.000 stranieri, provenienti principalmente dal Nordafrica[6].

Nel 1991 l’Italia dovette anche confrontarsi con la prima “immigrazione di massa”, dall’Albania (originata dal crollo del blocco comunista), risolta con accordi bilaterali. Negli anni seguenti ulteriori accordi bilaterali verranno stipulati con altri Paesi, principalmente dell’area mediterranea. Secondo dati stimati dalla Caritas, nel 1996 erano presenti in Italia 924.500 stranieri[6].

È del 1998 la legge Turco-Napolitano, che cercava di regolamentare ulteriormente i flussi in ingresso, cercando tra l’altro di scoraggiare l’immigrazione clandestina e istituendo, per la prima volta in Italia, i centri di permanenza temporanea per quegli stranieri “sottoposti a provvedimenti di espulsione“. La materia sarà tuttavia regolamentata nuovamente nel 2002, con la cosiddetta legge Bossi-Fini, che prevede, tra l’altro, anche la possibilità dell’espulsione immediata dei clandestini da parte della forza pubblica.

Alla data del censimento della popolazione del 2001 risultavano presenti in Italia 1.334.889 stranieri, mentre le comunità maggiormente rappresentate erano quella marocchina(180.103 persone) e albanese (173.064)[7]; tale valore, nel 2005 era giunto a 1.990.159, mentre le comunità albanese e marocchina contavano, rispettivamente 316.000 e 294.000 persone[8].