La storia nessuno la può cambiare…ricordo di Piero Borelli

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La Resistenza.

Il titolo riporta i versi di una famosa canzone, La Storia di Francesco De Gregori, per dare lo spunto e tentare di abbozzare un breve ricordo di quanto Piero Borelli è stato durante la vita a partire dagli anni giovanili, attraverso il ricordo delle azioni patriottiche svolte durante la Resistenza, alle tante attività svolte contemporaneamente nel Partito Comunista ed in particolare come Sindaco nella storia del Comune di Soresina, alla espulsione dal Partito ed alla nascita della Lega dei Comunisti e di “Unità per Soresina”, per finire con il ricordo ultimo, e per lui autobiografico, della sua formazione politica giovanile e della conseguente partecipazione alla Resistenza.
Pietro, detto da sempre Piero, nasce a Soresina il 22 settembre 1924 e vi frequenta le scuole elementari e di Avviamento Professionale Commerciale, dove suo padre Ernesto era stato Preside, diplomandosi Ragioniere all’ Istituto Beltrami di Cremona nel 1944.
Iscritto alla sezione di Soresina del Partito Comunista nel settembre del 1943, dopo l’ 8 settembre, diventa partigiano esercitando una intensa attività clandestina, che si traduce nell’ attività di informatore per il Partito come infiltrato in Questura prima e nell’ U.P.I. poi: attività considerata rischiosissima ed esposta a molti possibili inconvenienti in quanto volutamente mantenuta nascosta, per motivi di sicurezza, agli stessi compagni di lotta che non conoscevano pertanto, tranne il ristretto gruppo dirigente, questo importante particolare.
Grazie a questa attività clandestina Piero fornisce al Partito notizie politico-militari di prime mano, che renderanno possibile, agli uomini impegnati nella Resistenza, evitare pericolose imboscate e rastrellamenti da parte dei fascisti.
Nasce da parte delle autorità fasciste qualche fondato sospetto su Piero, e viene immediatamente inviato sotto il Comando della Polizia tedesca a Valeggio sul Mincio in provincia di Verona.
Ai primi di marzo del 1945, su esplicita richiesta della Federazione del Partito Comunista di Mantova, per la quale la sua posizione di informatore era ormai da considerarsi compromessa, diserta dalla Guardia Nazionale Repubblicana, nella quale era stato incorporato, e prende parte attivamente alla attività della Federazione con un apposito incarico politico-militare fino al giorno del suo arresto il 12/04/1945 con l’ accusa di attività partigiana e di essere un informatore per conto del Partito Comunista.
Trasferito nelle carceri di Mantova, insieme ad Adriano Andrini ed a Giuseppe Gaeta, importante dirigente politico e comandante partigiano, viene torturato e condannato a morte proprio alla vigilia della Liberazione: il mattino del 23 aprile, con i partigiani ormai alle porte della città, viene liberato con i compagni di prigionia mentre polizia, tedeschi e fascisti si danno alla fuga.
Partecipa quindi all’ attività insurrezionale a Mantova e nel territorio mantovano nel Corpo Volontari della Libertà, nelle brigate garibaldine “Ferruccio Ghinaglia”.
Il 25 aprile, quale componente del C.L.N. di Mantova, viene insediato nel Palazzo di Governo della città in rappresentanza del Fronte della Gioventù.

Sindaco di Soresina.

A Cremona, nel Partito Comunista, terminato il periodo resistenziale e ultimate le attività politiche ed organizzative nel territorio mantovano, Piero svolge un’ intensa attività politica quale organizzatore delle forze giovanili del Partito, ricoprendo l’ incarico di responsabile della Commissione Giovanile nel Comitato Federale.
In seguito delle elezioni amministrative del dopoguerra, il 20 giugno 1946, a soli 21 anni, Piero viene eletto Sindaco di Soresina, ed è in quel frangente particolare il più giovane Sindaco d’ Italia.
Da questo momento in poi concentrerà le sue energie quasi esclusivamente a favore di Soresina, alla sua ripresa economica ed al suo sviluppo, con l’ obbiettivo di risollevarne le sorti e di garantire un maggiore livello di benessere a tutta la popolazione, con particolare attenzione ai ceti popolari.
Affiancò per alcuni anni, alla attività di Sindaco, la Presidenza della rinata Lega dei Comuni democratici, impegnandosi attivamente ed in prima persona alla soluzione delle innumerevoli e complesse problematiche attinenti alle autonomie locali.
La sua politica amministrativa, pur negli accesi contrasti politici di allora, riscuoterà un ampio e consolidato consenso e gli permetterà di svolgere l’ incarico di Sindaco di Soresina per trentadue anni e mezzo, fino al 21 dicembre 1978, raggiungendo risultati importanti e significativi per lo sviluppo di Soresina e la valorizzazione del territorio soresinese, e consentendo al Comune l’ assegnazione del titolo di “Città” dall’ allora Presidente della Repubblica Antonio Segni in data 27 ottobre 1962.
Tante sono state le importanti iniziative nel campo dei servizi pubblici, delle strutture educative, culturali ed assistenziali, e le opere pubbliche realizzate sotto la sua amministrazione, una per tutte la significativa creazione dell’ Osservatorio Astronomico, la “Specola” oggi a lui dedicata, realizzato con l’ apporto fondamentale della cittadinanza e delle sue intelligenze migliori.
Ma qualcosa si spezza nel rapporto con il Partito che l’ aveva sempre sostenuto e che ne propone la sua elezione in Provincia, a metà degli anni 70, ritenendo opportuno un ricambio al vertice del Comune, da lui e dai tanti suoi sostenitori assolutamente non condiviso e contrastato apertamente, e provocando una drammatica spaccatura in seno alla stessa sezione del partito di Soresina, la cui maggioranza è però d’ accordo con la linea imposta dal Partito.
Viene rieletto Sindaco dando vita ad una Giunta di “compromesso storico”, appoggiato da tutti i partiti presenti in Consiglio ad eccezione del rappresentante liberale, provocando però, in una successiva fase, la decisione degli organi dirigenti di Cremona, con qualche rara eccezione e posizione critica, della sua espulsione dal Partito Comunista, che avviene nel 1978 contestualmente alla crisi amministrativa a Soresina per la quale è costretto a lasciare la carica di Sindaco fino ad allora ricoperta.
Piero non si dà assolutamente per vinto, non essendo intenzionato a lasciare il Comune per cui tanto si è battuto: fonda nel 1978 la Lega dei Comunisti e dà vita nel 1979 ad una lista civica: “Unità per Soresina”, con la certezza di avere ancora un largo consenso della cittadinanza.
Tale consenso si rileva nelle elezioni amministrative del 1979, pur se eletto tra i banchi dell’ opposizione, e successivamente, dal 1985 al 1993, in qualità di Vice-Sindaco nella Amministrazioni ad orientamento democratico / cristiano guidate da Franco Vaiani.
Non viene più rieletto nelle elezioni amministrative del 1993, candidato nella lista di “Soresina Democratica”, pur seguendo sempre con energia e passione le vicende del suo Comune.

Sala del Podestà: 50° anniversario della Resistenza.

Il 23 marzo del 1995, per iniziativa dell’ Amministrazione Comunale e del Comitato Unitario Antifascista, nella Sala del Podestà si tiene una manifestazione per ricordare il 50° anniversario della Resistenza.
Al tavolo dei relatori: Severina Rossi, Piero Borelli, Vittorino Gazza.
Dopo Severina Rossi Piero prende la parola per illustrare le sue esperienze di partigiano nella Resistenza svolte nel territorio cremonese e mantovano dal 25 luglio ’43 alla fuga dal cremonese per riparare nel territorio veronese-mantovano nel settembre ottobre 1944.
Ricorda in particolare la sua prima inconsapevole formazione politica all’ oratorio Sirino, el Serén, dove c’ era don Angelo Grassi, un sacerdote da lui molto apprezzato e stimato, ed appartenente a quella schiera di sacerdoti “migliolini” decisamente avversari del fascismo. Al Serén non si faceva politica, ma si trattavano importanti temi etico-morali lontani dai valori e dalla formazione che il fascismo voleva diffondere tra i giovani.
Qui conosce Don Ressi, dal quale riceve, anche se ancora non bene avvertita, la prima vera formazione antifascista: Don Ressi, appartenente alle formazioni di Giustizia e Libertà, si farà saltare in aria, dopo essere stato scoperto, a Milano insieme alla caserma tedesca oggetto del suo attentato.
Il 25 luglio del 1943, alla caduta del fascismo con la destituzione di Mussolini, racconta Piero, ci saranno diversi episodi a Soresina tesi a ridicolizzare, da parte degli avversari del fascismo, i personaggi locali che simpatizzavano per il Regime.
Incomincia a prendere contatto con alcuni antifascisti che frequentano il suo bar, tra cui Pino Callini e Natale Mosconi, e poi con Paolo Ponzini, da lui definito un “grande socialista una persona di indiscussa onestà, integerrimo sotto ogni aspetto”: nella casa del Ponzini si riunivano alcuni antifascisti, tra cui la Pina e la Maria Rossi, proprietarie terriere, che durante tutta la Resistenza aiuteranno i giovani renitenti contrari alla chiamata alle armi…Questi contatti iniziali con il movimento antifascista aiuteranno Piero ad avvicinare la componente comunista della Resistenza, realizzando il primo incontro presso il cimitero di Soresina con un militante della sezione locale del Partito Comunista, Arnaldo Bera, nell’ agosto / settembre del 1943: qui il suo discorso accenna a qualche altro militante antifascista incontrato allora, quindi sfuma e si interrompe all’ improvviso….
Soresina quella sera perde uno dei suoi personaggi migliori, che per la sua Città ha saputo dedicare, dopo avere combattuto nella Resistenza rischiando la vita, le proprie migliori energie e la stima dei tanti cittadini che per un lungo periodo ne hanno appoggiato gli obbiettivi amministrativi condividendone l’ operato.
Un uomo che, nonostante le critiche anche dei suoi stessi compagni di lotta politica, ha ricevuto, seppure postumo, un attestato di ricordo e di stima non comuni: “Borelli fu senz’ altro uno dei nostri compagni più capaci; fu in particolare un ottimo amministratore pubblico. Dopo l’ elezione a Sindaco si dedicò in massima parte a questo incarico nel suo Comune. Anche ai problemi degli Enti Locali più in generale, assumendo la presidenza della rinata Lega dei Comuni democratici. Professionalmente svolgeva attività di insegnante di educazione fisica; era serio e bravo nel rapportarsi con i propri concittadini. Ed infatti per una trentina d’ anni fu eletto consigliere comunale come candidato del P.C.I. e della sinistra, quindi fu sempre designato, senza interruzione, alla carica di Sindaco dal Consiglio Comunale…….” ( testimonianza di Franco Dolci in “Cremona Rossa” cremonalibri editore 2011).
Piero avrebbe letto volentieri, abbozzando con leggera ironia quel sorriso che tanto lo caratterizzava, queste parole che dimostrano che la Storia, comunque sia, nessuno di noi la può cambiare….

Cremona, novembre 2012

Luca Sagona

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