Mese: febbraio 2014

Leone Lodi

Il Comune di Soresina , come si ricorderà, aveva festeggiato i cinquant’anni di storia con una grande mostra dedicata allo scultore Leone Lodi (1900-1974), un maestro dell’arte del Novecento, nato nell’antico centro cittadino. con la personale dal titolo “Leone Lodi. I segreti dello scultore”. Curata da Chiara Gatti, l’esposizione ha offerto una panoramica di circa quaranta lavori, fra gessi, marmi e bronzi, alcuni inediti, realizzati dagli esordi all’ultima fase dell’attività del maestro che, unitamente a un nucleo di disegni scelti nel ricchissimo patrimonio del suo archivio, svelano, per piccole tappe cronologiche, evoluzioni, eredità, temi, ricerche tecniche e sperimentazioni espressive. Il suo talento di scultore monumentale, capace di concepire immagini di grandi dimensioni come parte vitale dello spazio urbano, gli assicurò la simpatia di molti architetti, oltre alla stima del collega Mario Sironi che coordinò, insieme a Ponti, i cantieri delle Triennali a partire dal ’33 e che in lui trovò un collaboratore importante. Le opere di Lodi, perfette nello studio dei materiali, delle patine e delle tonalità delle pietre, dialogano a meraviglia con gli elementi della costruzione, le superfici, i rivestimenti, in linea con l’idea – nata in seno al Bauhaus – di un’armonia ideale fra architettura, scultura e pittura. La sensibilità di Leone Lodi per i toni della materia, naturali, oppure ottenuti con sapienti processi di colorazione e patinatura, gli permise di creare episodi, figure e brani immersi in una vena di eternità, ereditata dalla poesia di Adolfo Wildt e in sintonia con la riflessione di Arturo Martini. Questa vicinanza con tali maestri del Novecento rappresenta un importante capitolo indagato dalla mostra. Dallo studio delle pose dei singoli personaggi, figure sacre o mitiche, ritratti o nudi algidi, emerge infatti la sua attitudine nel relazionarsi costantemente con lo spazio, in termini assoluti. Completa il percorso espositivo, una sezione documentaria ricca di foto d’epoca e un video realizzato appositamente per l’antologica che, partendo dagli ambienti del suo studio a Soresina, racconta la fortuna del maestro ricercato per commissioni pubbliche in tutta Italia. Ora l’ex sindaco di Cremona Giancarlo Corada e l’ex assessore soresinese Fiorenzo hanno degnamente rievocato la figura del grande scultore, come ha ricordato il quotidiano cremonese La Provincia, presenti Luca Scarlini, Nicoletta Colombo ed Elena Pontiggia,offrendo un’ulteriore occasione di approfondimento sulla figura di Leone Lodi.                                Giulio Zignani

di Federica Ermete

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A Soresina Cure Palliative di Elena Miglioli

  • Anche presso la biblioteca comunale di Soresina è stato pesentato il libro di Elena Miglioli “La notte può attendere”.Si è trattato di  Lettere e Storie di speranza nelle stanze dalla malattia terminale con la raccolta delle parti più intense (lettere e racconti) del diario che raccoglie le testimonianze lasciate dai pazienti e dai loro famigliari. La bellezza di questo libro,come ricorda il quotidiano cremonese “La Provincia”nel servizio datato a Bozzolo,  è nell’essere storia concreta e viva con la presentazione del libro della stessa Elena “La notte può attendere. Lettere e storie di speranza nelle stanze dalla malattia teminale” (Edizioni Paoline 2013, 96 pagine, 10 euro). L’autrice (responsabile dell’ufficio comunicazione dell’Azienda Ospedaliera Carlo Poma di Mantova) ha raccolto le parti più intense (lettere e racconti) del diario che raccoglie le testimonianze lasciate dai pazienti e dai loro familiari dell’Hospice e delle Cure Palliative a domicilio, dell’ospedale di Mantova. La bellezza di questo libro è nell’essere storia concreta e viva di molte persone. Si racconta del passaggio ultimo della vita e di come questo possa non deludere né tantomeno ingannare, perché si può essere circondati da ‘angeli’ esperti (medici, infermieri, psicologi) che renderanno il passaggio il meno doloroso possibile e perché alla fine del tunnel non si troverà la morte, ma il volto sereno e affettuoso del Padre. L’evento è stato organizzato dalla commissione parrocchiale per la famiglia, dalla biblioteca comunale ‘Mario Miglioli’, dall’Istituto comprensivo e dalle associazioni Avis, Aido, Avulls, Age, Amici del Cuore, Amici di Gemma. A Bozzolo erano presenti oltre all’autrice il dottor Luciano Orsi, direttore della struttura complessa Cure Palliative, Rossana Sogni coordinatrice dell’Hospice e Clotilde Somenzi, fisioterapista,con la coordinazione della professoressa Patrizia Togliani.. Si racconta del passaggio ultimo della vita e di come questo possa non deludere né tantomeno ingannare, perché si può essere circondati da ‘angeli’ esperti (medici, infermieri, psicologi) che renderanno il passaggio il meno doloroso possibile e perché alla fine del tunnel non si troverà la morte, ma il volto sereno e affettuoso del Padre. L’evento di Bozzolo era stato  organizzato dalla commissione parrocchiale per la famiglia, dalla biblioteca comunale ‘Mario Miglioli’, dall’Istituto comprensivo e dalle associazioni Avis, Aido, Avulls, Age, Amici del Cuore, presenti oltre all’autrice il dottor Luciano Orsi, direttore della struttura complessa Cure palliative, Rossana Sogni coordinatrice dell’Hospice e Clotilde Somenzi, fisioterapista.con la coordinazione della professoressa Patrizia Togliani. Anche a Soresina, un pubblico attento e qualificato,assieme ad esperti illustri , ha seguito la relazione dell’ autrice.                                                                                                                                                                                                                                                                            Giulio Zignani

Casa di riposo Zucchi Falcina: tante le firme per “salvarla”

Casa Rip Appello

Si firma per non vendere la casa di riposo!
L’ ampliamento della casa di riposo Zucchi Falcina, iniziato nel 2001, è costato 15 milioni di euro e in oltre cento anni dalla sua fondazione, di strada ne è stata fatta. Ricordiamo che finora e per ora alla comunità residenziale appartiene la casa di riposo Zucchi e Falcina,  sorta nel 1906, per volontà dei coniugi Antonio Zucchi e Maria Falcina. Si è sempre occupata di sostenere situazioni di disagio, intervenendo nell’aiuto alla persona, attraverso il concreto appoggio di un luogo di ospitalità. Ha attraversato un secolo di storia chiamandosi prima “ricovero” e poi “casa di riposo”. Qualche tempo fa si diceva; “Oggi La nostra Fondazione approda a un’idea d’avanguardia: l’idea di una grande comunità che in regime residenziale è aperta a chiunque, famiglie, territorio, nuove generazioni e culture; dunque, è profondamente inserita nel tessuto sociale. I servizi erogati sono molteplici e richiedono, per il costo sempre in lievitazione, continui aggiornamenti delle tariffe.  In pareggio, grazie al controllo della spesa e alla razionalizzazione della gestione. Ai giorni nostri cosa dovremmo scrivere? Si vende, non si vende la Fondazione di via Gramsci? La raccolta di firme da parte della popolazione (domenica scorsa anche davanti alla chiesa di San Siro c’era la fila continua. C’è solo da chiedersi come andrà a finire: la spunteranno i soresinesi, tenendosi stretta la propria casa di riposo?

Giuio Zignani

respira sport vivi senza fumi

La gioia di vivere e la sottile insiimagesdia della depressioneimages

Per dubbi e consigli scrivete a sabridama@tiscali.it

Foto Corrierediragusa.it

Al via la nuova rubrica settimanale Psicologia e benessere da me curata. Sono Sabrina D’Amanti, psicologa e psicoterapeuta laureata in Psicologia all’Università di Palermo nel 1998 e poi specializzata in Analisi Transazionale a Roma all’Istituto Auximon. Per anni ho lavorato in varie scuole di Vittoria all’interno dell’equipe scolastica. In quel contesto mi sono occupata di disturbi degli apprendimenti e di problematiche comportamentali e relazionali di bambini di età compresa fra i 3 e i 15 anni. Dal 2001 al 2005 mi sono occupata di valutazione e diagnosi del disturbo di Alzheimer nel reparto di Neurologia dell’ospedale di Vittoria e svolgo la libera professione come psicoterapeuta in due studi privati a Ragusa e Vittoria. Mi occupo di terapia individuale, di coppia e familiare e di consulenza alle famiglie su situazioni problematiche riguardanti bambini e adolescenti. 

Questo è il primo di tre articoli che svilupperanno il tema della «Gioia di vivere», così come in questo caso, anche gli argomenti successivi verranno sviluppati in più parti nel corso di più uscite. Per capire cosa sia la gioia di vivere occorre intanto aver chiaro cosa sia la gioia. A tal proposito può venirci in aiuto un’eloquente immagine, quella del bambino piccolo (6-9 mesi) che vedendo la madre avvicinarsi, sorride e sgambetta allegramente emettendo gridolini di felicità. Ciò che egli prova in quel momento è una piacevole sensazione fisica, accompagnata da una sensazione emotiva di benessere generata dall’avere accanto a sé ciò che desidera e di cui ha bisogno: le cure e le attenzioni di mamma. Simile è la sensazione che prova l’adulto, anche per lui la gioia corrisponde a un piacevole stato di eccitazione che produce una sensazione di benessere dovuto all’aver conseguito una meta, all’aver ricevuto un dono o semplicemente al godere di qualcosa che in lui produce piacere (un abbraccio, l’ascolto di un brano musicale, la vista di un tramonto).

In certi momenti della vita, a causa di particolari circostanze, la possibilità di provare gioia è temporaneamente ostacolata, è quel che accade quando si hanno problemi di salute, conflitti relazionali, lutti, problematiche gravi di vario genere. La possibilità di provare gioia però può essere compromessa anche in assenza di problemi reali, cioè da cause non visibili e di cui il soggetto stesso ignora la natura. Questo articolo e soprattutto il successivo rivolgono la propria attenzione proprio a questi disagi, ovvero a quelle condizioni di sofferenza interiore fatta di tormento, amarezza, abbattimento, tristezza la cui intensità può raggiungere livelli intollerabili. Si tratta di quel tormento che spesso viene chiamato «male di vivere», cioè quella condizione dell’animo che travolge, affligge, dilania, abbatte, lascia senza forze. Dolore trasversale a tante forme di sofferenza psichica, presente per eccellenza nelle depressioni. È quel male da cui molti cercano la fuga attraverso le droghe, l’alcol, il cibo, il gioco, finti rimedi da cui proviene solo altro tomento e disperazione. È un dolore grande che annulla la possibilità di poter apprezzare la vita e che anzi fa sentire questa stessa come un inutile peso, tanto da desiderare di perderla e di agire in modo che questo accada (guida spericolata, condotte pericolose quali abuso di alcol, fumo eccessivo, ecc). Nel prossimo numero vedremo quali fattori psicologici ostacolano la possibilità di provare gioia e all’opposto favoriscono un umore depresso.

Dott.ssa Sabrina D´Amanti psicologa e psicoterapeuta
cell. 393.4753696 mail sabridama@tiscali.it
Studio di psicoterapia a Ragusa e Vittoria

Oratorio Sirino – il Carnevale

SirinPuffi

 

 

 

 

 

 

 

 

L’oratorio Sirino, in collaborazione con La Pro Loco, Geco e Agesc, organizza il Carnevale 2014 assieme a tutti i soresinesi.

Ecco il programma delle manifestazioni:

Sabato 1 marzo: al Palasirino (per tutti) alle ore 21, con lo spettac0lo di Harry, illusionista e prestigiatore (ingresso € 5 adulti, € 3 ragazzi fino alla terza media).

Domenica 2 marzo: sfilata di carnevale alle ore 14,30 con ritrovo delle maschere in piazza Garibaldi; a seguire la sfilata per le vie: Genala, Martiri dell’Insurrezione, D’Annunzio e via Don Bosco, arrivo all’oratorio Sirino.

Lunedi 3 marzo: giornata sulla neve a Montecampione. Ore 7 ritrovo al parcheggio del cimitero, ore 7,15 partenza. Ritorno nel tardo pomeriggio, pranzo al sacco, iscrizione al bar dell’0ratorio versando la quota di € 10, i bambini siano accompagnati dai genitori.

Martedi 4 marzo: festa di carnevale all’oratorio per elementari e medie. Ore 15,30 festa e premiazione della maschera più bella.

 

Eternit Smaltimento

Ferrara: sentenza esemplare per esposizione all’amianto

Il 17 febbraio 2014 è stata depositata la sentenza con la quale il Tribunale di Ferrara condanna l’lNPS a rivalutare la posizione contributiva di un ex impiegato tecnico perché nel corso della sua carriera lavorativa è stato esposto apolveri di amianto in quantità rilevante.
Ci è stata fatta questa richiesta:
“Nel condominio dove abito c’è la necessità di rimuovere l’eternit che fa da sottocoppo sul tetto. Si stanno vagliando diverse soluzioni.
Ci sono alcune limitazioni nel riutilizzo dei coppi se sono stati esposti al fibrocemento? Basta lavarli in cantiere come in una qualsiasi ristrutturazione o vi sono procedure speciali da seguire a seconda dello stato di contaminazione degli stessi?”
Ecco la risposta:
Non siamo a conoscenza del grado di contaminazione dei coppi rimasti appoggiati sul sottomanto di eternit. Per avere la certezza della risposta occorre chiedere alla ditta esecutrice di far esaminare all’ARPA uno dei coppi e ottenere da questi il parere.
Per quel che riguarda la convenienza economica sottolineiamo cheè assolutamente anti economico recuperare i vecchi coppi esistenti. In taluni casi può essere imposto dalla soprintendenza ai beni momumentali e storici. Tuttavia dal punto di vista esecurivo è molto più semplice buttarli durante la rimozione e sostituirli, piuttosto che rimuoverli, accatastarli, selezionarli e riposizionarli. La manodopera in questo caso incide davvero molto.
La tegola o il coppo sono un materiale povero che incide meno della manodopera sul costo dei lavori. Inltre posizionando un coppo vecchio, che è stato esposto agli agenti atmosferici per anni e che quindi ha terminato il suo ciclio di vita, non consente di ottenere dall’istallatore le garanzie proprie dei materiali nuovi.

Parco regionale a Regona?

EL LAMON
Regona deve il suo nome, come scrive il Robolotti nel suo libro sulla storia di Cremona, alla terra “golenale” su cui è stata costruita.Il “lamon”, un bosco secolare sorto da una marcita con dentro i piccoli misteri di una giungla nostrana, ivi comprese le sabbie mobili, ne è una testimonianza. Il fattorino scrittore da piccolo lo frequentava. Era infatti racchiuso in un fazzoletto di terra golenale, ultima reliquia del leggendario lago Gerundo. Notevole è il fascino che sprigiona questa terra boschiva rimasta selvaggia. Era il regno di Giovanni Rocca, un agricoltore scomparso alcuni anni fa, che non si è mai lasciato tentare dalla speculazione. Ha voluto che qui, in questo lembo di terra a ridosso della sua abitazione, il tempo si fermasse. E la moglie Vittoria, unitamente ai figli, ne rispetta il desiderio. Esperti regionali sono già venuti a vederlo, ad esaminarlo palmo a palmo: è un parco naturale in piena regola, unico nel suo genere, con i suoi superbi ontani neri. Date le sue peculiarità, non è improbabile che assurga a parco regionale, per via delle sue piante secolari, le sue rarissime flora e fauna, probabilmente le stesse dell’isola Fulcheria dell’era preistoria. Osservando tutti i fiori e gli uccelli e animaletti vari che si annidano nel “lamon”, si potrebbe farne un vocabolarietto, perchè ogni metro che si percorre, ma bisogna calzare un bel paio di stivali, si ha la sorpresa di scoprire fiori di bosco piuttosto rari o sentire fruscii e battiti d’ali sopra la testa, come anche strani gridi d’uccelli. C’è proprio di tutto: dai rettili alle calte palustri, poi ecco un cespuglio di bardine e più avanti i cardi, mentre tre cavallette di fan girare la testa e il tuo occhio avido di vedere si perde come in un mondo fiabesco, specie quando vieni sorpreso dal volo di farfalle varipionte mentre scavalchi delle felci sotto cui annida un gambero di fiume. Poi guardi il cielo ma non lo vedi, perchè tutto è un fogliame, un frascame antico, tronchi superbi con rami contorti e proiettati sempre più sù. Senti il verso della gazza grigia dai riflessi verdi e violetti, cui fa eco un grillo talpa di color bruno ed una lepre scappa improvvisamente con fulminea rapidità. Puoi trovare luppoli, malva, margheritine selvatiche ed un pettirosso in solitudine, mentre più in là c’è un riccio in totale relax. Il canto degli uccelli ti rapisce: stormi, tortorelle, fringuelli, verdoni. L’elenco è lungo, ma soprattutto qui sono legati i ricordi di tanti ragazzi che ancora ricordano gli”arditi”dell’epoca capaci di addentrarsi nell’insidiosa boscaglia. Tutti ricordano Giovanni Rocca, re nel suo “lamon”, che ti scrutava con occhio profondo, che sapeva d’antichità.                                                                                                                                       Giulio Zignani