Mese: maggio 2014

CROTTA D’ADDA PESCA

Annunci

Il mondo e la fame

Sulla Terra i dieci miliardi di persone sono ormai un ricordo, e si pone di conseguenza un interrogativo drammatico. Come sopravvivere, con un’agricoltura sempre compromessa dai riequilibri ecologici delle costruzioni di edifici? Ci sarà l’erosione distruttiva di terre coltivabile con conseguente rimozione di produzione agricola globale. C’è gente, la stragrande maggioranza, che soffre di denutrizione e pochi magnati sfruttatori. C’è chi muore di fame e chi ha il ventre gonfio. L’orribile morte incombe fra troppa gente perché la condizione delle popolazione affamate è veramente drammatica. Occorrerebbe sostenere chi può garantire alle popolazioni un nutrimento con un’opera di distribuzione delle disponibilità, ma ciò è un’utopia, perché il Vangelo viene così calpestato come lo è stato Carlo Marx. Ci sono ancora grandi estensioni di terreno, ma non vengono considerate per l’egoismo di pochi sfruttatori guerrafondai. E così si arriverà alla fine del secolo, senza che nessuno muova un dito, visto che le persone per bene sono sempre più una rarità. Le possibilità di crescere ci sono, ma non vengono considerate da nessuno. Le istituzioni politiche ed economiche fanno altre scelte più propriamente personali: gli armamenti sono la loro ricchezza, altro che le superfici terrestri irrigate. Ci sono grandi coltivazioni di terreno che potrebbero garantire benessere per tutti, ma è una pianificazione che fa ridere i potenti. Ci si dice: “Si potrà ancora attingere energia necessaria per aumentare la produzione?” Certamente, ma in quale direzione? La risposta viene da sé: i soliti sfruttatori sanno quali scelte fare.

giuliozignani@alice.it

Le chiese scomparse di Genivolta

San Nicola da Tolentino

Pietro Perugino: san Nicola da TolentinoSi fa menzione di una chiesa dedicata a san Nicola da Tolentino nel 1519 e, successivamente, nel 1565; inoltre, è nota una sua ricostruzione avvenuta nel corso del XVII secolo e indicata come situata all’estremità del luogo di Genivolta presso la via che porta a Soncino. Propabilmente sorgeva in una zona prossima alla cappella dei Morti di san Lorenzo.

Le sue origini potrebbero risalirsi al XIII secolo quando viene citato in un antico documento un ospedale dedicato a san Nicola sul Morbasco, corso d’acqua che, com’è stato accertato, aveva origine un tempo a nord dell’abitato. Tuttavia sono noti anche rapporti della famiglia da Tolentino nel paese, quindi l’oratorio potrebbe avere avuto origini più recenti.

Nel 1641 l’edificio è ricordato come parvulum oratorium formae quadratae, un oratorio con muri grezzi e nudo tetto e con la porta priva di battenti. Dal XVIII secolo non se ne ha più traccia.

Santa Maria di Montirone

Ubicazione del Montirone rispetto a GenivoltaFin dall’anno 1188 si ha notizia di una chiesa presso l’abitato di Montirone, soggetta al vescovo di Cremona, della quale, tuttavia, non è nota la dedicazione.

Nel 1499, a seguito della scomparsa del rettore Filippo Tinti, il beneficio della chiesa di Santa Maria de Monte Tironoveniva conferito al prete Antonio Porri il quale vi rinunciò nel 1522 a favore dei frati del Terz’Ordine regolare di san Francesco. Il passaggio è sancito da una bolla di Adriano VI nella quale si vengono a sapere i motivi della rinuncia: la chiesa era oggetto di molta venerazione e gran concorso di fedeli, una sorta di santuario, per il quale si riteneva opportuna la presenza stabile di religiosi quali i frati di un convento che avrebbero potuto usufruire degli edifici rustici adiacenti trasformando così il complesso in un piccolo convento; la loro presenza permetteva di venire incontro stabilmente alle esigenze spirituali dei fedeli.

Verso la fine del Seicento si hanno descrizioni più precise della chiesa, con la cappella maggiore decorata e dipinta più bassa rispetto alla navata,  otto cappelle minori (quattro per lato), sei altari rispettivamente dedicati allo Spirito Santo, alla Vergine e ai santi Francesco, Antonio da Padova, Stefano e Fermo. Gli altari erano provvisti di ancone, statue e dipinti.

Nel corso del XVIII secolo la presenza di frati fu ridotta a sole tre presenze e, alienati i beni del convento nel 1771, i religiosi furono trasferiti; il complesso del Montirone fu messo all’asta e acquisito al costo di 1.122 lire da tale Tenca di Genivolta, il quale trasformò nel 1772 il complesso in cascina e fece demolire la chiesa.

San Pietro

Doveva essere una chiesa antichissima, menzionata in un atto rogato nel 966 in Genivolta. Nel 1565 appariva in stato di abbandono tanto che, secondo le disposizioni dell’arciprete Cesare Guarneri, vi veniva attinto materiale per la costruzione della nuova chiesa parrocchiale. Forse ricostruita e nuovamente demolita, presso la cascina Montirone si rilevano tracce delle arcate delle campate laterali lungo una muraglia.

San Rocco

L'oratorio di san Rocco in una foto antecedente al 1920Come in altri luoghi, è probabile che l’origine del culto a san Rocco risalga al XVI secolo quale voto in occasione di una delle tante pestilenze. Sorgeva all’angolo delle attuali via Parmigiani e via Castello e, originariamente, era preceduta da un portichetto.

Tra il 1723 e 1738 i confratelli della Santissima Trinità dei Pellegrini ristrutturano l’edificio, ampliandolo e dotandolo di un nuovo campanile. L’interno doveva apparire tutto affrescato con all’altare la pala con San Rocco che intercede presso la Vergine e la Trinità, ora conservata nella chiesa parrocchiale.

In seguito fu sede della confraternita della Trinità legata aiTerziari francescani, quindi chiesa sussidiaria della parrocchiale; nell’Ottocento l’oratorio fu adibito a ricovero di colerosi.

Fu demolito verso il 1920.

Torna all'inizio del contenuto

Il comune di Grumello

Il Comune di Grumello Cremonese è situato nella zona meridionale della provincia di Cremona, in prossimità del fiume Adda, prima dello sbocco di questo nel Po.
La sua distanza dal capoluogo di provincia è di circa 15 km. ed è accessibile dalla S.S. n° 415 (Paullese) o dalla S.S. n° 234 (Codognese).

castello di Grumello
castello di Grumello

Cenni Storici
La lontana origine di Grumello non è ben definita in quanto mancano i documenti dimostrativi.
Alcune fonti assegnano la formazione di Grumello a borgo verso la fine del VI secolo e cioè nel periodo della dominazione longobarda, altre addirittura al III secolo d.C. come testimoniano alcuni ritrovamenti di monete tesaurizzate risalenti a quell’epoca.
La denominazione Grumello potrebbe derivare da “grumulus”, che vuol dire monticello, piano che si eleva dalle acque; si tratta infatti di un territorio sopraelevato rimasto illeso da una inondazione avvenuta nel 586 nel corso della quale pare andarono distrutte undici borgate. Anticamente Grumello Cremonese apparteneva al fondo dei Dovara. Dai Dovara passò a Filippo Gonzaga, per dote, nel 1360. Poi se ne hanno notizie sicure solo nel 1525, quando Francesco II Sforza ne investì Giovan Battista Affaitati. Estintasi la famiglia nel 1660, il feudo passò ai Belgioioso.
Il comune di Grumello è formato da tre distinti centri abitati: il capoluogo e le frazioni di Zanengo e Farfengo. Si ritiene che i nomi delle due frazioni derivino da qualche colonia teutonica ivi stabilitasi, come starebbero ad indicare le desinenze “Engo”. 

Popolazione ed economia
La popolazione residente nel Comune è passata dai 3689 abitanti del 1948, agli attuali 1900. la diminuzione è stata abbastanza rilevante nel decennio ’62-’72 dove il calo demografico è stato del 20% causa la forte emigrazione verso località che offrivano posti di lavoro e sistemazioni migliori.
L’economia del comune di Grumello è basata sull’agricoltura, la piccola industria ed artigianato esistente e sulle attività commerciali. L’agricoltura è caratterizzata, se si eccettuano 4 o 5 grosse aziende, da una proprietà molto frazionata e di piccola entità, infatti il territorio è diviso in piccoli appezzamenti di proprietari diversi i quali possiedono altri campi molto distanti tra loro. Diverse aziende agricole sono dedite all’allevamento bovino.
La produzione agricola locale riguarda principalmente cereali, ma negli ultimi anni sono state introdotte nuove coltivazioni come la soia, la barbabietola da zucchero Le attività artigianali insediate nel teritorio oltre ad essere quelle tradizionali riguardanti i campi dell’edilizia e dei servizi, sono anche quelle relative alla produzione e riparazione di macchine agricole, serramenti ecc… Le attività industriali riguardano settori diversi: cartotecnico, oleodinamico, produzione manufatti in cemento. Vi sono infine attività commerciali e di pubblici esercizi mentre una piccola parte di grumellesi sono impiegati in attività diverse in altri comuni. 

IN OTTOBRE PAOLO VI SARA’ BEATO

Paolo VI sarà beato. Papa Francesco ha, infatti, autorizzato il prefetto della Congregazione dellecause dei santi, il cardinale Angelo Amato, a promulgare il decreto sul miracolo attribuito all’intercessione di Giovanni Battista Montini. La decisione di Bergoglio arriva pochi giorni dopo le canonizzazioni di Giovanni XXIII, che creò cardinale l’allora arcivescovo di Milano Montini nel suo primo concistoro, nel 1958, e di Giovanni Paolo II, che, nel 1978, succedette a Paolo VI dopo la breve parentesi dei 33 giorni di pontificato di Giovanni Paolo I. La data scelta dal Papa per la celebrazione della beatificazione è domenica 19 ottobre 2014, giorno in cui termineranno le due settimane del Sinodo dei vescovi, organismo consultivo voluto da Paolo VI subito dopo il Concilio Vaticano II, a cui Bergoglio ha affidato quest’anno il tema della famiglia con particolare attenzione al dibattito sulla comunione ai divorziati risposati. La cerimonia avverrà in piazza San Pietro e sarà presieduta eccezionalmente da Papa Francesco, poiché Bergoglio come Ratzinger e a differenza di Wojtyla presiede soltanto le canonizzazioni.

Il miracolo che porterà Montini alla gloria degli altari è la guarigione, avvenuta nel 2001 negli Stati Uniti d’America, di un feto che al quinto mese di gravidanza si trovava in condizioni critiche per la rottura della vescica fetale, la presenza di liquido nell’addome e l’assenza di liquido nel sacco amniotico. Tanto che la diagnosi parlava di morte del piccolo nel grembo materno o digravissime malformazioni future e aveva consigliato anche la possibilità di un’interruzione di gravidanza. La mamma però rifiutò e, su suggerimento di una suora italiana che l’aveva conosciuto, si rivolse nella preghiera all’intercessione di Montini. Successive analisi mostrarono il miglioramento della situazione e la nascita avvenne all’ottavo mese con parto cesareo, con il neonato in buone condizioni generali. La salute del bambino, ora diventato adolescente, è stata poi costantemente monitorata. Il 12 dicembre scorso la consulta medica della Congregazione delle cause dei santi ha certificato l’inspiegabilità della guarigione, mentre il 18 febbraio scorso i teologi del dicastero vaticano hanno riconosciuto l’intercessione di Montini. Il 6 maggio 2014 la conferma definitiva da parte della plenaria dei cardinali e vescovi della Congregazione delle cause dei santi.

Dei 15 anni di pontificato di Paolo VI nella memoria dell’opinione pubblica sono impressi in modo indelebile gli ultimi mesi di vita quando, il 21 aprile 1978, il Papa scrisse una lettera alle Brigate rosse chiedendo la liberazione dello statista della Democrazia cristiana. “Vi prego in ginocchio,liberate l’onorevole Aldo Moro, semplicemente, senza condizioni, non tanto per motivo della mia umile e affettuosa intercessione, ma in virtù della sua dignità di comune fratello in umanità, e per causa, che io voglio sperare avere forza nella vostra coscienza, d’un vero progresso sociale, che non deve essere macchiato di sangue innocente, né tormentato da superfluo dolore”. Un appello che, come è noto, non fu ascoltato. Dopo l’omicidio di Moro, Montini decise di presiedere la Messa esequiale in suo onore nella cattedrale di Roma, la Basilica di San Giovanni in Laterano, rompendo un altro tabù perché mai un Papa aveva partecipato ai funerali di un laico.

Ma Paolo VI è molto di più. È il Pontefice della modernità che eredita da Giovanni XXIII la “croce” delConcilio ecumenico Vaticano II e lo fa suo traghettandolo, dalla seconda alla quarta e ultima sessione, al riparo dagli scismi. È sotto Montini che gli oltre 2500 padri conciliari approvano tutti i documenti del Vaticano II. Al termine della grande assise voluta da Roncalli Paolo VI medita una prima volta le dimissioni. Si domanda se il suo compito non sia concluso e debba passare ad altre mani il timone della barca di Pietro. Una seconda volta Montini valuterà seriamente l’opportunità dilasciare il pontificato. È il 1972 e Paolo VI è alla vigilia dei 75 anni, l’età che lui stesso aveva fissato per la pensione dei vescovi di tutto il mondo. Il Papa si interroga se questa norma valga anche per sé, per il vescovo di Roma, ma alla fine la risposta è negativa.

Montini è l’ultimo Papa a farsi incoronare con la tiara che poi abbandona per metterla in vendita e offrire il ricavato ai poveri. È il primo Pontefice a prendere l’aereo e a tornare in Terra Santa, nel gennaio 1964, e ad abbracciare il Patriarca di Costantinopoli Atenagora annullando le scomuniche reciproche. È il primo vescovo di Roma a parlare all’Onu in nome della Chiesa “esperta in umanità”, a visitare i moribondi in India assistiti da madre Teresa di Calcutta. Ma è anche il Papa dell’enciclica “Humanae vitae”, firmata nel 1968, che chiude le porte ai metodi contraccettivi. “Dobbiamo ancora una volta dichiarare – scrive Montini – che è assolutamente da escludere, come via lecita per la regolazione delle nascite, l’interruzione diretta del processo generativo già iniziato, e soprattutto l’aborto diretto, anche se procurato per ragioni terapeutiche. È parimenti da condannare, come il magistero della Chiesa ha più volte dichiarato, lasterilizzazione diretta, sia perpetua che temporanea, tanto dell’uomo che della donna. È altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione“.

Paolo VI è anche il Pontefice del Giubileo del 1975, tre anni prima della morte, quando alcuni calcinacci della Porta Santa della Basilica Vaticana gli cadono addosso in mondovisione. Un presagio, secondo alcuni osservatori, per quel Pontefice italiano che ai fedeli, qualche anno prima, aveva detto: “Posso domandarvi la grazia che voi non vi rifiutate di amare il Papa? Amate il Papa, al quale senza suo merito o ricerca è affidata la singolare missione di rappresentare il Signore davanti alla Chiesa universale e che non ha altra aspirazione se non quella di salvare, di farvi felici, perché la sua autorità è un servizio: il servizio del servo dei servi di Dio”. Un Papa non compreso che nel suo testamento scardinò l’ultimo tabù del potere monarchico dei Pontefici: “La tomba amerei che fosse nella vera terra, con umile segno, che indichi il luogo e inviti a cristiana pietà. Niente monumento per me”. E da quella tomba nelle grotte vaticane, il giorno della beatificazione, il corpo di Paolo VI sarà tolto e portato nella Basilica di San Pietro dove già riposano San Giovanni XXIII e San Giovanni Paolo II.
di 

IL NEGOZIETTO

18 IL NEGOZIETTO Spariscono i negozietti, si fanno spazio i supermarket e i doscount. Era bello avere come clienti più assidui bambini. Entrano e vogliono un sacco di cose. Ma le mamme spendono con oculatezza e spesso sento che dicono ai loro figli , che tradotto vuol dire con la paghetta dei nonni…Che scelte fanno? Cercano i prodotti reclamizzati in tv e quando entrano in negozio hanno già le idee chiare, che sono quelle dei loro figli, a loro volta condizionati dai giocattoli visti in tv -E con i libri di scuola? Se si tratta dei primi anni delle elementari, la prenotazione è molto anticipata, già in luglio per intenderci. C’ è infatti un gran desiderio delle mamme di accontentare la curiosità , specie dei remigini. Poi,. man mano i figli crescono, si arriva alle prenotazioni dell’ ultimo momento. E qui un piccolo rimprovero andrebbe fatto ai genitori . E’ bello vedere che c’ è chi ha ancora la voglia di farsi avanti, mentre i commercianti che hanno fatto storia man mano battono in ritirata e al loro posto, ma non sempre, entrano gli extracomunitari. Infatti troppe sono le saracinesche che vengono abbassate senza subentri. Certo il motivo principale è dovuto alla presenza di cinque supermercati, che a Soresina hanno spazzato via tanti piccoli negozi. Eppure c’ è ancora chi rimpiange il rapporto interpersonale con l’ esercente, quando si va a fare la spesa. Specialmente i più anziani, che nei discount sembrano smarrirsi, amano recarsi ancora nel loro tradizionale negozietto, dove una volta si trovava di tutto e ora capita di doversi rassegnare e fare a meno di piccole cose che stentano a trovare e che però sono utili in una casa. E poi c’ è la qualità del prodotto che viene a volte messa in discussione. Insomma Soresina, per antonomasia considerata ” città dei servizi “, ora ha dovuto aggiornarsi anche nel campo commerciale, che rimane, è vero, una delle realtà più fiorenti, ma il suo centro , un tempo ricco di luce e di vita, si è spostato in periferia, dove nella zona commerciale fervono le attività dell’ ultima generazione. E c’ è chi rimpiange la Soresina dei vecchi tempi, quando il pizzicagnolo, il droghiere, il vetraio, il cappellaio e il negozietto piccolo market dove trovavi di tutto, erano il punto di riferimento delle nostre massaie, che comperavano e scambiavano volentieri quattro chiacchiere, che per loro rappresentava magari l’ unica evasione di tutta la giornata…

Spinadesco, nuova capitale lombarda della pesca sportiva

Di Daniele Rescaglio

Cremona, 19 agosto 2013 – Arrivano all’alba nei giorni del fine settimana. In macchina canne da pesca che valgono una fortuna e addosso tanta voglia di provare quel campo di gara, il migliore d’Europa. Sono i pescatori, quelli che esercitano questa attività come uno sport ai massimi livelli, da professionisti, la nuova linfa per Spinadesco, duemila anime alle porte di Cremona e da qualche anno a questa parte trasformatasi nella piccola capitale lombarda della pesca sportiva. 

Il campo di gara, duemilaottocento metri lungo il Canale Navigabile, ha avuto l’onore delle cronache mondiali quando, quattro anni fa, ospitò i mondiali di pesca sportiva al colpo. Da allora laFipsas, Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee, lo ha inserito stabilmente nei campi di gara federali e le federazioni della Lombardia e dell’Emilia Romagna l’hanno scelto come terreno per le competizioni.

Una grande opportunità per ridare un po’ di fiato alle nostre attività. Oggi Spinadesco è conosciuta in giro soprattutto per la pesca – racconta Elvio Mostosi, assessore alla sicurezza, viabilità e protezione civile del Comune di Spinadesco -. Ogni domenica, a volte anche il sabato, nel piccolo paese arrivano decine di persone, dalle settanta alle duecento, a seconda delle manifestazioni in corso a livello federale. Un numero decisamente alto che ci ha portato a fare dei ragionamenti».

Ogni gara necessita di attività preparatorie, vedi la distribuzione dei cartellini e delle posizioni di ogni singolo pescatore, attività che vengono svolte nei punti di ritrovo che sono i bar. «Ho interpellato tutti gli esercenti e ho chiesto realmente quante persone erano in grado di ospitare, quindi a seconda del numero dei partecipanti vengono mandati in uno o nell’altro locale» continua l’assessore. E che la pesca sportiva rappresenti una delle opportunità su cui il Comune ha puntato lo dimostrano altri «accorgimenti».

«Prima delle sette abbiamo insistito perché non si facciano gare. Ma non solo, pensi che la federazione si impegna a pagare la tassa di smaltimento dei rifiuti. Con l’avvento della Tares può significare un po’ di respiro per i nostri cittadini». «E’ vero quando si trovano ai bar può esserci un po’ di rumore, ma tutto finisce dopo un quarto d’ora, al termine della consegna dei cartellini». Dopo seguono quattro ore di religioso silenzio e concentrazione per la gara.