Il superdotato Domenico D’Annunzio

FIUGGI – Potenza del Vate. Basta appena una voce: Gabriele D’ Annunzio, l’ Immaginifico, immortalato in dodici minuti di pose da ‘ pornodivo’ , e dalle più lontane città italiane in molti si incollano al telefono per saperne di più, per spuntare una prenotazione in uno dei 280 alberghi di Fiuggi. Chiamano negli uffici dell’ Azienda di soggiorno da Roma, Milano, Napoli, vogliono sapere se il film con D’ Annunzio è integrale, cosa si vede, quanto tempo dura. Anche molti che si trovano già qui, per una vacanza che doveva essere dedicata soltanto al riposo o ‘ a passar le acque’ , sembrano aver dimenticato gli effetti benefici delle famose bollicine di Fiuggi. Fanno la fila per il biglietto, ma lontano dalle Terme: al Teatro Comunale danno per tutta la giornata ‘ Saffo e Priapo’ , cortometraggio senza firma del 1911. Tanto audace (vista l’ epoca), da oscurare le conturbanti imprese di Moana Pozzi. Ma cosa ci sarà mai, di tanto interessante, nell’ amore omosessuale di Pauline e Cleò, nei teneri approcci e nelle loro effusioni degne di Saffo? Perché tanta sorpresa per la curiosità morbosa di Ninetta, la cameriera sorpresa a spiare e per questo sculacciata a dovere? Come mai tanta attesa per quel pio Abate barbuto (D’ Annunzio), che – accortosi della scena – prima consola a modo suo la giovane e poi viene da questa ripagato con un fallo di marmo, impugnato per una ‘ vendetta di Priapo’ ? La pellicola ha suscitato notevole curiosità anche tra gli studiosi di D’ Annunzio. In questi ultimi giorni, in molti sono intervenuti per suffragare l’ autenticità della partecipazione del poeta alle riprese, altri hanno invece parlato di un possibile sosia. E tanto clamore stupisce, visto che la pellicola era già stata messa in onda da RaiTre alcuni anni fa, in uno dei notturni ‘ Fuori orario’ di Enrico Ghezzi. “In questi dodici minuti c’ è tutta la forza del cinema”, spiega il critico teatrale e drammaturgo Pino Pelloni, direttore artistico di questa quarta edizione del Festival FiuggiPlateaEuropa. “Nel film che mi ha donato un anno fa il famoso ‘ erotologo’ fiorentino Piero Lorenzoni, c’ è il gusto per il voyeurismo, una tenera oscenità più erotica che pornografica”. E D’ Annunzio? Si discute sulla effettiva partecipazione del poeta. Che si tratti di un sosia? “Sono convinto che si tratta di D’ Annunzio – dice sicuro Pelloni. La scena della servetta spiona presa a sculacciate è la stessa vissuta dalla governante del poeta, l’ ungherese Aelis Mazoyer, che la riporta nei suoi diari conservati al Vittoriale. Poi c’ è la testimonianza diretta che ho raccolto personalmente, di una modista romana amante di D’ Annunzio, che ha riconosciuto le dimensioni del pene e il suo caratteristico modo di amare, in ginocchio e a gambe larghe”. D’ Annunzio sì, D’ Annunzio no, insomma. Quasi il gioco dell’ estate per Fiuggi, che si è trasformato in un evento cinematografico, ancora più atteso dello strombazzato ‘ Jurassic Park’ . Per parteciparvi, la gente attende sotto il sole: vecchiette claudicanti, il termos con l’ acqua a tracolla, si mettono in coda accanto a coppiette di giovani studenti giunte in avanscoperta da Roma. Come Giorgio (22 anni) e Annalisa (23), studentessa universitaria lei, sottufficiale di Marina lui: “Per me è stata una sorpresa – dice Giorgio – Cicciolina e Ramba non si sono inventate nulla, anzi qui le attrici sono molto più spontanee”. Annalisa è invece colpita dalla forza trasgressiva del film, “dal fatto che qualcuno già pensasse alla possibilità e al piacere di filmarsi mentre si dedicava allegramente al sesso. Personalmente, D’ Annunzio l’ ho sempre considerato antipatico… Tutta quella retorica del superomismo, delle grandi imprese. Ma questa pellicola me l’ ha reso più simpatico”. Tra le anziane signore in fila, ce n’ è una che meriterebbe un ‘ premio fedeltà’ . Avrà novant’ anni, si muove col bastone e l’ accompagna un giovane, forse il nipote. E’ già venuta al mattino, e ora si appresta a vedere lo stesso programma nel pomeriggio: un’ ora di proiezioni che oltre a ‘ Saffo e Priapo’ prevede una serie di titoli da brivido, tutti del periodo muto: si va dal francese ‘ Il dopolavoro’ (con eloquentissimo ménage à trois di campagna), all’ americano ‘ La festa’ (con gigantesca ammucchiata tra i tavoli di un ristorante e, pare, il primo spogliarello della storia del cinema), per finire con il ‘ Domestico guardone’ .
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