bre dello stesso anno Watson organizzò a Londra una riunione di sei “vegetariani non consumatori di latticini”, in cui venne deciso di costituire una nuova società, la Vegan Society, di cui Watson stesso fu eletto presidente, e di adottare come definizione il termine vegan, come contrazione di vegetarian.[6] In una intervista del 2004 Donald Watson ha affermato: « Invitai i miei primi lettori a suggerire un termine più conciso per sostituire non-dairy vegetarian (vegetariani non consumatori di latticini). Ho ricevuto alcuni suggerimenti piuttosto bizzarri, come dairyban, vitan, benevore, sanivore, beaumangeur, ecc. Optai per il termine vegan, contenente le prime tre e le ultime due lettere di vegetarian – l’inizio e la fine del vegetarianismo.[7] » Caratteristiche Il termine indica una filosofia di vita basata sul rifiuto di ogni forma di sfruttamento degli animali (per alimentazione, abbigliamento, spettacolo e ogni altro scopo).[8][9][10][11][12] La sola pratica alimentare di una dieta a base vegetale con l’esclusione di tutti i cibi di origine animale, separata dall’aspetto etico, è definita vegetalismo[13]. Il vegetalismo può avere all’origine motivazioni etiche (se tale pratica alimentare viene adottata all’interno del veganismo), ma può anche essere dettata da ragioni di altra natura (quando tale pratica alimentare fa parte di una più ampia concezione di vita salutistica, ecologistica o religiosa). Il vegetalismo, oltre alla dieta vegana classica, comunemente adottata nel veganismo, comprende anche altre diete più restrittive che non implicano l’uso di ingredienti di origine animale, come la crudista vegana, la fruttariana o la dieta senza muco. Colui che adotta il veganismo come filosofia di vita viene definito vegano (o, con prestito dalla lingua inglese, vegan) mentre il termine vegetaliano indica strettamente un soggetto che segue un regime alimentare vegetariano, per lo più nella forma di una dieta vegana classica. Il pensiero Manzi al pascolo su aree recintate. Per un vegano etico evitare il consumo di cibi animali e dunque il sostegno all’industria zootecnica e della pesca è particolarmente importante. Il veganismo è dettato da principi etici di rispetto per la vita animale e basato sul pensiero antispecista e su una visione non-violenta della vita, come esemplificato nella posizione di Gary L. Francione e altri filosofi. Il veganismo può essere considerato la prassi della teoria antispecista e, nella pratica quotidiana, si traduce nel rifiuto di acquistare, usare e consumare, per quanto possibile e praticabile,[14] prodotti derivanti da sfruttamento e uccisione degli animali, e di dedicarsi, partecipare e sostenere attività che implicano un uso dell’animale o la sua uccisione. Fine della pratica vegana non è dunque quello di evitare l’uccisione di ogni forma di vita animale, un obiettivo che sarebbe, oltre che poco utile, impossibile da realizzare, in quanto anche un’esistenza limitata all’essenziale per la sopravvivenza comporta l’uccisione, diretta e indiretta, di numerosi animali (si pensi ad esempio al semplice atto del camminare, causa di morte di una moltitudine di insetti). Scopo del veganismo è invece quello di non partecipare allo sfruttamento e all’uccisione sistematica, intenzionale e non necessaria degli animali, evitando il sostegno ad attività quali l’allevamento degli animali per l’alimentazione umana, la sperimentazione sugli animali, la caccia e così via. Un vegano etico pertanto rifiuta l’idea che l’uomo abbia il diritto di disporre della vita degli altri animali come meglio crede, ma realisticamente riconosce che la semplice esistenza di un essere umano implica la morte accidentale e non intenzionale di altre creature. Gary L. Francione, filosofo statunitense e uno dei principali esponenti del movimento dei diritti animali. Sebbene non vi siano criteri fissi e prestabiliti a cui tutti i vegani etici debbano incondizionatamente aderire, nella pratica quotidiana si distinguono una serie di abitudini e scelte diffuse e riconosciute da tutta la comunità vegana etica. In particolare molta importanza viene data alle scelte in campo alimentare, optando per una dieta vegana classica. Un vegano etico pertanto rifiuta il consumo di ogni tipo di carne (compresa la carne delle creature marine, ovvero pesce, crostacei e molluschi), latte e derivati, uova, miele e altri prodotti delle api,[15][16] anche quando presenti in forma di ingredienti in altri alimenti, come prodotti da forno preparati con strutto, pasta all’uovo o brodo di carne. Per un vegano etico evitare il consumo di cibi animali e dunque il sostegno all’industria zootecnica e della pesca è particolarmente importante, in quanto tali settori sono causa dello sfruttamento e uccisione di un numero di animali molto elevato: secondo stime della FAO (2007), in tutto il mondo ogni anno vengono uccisi, per fini alimentari, circa 56 miliardi di animali, esclusi pesci e altri animali marini.[17] Un vegano etico inoltre indossa solo capi in fibre vegetali e sintetiche ed evita l’acquisto di ogni capo con parti di origine animale (pelliccia, pelle, lana, seta e imbottiture in piuma), usa cosmetici (make-up e prodotti per l’igiene personale) e prodotti per la pulizia della casa non testati su animali e possibilmente privi di ingredienti di origine animale, e in generale evita l’acquisto di altre merci con parti animali (come divani in pelle, tappeti in pelliccia, ornamenti in avorio, oggetti in osso, pennelli in pelo animale, ecc.). Si tratta quindi di un complesso di norme che influenzano le abitudini di ogni giorno e scelte d’acquisto quotidiane e che, benché rappresentino consuetudini consolidate presso la comunità vegana, vengono perseguite con la dovuta flessibilità riconosciuta dai singoli soggetti nei limiti del possibile e del praticabile in relazione alle proprie esigenze, alle proprie possibilità e alla propria realtà di vita. In particolar modo, sono fonte di opinioni molto discordi quei derivati di origine animale meno noti (e in alcuni casi indicati sotto forma di sigle alfanumeriche) presenti in quantità spesso irrilevanti in alcuni prodotti o usati sotto forma di additivi alimentari: è il caso, ad esempio, della L-cisteina[18] (identificata anche con la sigla E920), della glicerina animale[19] (E422) o dei fosfati animali[20] (E542). Ancora più controverso è il caso di quei prodotti che, pur non contenendo derivati di origine animale, ne implicano però l’uso durante il processo di produzione, come ad esempio alcuni tipi di zucchero raffinato lavorati con carbone animale, usato per la decolorazione dello zucchero e per rimuovere impurità e minerali[21]. Questa attenzione meticolosa alla presenza di quantità irrilevanti di derivati di origine animale o al loro separato uso durante il processo di lavorazione non è scevra da alcune considerazioni problematiche che porterebbero ad escludere l’acquisto di tutta una vasta gamma di prodotti alimentari e merci di altro genere. L’uso di sostanze di origine animale è così diffuso nella produzione industriale moderna che la pratica di un veganismo “puro” è praticamente impossibile. Sostanze di derivazione animale si possono trovare in articoli insospettabili come palle da tennis, carta da parati e bande adesive.[22] Una artista olandese, Christien Meindertsma, ha individuato 185 prodotti di uso comune contenenti parti di maiale, tra cui proiettili, pellicola fotografica, freni, porcellana e sigarette.[23][24] Anche tutti gli oggetti in acciaio sarebbero da evitare, poiché la produzione avviene con l’uso di grassi animali.[25] Inoltre, l’origine animale di alcune sostanze ambigue o il coinvolgimento di derivati di origine animale nelle fasi di produzione non è sempre facilmente accertabile. Ad esempio, spesso la coltivazione agricola prevede l’impiego di concimi di origine animale (prodotti con sangue, feci, ossa, lana, corna, ecc.). Per tali motivi, generalmente nella comunità vegana quest’uso delle sostanze di origine animale riceve scarsa attenzione nella prassi quotidiana e si ritiene più pratico, oltre che più efficace per la causa della liberazione animale, concentrare la propria attenzione solo su quelle sostanze di origine animale più evidenti (carni, latte e latticini, uova e prodotti delle api)[26]. Oltre alle scelte di consumo quotidiano, un vegano etico evita inoltre la pratica, la partecipazione e il sostegno ad attività quali la sperimentazione sugli animali, caccia e pesca, spettacoli con animali come la corrida, il combattimento di galli, il circo con animali o il rodeo, l’impiego di animali in competizioni sportive (corse di cavalli, corse di cani, sleddog, ecc.), manifestazioni folcloristiche con uso di animali, zoo, acquari e strutture simili che detengono animali, commercio degli animali da compagnia e altre attività simili. Il vegetalismo Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Vegetalismo. Cereali, legumi, verdura e frutta costituiscono la base della dieta vegana classica Mentre in passato il vegetalismo era dettato unicamente da principi religiosi, come nel Giainismo, e praticato solo nelle aree interessate a tali dottrine, come in India, nel corso degli ultimi decenni si è maturato un interesse verso il vegetalismo anche nei paesi più ricchi, e si sono aggiunte anche ragioni di altra natura. In particolare negli anni più recenti, si può osservare una crescente diffusione della dieta vegana presso i paesi più ricchi. Ad esempio, negli USA, circa il 2-3% della popolazione adulta (con una stima che va da due-tre milioni di persone a sei milioni di persone) segue in modo regolare una dieta vegana,[27] e circa l’1% dei bambini e degli adolescenti tra gli 8 e i 18 anni è vegetaliano.[28] Altri paesi occidentali presentano percentuali diverse, ad esempio l’Italia ha una presenza di vegetaliani dell’1,1%.[29] Frequentemente i vegetaliani attuali riferiscono motivazioni etiche di rispetto per la vita animale e, in misura minore, vengono addotte anche ragioni salutistiche ed ecologistiche. Tali motivazioni non sono tutte necessariamente adottate insieme, e anche se due o più possono coesistere negli stessi soggetti, solitamente una prevale sulle altre. Alla diffusione delle ragioni salutistiche hanno contribuito una serie di fattori. Già da diversi decenni, la correlazione tra il consumo di carni – in particolare di carni rosse e carni conservate – e il rischio di patologie croniche,[30][31] la frequente diffusione di malattie virali presso gli animali allevati (causa di zoonosi alimentare) e le preoccupazioni per il crescente uso di antibiotici e altri farmaci negli allevamenti[32] (che potrebbero accumularsi nelle carni), da una parte, e taluni benefici associati a diete ricche di cibi vegetali,[33][34][35][36][37][38] insieme all’evidenza che la carne rappresenta un alimento opzionale per la dieta umana,[39] dall’altra, hanno determinato nei paesi ricchi una crescente diffusione della dieta latto-ovo-vegetariana. Più recentemente, i rischi derivanti da un’eccessiva assunzione di grassi saturi e colesterolo, di cui sono ricchi latte, latticini e uova, la correlazione del consumo di uova e prodotti lattiero-caseari con alcuni tipi di cancro[40] e la vasta diffusione dell’intolleranza al lattosio, hanno ulteriormente spostato l’attenzione verso la dieta vegana. Infine, sempre negli anni recenti, il vegetalismo ha iniziato a diffondersi anche come una scelta ecologica consapevole a fronte dell’elevato impatto ambientale connesso al settore dell’allevamento.[41] Il 1º novembre si festeggia il World Vegan Day (giornata vegana mondiale) per celebrare la fondazione della prima vegan society, e l’intero mese di novembre è stato scelto come World Vegan Month (mese vegano mondiale).[42] Inoltre, ogni anno, in tutto il mondo, si organizzano numerosi festival e manifestazioni varie sul vegetalismo, atti a far conoscere e promuovere la cucina vegana e le ragioni a sostegno del vegetalismo. Le diete vegane Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Diete vegane. Le diete vegane sono dei modelli nutrizionali vegetariani che escludono dall’alimentazione la carne di qualsiasi animale e tutti i prodotti di origine animale. Oltre alla dieta vegana classica, basata su cereali, legumi, verdura e frutta, si possono considerare diete vegane anche altre diete che, sebbene differiscano sostanzialmente da una dieta vegana classica sia nei principi alimentari sia nel tipo di alimenti consumati, non comprendono il consumo di alcun ingrediente di origine animale, quali quelle praticate, ad esempio, nel crudismo vegano, nel fruttarismo o nell’ehretismo. Se queste pratiche alimentari vengono osservate in modo assoluto è corretto definire colui che le adotta come vegano ortoressico, in contrapposizione al vegano non ortoressico (colui che, pur praticando il vegetalismo, deroga occasionalmente a tali regole). Influenza della dieta vegana sull’ambiente Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Impatto ambientale dell’industria dei cibi animali. Un allevamento di manzi. Secondo la FAO il settore dell’allevamento è uno dei principali fattori di impatto ambientale globale[43]. Nella seconda metà del Novecento il consumo globale di carne è aumentato di cinque volte, passando da 45 milioni di tonnellate all’anno nel 1950 a 233 milioni nel 2000.[44][45] Il notevole incremento del consumo di carne e dei cibi animali in generale ha determinato una crescita improvvisa della produzione zootecnica e, conseguentemente, un considerevole aumento del numero di animali allevati,[46] che secondo alcuni è incompatibile con i ritmi naturali terrestri e ha inciso profondamente sull’equilibrio ambientale. Nel 2006 la FAO ha pubblicato Livestock’s Long Shadow, un report scientifico in cui viene approfonditamente valutato l’impatto globale del settore zootecnico sull’ambiente. Il vegetalismo nella religione Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Vegetarianismo e religione.

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