Mese: novembre 2014

a marco. baroni 91@ hotmail.it

caro Marco, mi ha fatto piacere la tua risposta,specie a mio figlio Paolo, espertissimo di Leopardi, e a mia nipote Giulia che ieri ha computo 21 anni e frequenta il sec0ndo anno di ingegneria civile. MI farebbe molto piacere se tu venissi a trovarmi e una caro saluto alla tua mamma.  Ciao Giulio

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Stai zitto tu che sei un bambino….

Quante volte i genitori  o comunque gli adulti dicono ai bambini :” Stai zitto tu che sei ancora piccolo e non hai ancora l’uso della ragione…Vuoi saperne più  di un adulto?” Occorre invece   formare tutto noi  fin dall’ infanzia,alla critica, a non rinunciare mai alla nostra libertà interpretativa  nella segretezza della nostra  libertà interpretativa,  nella segretezza della nostra intima coscienza.L a nuova cultura cosmopolitica , pertanto,sarà un fattore  di reale progresso  tecnologico, civile ed umano  nella misura  in  cui sapremo sviluppare noi uomini ormai del 2000 le capacità critiche, inventive e creative  che ci rendono artefici  della cultura stessa.

QUANDO LA DISCUSSIONE E’ UTILE

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Succede ai giorni nostri che la sola discussione delle diverse opinioni comporti una utile conoscenza reciproca delle idee su di un problema e la possibilità di aderire o contrastare ad un ipotesi attraverso una base più razionalizzata.Poichè inoltre ogni gruppo si esprime nelle sue aspirazioni ed i suoi orientamenti attraverso gli uomini migliori, la discussione sociale tende a raggiungere un livello uguale a quello dei migliori dei componenti.

Infatti qualora un tale meccanismo venisse a mancare, la responsabilità sarebbe da attribuirsi all’imperfezione dell’organizzazione sociale e politica.

 

Le tappe migliorative della fondazione Giuseppina Brunenghi di Castelleone

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La Fondazione Giuseppina Brunenghi di Castelleone, sorta nel 1982, è una delle più rinomate nella nostra regione, non ha scopo di lucro e persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale, in particolare nei settori dell’assistenza sociale, socio-sanitaria nel settore della beneficenza con particolare riferimento alla tutela di anziani e di disabili in regime di residenzialità, semi-residenzialità e domiciliarità, ispirando la propria attività alla dottrina sociale della Chiesa cattolica,riconoscendo e affermando la centralità della persona e la tutela della sua dignità, nonché della sua dimensione spirituale e materiale.

L’autore del libro”la Fondazione per anziani Giuseppina Brunenghi” Angelo Lacchini dice: “Fino alla generazione precedente, gli anziani vivevano prevalentemente in casa. I radicali mutamenti che hanno alterato l’assetto familiare, hanno influito sulla considerazione e sulla posizione dell’anziano, che, nelle epoche precedenti, era considerato soggetto di saggezza e oggetto di rispetto. L’anziano non è più il perno morale della famiglia, ma solo uno dei componenti parentale. La responsabilità di questo storico mutamento va individuata nella rivoluzione industriale che ha modificato profondamente la precedente struttura sociale con conseguenti alterazioni del nucleo familiare. I nuovi modi dell’aggregazione sociale, hanno portato dapprima alla dissoluzione della famiglia patriarcale ,quindi hanno imposto un ripensamento della struttura e del concetto di “casa di riposo”. La Brunenghi elabora il suo progetto e aggiorna le sue strutture a partire proprio da questi mutamenti, per essere in grado di rispondere adeguatamente ai nuovi bisogni senza farsi superare da essi”.

Lo stesso pontefice Giovanni Paolo II ha detto :”la vecchiaia non è anzitutto l’autunno della vita “, essa è invece “l’epoca privilegiata di quella saggezza che in genere è frutto dell’esperienza.

L’organico della Fondazione Brunenghi consta di un servizio amministrativo così articolato: un Direttore Generale, un Direttore Amministrativo oltre a quattro operatori amministrativi suddivisi sull’ufficio ragioneria, l’ufficio personale e l’ufficio ricoveri e relazioni con il pubblico. Segue il servizio medico con un Direttore Sanitario e due Dirigenti Medici, quindi un servizio di fisioterapia con sette unità ottimamente preparato, un corposo servizio infermieristico con venticinque unità, quindi il servizio socio assistenziale, servizio cucina con la cuoca, due aiuto cuoco e sei addetti al servizio cucina; c’è poi il servizio di lavanderia guardaroba, pulizie e servizi vari, infine c’è il servizio di manutenzione e i servizi esternalizzati.

Giulio Zignani

 

 

La famiglia numerosa

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La famiglia numerosa spacca il cervello di felicità.
Penso saranno in pochi a condividere questa idea, visto che dopo solo qualche unità il nucleo familiare non va oltre.
Parlo di 10-12-15 figli: un bailamme che non finisce.
Eppure è proprio nel casino che si può scoprire la gioia di vivere, e non esiste la noia di chi, avendo solo un fratellino o due, od è figlio unico, gli piomba spesso addosso.
Nono è la vita della comunità, è qualcosa di più, perchè ci si  misura, anche se qualche volta nascono discussioni o liti.
Arriva la mamma e tutti si acquietano.
Non ci crederete, ma chi ha provato a vivere questo contesto, mi può capire!
Certo le difficoltà ci sono, ma sono il sapore della vita: si vive veramente in una società tutta particolare.
E’ il sogno che fa vivere la realtà che nessuno, se non ha provato, può immaginare.

Non fare agli altri ciò che non vorresti sia fatto a te!

pace

 

 

 

 

 

Il che vuol dire: cuore aperto, sereno ed anche vigile s’intende.
La cosìddetta società civile onora solo se stessa individualmente, ed apprezza solo le proprie virtù.
Ben pochi credono e procedono.
Attenzione a chi si rivolge loro, che un atto di carità s’intende non quello della monetina del poverello che bussa alla porta.
In questo caso molti danno la monetina credendo di aver svolto il proprio dovere e poi….sono in collera con il vicino…etc, senza ragione.
Osserviamo gli autisti, tanto per fare un esempio.
Chi ha per le mani un auto, si sente il solo giudice della strada e considera d’acchito l’altro un imbranato, che non sa cos’è la base della guida e diffida di lui…

Alessandro Manzoni e la carità.
Mise sulla bocca di Lucia che si era rivolta all’Innominato, suo rapitore per conto di don Rodrigo, questa stupenda rivelazione “Dio perdona”.
E’ un suggerimento che tutti dovremmo ricordare ma benché pochi ne hanno consapevolezza.
La carità che è la massima espressione dell’opera di misericordia, affratella e allontana la diffidenza e l’odio.

Eppure la realtà è questa.
Attento al nemico che sta all’angolo, ed i nemici se ne ricordano troppi, anche di chi non lo merita.
E così si vive male, nella cupa idea che “gli altri” sono potenzialmente dei nemici.