LO SPECIALISTA STREGONE

Il suo ambulatorio era sempre pieno di pazienti, specialmente donne. Aveva un ascendente per la simpatia e il linguaggio misto tra il tricolore e il dialetto. Ma la sua era una scelta studiata: poteva così inserire nel dialogo parole ” saporose ” che non facevano arrossire le pazienti, riuscendo a sbloccarle, perchè dicessero cosa in realtà era il problema del ” malanno “, quando lo specialista capiva che si trattava solo di un problema psichico. Ciò avveniva quando la visita richiesta si ripeteva ciclicamente a intervalli brevi. Lui allora sfoderava parole piene di significato finemente erotico, pulito il più possibile, ma questo solo quando si trattava di donne di una certa età, per lo più vedove. Parlava loro del ” coso ” , aggiungendo ” mi spiego ” e loro capivano e tornavano a casa risanate. Era uno specialista integerrimo, sia ben chiaro, ma nulla lo fermava, nell’ ambito del lecito, se si trattava di allontanare le ubbie di malate immaginarie. Ed al culmine del suo dialogo terapeutico, accennava al ” coso ” e loro capivano, alcune arrossivano ma poi chiedevano se veramente quello era il rimedio di ogni male. La voce si diffondeva e a sostegno di tale “stregoneria ” c’ era l’ infermiera mentecca, che richiamava sommessamente il medico, ma poi rincuorava la paziente, assicurando che la terapia era valida. E così le cose andarono avanti per anni: solo parole, di cui una magica e i benefici effetti non furono rari.

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