Mese: maggio 2014

Pipistrelli Vampiri

 

Soresina- Cani e gatti non sempre hanno vita facile, anche se molti sono i soresinesi che li hanno in casa e li accudiscono con tanto affetto. E’ ancora fresco il ricordo di una ventina di cani morti avvelenati alcuni anni fa nell’ area adiacente al cimitero e soprattutto a Paderno Ponchielli. Si teme un ritorno di questi spiacevoli fatti, dopo che una signora si era vista morire il proprio cane, mentre a nulla è valso il pronto intervento del veterinario. Nonostante le cure praticate, dopo due giorni la bestiola era morta e il referto veterinario parlò di avvelenamento. La signora aveva portato, come fanno altri, il proprio cane nel parco giochi di via Milano. La stessa cosa era successa alcuni anni fa a dei gatti, per cui si pensò ( è questa sempre la versione che venne data ) che ci fosse stata chi aveva deposto polpette avvelenate. Il pericolo maggiore, ci vien fatto osservare, è che se un cibo del genere viene portato da una gatta ai propri micini, e in casa c’ è qualche bambino che s’ accosta a quella polpetta credendo di poterla mangiare, sarebbe un bel guaio. Non si tratta di fare allarmismo, ma certo il pericolo ci può essere e comunque anche cani e gatti hanno diritto di vivere. C’ poi tra queste bestiole chi si caccia nei guai da soli, come alcuni cani delle Peschiere visti con tre zampe, per averne persa una rincorrendo il treno, forse attratti per non dire calamitati al suo passaggio, in velocità ancora ridotta perchè poco lontano dalla stazione. Anche qualche gatto in zona Persicana gironzolava senza coda o con mezza zampa staccata o con un solo orecchio perchè assaliti dalle volpi. E’ pure accaduto in via Benzoni che dei pipistrelli vampiri hanno succhiato tutto il sangue alle galline di un pollaio, lasciandole esanimi agli occhi esterefatti della proprietaria, che oltretutto si era accorta che anche le arachidi, da lei faticosamente coltivate nel proprio orto e poi appese al soffitto per farle essicare, sono state divorate da quei pipistrelli. Poi ci sono gli inconvenienti del ” mestiere “, come quei fagiani finiti nelle trappole, poste lungo le rive dei fossi per catturare le nutrie in zona Sentieri. Si dice vita da cani: però si eviti almeno di avvelenarli.

Giulio Zignani

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Diego Vairani: Sindaco di Soresina

vairaniCome era nelle previsioni è stato eletto sindaco Diego Vairani  essendo risultato primo assoluto il PD nelle elezioni comunali, sconfiggendo di gran lunga tanto Cinque Stelle che Forza Italia.

In un prossimo servizio daremo i risultati di tutti i voti ottenuti nei comuni di zona, a dimostrazione che chi “incassa” non sono le promesse fallaci ma la serietà degli impegni assunti in particolare da Rinnova Soresina.

Finalmente, e i fatti lo dimostreranno, la città cambierà molto, dando l’addio al commissario…..

Molte le congratulazioni e le feste riservate al neo eletto, che ha profuso tutto il suo impegno per dare un volto nuovo alla nostra città.

Paolo VI sarà beato il 19 ottobre

Paolo VI sarà proclamato beato il 19 ottobre. Papa Francesco ha ricevuto venerdì sera in udienza privata il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, e ha autorizzato la Congregazione a promulgare, tra gli altri, il decreto riguardante il miracolo attribuito all’intercessione del venerabile servo di Dio Paolo VI (Giovanni Battista Montini). Il Pontefice ha inoltre autorizzato il Dicastero a comunicare che il rito della beatificazione avrà luogo in Vaticano il 19 ottobre 2014.

Un altro beato e 3 nuovi venerabili. Gli altri decreti riguardano la beatificazione di Luigi Caburlotto, sacerdote diocesano e fondatore dell’Istituto delle Figlie di San Giuseppe, nato a Venezia nel 1817 e morto nel 1897, e il riconoscimento delle virtù eroiche di Giacomo Abbondo, sacerdote diocesano morto nel 1788,Giacinto Alegre Pujals, sacerdote professo della Compagnia di Gesù morto nel 1930 e Carla Barbara Colchen Carré de Malberg, madre di famiglia, fondatrice della Società delle Figlie di San Francesco di Sales, morta nel 1891.

Il Papa agli Istituti secolari: «Anche per La Pira e Barelli, gridate: ‘santi subito’»
Il Papa incontrando i membri degli Istituti secolari – gruppi di laici cattolici di cui hanno fatto parte anche Giorgio La Pira e Armida Barelli – ha rivolto alcune parole a braccio. “Non vi leggo il discorso – ha detto – per non annoiarvi, e ve lo consegno”. “Volevo dirvi – ha proseguito – che forse è possibile in voi la tentazione di dirsi ‘cosa posso fare io, a che servo’, ebbene – ha aggiunto – ricordatevi che il Signore ci ha parlato del seme del grano, la vostra vita è come il seme del grano, il lievito, che sta lì, occorre fare tutto il possibile perché il regno venga, cresca, sia grande e anche custodisca tanta gente”. “Pensate – ha aggiunto – questa piccola vita, questo piccolo gesto, questa vita normale, ma è il lievito, è il seme che fa crescere, e questo vi darà consolazione, i risultati in questo bilancio sul regno di Dio non si vedono, i risultati non si vedono, soltanto il Signore vi fa percepire qualcosa, piccolina, vedremo, i risultati lassù e per questo è importante che voi abbiate tanta speranza. È una grazia – ha proseguito – che voi dovete chiedere al Signore sempre la speranza, la speranza che va avanti, che non delude, e vi consiglierei di leggere molto spesso li capitolo decimo della Lettera agli Ebrei, a proposito della speranza, imparate che tanti padri nostri hanno fatto questo cammino e non hanno visto i risultati ma li hanno salutati da lontano, la speranza è quello che vi auguro, grazie tante per quello che fate nella chiesa, per la preghiera, l’azione e per la speranza e non dimenticate eh, siate rivoluzionari”.

Dalla platea è stato chiesto quando procederanno le cause canoniche per Giorgio La Pira e Armida Barelli e il Papa ha replicato, alludendo a Karol Wojtyla: “Andate avanti, eh, il popolo qui, nel 2005 ha gridato ‘santo subito’ e poco dopo è stato fatto santo, gridate voi per questi due, grazie, è un piacere”.

Paolo VI

Diario Vaticano / Che cosa resta di Paolo VI, prossimo beato

Fu il papa che guidò i primi passi della conferenza episcopale italiana, anche nella strenua difesa del matrimonio indissolubile. Oggi Francesco prende lui il comando della CEI. Con uno spericolato secondo pilota: monsignor Galantino

di Sandro Magister



CITTÀ DEL VATICANO, 19 maggio 2014 –  Nel pomeriggio di oggi papa Francesco introdurrà lui, con un suo discorso, i lavori dell’annuale assemblea plenaria della conferenza episcopale italiana.

Sarà la prima volta che un pontefice compirà un atto di tale portata e significato, anteponendosi al presidente in carica della CEI che prenderà la parola solo il giorno dopo.

È già questo un evento fuori dal comune. Ma in questi stessi giorni sono accaduti altri due fatti che toccano anch’essi nel profondo la vita della Chiesa italiana, nel suo passato, nel suo presente e forse nel suo prossimo futuro.

Il primo è l’annuncio che Paolo VI – il papa che “creò” l’attuale CEI – sarà presto fatto beato.

Il 10 maggio papa Francesco ha autorizzato la congregazione delle cause dei santi a promulgare il decreto che certifica canonicamente un miracolo attribuito all’intercessione di Paolo VI e nello stesso giorno ha ufficializzato che il rito di beatificazione di papa Giovanni Battista Montini sarà celebrato in Vaticano il 19 ottobre prossimo.

Il secondo fatto è lo scoccare del quarantesimo anniversario del referendum del 12 maggio 1974 che sancì definitivamente l’introduzione del divorzio in Italia.

La legge che consentiva il divorzio era stata votata dal parlamento italiano il 28 novembre del 1970, mentre Paolo VI faceva tappa nelle Filippine durante un suo lungo viaggio in Estremo Oriente e in Oceania. Un gruppo di autorevoli laici cattolici tra i quali Gabrio Lombardi, Sergio Cotta, Augusto Del Noce e Giorgio La Pira promossero un referendum popolare al fine di abrogarla. Il referendum si tenne dopo quasi quattro anni. Ma il proposito di cancellare il divorzio fu respinto dal “no” di quasi il 60 per cento dei votanti.

La Chiesa italiana e Paolo VI per primo vissero come una svolta drammatica quel passaggio epocale.

Ne fanno testo i due discorsi che papa Montini rivolse all’episcopato italiano subito prima e poco dopo quel memorabile 12 maggio 1974.

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Il primo discorso, del 9 maggio di quell’anno, fu occasionato dall’inaugurazione della nuova sede della conferenza episcopale:

> “Noi siamo lieti…”

Rivolgendosi al consiglio permanente dell’episcopato italiano Paolo VI disse:

“Non possiamo in questo momento tacere la nostra piena adesione alla posizione presa – per fedeltà al Vangelo e al costante magistero della Chiesa universale – dall’episcopato italiano nelle presenti circostanze per la difesa e per la promozione religiosa, morale, civile, sociale e giuridica della famiglia”. 

E aggiunse con la sua densa ed elegante prosa, in epoca web andata fuori moda ma non per questo meno chiara ed efficace:

“L’affermazione, fatta da voi, pastori saggi e responsabili di tutta la comunità ecclesiale italiana, circa l’indissolubilità del matrimonio, fondata sulla  parola di Cristo e sull’essenza stessa della società coniugale, esige anche da noi, e da noi per primi, aperta conferma, la quale non è suggerita da una considerazione unilaterale della questione, né vuole avere alcuna risonanza polemica, ma vuole pubblicamente riconoscere l’autorevolezza della vostra pastorale notificazione, e vuole insieme riproporre con fiducioso rispetto a quanti hanno a cuore l’incondizionata pienezza dell’amore fra i coniugi, la saldezza dell’istituto familiare, la protezione doverosa e l’educazione amorosa della prole da parte dei genitori, un tema quanto mai grave”.

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Il successivo discorso di Paolo VI ai vescovi italiani riguardante l’ormai confermata legge del divorzio risale invece all’8 giugno 1974, nell’omelia della messa che papa Montini concelebrò durante l’assemblea generale della CEI di quell’anno:

> “Eccoci ancora una volta uniti…”

In essa Paolo VI lamentò così l’esito del referendum:

“Esso ha procurato a noi la dolorosa conferma di vedere documentato quanti cittadini di codesto sempre dilettissimo Paese non siano stati solidali in un esperimento relativo a un tema, l’indissolubilità del matrimonio, che avrebbe dovuto, per indiscutibili ragioni civili e religiose, trovarli assai più concordi e più comprensivi”.

In più, Paolo VI criticò in modo fermissimo quei consistenti settori di mondo cattolico che avevano rifiutato di appoggiare il referendum contro il divorzio, ed anzi, si erano pronunciati pubblicamente per il “no” all’abrogazione della legge:

“Faremo un paterno appello agli ecclesiastici e religiosi, agli uomini di cultura e di azione, e a tanti carissimi fedeli e laici di educazione cattolica, i quali non hanno tenuto conto, in tale occasione, della fedeltà dovuta ad un esplicito comandamento evangelico, ad un chiaro principio di diritto naturale, ad un rispettoso richiamo di disciplina e comunione ecclesiale, tanto saggiamente enunciato da codesta conferenza episcopale e da noi stessi convalidato: li esorteremo tutti a dare testimonianza del loro dichiarato amore alla Chiesa e del loro ritorno alla piena comunione ecclesiale, impegnandosi con tutti i fratelli nella fede al vero servizio dell’uomo e delle sue istituzioni, affinché queste siano internamente sempre più animate da autentico spirito cristiano”.

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Oggi queste parole di Paolo VI di quarant’anni fa potrebbero provocare non pochi sorrisi di commiserazione anche all’interno di quella Chiesa che si appresta ad elevarlo alla gloria degli altari.

Rimangono però scolpite per sempre quelle sue frasi a sostegno della “indissolubilità del matrimonio fondata sulla parola di Cristo e sull’essenza stessa della società coniugale”, da difendere e promuovere per la “fedeltà dovuta ad un esplicito comandamento evangelico”.

Continua a restare impresso quel suo appello alla “promozione” della famiglia come realtà non solo  “religiosa” e “morale” ma anche “civile, sociale e giuridica”.

Nonché continua a valere intatto quel suo riferimento al “costante magistero della Chiesa universale”.

Sono frasi e riferimenti che non appartengono, quindi, solo a un Giovanni Paolo II ossessivamente fissato su vita e famiglia – come molti amano pensare – ma anche a quel Paolo VI che oggi nell’immaginazione di tanti viene dipinto come un papa più aperto alla modernità del suo successore polacco e meno incline di lui a intervenire di persona e pubblicamente in campo politico; insomma, come un antesignano di papa Francesco.

Il 19 ottobre, quando Paolo VI sarà proclamato beato da papa Francesco, si concluderà anche la prima sessione del prossimo sinodo dei vescovi, convocato proprio sul tema della famiglia. 

È facile prevedere che la questione dell’introduzione del divorzio nelle legislazioni civili non sarà questa volta al centro della discussione sinodale. Perché l’argomento principale di disputa è piuttosto diventato – con toni particolarmente accesi – quello della comunione ai divorziati risposati.

E già questa è una variazione non da poco. E come se dalla disputa nell’agorà pubblica sulla dissoluzione del matrimonio come istituto “naturale” – autorizzata ormai quasi ovunque dalle leggi del divorzio – si sia passati ora alla disputa tutta interna alla Chiesa sulla dissoluzione del matrimonio “sacramentale”, di fatto presupposta da chi vuole dare la comunione ai divorziati risposati.

Dissoluzione ormai teorizzata apertamente – come “coraggiosa riformulazione della dottrina della indissolubilità” una volta constatata dai coniugi “la morte del vincolo” – da un teologo come Andrea Grillo, professore al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma, in un’intervista a “il Foglio” del 13 maggio scorso e in un libro uscito in questi giorni in Italia:

A. Grillo, “Indissolubile? Contributo al dibattito sui fedeli divorziati risposati”, Cittadella Editrice, Assisi, 2014.

Ma, in un futuro non lontano, altrettanto incandescente potrà essere il dibattito sull’atteggiamento pastorale da tenersi nei confronti dei “matrimoni” o unioni tra persone dello stesso sesso. Basta vedere la guerra senza quartiere che infuria a questo proposito, da anni, nella comunione anglicana.

In questo contesto sarà interessante misurare se e come le parole chiare e nette pronunciate dal Paolo VI quarant’anni fa saranno ricordate e attualizzate. Al sinodo domani. E tra i vescovi italiani oggi.

Tra i quali, intanto, hanno creato stupore e scalpore le dichiarazioni del segretario generale imposto da papa Francesco alla CEI, il vescovo Nunzio Galantino, in un’intervista di pochi giorni fa:

“In passato ci siamo concentrati esclusivamente sul no all’aborto e all’eutanasia. Non può essere così, in mezzo c’è l’esistenza che si sviluppa. Io non mi identifico con i visi inespressivi di chi recita il rosario fuori dalle cliniche che praticano l’interruzione della gravidanza, ma con quei giovani che sono contrari a questa pratica e lottano per la qualità delle persone, per il loro diritto alla salute, al lavoro”.

E ancora, in risposta alla domanda “Qual è il suo augurio per la Chiesa italiana?”:

“Che si possa parlare di qualsiasi argomento, di preti sposati, di eucarestia ai divorziati, di omosessualità, senza tabù, partendo dal Vangelo e dando ragioni delle proprie posizioni”.

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Circa la considerazione che papa Francesco ha di Paolo VI, si veda il giudizio straordinariamente positivo che egli ha dato della più contestata enciclica di quel papa prossimo beato:

> Francesco, il papa della “Humanae vitae”



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19.5.2014

 

Mostra a Soncino “Dal Parco dello Stelvio all’Oglio”

castello soncino

Voluta da Giacomo Valorz, artista e scultore trentino della Val di Rabbi, dopo l’incontro con lo storico dell’arte Elsa Gipponi, durante una collaborazione a Riva del Garda. Due chiacchiere, la visione delle opere, la comune passione per la natura e così nasce l’idea di una esposizione sulla fauna tipica delle due
aree, collegando così l’ambiente boschivo dello Stelvio con quello della pianura del Parco dell’Oglio.
Entrambi i Parchi hanno prontamente accolto l’iniziativa, appoggiandola e sostenendola, cogliendone la rilevanza in funzione della valorizzazione degli ambienti protetti del territorio .
L’idea iniziale si è articolata sempre più, sino all’idea di creare una esposizione dedicata alle Scuole primarie e secondarie, in grado di stimolare l’interesse negli alunni per il mondo “sospeso” nel cielo dei volatili. Nella splendida cornice fotografica che propone scorci suggestivi della flora dei
due parchi, colta nella sua più intima natura, si snoderà una rassegna scultorea, dalle figure laboriosamente intagliate nel legno, tra cui emerge l’upupa, alle sagome di oltre 50 uccelli ritratti in volo. E l’osservatore si metterà alla prova nell’identificarli dal loro profilo , come se si stagliassero nel cielo . L’artista Valorz ha creato anche una singolare serie dedicata alle “armonie del volo”, una rassegna di volatili realizzati in ceramica invetriata, che rivela, pur nella matrice materica, l’eleganza che caratterizza le loro traiettorie aree.
Il tutto corredato da una serie di bozzetti che analizzano i vari
volatili presi in esame. Per meglio trasmettere agli studenti la maestosità delle specie naturali viene indicata a terra l’apertura alare dei principali animali presenti nei due parchi, dal gipeto all’astore, dal gallo cedrone al fagiano, e viene proposto un laboratorio didattico nel quale si mostrano le varie
fasi della lavorazione del legno, dalla scelta della materia prima, alla prima sbozzatura, fino alla realizzazione del soggetto definitivo.
Ringraziamo il Parco dello Stelvio ed il Parco dell’Oglio per l’appoggio e la collaborazione nella ricerca dell’apparato fotografico, il Comune di Soncino per aver messo a disposizione lo spazio espositivo dell’ex Filanda e i Dirigenti Scolastici di Soncino ed Orzinuovi, che hanno da subito creduto nel progetto proponendolo alle diverse classi.
Ed io, Elsa Gipponi, storico dell’arte e curatore, ringrazio di cuore l’artista Giacomo Valorz per avermi dato la possibilità di collaborare in questa esperienza, splendida, per il messaggio che essa inequivocabilmente lancia e per il vero concetto di “amore per l’arte” che manifesta.CASA del PARCO OGLIO NORD
Sede di eventi, iniziative, ritrovi e ristorazione
Via Madonna di Loreto – Torre Pallavicina (BG)
Info e prenotazioni eventi:
Parco Oglio Nord – Tel. 0374 837067 – 347 0404225
cultura@parcooglionord.it
Prenotazioni ristorazione e pernottamenti:
Ostello Molino di Basso – Tel. 0363 903870
http://www.parcooglionord.it
Volatili dal Parco Nazionale dello Stelvio al Parco Oglio Nord – Mostra di Giacomo Valorz a SONCINO (da “La Provincia”)

La vita di cascina di un tempo

Soresina-Cascina Mancina
Soresina – Il cascinaro era nato e vissuto in cascina. Era sotto padrone da sempre, come salariato fisso. La gerarchia di cascina poneva subito dopo il padrone, il fattore, che aveva le chiavi della cascina e dipendeva da lui concedere o meno l’uscita a una cert’ora. Succedeva di solito al bergamino, che faceva la notte ed era rimasto senza sigarette. “Va bene, vai per stavolta: Speriamo non ti veda il padrone, sennò il cicchetto me lo prendo io”. Il fattore era il ruffiano del padrone e faceva schifo ai salariati, che da lui ricevevano gli ordini di lavoro di presto mattino: “Tu vai alla “matonda” a tagliare l’erba, tu carica il fieno del “campaccio”. E loro partivano a passo cadenzato, come i buoi che mettevano al giogo e trainavano i carri agricoli là, verso i campi. Chi faceva il tagliatore d’erba, entrava in azione come un campione. Facevano la gara per arrivare primi alla fine del campo, dopo aver tagliato il tratto d’erba affidatogli con la falce e sostando solo un attimo per “dare il filo” alla lama con la “cùut”, infilata in un corno di bue legato alla cinghia dei pantaloni, perchè il taglio dell’erba doveva essera perfetto alla base, come una testa rapata. Se spuntava qualche filo d’erba, riceveva il rimprovero del fattore. Ora si è tentati di ridere di tutto ciò e la ragione c’é: ma per secoli i salariati vissero in compagnia di queste regole ed ora che sono arrivate le macchine agricole, i campi sono stati abbandonati. Vita di cascina, poesia del passato, mentre i ragazzini nelle sere invernali si davano convegno nelle stalle, al tepore delle mucche. Non c’erano ancora le nudità dello schermo televisivo, ma per loro riuscire a sentire qualche conversazione “proibita” degli adulti era una conquista, mentre le mamme rattoppavano i loro abitini strappati. C’era anche il reduce di guerra che raccontava per l’ennesima volta le sue gesta. Il cascinaro diventava un’altra persona di domenica: andava a messa con l’abito buono, dopo essersi pettinato con la brillantina e si notava sempre un pò di forfora sulle sue spalle. Ora tutto è finito e se c’è qualche salariato sopravvissuto, questi ce la mette tutta per avere una macchina più grossa dell’agricoltore.

Giulio Zignani
giuliozignani@alice.it