Mese: agosto 2014

L’istituto Ponzini riaprirà la prima classe, che l’anno scorso aveva dovuto rinunciarvi per l’eseguo numero di iscrizioni.

Il quotidiano cremonese “La Provincia” dà il dovuto risalto, considerandola una bella notizia e così l’istituto torna ragionevolmente a sperare, quale unica scuola superiore di Soresina. Torna quindi a “battere i battenti” la sospirata prima classe, anche se c’è l’amarezza che due classi i geometri della terza andranno al Vacchelli di Cremona, come i ragionieri al Beltrami. La vicepreside Gloria Grazioli spera ragionevolmente che l’istituto abbia ancora un suo avvenire: i primi numeri che circolano incoraggiano. Dice infatti Gloria Grazioli che partirà solo la sezione ragionieri e non la classe comune particolare nei due indirizzi, ma con i ragazzi l’organico potrà arrivare ai cinque anni. La notizia rende tutti incoraggianti per la potenzialità dell’istituto. Anche le cose vanno bene per i corsi serali che per il nuovo anno scolastico hanno registrato un boom di iscrizioni.
Ricordiamo i vantaggi della presenza di un istituto di scuola secondaria superiore sul proprio territorio sono presto detti: evitare agli alunni i disagi e i costi del viaggio per raggiungere la sede scolastica; il rientro rapido in famiglia al termine delle lezioni; il rapporto immediato e diretto con la dirigenza scolastica; il facile controllo dei ”movimenti” e delle frequentazioni dei figli. Insomma…sarebbe stato davvero imperdonabile farsi portar via una tale ricchezza.

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Abbigliamento nuovo

Fino a pochi decenni fa, per lo più, un giovane cresceva in una casa in cui altre generazioni della sua famiglia avevano vissuto; portava addosso aggetti, di cui l’orologio era il più emblematico (la cassa portava talvolta incisi i nomi successivi dei proprietari), a volte anche abiti appartenenti al padre, o ai fratelli maggiori: tutto cose dotate di una propria storia ben nota e che era rievocata non senza motivi di orgoglio.
Questo atteggiamento si è capovolto e oggi il desiderio e la fantasia si rivolgono a tutto ciò che è più recente, non ancora visto: l’ultimo spettacolo, l’ultimo passatempo, l’abbigliamento più nuovo.

Ricambio Generazionale

 

In una società stabile e statica i giovani sono coloro che sono destinati a rimpiazzare gli adulti in un processo di ricambio generazionale, garantendo la riproduzione della società e della sua cultura non delle strutture, bensì solo delle persone.

Al contrario, in società come quelle attuali, fortemente dinamiche, impegnate nella realizzazione di un loro progetto di trasformazione sociale, il compito dei giovani non è uguale a quello della generazione che li ha preceduti; si affida il compito di realizzare la società “nuova” che per i padri era soltanto una promessa, mentre per i figli deve diventare una realtà.

Al bando le armi

L’educazione nel processo di educazione dell’uomo e del cittadino democratico assolve due funzioni veramente essenziali.  tornado
La prima è quella di sostegno, vale a dire che occupa il posto che, nei regimi autoritari, spettaà alla forza delle armi e alla coercizione esterna. Ma vi è una seconda e più profonda funzione, quella per cui la democrazia è comunicazione di esperienza, liberazione di capacità, opportunità offerte a tutti in modo agevole ed equo.
Questa è la scelta da fare.

E’ morto l’artista Paolo Cabri

E’ deceduto Paolo Cabri, aveva 72 anni ed era uno degli artisti più noti della città, tanto che in ogni casa, si può dire, è appeso un suo quadro. Oltre che pittore era scultore che sapeva tradurre mirabilmente figure che si ispiravano all’artista Antonio Biasini. Paolo Cabri, persona mite, sapeva farsi voler bene da tutti. 

Lo rimpiangono oltre ai familiari molti amici ed estimatori. 

Il funerale sarà celebrato domani martedì alle 10.45 nella chiesa parrocchiale di San Siro. 

 

Il dialetto soresinese

Stemma di Soresina
SORESINA

Il d
ialetto Soresinese
Municipio di Soresina
I testi sono tratti dal libro “Esplorazione nell’area dei dialetti della provincia di Cremona” del Prof. Gianfranco Taglietti 1980-1985, col patrocinio dell’Amministrazione Provinciale di Cremona.
Il dialetto soresinese
Ad oriente del Serio morto si stende una zona che da Ticengo, Cumignano, Trigolo, scende a sud, fino a comprendere Genivolta, Azzanello, Casalmorano, Soresina, San Bassano. Ad un occhio poco attento sembra che il dialetto di queste località si identifichi in un’unica parlata stendentesi … a mo’ di valanga… fino al cremonese.
Le diversità, invece, tra località e località, dall’Oglio all’Adda, sono piuttosto consistenti. Per semplificare, distingueremo la zona Castelleonese (un’isola linguistica, come è stata definita e di cui abbiamo fissato le caratteristiche) e la zona di Soresina che di grado in grado segna il passaggio al cremonese.
Il soresinese, meno strisciato e meno ninato del cremonese, se ne distingue soprattutto per il prevalere del suono –i– sul suono e e per l’uso frequente del suono ö in sostituzione della u o della o(castelleonese u-:fìùl; cremonese -ó-:fìóol; soresinese ö-;fìööl).
Per quanto riguarda il suono e, già abbiamo pubblicato uno specchietto comparativo, che tuttavia può essere rivisto per maggior chiarezza:
Italiano
Castelleonese
Soresinese
Cremonese
le pietre
le préde
li préedi
le préede
le birre
le bìre
li bìri
le bìre
le gambe
le gàmbe
li gàmbi
le gàambe
gli sgambetti
le gambirùle
li gambirööli
le gambaróole

Negli sgambetti si avverte chiaro il passaggio dal suono udel castelleonese al suonoó del cremonese attraverso il suono ö del soresinese. Da sottolineare, poi, la contenuta lunghezza della vocale tonica; il soresinese, infatti, si differenzia al-quanto dal cremonese specie per la pronuncia più spedita ed aspra, oltre che per la notevole quantità di vocaboli del tutto autonomi e per la diversità delle finali.
Sul dialetto del soresinese hanno evidente influenza il milanese e soprattutto il cremasco, per cui ai Soresinesi accade di sentirsi chiedere se sono Bergamaschi per l’asprezza e la speditezza del loro linguaggio che li assimila, in parte, ai parlanti i dialetti orobici.

Soresina, centro della zona linguistica
Che Soresina dia il nome a questa zona, abbastanza omofona da farla considerare un territorio linguisticamente determinato, è del tutto normale, ove si ricordi che la città di San Siro è importante centro economico, ricco di industrie e di attività artigianali, mercato frequentato. Quarta nella provincia, per numero di abitanti, terza se escludiamo le frazioni, Soresina è posta nel mezzo di un fertile scacchiere agricolo di cui rappresenta il naturale mercato di accentramento e di smercio.
Le sue origini sono assai remote: la località forse esisteva già in epoca romana, nel 60 d.C., se San Siro, primo vescovo di Pavia, vi si rifugiò per sfuggire ad una persecuzione. Storicamente, il nome di Soresina appare per la prima volta nel 1087 quando Usberto, vescovo di Cremona, vi acquistò un lotto di terreno.
Le vicende della sua travagliata esistenza la vedono espugnata e saccheggiata più volte e più volte risorta a prospera vita. Ricca di monumenti, s’adorna della chiesa di San Siro, con il campanile di 51 metri, disegnato dal Voghera, che progettò pure il Cimitero, mentre il Palazzo comunale, il palazzo dell’Ospedale, il Teatro sociale debbono le loro linee architettoniche al Visioli che, in tal modo, onorò la sua città natale. Tanto fervore si alimentò, specie nella prima metà dell’Ottocento, dell’iniziativa amorosa degli abitanti.

Appunti di fonematica del soresinese
Riprendendo il discorso fonematico, si diceva che il Soresinese è caratterizzato dalle terminali in icome risulta da alcuni esempi addotti in comparazione con altri dialetti. C’è da aggiungere che anche il Cremonese rustico presenta finali in i.
Se a Cremona si dice le dóne, subito nel suburbio si può sentire li dùni, sicché il proverbio, frequente anche in città: de sutàane ghe n’è tàante, ma de dóne ghe n’è pòoche, suonerà nel dialetto soresinese: de sutàni che n’è tànti, ma de dùni che n’è pòchi, non diversamente che nella campagna cremonese, dove si noterà solo una differenza nella quantità delle toniche in a e inodi cui s’avvertirà un maggior tempo di durata. La desinenza iniresta tale al plurale femm. anche degli aggettivi, nonché degli articoli (es. li belèsi) e di conseguenza delle preposizioni articolate per cui troveremo chèsti figüri, li me òperi, li ciàpi, de li bèsti, li vòsti impresiòn, li bèli stàtüi, ne j andàni, cun chèli uperàai (femm. pl.).
In i terminano pure certi avverbi, come fòorsi (= forse). II suono u, che tanto di frequente chiudeva i fonemi del dialetto Cremasco e Soncinese (non del Castelleonese), torna nel Soresinese, non altrettanto frequente ma neanche raro. Così avremo férmu (anziché féermo), entüziàsmu (anziché entüziàasmo);ménu/diménu; zù (); guànu; secùndu mé; ècu, dòpu, fàtu stà; càzu; frütétu; vergùt; invèrnu; véciu, ecc. Anche nell’interno del vocabolo troviamo la u dove il cremonese ha lao-; neùut (neóot); nùm (nòom); mùnt (móont); giùuen (gióovin).
La o chiusa del vernacolo cremonese diventa per lo più ö (eu francese): vööl (vóol); cöör (cóor); vööri (vóori); fööra (fóora); pirööla (piróola); fìööl/fìùul (fìóol); böö (bóo); föi (fói); vörel (vóorel); pröa (próova); manzööi (manzóoi); pödi (pódi); cöta (cóta);ecc. La o del cremonese è, in soresinese, per lo più, ütüt (töt); tüti (töti); mücia (möcia); pügn (pögn),ecc. Non infrequente la apofonia daa ad e: steòlta; scrègna (scràgna); oppure da iad e: enfìna (infìin); ensùma (insùma); ensèma (insèma); entàant (intàant)e così di seguito. Anche in soresinese, come nel cremasco, nel soncinese, nel castelleonese, avviene spesso la obliterazione dell’aspirata iniziale o mediana. Così ultàadi anziché vultàadi; béei (béevi); ìta (vìta); edìi (vedìivi); öja (vója); òlta (vòolta); caecióla (cavecióola); egnìit (vegnìit); ìla (avìila). Vìit ha perduto la a iniziale (avìit);aimarìa la v mediana con la apofonia di ein i-; si dirà primaéra anziché primavéera; àrdi, invece di vàardi; léa, invece di léeva; ùus, invece di vùus; caedàgni, invece di cavedàgne; traìis, invece di travìis. Del cremonese véder (= vedere) rimane nel soresinese èt. Ma anche le terminali ercadono spesso: léc, per léger; ìs per éser; sustègn, per sustégner; nàs, per nàser e via dicendo. La vocale tonica in soresinese è per lo più breve, stialòn (stivalòon); bòn (bòon); fìlòn (fìlòon); nàs (nàas). Qualche perla locale abbiamo pescato qua e là: marùda per madüüra; lücelìna per il petrolio; andàa a la pés, = volgere al peggio; tiràt föra en qualvön (eccettuato qualcuno); na ciòpa, = un gruppo; dersedàa (desedàa); empuntilàat a la pògia, = appoggiato allo schienale; entremés, = in mezzo; zùuf = giogo (in cremonese: zóof); se destràmpa, = si scioglie; manimàa = di mano in mano; biliòn, = grossa biglia.

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Ricordiamo alcuni autori di poesie, testi ed interpreti del dialetto soresinese:
Luigi Talamona, Franco Merli, Peppino Cominetti, Ivalda Stanga, Edoardo Ginestri, Flavio Menozzi, Giuseppe Allegri, Palmira Pagliari, Pinuccia Pagliari Campanini, Dante Mainardi, Ciano Bertöl, Battista Manzella, Danilo Ferrari, ecc.

Tratto dal sito http://www.suresina.it