L’arte pura ed allucinante di Antonio Biasini, scomparso nel 1983

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Era il 18 aprile 1939 quando un ragazzino giungeva da Massa Carrara a Soresina, dovendo seguire, assieme ad un fratellino e una sorellina, il padre, dipendente del Corpo della Finanza. Già a dieci anni quel ragazzino riusciva a dare un volto particolarmente espressivo ad una profuga slava.

Lui era Antonio Biasini e ben presto, assieme ad Andrea Inzani, avvertendo nelle sue vene lo scorrere impetuoso dell’arte, frequentò la scuola di un altro grande artista soresinese, uno dei migliori del 900, Leone Lodi.
Ma ben presto Biasini ” uscì ” dalla traccia accademica, scoprendo che con un pezzo di carbone ed un po’ di caffè, poteva dare vita a figure desuete, pezzenti, briganti, cappelloni rapiti dall’incanto di una natura fuori delle regole, brindando alla vita, di cui voleva assaporare la propria libertà fino in fondo.
Vero, grande artista, fra i migliori della fertile terra cremonese; ma non solo pittore: era il simbolo dell’ arte, intesa come professionalità esclusiva ed essenziale, quindi arte dei poveri, perchè lui visse povero. L’ abbiamo visto spezzare di fronte al possibile acquirente diversi suoi quadri, perchè non accettava ,la legge di ” mercato “. Piuttosto….regalava. Un’ esistenza, la sua, veramente spesa per l’ arte, per i suoi ” fogli “, come Antonio amava definirli, prediligendoli alla tela, come la macchia di caffè al colore( l’ olio, diceva, è buono per l’ insalata. Eppure quanto sono belli i suoi ” oli ” ! ). Eccelleva nel disegno ed aveva un’ inconfondibile sensibilità nell’ uso della tavolozza: segni forti ed essenziali , fatti con la semplicità e la follia dell’ ultimo bohèmien. Abitava alla cascina Sentieri, in una casa squallida, ma che profumava d’arte in ogni angolo.
Chi entrava, trovava fogli dappertutto, su cui iniziava e interrompeva per poi riprendere figure umane eccezionalmente forti, oppure il volto sacro del Cristo, di Maria Vergine o di San Francesco, quando gli prendeva il delirio religioso.
Chiamava la moglie Rita in ogni istante, per poi pregarla di lasciarlo solo con i suoi fogli. Vennero in molti a trovarlo, a volere i suoi fogli, intercalati da quadri ad olio su tela.
Vennero critici d’arte, galleristi, ma lui stette nel suo tugurio, come un puro dell’arte votata solo ai poveri.
Nei momenti difficili, lo si vedeva in giro coi suoi fogli sottobraccio, in cerca di un acquirente. Se avesse voluto, poteva esser ricco, ma lui no, non voleva intermediari, fedele al motto ” Il buon vino non ha bisogno di frasche “. E così visse e s’ illuse fino alla fine, ma morì libero, solo con la sua arte.
Con tanta insistenza, gli amici lo convinsero a fare delle mostre, ottenendo sempre successi di pubblico e di critica notevolissimi. Ha esposto nel 1967 a Crema, Galleria Reduci, 1968 e 69 Galleria Cornice a Cremona, 1969 Galleria Duomo a Crema, 1969 Galleria Settebello a Torino, 1971 Galleria Cornice a Cremona, 1971 Rassegna d’arte, Palazzo Civico di Cuneo, 1972 Galleria Duomo Crema, 1973 Galleria Botteguccia di Saint Vincent, 1973 Barcellona. Sue opere sono in diverse gallerie italiane ed estere, in particolare a Londra c’ è una delle sue più belle opere, la cena di Emmaus. Dopo i Sentieri, traslocò in un’abitazione più decente in via Del Gobbo, ove morì il 20 novembre 1983 a solo 44 anni.

Giulio Zignani

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