Le nuove mete dei giovani

In pratica è stato in Francia che iniziò il “famoso”anno 68,poi esplose in Italia l’anno dopo. E così ancor oggi  se ne discute,ed una delle caratteristiche della nostra epoca è il cambiamento:le nuove mete dei giovani.C’è addirittura chi afferma che a 40 anni si è fuori età.Ma se è proprio a quella età che l’uomo si completa…Ma c’è voglia di cambiamento e ciò che si manifesta in forme e prodotti  esteriori e sopratutto quello delle idee,di principi e di metod finiscono per investire il soggetto  in modo rivoluzionario, nel suo stesso modo di concepire e di affrontare il mondo e la realtà. Se è vero che coloro che più degli altri  debbono affrontare i problemi  del cambiamento  sono ovviamente i giovani,che però forse non pensano abbastanza che è difficile cambiare e si deve procedere per tappe..In una  società stabile e statica i giovani sono coloro che sono chiamati a rimpiazzare i problemi del cambiamento a…scapito degli adulti in ujn processo di ricambio generazionale, garantendo la riproduzione della società  e della sua cultura non nelle strutture,ma solo delle persone. Oggi si è di fronte ad una società dinamica,più che mai impegnata nella realizzazione dei progetti giovanili.Costoro non portano sulle spalle i problemi della generazione precedente. Si parla di  trasformazione sociale, ci si affaccia sul nuovo,ma guai se lo si fa sull’ignoto. I padri hanno fatto le ossa e con esse formulato promesse.Ora spetta ai figli  far diventare realtà ciò che di valido è stato costruito.  Giulio Zignani

Istituto Ponzini da rivalutare

L’Istituto Ponzini ha una storia pluriennale ed ancora una volta cambia nome: a  seguito delle visitazioni ministeriali, sia negli investimenti  che negli indirizzi scolastici, l’Istituto Ponzini si è  consociato, come ci ricorda Marco Boldrini-ponziniano, autore del servizio sul settimanale “La Via”, con l’Istituto Ghisleri di Cremona e gli indirizzi hanno cambiato denominazione da Corso Ragionieri ad Amministrazione, finanza e marketing e da Corpo Geometri a “Costruzione,ambiente e territorio”; ed il Ponzini si è sempre rinnovato, come ci  ricorda Marco Boldrini-ponziniano-rimanendo comunque ben radicato nel suo ruolo a servizio del territorio. Comunque mantenendo questi anni di presenza sul territorio, le testimonianze portate avanti dai vari interlocutori, ricorda ancora Boldrini, hanno alla fine concordato sui seguenti punti di eccellenza: il rapporto favorevole tra numero di studenti e insegnanti che consente di sviluppare una conoscenza approfondita e inserimenti in percorsi di recupero scolastici concordati e ben finalizzati; inserendo nel mondo lavorativo con accordi con realtà locali che consentono stage con alternanza scuola-lavoro; ottimo inserimento di studenti  con disabilità motorie e orari di lezione sviluppate su cinque  giorni anziché sei, come impostato da molti altri istituti. Il fatto di non essere inoltre gravati  da trasferimenti importanti,anche in considerazione dell’attuale situazione dei trasporti ha consentito loro di coltivare interessi non esclusivamente  legati  al mondo scolastico, dando la possibilità di frequentare  ad esempio l’Oratorio, coltivare amicizie o magari attività altre sportive precluse o fortemente limitate ai ragazzi  costretti ad “emigrare”in altre realtà.

Giulio Zignani

Elettori divisi

La storia del passato ha sempre registrato difformità anche vistose nel campo politico.
Ma oggi succede che la sola discussione delle diverse opinioni comporta una conoscenza reciproca delle idee diametralmente opposte su problemi che invece dovrebbero interessare tutti in egual misura. ll bello è che ognuno dice la sua con una convinzione tale da sembrare, è così, sembrare in buona fede. Ma non è così. La conoscenza reciproca delle idee su di un problema e la possibilità  di aderire o contrastare ad un’ipotesi attraverso una base più razionalizzata non dovrebbe portare a conseguenze estreme, fino ad arrivare ai ceffoni…Che squallore! Poichè inoltre ogni gruppo si esprime nelle sue aspirazioni ed i suoi orientamenti come fossero gli uomini migliori, la coscenza sociale tende a raggiungere livelli opposti e non uguali a quello dei migliori dei componenti la società “civile”. Qualora un tale meccanismo venisse a mancare, ed è ciò che avviene ad ogni piè sospinto, la sola  responsabilità sarebbe da attribuirsi all’imperfezione della organizzazione sociale e politica. Ebbene, il sistema democratico basato sulla libera circolazione delle opinioni, sulla formazione di gruppi di opinioni o di idee diverse e sui rappresentanti migliori dei diversi gruppi, ha in se più di ogni altra forma di organizzazione politica e sociale gli strumenti per un riequilibrio dinamico e per un progresso continuo. Ma, come si vede, è solo utopia…

Giulio Zignani

Insegnanti ed allievi

Oggi tutti vogliono sapere tutto: ci riferiamo in particolare a chi si affida solo ad una enciclopedia o al computer. E’ vero che si tratta di sussidi straordinari, ma non definitivi. Non si può fare a meno dell’ insegnante, del medico, dell’ingegnere,etc. Eppure la prosopopea è tanta. Non vogliamo offendere nessuno, ma agli studenti, ad esempio, l’insegnante serve per arricchire il loro patrimonio di idee sui vari problemi e, specie quelli di attualità, che sono argomenti di temi da svolgere nel corso degli studi della scuola secondaria superiore o agli esami di maturità. La novità di queste considerazioni serve per non far cadere in forme superficiali o in comuni chi, e non è supportato dal “tecnico” può a stessi e agli altri causare anche dei guai. Queste devono esser considerate una volta per tutte idee e suggerimenti emergenti per fecondità, logicità e valori. La novità, che non poche persone vogliono è quella di pretendere di aggiungere, guai a se stessi e agli altri, magari, proprio  con i loro modesto sapere. Chi si informa bene, viene ad avere idee più chiare su ogni argomento e sa anche esporre ad altri le nozioni acquisite, in quanto acquisiscono un profilo nuovo, notizie documentate, idonee ad esser discusse a ragion veduta e magari sviluppate in forma personale.

Giulio Zignani

IL BACIO PROBITO E IL PARROCO SOSPENDE IL FILM

Il ” Reality ” a Regona lo si faceva ben prima dell’avvento della Tv. Siamo negli anni 40 ed il ” reality ” era veramente tale, non finto o recitato come si vede ai giorni nostri sul video. Il nostro fattorino ricorda un film visto in gioventù: La Fedora. Ed ecco come. Il buon parroco don Giovanni Pallavicini autorizza, dopo tante insitenze dei giovani dell’ epoca , la proiezione del film ” La Fedora “nel cinema dell’ oratorio. Alla manovella della cinepresa dell’ era antidiluviana c’ era l’ impareggiabile ” tecnico ” Urigliu Taravela. Senonchè alle prime sequenze del film, ecco un bacio sulla bocca. “Cosa?!, grida il parroco, che film è questo? “. Ed il manovratore di rimando: ” La Fedora “. Ma ecco sulla scena ancora quel maledetto bacio sulla bocca.” Urigliu, grida ancora spazientito il parroco, che film è questo?” . E lui, imperterrito: ” La Fedora “. Al terzo bacio Don Giovanni irrompe nella cabina, spegne le luci e gli uomini, seduti a sinistra, le donne a destra, sempre ben separati, dovettero dire addio alla divina Rina Morelli. Ma quanti mugugni! Si lamentò , scuotendo il capo, Pepòn Zabeton, Pepina de Merlu e Migliu de Fines. ” Basta, non vengo più ” disse inferocito Bigiu Pagan. mentre più contenuto ma severo nel suo giudizio è stato Migliu de Luca, come pure Pinu el mulinè , el veciu Pis e lo stesso Crai. Non c’era la Legur: ma lui era un partigiano e chissà in quale parte del mondo si trovava. Ma perchè tutti questi nomignoli, nessuno che corrispondesse all’anagrafe? Il fatto è che Regona è sempre stata ricca di ” nomi d’ arte “. E se tu, straniero, capitavi a Regona e chiedevi dove trovare il tale, citandolo col suo vero nome, nessuno lo conosceva. Ma se dicevi: ” Ma sì, i ghe dis Massim Mubon “, allora sì che tutto era chiaro, come quando si voleva distinguere Mario el Secrista da Mario Balota, o Spaccamanec, o Pepu Malizia, perfino Lerù: proprio così, il nome Lerù è stato affibbiato al compianto Giuseppe Zanisi perchè da giovane aveva interpretato in una commedia la parte del cameriere Lerù. Ancora oggi imperversano nomignoli, come Macagn, Ciran, Michet, don Ciotula, ma la fantasia dei nostri nonni era irripetibile, come parole scolpite nel marmo, tramandate nei secoli. Come del resto i proverbi. Non si poteva dire: “Dammi una mano, non ce la faccio da solo”, perchè la risposta era sempre quella: “Chi fa da sè, fa per tre “. E se replicavi che era in contrasto con l’altro detto” Du fa ùn, ùn fa nisùn “, tiravano avanti nel loro lavoro perchè si doveva sbarcare il lunario ed il conto in banca ce l’avevano solo i ” Maselon “, cioè gli agricoltori e il mondo finiva lì, con i ” padroni ” che se la ridevano, in barba ai “magùt “. Ma la chiesa era sempre piena.

GIULIO ZIGNANI

LA FILOSOFIA DELLE NOSTRE NONNE

Il fattorino, preso un pò come bersaglio dai colleghi, salutò con un sospiro di sollievo il giorno del suo pensionamento, anche perchè, debole con la moglie, non lo era con la scrittura. Gli piaceva osservare ogni cosa: persone e angoli di natura. Aveva un debole per le persone anziane, da cui tutto c’ è da imparare. e così andò a trovare i suoi compaesani di Regona, una frazione di 700 anime, dalle coordinate strette ma carica di ricordi: i nonni. Lui, soresinese, ricorda sempre la sua Regona, ove è nato e ha vissuto per tanti anni. Ricorda i nonni. Loro sapevano sempre in anticipo quando cambiava il tempo senza il meteorologo, si orientavano senza bussola e riuscivano a dirti che ora era anche senza l’orologio. Smettevano di lavorare col suono delle campane. Le nonne poi andavano a Pizzighettone a piedi scalzi, con le scarpe in mano, per non consumare le suole. Le nonne: erano tutte scarne, secche, rugose, quasi che una morte ingorda le volesse rapire da un momento all’altro. Ma loro hanno lasciato una luce che oggi, nel bagliore dei multimedia, non si riesce più a scorgere appieno. Ce n’era una, si chiamava Nena, tipico nome del vernacolo nostrano. Era la più vecchia del paese. Quando la salutavi con sorriso per ,lei sospetto, ti apostrofava:”Sono volpe vecchia e non mi lascio schiacciare le cipolle sotto agli occhi”. Se replicavi con aria di sufficienza, si spazientiva con una esclamazione:”Esco a prendere un pò d’aria altrimenti impazzisco”. Allora tu, giovane di belle speranze, incominciavi a sfotterla bonariamente, e lei chiudeva il discorso così:”Insensato, mi vuoi ammazzare?”. Non erano forse frasi logiche, ma bramdelli di ricordi di gioventù, quando recitava sul palco delle suore e che la mente anchilosata dagli anni non aveva ancora cancellati. Nena, qual è la tua filosofia di vita? “Ma cos’è, roba che si mangia?”. Ma poi si faceva tutta seria ed allora avevi il dubbio che avesse capito tutto quando diceva:”Tanti anni fa ho trovato per terra una immaginetta con questo pensieri:-Coraggio, Matteo, se questo mondo è una valle di lacrime, nell’altro avrai la ricompensa. Macchè ricompensa! Quando si è poverelli non c’è nulla da sperare ed anche in cielo mi si dirà sempre:-Matteo, va a metter fuori la luna, Matteo, và a dare una lustratina alle stelle e colsì via. Sarà sempre il povero Matteo che birlagft”. Il giovane, fattosi pensoso, dovette battere in ritirata. Che mondo era quello, quando le nonne zappavano i germogli del granoturco perchè crescesse rigoglioso…Zappa, ancora, ancora chè il padrone è là in fondo al campo che ti guarda. Il ricordo si fa rabbioso, ma l’affetto per quelle donne cancella ogni rancore.
Giulio Zignani

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