Mese: marzo 2015

Papa Francesco e la lotta alla mafia


ciotti-papa-effdi Giorgio Bongiovanni – 23 marzo 2015
In Italia le mafie, in particolare Cosa nostra, ‘Ndrangheta e Camorra, esistono da quasi 200 anni, la Chiesa Cattolica invece da oltre 2000.
Questo giornale, che ha fatto della lotta alla mafia una scelta di vita, è convinto del valore universale dell’antimafia. Pertanto, sebbene lo scrivente sia credente e segua un percorso spirituale fortemente cristiano, la testata ANTIMAFIADuemila, che, da 15 anni, ha l’onore di ospitare editorialisti e cronisti esperti di mafia, prima con l’edizione cartacea poi con la rivista e il quotidiano on line, si è imposta la regola della laicità.
Premesso ciò siamo felici di testimoniare che siamo difronte ad un Papa, Francesco Jorge Bergoglio, che ha fatto della lotta alla mafia un valore cardine del cristianesimo. 
Papa Francesco ha attaccato la mafia come nessun altro dei 263 papi precedenti in tutta la storia della chiesa abbia mai fatto. In ben undici discorsi ufficiali ha sottolineato come la mafia sia il male e di conseguenza in antitesi a Dio. Ma soprattutto è l’unico Papa ad aver sentenziato come autorità suprema la scomunica dei mafiosi dalla Chiesa cattolica (la pena ecclesiastica più severa: implica l’esclusione di un suo membro dalla comunità dei fedeli a causa di gravi e ostinate infrazioni alla morale e/o alla dottrina riconosciuta, ndr).
“Quando all’adorazione del Signore si sostituisce l’adorazione del denaro – aveva detto dall’altare della messa nella Piana di Sibari il 21 giugno scorso – si apre la strada al peccato, all’interesse personale e alla sopraffazione. Quando non si adora il Signore – aveva proseguito – si diventa adoratori del male, come lo sono coloro che vivono di malaffare, di violenza, la vostra terra, tanto bella, conosce le conseguenze di questo peccato. La ‘Ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato, bisogna dirgli di no. La Chiesa che so tanto impegnata nell’educare le coscienze, deve sempre più spendersi perché il bene possa prevalere. Ce lo chiedono i nostri ragazzi. Ce lo chiedono i nostri giovani, bisognosi di speranza. Per poter rispondere a queste esigenze, la fede ci può aiutare”. “Quelli che non sono in questa strada di bene, come i mafiosi, questi non sono in comunione con Dio, sono scomunicati”. 
Con queste parole il papa ha emesso una condanna chiara e inequivocabile che rappresenta l’apice del percorso di denuncia contro la mafia iniziato fin dai primi mesi del suo pontificato.

Più volte infatti il Papa aveva pregato i mafiosi di pentirsi: “Convertitevi.” Aveva gridato il 21 marzo dello scorso anno accanto a Don Ciotti durante la commemorazione delle vittime di mafia a Latina “Per favore cambiate vita, convertitevi, fermatevi di fare il male!”. “Il potere, il denaro che voi avete adesso da tanti affari sporchi, da tanti crimini mafiosi è denaro insanguinato, è potere insanguinato e non potrete portarlo all’altra vita”. Appello lanciato anche il 21 febbraio di quest’anno: “Le manifestazioni di religiosità esteriore non fanno dei mafiosi dei veri credenti, né li mettono in comunione con Cristo e con la sua Chiesa”. Serve piuttosto una “vera e pubblica conversione” ha detto Francesco ai settemila fedeli di Cassano allo Jonio nella Citta del Vaticano. 
E due giorni fa, mentre a Bologna Don Ciotti marciava con 200 mila giovani in ricordo delle vittime di mafia, a Napoli, a poca distanza dalle drammaticamente note “Vele di Scampia” Papa Francesco ancora una volta ha condannato il malaffare. Davanti ad una Napoli ferita profondamente dalla camorra e dal compromesso mafioso ha detto: “La corruzione puzza”. “Non lasciatevi rubare la speranza. Non cedete alle lusinghe di facili guadagni o di redditi disonesti. Reagite con fermezza alle organizzazioni che sfruttano e corrompono i giovani, i poveri e i deboli, con il cinico commercio della droga e altri crimini”. Rivolgendosi poi ai mafiosi ha gridato ancora una volta: “Convertitevi all’amore e alla giustizia”. Non è mancata neanche la condanna diretta a chi si è macchiato del crimine più vigliacco e orribile che si possa commettere, quello di togliere la vita ad un bambino: “Qui ci sono oggi tanti bambini, – aveva detto papa Bergoglio alla Piazza San Pietro gremita di bimbi per la Carovana della pace dell’Azione cattolica –  è davanti a loro che voglio rivolgere un pensiero a Cocò Campolongo che a tre anni è stato bruciato in macchina a Cassano allo Jonio, questo accanimento su un bambino così piccolo sembra non avere precedenti nella storia della criminalità”. Chi ha ucciso e bruciato il piccolo Cocò Campolongo si “penta e si converta”. Anche quando era scoppiato il grande scandalo di Roma Mafia Capitale il Santo Padre è intervenuto con fermezza  “Senz’altro le gravi vicende di corruzione, emerse di recente – aveva dichiarato il 31 dicembre scorso al termine del Te Deum – richiedono una seria e consapevole conversione dei cuori per una rinascita spirituale e morale”.
Alla luce di queste dichiarazioni pubbliche e di altre in cui condanna la mafia come male assoluto che sfrutta e opprime il debole e il povero, è inevitabile constatare che Papa Francesco è l’unico Papa che si è scagliato con questa decisione contro la mafia. Fatta eccezione in parte per Giovanni Paolo II che il 9 maggio 1993 nella valle dei Templi ad Agrigento rivolgendosi ai mafiosi gridò: “Convertitevi, un giorno verrà il giudizio di Dio”. Discorso che contribuì probabilmente, assieme ad altri motivi, alla condanna a morte emessa dai fratelli Graviano nei confronti di padre Pino Puglisi. Giovanni Paolo II però fu avaro di ulteriori dichiarazioni nei suoi 27 anni di pontificato ed il suo successore, Benedetto XVI solo una volta prese le distanze dalla mafia: “La mafia – disse nel 2010 – è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo”. La maggior parte dei Papi fu invece indifferente e omertosa nel prendere una chiara posizione contro la mafia. Addirittura nel pontificato di Paolo VI e Pio XII Cosa nostra aveva grossi interessi all’interno delle mura vaticane quando tramite lo IOR avveniva il riciclaggio di miliardi di lire del traffico di droga. Riciclaggio che provocò poi il crollo del Banco Ambrosiano e l’arresto (mancato) del cardinale Marcinkus, braccio destro sia di Paolo VI sia di Giovanni Paolo II.
L’infiltrazione della criminalità nelle stanze del Vaticano è stata così forte ed insidiosa nel corso della storia da arrivare molto vicino ai vertici supremi, è risaputo infatti che Michele Sindona (banchiere e criminale italiano condannato all’ergastolo per essere stato il mandante dell’omicidio Ambrosoli,ndr) fu un amico personale dello stesso Papa. In questo ambiente insidioso e inquinato  sospetta è la morte misteriosa di papa Giovanni Paolo I che voleva fare una seria opera di pulizia all’interno delle mura vaticane. Nell’arco della sua storia quindi la Chiesa Cattolica oltre che omertosa è stata addirittura in accordi con il sistema mafioso. Con il pontificato di Francesco I si sta verificando una deviazione dal percorso tracciato dai suo predecessori. Già nel 2000 l’allora Cardinale Jorge Bergoglio non aveva avuto timore ad ammettere la scarsa azione di contrasto della Chiesa Argentina alla dittatura sanguinaria di Rafael Videla, e dei suoi compagni Emilio Eduardo Massera, Orlando Ramón Agosti. “Siamo stati indulgenti verso le posizioni totalitarie – aveva ammesso il futuro papa – attraverso azioni e omissioni abbiamo discriminato molti dei nostri fratelli, senza impegnarci abbastanza nella difesa dei loro diritti. Supplichiamo Dio che accetti il nostro pentimento e risani le ferite del nostro popolo”.
Francesco I è a tutti gli effetti un papa antimafia ed alla luce dei rapidi e concreti cambiamenti che sta facendo per riformare questa chiesa inquinata fino ai suoi vertici si fa strada la speranza che il desiderio di vedere il Papa additare con nomi e cognomi i mafiosi assassini non è più un’utopia.
Dopotutto tra i tanti traditori dei valori Cristici questa chiesa ha ospitato anche i più grandi santi del cristianesimo, come san Francesco, Padre Pio, madre Teresa di Calcutta, e lo stesso Beato Pino Puglisi.
Il coronamento dell’azione antimafia di papa Francesco è stato dimostrato dai vari incontri che ci sono stati con don Ciotti presidente di Libera, da sempre in prima fila contro la mafia. Primo fra tutti quello del 21 marzo scorso a Latina alla XIX Giornata delle memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, dove Don Ciotti avvallato dalla presenza fisica e spirituale del capo della chiesa seduto al suo fianco ha gridato: “Non lasciamo soli i magistrati che rischiano, quelli che sono sovraesposti, faccio un nome per tutti: Nino Di Matteo, indicato espressamente da Riina.”
Ci auguriamo quindi che il Papa possa proseguire la sua strada di evangelizzazione della chiesa di Pietro e soprattutto speriamo che continui ad avere questo coraggio per riuscire finalmente a denunciare personaggi potenti che hanno occupato ed occupano indegnamente i luoghi del potere e i vertici dello Stato e che hanno armato il braccio violento della mafia contro i deboli e i giusti.

Sant’Ignazio d’Antiochia

Ignazio fu il successore di Pietro come vescovo della chiesa di Antiochia. Condannato alle fiere nel circo sotto l’imperatore Traiano, fu condotto dalla Siria a Roma e là subì il glorioso martirio nell’anno 107. Durante il viaggio scrisse sette lettere, da Smirne scrisse alle comunità dell’Asia Minore, Efeso, Magnesia e Tralli; scrisse poi ai Romani, per supplicarli di non fare alcun passo in suo favore presso l’imperatore. Da Troade invece scrisse alle comunità di Filadelfia e di Smirne, e a S.Policarpo, vescovo di quest’ultima città, avendo saputo che era cessata la persecuzione che infieriva contro la sua comunità di cristiani ad Antiochia. In questi scritti, nelle quali risplende la sua tempra eccezionale e la sua grande fede, si ritrovano dati importanti sull’organizzazione della Chiesa e sui principi fondamenti della vita cristiana. Le sue calde parole d’amore a Cristo e alla Chiesa resteranno nel ricordo di tutte le generazioni future e la sua memoria era venerata in questo giorno ad Antiochia fin dal IV secolo. Le espressioni “Chiesa Cattolica” e “Cristianesimo” sono neologismi creati, sembra, da lui. Da queste lettere, caratterizzate da uno stile originalissimo, emerge una personalità profondamente religiosa, accesa di un appassionato, mistico amore per Cristo, e da un ardente anelito verso il martirio, e costituiscono un documento molto prezioso, per comprendere la vita e le convinzioni della Comunità Cristiana primitiva.


ignazioaIgnazio, vescovo di Antiochia, santo, martire, i suoi resti sono, unitamente a quelli di S. Clemente I, nell’urna posta sotto l’altare maggiore di S. Clemente Papa al Laterano. Dato in pasto alle fiere nel 107, le ossa furono raccolte dai fedeli che le trasportarono da Roma ad Antiochia. Qui Teodosio II (408-450) gli dedicò il tempio già della Fortuna. Con l’occupazione della città nel 637 da parte dei Saraceni, le reliquie furono riportate a Roma e deposte a S. Clemente. In seguito furono distribuite in varie chiese tra le quali S. Maria del Popolo e il SS. Nome di Gesù. In quest’ultima veniva indicata fino al secolo scorso la reliquia della testa.
M.R.: 1 febbraio – Sant’Ignazio, Vescovo di Antiochia e Martire, il quale subì gloriosamente il martirio il 20 Dicembre nella persecuzione di Traiano, fu condannato alle fiere, e spedito legato a Roma, dove alla presenza del Senato, prima fu afflitto con crudelissimi supplizi, poi fu gettato in pasto ai leoni, da cui denti sbranato, divenne ostia di Cristo. La sua festa si celebra il primo febbraio.
Il 17 dicembre la Traslazione di sant’Ignazio, Vescovo e Martire, il quale fu il terzo che, dopo il beato Pietro Apostolo, governò la chiesa di Antiochia. Il suo corpo da Roma fu trasportato ad Antiochia, ed ivi riposto nel cimitero della chiesa, fuori della porta Dafnitica; in quella occasione san Giovanni Crisostomo fece un discorso al popolo. In seguito le sue reliquie furono di nuovo trasportate a Roma, e con somma venerazione riposte nella chiesa di san Clemente, insieme al corpo del medesimo beatissimo Papa e Martire.

Santa Maria dell’oliva a Maciano di Pennabilli

(di Pier Giorgio Pasini)Il posto è bellissimo, e invita ad una sosta prima di riprendere la salita verso Pennabilli e il Carpegna. Pianeggiante, fa appena presagire il declivio precipite verso il Fiume, la cui valle allontana paesi e colline e monti, ora pallidi e opalescenti, ora cupi e grigi a seconda delle ore e delle stagioni. Al limite di quello spazio pianeggiante sorge una chiesa che guarda verso laClicca per un'immagine frontale del Convento di Santa Maria dell'oliva a Maciano strada e volta le spalle alla valle; bella nella sua semplicità, dalle linee solide e sobrie che rimandano ad un Rinascimento sereno e rustico, un po’ fuori dal tempo. E’ accogliente, per il gran portico che la circonda e che invita ad una sosta alla sua ombra, rinforzata da quella dei cipressi del piccolo cimitero. Chiesa di frati non si direbbe, a prima vista, anche perché la macchia dei cipressi nasconde la gran fabbrica del convento. E invece è stata chiesa francescana fino al 1955, eretta su “suolo lateranense”, come correttamente avvisa uno stemma di pietra bianca nel timpano dell’arco centrale.
I frati, si sa, avevano fiuto nello scegliere i posti ‘migliori’. Però il merito, questa volta, non va a loro, ma alla Madonna in persona che, scortata da Sant’Ubaldo, nel 1523 sarebbe apparsa a una certa Giovanna di San Leo, ed avrebbe richiesto una chiesa proprio lì. Questa povera Ioanna a Sancto Leone non doveva godere di una gran reputazione, se fu giudicata mezzo scema dal notaio vescovile (mulier semifatua, ha scritto); anche padre Antonio Talamonti, una cinquantina d’anni fa, definendola “devotella” le dava poco credito. Eppure, nonostante, come dire, la sua semplicità, e nonostante i leontini siano sempre stati guardati con un po’ di sospetto da queste parti, la Giovanna riuscì a convincere un sacco di gente dell’autenticità della sua visione, tanto che la comunità di Maciano si prese a cuore la faccenda: con molto coraggio e molti sacrifici, bisogna dire. Infatti non si era ancora ripresa dai saccheggi consumati dalle truppe toscane nel 1517 e nel 1522, durante le guerre che videro contrapposto Lorenzo de’ Medici a Francesco Maria della Rovere. Durante quelle guerre la Madonna era apparsa ben due volte in aiuto dei Pennesi che, appena passata la bufera e rientrati stabilmente nel ‘ducato’ d’Urbino, si erano subito messi al lavoro per ingrandirne il santuario. Decenni davvero brutti, di grandi sconvolgimenti e di guerre, quelli del primo Cinquecento; e, naturalmente, tempi di apparizioni frequenti. Illusione? Chissà. Comunque la comunità di Maciano, forse anche perché un po’ presa da invidia e da spirito di rivalsa nei confronti dei Pennesi e della loro Madonna delle lacrime, nonostante la diffidenza del tribunale vescovile credette alla ‘visione’ della Giovanna e riuscì a costruire un suo santuario mariano ‘indipendente’. Nel giro di appena cinque anni, dal 1524 al 1529, la chiesa fu cominciata e finita, e dedicata a “Santa Maria della Palma o dell’Olivo” (la Giovanna avrà detto di aver visto la Madonna su un olivo, appunto). Sul portale è scolpito a chiare lettere:Il chiostro con le lunette affrescate da Giovanni Bistolli TEMPLUM DIVAE MARIE DE OLIVA MDXXIX. Fu consacrata un secolo dopo, a cura dei Francescani a cui era stata affidata nel 1552 con la benedizione del pontefice Giulio III e a dispetto del curato di Maciano, che non gradiva la concorrenza. I Francescani (si trattava dei Minori Osservanti) a partire dal 1553 le costruirono a fianco un grande convento, ricco di sale, di celle, di magazzini, e con una bella biblioteca (che sulla porta recava la data 1635); gli ultimi libri furono venduti meno di cent’anni fa da un frate ingenuo che si prese poche lire e molte umiliazioni, con denunce e processi. Invece furono venduti impunemente, dopo la partenza dei frati, tutti gli stupendi armadi di noce della sagrestia, datati 1723, da chi aveva in custodia il convento, cioè una comunità che poi è svanita nel nulla. Ci sono voluti anni di pratiche complicate, due processi in tribunale che si sono conclusi solo nel 1994, perché la Provincia Picena S. Giovanni della Marca dei Frati Minori potesse rientrare in possesso dell’edificio: che intanto ha cominciato a crollare. Ma ora la ridefinizione della proprietà riempie di speranza sulla sua sorte.
Si tratta infatti di un monumento di straordinario interesse da molti punti di vista; per quanto riguarda quello artistico si lega ad una bella serie di architetture che manifestano la diffusione in tutto il Montefeltro delle armoniose forme del rinascimento urbinate. Ad Antico, a Pennabilli, a Piandimeleto, a Montefiorentino e altrove se ne trovano di similari e tutte denunciano le loro radici nel palazzo ducale di Urbino, per via degli ornati pilastri di pietra, dei cassettoni fioriti, delle proporzioni armoniose. Nella chiesa di Maciano quelle radici mostrano di aver alimentato per secoli un gusto che si manifesta in aggiunte architettoniche e in affreschi del XVI secolo, in tele del XVII, in policromi paliotti del XVIII e addirittura ancora in pitture fratesche degli anni Venti; un gusto evidentemente sostenuto da una ininterrotta continuità di devozione in cui, poco a poco, almeno dalla metà del Seicento furono coinvolti tutti i paesi della zona, anche per merito della vita esemplare e delle iniziative dei Francescani; che amarono molto questa chiesa e questo loro convento, tanto da volerlo riacquistare per ben due volte dopo le soppressioni del 1810 e del 1861.San Francesco, restituite le vesti al padre, è accolto dal Vescovo di AssisiDella loro operosa e devota presenza ci parla ancora, e con efficace eloquenza, soprattutto il grande e silenzioso convento, che ha purtroppo subìto un degrado pauroso in questi ultimi decenni. Si sviluppa, come d’obbligo, attorno ad un luminoso chiostro dai grandi archi. Le sue colonne sarebbero state donate ai frati, da una contessa Oliva, e proverrebbero dalle rovine di un suo palazzo che sorgeva ad Antico: ma si tratta di una ‘leggenda’ recente, nata per giustificare il titolo de oliva dato alla Madonna, e le forme architettoniche della chiesa, in tutto simili a quelle della chiesa di Antico. Nelle lunette del portico, ora disastrato e in più punti pericolante, sono dipinti ad affresco la vita e i miracoli di San Francesco; purtroppo solo poche lunette sono ancora leggibili, ma doveva trattarsi di un insieme imponente. Quel che rimane è tuttavia prezioso: perché testimonia il coinvolgimento nell’opera di tutte le comunità della zona, finalmente unite nel desiderio di onorare il poverello d’Assisi: ogni affresco, infatti, reca (o recava) il nome dell’offerente, e ancora si possono leggere quelli delle comunità di Penna, di Maciano e di Soanne. E perché fa un po’ di luce su un misterioso pittore di Pennabilli, certo Giovanni Bistolli, che ex diversis piorum benefactorum elemosinis le ha dipinte a rate, nel 1656, 1657, 1658, 1659, come lui stesso dichiara. Non era scarso, questo pittore, come dimostrano le scene ben costruite e pittoresche, con scorci e ritratti assai vivaci, mescolati ad ingenuità che sembrano dovute soprattutto a pesanti restauri ottocenteschi (del 1897). Doveva far parte di una dinastia di artisti attiva nel Montefeltro e in Romagna, esaltata dagli storici locali, ma ignota altrove; con un Marco, già morto nel 1615; un Francesco documentato nel 1631 e un Giulio nel 1658. Di questo Giovanni conosciamo solo un’altra opera, molto modesta però, del 1662. Qui a Maciano le sue narrazioni portano nel silenzio del chiostro un palpito di colore e di movimento; sono chiare, efficaci e abbastanza disinvolte; riflettono i costumi barocchi e la vita agitata del tempo con il suo bisogno di eventi ‘meravigliosi’, mescolati a sogni di poesia e di semplicità, di fede autentica, di valori non effimeri, suscitati dall’efficace evocazione della vita del poverello d’Assisi. Alta su un muro del chiostro una meridiana segnala da secoli il lento scorrere delle ore; a segnalare lo scorrere degli anni, invece, provvedono i segni del degrado, sempre più allarmanti. Solo in apparenza il tempo è come sospeso in questo luogo abbandonato; in realtà avanza e ne insidia inesorabilmente la vita, come, ovunque, insidia la vita degli uomini e tutte le vanità della stona. Compresi i modesti capolavori di Giovanni Bistolli, naturalmente, che anzi – se non si provvederà subito – saranno i primi a ritornare polvere: rendendo ancora più grigio e polveroso e povero questo nostro piccolo mondo.

Il venerdi di Pasqua

  1.  La Liturgia del venerdi di Pasqua veniva vissuta con maggiore intensità ,specie dai giovani che trasformavano  la cerimonia che mette al centro la morte di Gesù Cristo in un baccano infernale.Ma prima del baccano c’era un antefatto piuttosto curioso e sorprendente:I fedeli, al rintocco delle campane, correvano verso i fossi o comunque dove c’era dell’acqua (anche una pozzanghera) e si bagnavano gli occhi, a significare che Gesù era risorto. Ma ecco quanto succedeva  circa 50 anni fa a Regona di Pizzighettone. .La mattina del venerdi santo le campane venivano legate in segno di raccoglimento e di lutto. Al momento dell’offertorio il celebrante, all’epoca l’anziano Parroco don Giovanni Pallavicini,invitava i fedeli a ricordare, con brevi colpetti sui banchi e sulle sedie, il momento della morte del Salvatore,il tutto per la durata di qualche minuto.Inoltre le campane, che erano state slegate, suonavano a distesa,    come pure i campanelli dei chierichetti.Ma invece che succedeva?I ragazzi e i giovani si scatenavano, alzando i banchi e le sedie, per poi colpire il pavimento con una bella botta.Il tutto durava…non finiva mai, anche più di dieci minuti, quindi era la volta dello scampanillio di campane e campanelli.
    Ma il parroco si era finalmente accorto che si esagerava con questa cerimonia fuori ordinanza e interrompeva tutto.
    Giulio Zignani

lE NONNE E LA SAGGIA NENA

Le nonne e la saggia Nena

Il fattorino, preso un pò come bersaglio dai colleghi, salutò con un sospiro di sollievo il giorno del suo pensionamento, anche perchè, debole con la moglie, non lo era con la scrittura. Gli piaceva osservare ogni cosa: persone e angoli di natura. Aveva un debole per le persone anziane, da cui tutto c’è da imparare, e così andò a trovare i suoi compaesani di Regona, una frazione di 700 anime, dalle coordinate strette ma carica di ricordi: i nonni. Lui, soresinese, ricorda sempre la sua Regona, ove è nato e ha vissuto per tanti anni. Ricorda i nonni. Loro sapevano sempre in anticipo quando cambiava il tempo senza il meteorologo, si orientavano senza bussola e riuscivano a dirti che ora era anche senza l’orologio. Smettevano di lavorare col suono delle campane. Le nonne poi andavano a Pizzighettone a piedi scalzi, con le scarpe in mano, per non consumare le suole. Le nonne: erano tutte scarne, secche, rugose, quasi che una morte ingorda le volesse rapire da un momento all’altro. Ma loro hanno lasciato una luce che oggi, nel bagliore dei multimedia, non si riesce più a scorgere appieno. Ce n’era una, si chiamava Nena, tipico nome del vernacolo nostrano. Era la più vecchia del paese. Quando la salutavi con sorriso, per lei sospetto, ti apostrofava: “Sono volpe vecchia e non mi lascio schiacciare le cipolle sotto agli occhi”. Se replicavi con aria di sufficienza, si spazientiva con una esclamazione: “Esco a prendere un pò d’aria altrimenti impazzisco”. Allora tu, giovane di belle speranze, incominciavi a sfotterla bonariamente, e lei chiudeva il discorso così: “Insensato, mi vuoi ammazzare?”. Non erano forse frasi logiche, ma brandelli di ricordi di gioventù, quando recitava sul palco delle suore e che la mente anchilosata dagli anni non aveva ancora cancellati. Nena, qual è la tua filosofia di vita? “Ma cos’è, roba che si mangia?”. Ma poi si faceva tutta seria ed allora avevi il dubbio che avesse capito tutto quando diceva: “Tanti anni fa ho trovato per terra un’immaginetta con questo pensiero: Coraggio, Matteo, se questo mondo è una valle di lacrime, nell’altro avrai la ricompensa. Macchè ricompensa! Quando si è poverelli non c’è nulla da sperare ed anche in cielo mi si dirà sempre: Matteo, va a metter fuori la luna, Matteo, và a dare una lustratina alle stelle e così via. Sarà sempre il povero Matteo che birla”. Il giovane, fattosi pensoso, dovette battere in ritirata. Che mondo era quello, quando le nonne zappavano i germogli del granoturco perchè crescesse rigoglioso…Zappa, ancora, ancora chè il padrone è là in fondo al campo che ti guarda. Il ricordo si fa rabbioso, ma l’affetto per quelle donne cancella ogni rancore.

Giulio Zignani

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San Giuseppe:una novena miracolosa

11 h ·

NOVENA A SAN GIUSEPPE
(inizio 09 Marzo Festa il 19 Marzo)
Invoco la protezione di S. Giuseppe per Noemi e la sua famiglia, provati duramente dal dolore di pesanti malattie e per tuttele persone che vorrebbero dire basta…
Invoco il miracolo per intercessione di S. Giuseppe… Sempre e solo per la maggior Gloria del Signore Gesù Cristo, morto i croce, Risorto e Presenza Viva ora (adesso!!)

La novena è molto efficace per superare i periodi di depressione, di angoscia, di rovina morale, i disastri familiari; per essere illuminati nelle scelte più difficili da prendere; per essere guariti, consolati e per chiedere qualsiasi tipo di aiuto nelle piccole o grandi difficoltà di ogni giorno.
Se vogliamo ottenere dal Signore qualsiasi grazia, per prima cosa dobbiamo confessarci, quindi recitare la novena per nove giorni consecutivi e cercare di partecipare ogni giorno alla santa Messa ricevendo la santa Eucaristia oltre a ricordare piamente le anime del purgatorio.

1° GIORNO
Ricordando la totale sottomissione al volere di Dio, che fu propria di San Giuseppe, ripetiamo con spirito di fede: “Sia fatta la tua volontà, Signore!”, e chiediamo a questo grande santo che moltiplichi, per quanti sono gli uomini, questa invocazione, rendendoli tutti docili al divino volere.

O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, ora, e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

"NOVENA A SAN GIUSEPPE<br /><br />
(inizio 09 Marzo  Festa il 19 Marzo)<br /><br />
Invoco la protezione di S. Giuseppe per Noemi e la sua famiglia, provati duramente dal dolore di pesanti malattie e per tuttele persone che vorrebbero dire basta...<br /><br />
Invoco il miracolo per intercessione di S. Giuseppe... Sempre e solo per la maggior Gloria del Signore Gesù Cristo, morto i croce, Risorto e Presenza Viva ora (adesso!!)</p><br />
<p>La novena è molto efficace per superare i periodi di depressione, di angoscia, di rovina morale, i disastri familiari; per essere illuminati nelle scelte più difficili da prendere; per essere guariti, consolati e per chiedere qualsiasi tipo di aiuto nelle piccole o grandi difficoltà di ogni giorno.<br /><br />
Se vogliamo ottenere dal Signore qualsiasi grazia, per prima cosa dobbiamo confessarci, quindi recitare la novena per nove giorni consecutivi e cercare di partecipare ogni giorno alla santa Messa ricevendo la santa Eucaristia oltre a ricordare piamente le anime del purgatorio. </p><br />
<p>1° GIORNO<br /><br />
Ricordando la totale sottomissione al volere di Dio, che fu propria di San Giuseppe, ripetiamo con spirito di fede: "Sia fatta la tua volontà, Signore!", e chiediamo a questo grande santo che moltiplichi, per quanti sono gli uomini, questa invocazione, rendendoli tutti docili al divino volere.</p><br />
<p>O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, ora, e sempre nei secoli dei secoli. Amen."
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La banda di Trigolo in attivita’

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INVITO AL CONCERTO CONCLUSIVO DEL SETTIMO LABORATORIO MUSICALE DELLA BANDA DI TRIGOLO

Franco Valcarenghi <fvalca@fastpiu.it>

Buongiorno Carissimi Amici!

Abbiamo il piacere di invitarvi al CONCERTO CONCLUSIVO DEL SETTIMO STAGE INTERNO DI PERFEZIONAMENTO che la nostra formazione terrà:

Domenica 22 marzo 2015 alle ore 17.00 presso la PALESTRA POLIVALENTE di TRIGOLO (CR) – Via Martiri della Libertà, 2

con ingresso libero e gratuito, con il seguente programma:

Prima parte
Brani di introduzione e riscaldamento tratti dal repertorio della formazione diretti dal Maestro Direttore Vittorio Zanibelli

Seconda parte
BIKE RIDE – Lorenzo Pusceddu
CREBULA – Lorenzo Pusceddu
DIVERTIMENTO – Lorenzo Pusceddu
PLANUS ARCHE – Lorenzo Pusceddu
SID ADDIR BABAI – Lorenzo Pusceddu
diretti dall’Autore Maestro Direttore Ospite Lorenzo Pusceddu

Augurandomi di potervi incontrare durante la manifestazione, mi è gradita l’occasione per porgere i migliori saluti.

Franco Valcarenghi

Addetto alle pubbliche relazioni

Corpo Bandistico “Giuseppe Anelli” – Orchestra di fiati di Trigolo

www.bandatrigolo.it

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Gesù tradito da Giuda e da un’umanità infedele


Domanda: “Perché Giuda tradì Gesù?”

Risposta: Se da un lato non possiamo sapere con certezza perché Giuda tradì Gesù, alcune cose sono certe. Prima di tutto anche se Giuda era stato scelto per essere uno dei Dodici (Giovanni 6:64), tutte le Scritture puntano al fatto che Giuda non aveva mai creduto che Gesù fosse Dio. Forse non era neanche convinto che Gesù era il Messia. Diversamente dagli altri discepoli che invece chiamavano Gesù “Signore,” Giuda non usò mai questo titolo per Gesù e lo chiamava invece “Rabbi” indicando Gesù come nient’altro che un maestro. Mentre gli altri discepoli fecero grandi confessioni di fede e di fedeltà (Giovanni 6:68; 11:16), Giuda non lo fece mai e rimase in silenzio. Questa mancanza di fede in Gesù è il fondamento per tutte le altre considerazioni elencate sotto. Lo stesso vale per noi. Se noi falliamo nel riconoscere Gesù, come Dio incarnato e quindi l’Unico che può provvedere perdono per i nostri peccati e donarci la salvezza eterna che ci viene donata con il credere, saremo soggetti a numerosi altri problemi che deriveranno da una visione sbagliata di Dio.

In secondo luogo, Giuda non solo non aveva fede in Cristo, ma il suo rapporto con Gesù era superficiale. Quando i Vangeli sinottici elencano i Dodici, essi sono sempre elencati nello stesso ordine generale, con variazioni insignificanti (Matteo 10:2-4; Marco 3:16-19; Luca 6:14-16). L’ordine generale sta ad indicare la relativa vicinanza alla loro personale relazione con Gesù. Al di là delle varianti, Pietro e i fratelli Giacomo e Giovanni erano sempre elencati per primi, che è significativo circa le loro relazioni con Gesù. Giuda è sempre elencato per ultimo, che può indicare la mancanza di una sua relazione personale con Cristo. Inoltre, l’unico dialogo documentato tra Gesù e Giuda, vede Giuda rimproverato da Gesù, dopo il suo commento motivato dall’avidità, fatto a Maria (Giovanni 12:1-8), la negazione di Giuda del suo tradimento (Matteo 26:25) ed il tradimento stesso (Luca 22:48).

In terzo luogo, Giuda era consumato dall’avarizia fino al punto di tradire non solo la fiducia di Gesù, ma anche quella dei suoi amici discepoli, così come vediamo in Giovanni 12:5-6. Giuda può aver desiderato di seguire Gesù semplicemente perché aveva visto la grande folla che lo seguiva e credeva di poter trarre grande vantaggio, dalla raccolta delle offerte per il gruppo. Il fatto che giuda era il custode della sacchetta dei soldi per il gruppo, indicava il suo interesse per il denaro (Giovanni 13:29).

Inoltre, Giuda, come molte persone del tempo, credeva che il Messia avrebbe capovolto l’impero romano e preso potere per regnare sulla nazione d’Israele. Giuda potrebbe aver seguito Gesù sperando di beneficiare dall’associarsi con Lui come il nuovo potere politico regnante. Non c’è dubbio che lui sperava di far parte dell’elite regnante dopo la rivoluzione. Al momento del tradimento di Giuda, Gesù aveva reso chiaro che Egli aveva pianificato di morire, non di dare inizio ad una ribellione contro Roma. Così Giuda può aver dedotto, proprio come i Farisei, che poiché Egli non avrebbe detronizzato i romani, Egli non era il Messia che stavano aspettando.

Alcuni versi dell’Antico Testamento fanno riferimento al tradimento, alcuni più specifici di altri. Eccone due:

“Anche il mio amico, colui del quale mi fidavo, che ha condiviso il pane con me, ha alzato il calcagno contro di me” (Salmo 41:9, vedi l’adempimento in Matteo 26:14,48-49). Ed anche:” E io dissi loro: ‘Se vi par bene, datemi il mio salario; se no, lasciate stare. Ed essi mi pesarono il mio salario; trenta sicli d’argento.

E l’Eterno mi disse: ‘Gettalo per il vasaio, questo magnifico prezzo al quale m’hanno stimato!’ E io presi i trenta sicli d’argento, e li gettai nella casa dell’Eterno per il vasaio” (Zaccaria 11:12-13;per l’adempimento della profezia di Zaccaria vedi Matteo 27:3-5). Queste profezie dell’Antico Testamento indicano che il tradimento di Giuda era conosciuto a Dio e che era pianificato sin dal principio con il significato di come Gesù sarebbe stato ucciso.

Ma se il tradimento di Giuda era noto a Dio, Giuda ha avuto la possibilità di scelta e perciò è ritenuto responsabile per la sua parte nel tradimento? Per molti è difficile conciliare il concetto di “libero arbitrio” (come molti lo comprendono) con l’onniscenza di Dio circa gli eventi futuri e questo è dovuto largamente alla nostra limitata esperienza di andare attraverso il tempo in un modo lineare. Se vediamo Dio come esistente al di fuori del tempo, poiché Lui creò ogni cosa prima che il “tempo” cominciasse, poi possiamo capire che Dio vede ogni momento nel tempo come il presente. Noi sperimentiamo il tempo in un modo lineare-vediamo il tempo come una linea dritta e passiamo gradualmente da un punto ad un altro, ricordando il passato che abbiamo già vissuto, ma icapaci di vedere il futuro come si avvicina. Tuttavia, Dio, essendo il Creatore eterno della costruzione del tempo, non è “ nel tempo” o nella linea del tempo, ma al di fuori di essa. Può aiutare pensare il tempo (in relazione a Dio) come un cerchio con Dio essere il centro e perciò ugualmente vicino a tutti i punti.

In ogni caso, Giuda ha avuto la piena capacità di fare la sua scelta-almeno fino al momento in cui “Satana entrò in lui” (Giovanni 13:27)- e l’onniscenza di Dio (Giovanni 13:10,18,21) in nessun modo sostituì l’abilità di Giuda di fare qualsiasi scelta data. Piuttosto, quel che Gesù eventualmente avrebbe scelto, Dio lo vide come una osservazione presente e Gesù rese chiaro he Giuda era responsabile per la sua scelta e l’avrebbe ritenuto responsabile per l’accaduto. “Vi dico la verità, uno di voi mi tradirà-colui che mangia con me” (Marco 14:18). Nota che Gesù caratterizzò la partecipazione di Giuda come un tradimento. E riguardo la responsabilità pe questo tradimento Gesù disse:” Certo il Figliuol dell’uomo se ne va, com’è scritto di lui; ma guai a quell’uomo per cui il Figliuol dell’uomo è tradito! Ben sarebbe per quell’uomo di non esser nato!“ (Marco 14:21). Satana, anche, ebbe un aparte in questo, com evediamo in Giovanni 13:26-27 e anche lui sarà responsabil eper le sue opere. Dio nella sua saggezza era in grado, com esempre di manipolare anche la ribellione di satana per il beneficio dell’umanità. Satana ha aiutato Gesù ad andare sulla croce e sull acroce il peccato e la morte furono sconfitti ed ora il provvedimento di Dio della salvezza è disponibile gratuitamente a tutti coloro che ricevono Gesù Cristo come Salvatore.

Per saperne di più:http://www.gotquestions.org/Italiano/Giuda-tradisce-Gesu.html#ixzz3UFAHQlX7

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Lo specialista stregone

LO SPECIALISTA STREGONE

Il suo ambulatorio era sempre pieno di pazienti, specialmente donne. Aveva un ascendente per la simpatia e il linguaggio misto tra il tricolore e il dialetto. Ma la sua era una scelta studiata: poteva così inserire nel dialogo parole ” saporose ” che non facevano arrossire le pazienti, riuscendo a sbloccarle, perchè dicessero cosa in realtà era il problema del ” malanno “, quando lo specialista capiva che si trattava solo di un problema psichico. Ciò avveniva quando la visita richiesta si ripeteva ciclicamente a intervalli brevi. Lui allora sfoderava parole piene di significato finemente erotico, pulito il più possibile, ma questo solo quando si trattava di donne di una certa età, per lo più vedove. Parlava loro del ” coso ” , aggiungendo ” mi spiego ” e loro capivano e tornavano a casa risanate. Era uno specialista integerrimo, sia ben chiaro, ma nulla lo fermava, nell’ ambito del lecito, se si trattava di allontanare le ubbie di malate immaginarie. Ed al culmine del suo dialogo terapeutico, accennava al ” coso ” e loro capivano, alcune arrossivano ma poi chiedevano se veramente quello era il rimedio di ogni male. La voce si diffondeva e a sostegno di tale “stregoneria ” c’ era l’ infermiera mentecca, che richiamava sommessamente il medico, ma poi rincuorava la paziente, assicurando che la terapia era valida. E così le cose andarono avanti per anni: solo parole, di cui una magica e i benefici effetti non furono rari.

San Giuseppe:una novena miracolosa

11 h ·

NOVENA A SAN GIUSEPPE
(inizio 09 Marzo Festa il 19 Marzo)
Invoco la protezione di S. Giuseppe per Noemi e la sua famiglia, provati duramente dal dolore di pesanti malattie e per tuttele persone che vorrebbero dire basta…
Invoco il miracolo per intercessione di S. Giuseppe… Sempre e solo per la maggior Gloria del Signore Gesù Cristo, morto i croce, Risorto e Presenza Viva ora (adesso!!)

La novena è molto efficace per superare i periodi di depressione, di angoscia, di rovina morale, i disastri familiari; per essere illuminati nelle scelte più difficili da prendere; per essere guariti, consolati e per chiedere qualsiasi tipo di aiuto nelle piccole o grandi difficoltà di ogni giorno.
Se vogliamo ottenere dal Signore qualsiasi grazia, per prima cosa dobbiamo confessarci, quindi recitare la novena per nove giorni consecutivi e cercare di partecipare ogni giorno alla santa Messa ricevendo la santa Eucaristia oltre a ricordare piamente le anime del purgatorio.

1° GIORNO
Ricordando la totale sottomissione al volere di Dio, che fu propria di San Giuseppe, ripetiamo con spirito di fede: “Sia fatta la tua volontà, Signore!”, e chiediamo a questo grande santo che moltiplichi, per quanti sono gli uomini, questa invocazione, rendendoli tutti docili al divino volere.

O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, ora, e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

"NOVENA A SAN GIUSEPPE<br />
(inizio 09 Marzo  Festa il 19 Marzo)<br />
Invoco la protezione di S. Giuseppe per Noemi e la sua famiglia, provati duramente dal dolore di pesanti malattie e per tuttele persone che vorrebbero dire basta...<br />
Invoco il miracolo per intercessione di S. Giuseppe... Sempre e solo per la maggior Gloria del Signore Gesù Cristo, morto i croce, Risorto e Presenza Viva ora (adesso!!)</p>
<p>La novena è molto efficace per superare i periodi di depressione, di angoscia, di rovina morale, i disastri familiari; per essere illuminati nelle scelte più difficili da prendere; per essere guariti, consolati e per chiedere qualsiasi tipo di aiuto nelle piccole o grandi difficoltà di ogni giorno.<br />
Se vogliamo ottenere dal Signore qualsiasi grazia, per prima cosa dobbiamo confessarci, quindi recitare la novena per nove giorni consecutivi e cercare di partecipare ogni giorno alla santa Messa ricevendo la santa Eucaristia oltre a ricordare piamente le anime del purgatorio. </p>
<p>1° GIORNO<br />
Ricordando la totale sottomissione al volere di Dio, che fu propria di San Giuseppe, ripetiamo con spirito di fede: "Sia fatta la tua volontà, Signore!", e chiediamo a questo grande santo che moltiplichi, per quanti sono gli uomini, questa invocazione, rendendoli tutti docili al divino volere.</p>
<p>O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, ora, e sempre nei secoli dei secoli. Amen."