Mese: gennaio 2015

Vangelo secondo Matteo

Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva. Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre pati caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato». E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro trenta, il sessanta, il cento per uno»

Annunci

operaio impiegato,disoccupato, commerciante

 Soresina-Cambiano i tempi e cambiano le persone. Sfumano i ricordi, i bambini non conoscono la ricchezza del dialetto soresinese, espressione più genuina delle tradizioni locali. Anche la gente di mezza età tende a cancellare i ricordi, esibendo la nuova bandiera del progresso. Ma com’ erano i soresinesi del dopoguerra? Quanta poesia, e quanta lezione di vita dal contadino, dall’ operaio, dall’ artigiano, dall’ impiegato, dal commerciante, dall’ agrario ed anche dal disoccupato! I ricordi sfumano, ma certe scene viste allora restano impresse nella memoria. Come il disoccupato, che, badile in spalla, voleva farsi notare, passando davanti al negozio di alimentari, che aveva trovato lavoro, così la moglie poteva andare, quel giorno, ancora a fare la spesa a credito, perchè col lavoro arriva la paga. Ma poichè la lista del debito s’ allungava, il commerciante andava in comune e chiedeva: “Ma quel tale ha trovato lavoro? ” . La risposta era negativa ed allora era chiara la messa in scena. Ma il commerciante riempiva lo stesso la borsa della spesa. Il giorno dopo passò ancora il disoccupato con il badile in spalla: lui, il commerciamte, fece finta di niente e continuò a vendere a credito. Ed ecco l’ operaio, faceva il muratore e costruiva case in un mondo in cui non esistevano nè gru, nè bettoniere, nè ruspe, nè martelli pneumatici. Alla sera era stanco. Abitava in una casa d’ affitto, umida, e sognava di avere una propria abitazione, ma non c’ erano i soldi per comperare nemmeno una vecchia casa.Lui, che aveva costruito tanto per gli altri, non ebbe nulla per sè. L’ impiegato al lavoro era sempre pronto e puntuale. Ogni mese poi portava in banca qualche cosa del suo stipendio, privandosi di tutto ciò che riteneva superfluo. Ma a guerra finita, l’ inflazione si mangiava i risparmi accumulati durante una vita di lavoro e di sacrfifici. Andava ancora alla banca, ma non più a depositare, prelevava invece sempre qualche piccola somma per poter tirare avanti fino alla nuova rata della pensione. Un brutto giorno gli morì la moglie ed allora ritirò tutti i suoi risparmi per acquistare due loculi…Giulio Zignani

Preghiera ogni giorno a Maria Vergine

imcuor

 


 -O Madre cara, quante lacrime ti sono costato! Ma in cambio Ti amo immensamente. Voglio stare sempre vicino a Te.
Ti prego, compi l’opera che hai gia’ cominciato a fare nell’anima mia. Rivestimi con le virtu’, con le azioni, con i sentimenti del tuo Figlio Divino. Dammi il dono del consiglio, che mi renda prudente e saggio di fronte alle circostanze e alle difficolta’ della vita. Dammi la grazia, il fervore, la sapienza, perche’ possa guadagnare a Te il mondo e a me il Paradiso.
Amen. Ave Maria!

 

I morti in chiesa: aveva ragione il sagrestano

>

Tra parroco e sagrestano c’è, per ragioni di “lavoro “, un rapporto diretto ed è noto che la conduzione di una Parrocchia spetta a chi indossa la veste talare. Non è raro comunque che a volte ci sia qualche discussione nella gestione spicciola del tempio santo e succede anche che il sagrestano mugugni un pò se deve fare quel che dice il parroco, anche se la vede diversamente su certe piccole questioni. Ma a Regona, frazione di Pizzighettone, è successo che per una questione l’ ha vinta il subalterno. Infatti anni fa aRegona c’ era un sagrestano che servi per 58 anni la chiesa per pochi spiccioli e con parroci esigenti. Ma lui faceva il suo, non aveva riverenze ma solo dignità. Quando arrivava il vescovo per la visita pastorale, il parroco voleva che lo si circondasse …di attenzioni, ma lui azzerava ogni distinzione, e, strano a dirsi, lo faceva con umiltà, ma non conosceva inchini. Al giorno dei morti, il sagrestano aveva il pallino ( così dicevano i vari parroci, e così pensavano un pò tutti ) di accendere una candela speciale alla base dei gradini del presbiterio ed un’ altra in fondo alla chiesa, sulla destra. L’ hanno sempre lasciato fare, e l’ hanno sempre compatito. Ma quando io gli chiesi il perchè, mi rispose: ” Qui sotto ci sono i morti “. Solo pochissimi gli credettero, come a dire una rarità . Un bel giorno venne un bravo parroco, don Luigi Viadana, che volle ristrutturare la chiesa e rifare il pavimento. Il sagrestano si avvicinò ai muratori, intenti nei loro lavori, dicendo di stare attenti a scavare in quei due punti, dove al primo novembre venivano accese le candele.. Ma i muratori, non vedendo segni particolari, stavano per passare oltre. Il sagrestano allora con un certo cipiglio si fece dare il piccone, scavò e accanto al presbiterio c’ erano due salme di religiosi, mentre in fondo alla chiesa si videro accumulati molti teschi. Nel 1600 Regona fu colpita dal colera e i fedeli ad un certo punto invocarono il patrono del paese San Fermo. Così molti regonesi sopravvissero e i deceduti vennero sepolti in chiesa. Nessuno sapeva di queste sepolture, poi parroco e fedeli dovettero ammettere che solo i sagrestani si tramandarono la notizia. Ma perchè quel sagrestano in 58 anni non la rivelò mai? A chi glielo  chiese, lui candidamente rispose. ” Non mi avrebbero creduto, perchè per la gente solo il parroco sa le cose “. Giulio Zignani

Come invecchiare bene

V

INVECCHIARE BENE …ANZI, MOLTO BENE !

L’invecchiamento è un processo che interessa tutti gli organismi viventi e che comporta modificazioni biologiche. Nell’uomo si assiste a tali modificazioni del corpo e delle sue funzioni, seguite da un processo di adattamento psicofisico, già dopo i 30 anni; il fenomeno è graduale e progressivo, anche se variabile per ogni individuo. Tuttavia la vecchiaia può assumere un significato positivo e può essere vissuta nel modo giusto …non è soltanto il momento della saggezza, ma può essere anche quello della creatività.

L’invecchiamento fisico

L’aumento della popolazione anziana rappresenta un fenomeno importante della nostra società. Rispetto al passato non è variata la durata massima della vita umana, ma quello che si è modificatodrasticamente è la percentuale degli individui che raggiungono l’età avanzata. Il numero di anziani in Italia di età compresa fra i 65 e 74 anni è 8 volte maggiore rispetto l’inizio del secolo scorso, mentre gli anziani con età superiore a 85 anni sono aumentati di oltre 24 volte. A conferma di ciò studi compiuti in America, sempre nel secolo scorso, stimavano che solo il 2% della popolazione superasse i 65 anni, mentre attualmente la percentuale è dell’11%, e questa percentuale è destinata ad aumentare. Gli anziani sono sempre più numerosi e raggiungono la vecchiaia in migliori condizioni di salute, merito del progresso sia delle conoscenze scientifiche (riduzione della mortalità per malattie infettive) che delle condizioni socio-economiche (miglioramento dell’igiene e dell’alimentazione). L’aumento della popolazione anziana ha determinato la nascita di nuove discipline:

  • la geriatria (dal greco geros=vecchio, iatros=medico): branca della medicina che si occupa non solo della prevenzione e del trattamento delle patologie dell’anziano, ma anche dell’assistenza psicologica, ambientale e socio-economica.
  • la gerontologia : scienza che studia le modificazioni derivanti dall’invecchiamento.
  • la geragogia : scienza che studia tutte le possibilità per invecchiare bene.

Esiste tutt’oggi difficoltà a stabilire l’inizio del processo di invecchiamento, processo caratterizzato dall’aumento dei processi distruttivi su quelli costruttivi a carico del nostro organismo.

Si usa comunemente considerare le seguenti fasce di età:

  • età di mezzo o presenile 45-65 anni : gli eventi biologici caratteristici sono la menopausa per la donna e l’andropausa per l’uomo, importanti per le modificazioni bio-umorali (aumento dei grassi nel sangue, della glicemia, predisposizione all’ipertensione arteriosa).
  • senescenza graduale, 65-75 anni : comunemente si indica l’età corrispondente all’inizio della vecchiaia a 65 anni.
  • senescenza conclamata, 75-90 anni : in passato individui di età superiore ai 65 anni mostravano riduzione dell’ efficienza psicofisica, ai giorni nostri si assiste alla comparsa di ultrasessantacinquenni efficienti, e si può ridefinire anziano l’ultrasettantacinquenne.In questo periodo le malattie che insorgono tendono a cronicizzarsi ed a determinare interventi assistenziali sociali e riabilitativi.

Biologicamente si assiste ad una generale riduzione del numero delle cellule (atrofia) ed una diminuzione dell’efficienza funzionale, accompagnata damodificazioni organiche e predisposizione ad una serie di disturbi.

Un Vangelo,un elenco di pastori

Dal Vangelo secondo Luca 10,1-9
«La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai.»

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.

In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.

Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

James Tissot, 1886. Brooklyn Museum, New York.

La Madonna e il canto di Dante

Nella letteratura cattolica[modifica | modifica wikitesto]

La teologia cattolica (mariologia) ha sviluppato, nel corso dei secoli, le definizioni, le concezioni, i dogmi e dunque le corrette forme di venerazione della Vergine, basandosi però non su speculazioni astratte (cioè gnostico-intellettuali), bensì su alcune tradizioni storico-religiose del Cristianesimo, come testi di santi e padri della Chiesa. Tutto ciò è oggetto di studio e di riflessione della mariologia cattolica.

Fra i santi della Chiesa latina che hanno scritto a proposito di Maria vi sono: il beato Duns Scoto, San Bernardo di Chiaravalle, San Bonaventura da Bagnoregio, San Luigi Maria Grignion de Montfort, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori. Essa è presentata come la «Madre della misericordia», la «Speranza dei disperati», la «Regina dei miseri», la «Mediatrice di tutte le grazie», il «Refugium peccatorum» vivente. San Bernardo afferma che

« […] ella apre l’abisso della misericordia di Dio a chi vuole, quando vuole e come vuole; così che non vi è peccatore, per quanto iniquo sia, il quale si perda, se Maria lo protegge. »
(San Bernardo di Chiaravalle, De laudibus Virginis Matris)

e continua, dicendo che la maestà mariana non dev’essere fonte di timore o di vergogna nel pregarla (a causa dei propri peccati), al contrario:

« […] Ma come potresti tu, Maria, ricusare di soccorrere i miseri, poiché sei la regina della misericordia? E chi mai sono i sudditi della misericordia, se non i miseri? Tu sei la regina della misericordia e io, essendo il peccatore più misero di tutti, sono il più grande dei tuoi sudditi. »
(San Bernardo di Chiaravalle, De laudibus Virginis Matris)

Essa, giacché che fu eletta ab aeterno da Dio per portare il Redentore agli uomini, e dal momento in cui accettò Gesù, ad opera dello Spirito Santo, è divenuta anche Madre di tutti gli uomini, dei giusti e dei peccatori che si rivolgono a Lei, e l’amore di Dio per Maria è tanto immenso, infinito ed illimitato che Sant’Alfonso Maria de’ Liguori le si rivolge in tal modo:

« […] Saresti in grado di ottenere la grazia anche per Lucifero in persona, se quello spirito superbo si umiliasse di fronte a Te! »
(Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Le glorie di Maria, cap. II)

A tal proposito, si ricordi anche la visione di Maria contenuta nella Divina Commedia, dove Dante riporta la straordinaria preghiera del doctor marianus Bernardo di Chiaravalle(musicata, tra gli altri, da Giuseppe Verdi nei Quattro Pezzi Sacri) affinché Dante stesso possa ottenere -per grazia- la visione della Trinità divina:

« Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio,tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo ne l’etterna pace
così è germinato questo fiore.Qui se’ a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra ‘ mortali,
se’ di speranza fontana vivace.

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre
sua disianza vuol volar sanz’ali.

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate. »

(Paradiso XXXIII, 1-21)

Nei versi danteschi è concentrata tutta la tradizione teologica mariana, da cui il poeta infatti riprese Maria come la persona in cui si risolvono i paradossi terreni irrisolvibili («Vergine Madre,/figlia del tuo figlio»), la creatura umilissima eletta da Dio nell’eternità per la salvezza degli uomini, colei che è amata assolutamente, infinitamente e incondizionatamente dal Padre e dal Figlio, la «Mater Dei» nella e della storia, distributrice di carità per i beati e di speranza per gli uomini, la necessaria mediatrice dell’ottenimento di ogni grazia, colei per la quale Dio giunse al punto di prender su di sé la carne dell’uomo, la persona in cui si ricongiungono la perfezione ideale di una dea e la concretezza fisico-storica di una creatura.

Feste mariane cattoliche[modifica | modifica wikitesto]