Mese: gennaio 2014

Rinnova Soresina

assemblea PD 24 gennaio 2014 002

Il percorso e le tappe in pubblica assemblea
Angelo Maietti
La sala Gazza a malapena conteneva il pubblico che sembrava quello delle grandi occasioni con la gente perfino nel corridoio e con tanti giovani, al tavolo dei relatori la parola di benvenuto da parte del coordinatore locale del PD Diego Vairani che fra l’altro ha relazionato brevemente e a braccia la situazione attuale della crisi amministrativa soresinese, dichiarando sin da subito la male nascita del rapporto FI – Lega quando di partenza si era capito subito che era solo un fattore di poltrone e non di amministrazione per fattori interni di gestione personale non amministrativo.
Supportato da tabelle mediatiche che ne hanno risaltato il contenuto, al suo fianco il capogruppo consigliare Marco Ghirri, Giuseppe Mametti e Giuseppe Rocchetta, in sala anche diversi componenti dei consigli di amministrazione degli enti locali, per l’ASPM SRI Simone Tirelli e Maurizio Pizzamiglio, mentre per la Zucchi Falcina Simone Toscani e Annalisa Tirloni, ma anche una rappresentanza della Lega con l’ex Assessore Luigi Vecchia.
Dopo Vairani la parola a Marco Ghirri sulla guerra dei numeri sull’ASPM, sulla Cogenerazione, sulle perdite gestionali dal 2007 al 2011 con il risultato di un debito verso le banche di 5.4 milioni di €, questa è stato solo una parte dei riscontri dell’ASPM ha decretato, solo nel 2012 si è abbassato il debito a 4.3 milioni ed un utile di 200 mila euro, ma questa è l’era Lupinacci-Cattaneo, quindi si sapeva che le aziende del gruppo erano in deficit, ma non si è pensato alla legge che dice che sotto i 30.000 abitanti devi avere un bilancio in attivo altrimenti devi sparire se poi passano 3 anni di default cosa dovremmo fare. Ghirri prosegue; le incognite che pesano del gruppo: la progettazione della cogenerazione 990.000 €, la tangenziale 1,4 milioni (sul totale di 3,7), gli insoluti per utenze non pagate 731.000 €. L’ASPM sotto il regno Bassorizzi ha visto accomulare perdite per 800.000€ effettive negli ultimi 3 anni; la “Non Gestione” aziendale oltre a proliferare i costi e a dover pagare le “poltrone dei Politici” ha generato un debito di 6 milioni di €; la “non visione “chiara ha portato a insistere sulla centrale cambiando 3 progetti per 990 mila e , oltre ad avere regalato ad una azienda privata 900 mila e di aree per un polo sanitario e di aver accumulato ritardi e costi non preventivati per la Tangenziale sud.
Ha voluto intervenire lo stesso Bruno Bassorizzi dopo le relazioni, ha cercato di salvare l’operato del suo CdA , ma sia il pubblico che i relatori lo hanno indotto a farsi un’assemblea per spiegare alla gente il suo operato anche se qualcosa ha cercati di citare; intervenendo Franco Tirloni Presidente ASPM prima dell’era Bassorizzi ha spiegato il suo andamento specialmente sulla cogenerazione, e ricorda anche il discorso impegnava anche la Latteria era stata chiamata in causa, alla quale, lavorano con il vapore, ma poi anche il Prof Giuseppe Rocchetta ha voluto togliersi qualche sassolino nei confronti di Bassorizzi su quanto negato alla gente della verità dell’ASPM.
Esiste da poco la fusione, sulla carta, per la quale farà da traino “la nuova” Soresina Servizi srl, però qualcuno non si è ancora dimesso e qui si attende che il Commissario elegga un amministratore unico per traghettare l’ente fino al nuovo CdA, ha voluto citare il modo alla quale la minoranza in ogni consiglio comunale è stata denigrata, offesa, oppure attaccata da persone che hanno dimostrato quanto ci tengono alla loro città di Soresina, farla cadere sempre più in basso con il loro operato di mal amministrazione.
È toccato a Giuseppe Mametti fare una breve carrellata sulla casa di riposo, inciso, ma pesante il giudizio soprattutto sui bilanci, sulle mancate stesure dei piani industriali previsti, sulle offese ricevute nei consigli comunali con persone pronte all’offesa oppure restii a dare o accettare proposte della minoranza, il tragico balletto della Casa di riposo con un’inaugurazione in pompa magna del nucleo Alzheimer tuttora chiusa con un catering 6.325€, le spese legali sul contenzioso della centrale di cogenerazione per 25.246€ senza impianto, gli uffici da favola; ecco che Mametti dichiara alcune voci a suo dire che dimostrano l’incapacità e l’arroganza in questi anni, su questo fattore sul giornaletto “Rinnova Soresina” informa, si scrive: qualsiasi sia il costo da pagare, se ne devono fare carico gli Amministratori che, come prevede la legge potranno rispondere in futuro, anche in questi casi i conti si fanno sempre, “voglio ricordare il superamento dei 10 milioni di debito alle banche facendo inutili spese (vedi gli uffici), la gestione di parte ha incrementato i costi di gestione e non affrontato i problemi.

(Giulio Zignani)

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Perchè ti amo

Nonostante le mie difficoltà, le mie miserie, il mio umore, ti amo. Ti scelgo ogni giorno e ti amo. Quando parli ti amo, perchè sei di casa, ti amo, di giorno e di notte, soprattutto quando torno. Ti amo quando parli con altri, ti preferisco nella fuga, Ho scelto te, e ti amo, perchè sei il meglio di donna.

I progressi della banda Igino Robbiani

la banda igino robbiani
SORESINA – A conclusione di un 2013 come sempre ricco di appuntamenti per il Corpo Bandistico “Igino Robbiani” di Soresina, con il classico gran concerto di Natale, gli orchestrali si sono superati, sempre più affezionato alla giovane formazione musicale diretta dal maestro Alessandro Bertola. Il direttore ha incentivato il percorso di crescita artistico-musicale della banda svolgendo nell’anno scorso un approfondito lavoro sull’interpretazione musicale e sull’approccio a diversi generi musicali.

Qualche esempio: nel Bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, è stato preparato un programma ad hoc proposto in tre diverse occasioni, e con ottimo riscontro di critica, che si è aggiunto alla normale attività intensificandola. Importante è la continua collaborazione con l’Istituto Comprensivo “Bertesi” di Soresina, verso il quale il corpo bandistico soresinese si è posto come interlocutore privilegiato circa il complesso processo di avviamento della Scuola Media ad Indirizzo Musicale. Giovedì sera assisteremo ad un concerto che prevede in programma una prima parte in stile classico, tra cui spiccano il Finale della Sinfonia n° 3 di Gustav Mahler, e due brani “verdiani” quali il Valzer Brillante tratto dal film Il Gattopardo, e la Marcia e Coro tratti dall’opera lirica Ernani. La seconta parte si pone in chiave moderna con la colonna sonora di Balla Coi Lupi, e Bohemian Rapsody dei Queen.

In chiusura un regalo natalizio al pubblico con l’esecuzione di Astro del Ciel di Franz Gruber. La serata si svolge come sempre in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Soresina. La banda di Soresina non diffonde solo cultura ma anche solidarietà: è infatti testimonial dell’AVIS per la sollecitazione alla donazione del sangue, un’intesa nata con la locale sezione di Soresina che ha scelto il Corpo Bandistico “Igino Robbiani” quale canale di sensibilizzazione tra i giovani. L’ingresso al Teatro Sociale per assistere al concerto sarà libero e gratuito. Ed ora ci si prepara al futuro, tra spettacolo e cultura.

Programma
“Fanfare And Canticle” di Paul Curnow
“Fanfare Aria E Frandole” di Fritz Neubock
“Finale della Sinfonia n° 3” di Gustav Mahler
“Valzer Brillante” di Giuseppe Verdi
“Marcia e Coro” dall’opera lirica “Ernani” di Giuseppe Verdi

“Balla Coi Lupi” di John Barry
“Bohemian Rhapsody” di Freddy Mercury
“Batman Meets Peter Gunn” di Jerry Brubaker
“Astro del Ciel” di Franz Gruber

QUANTO VORREI TORNARE BAMBINA

Nessuna preocupazione! La tua gioia era giocare giocare ridere e giocare, guardare i cartoni e parlare di cose stupide con gli amichetti o un abbraccio dalle persone più care! Nessuna preocupazione, non dovevi spaccarti la schiena come ora per guadagnare soldi per vivere o fare una vita liceale per poi pensare che seguitare all’università con il dubbio… Chissà ma poi lo troverò un lavoro?!
Nessun problema, nessuna sofferenza ne litigi con i tuoi genitori, le persone che più ti amano, semplici litigi con amichette perché magari ti hanno preso la bambola e non litigi come quelli di ora che non ti parlino piu per secoli!
Quanto era bella l’infanzia e noi che non vedevamo l’ora di crescere ignorando il consiglio degli adulti: goduti l’infanzia, quando diventerai grande non potrai più ritornare bambino!

Per vivere più a lungo

Popolazione e longevità

Vivere a lungo è possibile
© Thinkstock

Quando si pensa ad una popolazione longeva e rilassata, la mente va subito verso Est, in Asia per la precisione. Nell’immaginario comune, infatti, si associa questa popolazione alla calma, alla spiritualità e ad una vita lunga e in salute. Saremo stati influenzati dalle leggende che ruotano intorno alla millenaria medicina cinese, capace di curare qualsiasi dolore fisico o disagio interiore con rimedi antichissimi? Probabilmente sì e gli scienziati nostrani, quelli adepti alla medicina occidentale detta “tradizionale”, si sono interrogati a lungo sull’efficacia dei rimedi orientali per capire come la tecnica della Yoga, ad esempio, riuscisse a ristabilire l’equilibrio interiore di un individuo o perché il Tai-Chi potesse rendere più sicuri di sé e forti fisicamente. Si è scoperto che le tecniche di meditazione stimolano circa 80 neurotrasmettitori chiamati “molecole emotive”, in grado di generare sensazioni di benessere, rilassatezza e piacere. La DottoressaCandace Pert, a cui si riconoscono numerose ricerche e studi sulle endorfine, afferma che le molecole emotive compongono una sorta di mappa della personalità neurologica e che, correttamente stimolate, ristabiliscano il giusto equilibrio psicofisico dell’individuo. Quindi l’ossitocina (responsabile dei sentimenti d’affetto), la dopamina (del benessere), il cortisolo (dello stress) e il testosterone (fonte di aggressività) possono essere letteralmente modulate a piacere attraverso un allenamento che preveda meditazione, concentrazione e controllo del proprio stato fisico e mentale.

La collaborazione di meditazione, filosofie orientali e psicologia creano una sinergia di metodi e pratiche in grado quindi di alleviare lo stress e le tensioni tipiche di una società occidentale, meno consapevole dell’importanza dell’interiorità e del suo benessere.

Come vivere cent’anni?

La maggior parte dei problemi di salute della nostra epoca sono generati non tanto da fattori fisiologici, quanto piuttosto dal modo di vivere della gente comune. Lo stress, spesso citato come causa dei mali più diffusi, è effettivamente responsabile di ipertensione, diabete, colesterolo, depressione e malattie cardiocircolatorie importanti. Come fare quindi per vivere più a lungo? Ecco alcune dritte…

Alimentazione e longevità

Riconosciuta patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, la dieta mediterranea è il regime alimentare più sano e adatto a mantenere uno stile di vita corretto e tenere sotto controllo il peso. Non eliminare nessuno dei nutrienti di cui hai bisogno: carboidrati, proteine vegetali e animali, latticini, verdura e frutta, nelle giuste quantità, ti faranno vivere più a lungo e in salute. Inoltre, i grassi polinsaturi (omega 3 e omega 6) contenuti ad esempio in tonno e salmone, sono un toccasana per lo stress. Numerose ricerche hanno dimostrato che riescono ad abbassare i livelli di cortisolo nell’organismo; di conseguenza, assumerne nella giusta quantità, aiuta a sopportare delle situazioni particolarmente impegnative, previene il morbo di Parkinson e quello di Alzheimer.

Igiene e vita salutare

Elemento molto importante per una salute sana è la cura dell’igiene personale. Utilizza solo saponi dal ph in sintonia con la tua pelle e per le parti intime, compra dei detergenti specifici, adatti al delicato equilibrio idrolipidico di queste zone del corpo. Una ricerca condotta dalla Cranley Clinic, in Inghilterra, avverte di non superare mai il numero di una doccia al giorno, per non impoverire troppo la pelle e le sue difese naturali. In estate, complice il sudore, è facile cadere nella tentazione della vasca da bagno, ma cerca di resistere e, se proprio non ce la fai, non usare saponi e detergenti ogniqualvolta che ti butti in doccia. Rinfrescarsi con della semplice acqua preserverà la tua pelle dalle irritazioni e ti allevierà lo stesso la sensazione di caldo. Stesso discorso per l’igiene orale: la tua migliore amica di lava i denti appena ha finito di mangiare? Credi che sia una buona abitudine? Sbagliato, perché dopo il pranzo o la cena si deve aspettare che la flora batterica ristabilisca da sola l’equilibrio della mucosa orale e spazzolando i denti con dentifrici al fluoro, non la si abitua a lavorare, aumentando il rischio di gengiviti, alitosi e carie qualora non si abbia accesso ad uno spazzolino.

Attività fisica

Una corsa leggera, una camminata a passo svelto e una passeggiata con amici e fidanzati vale più di 3 ore spese in palestra. All’aria aperta, la luce naturale del sole ha un effetto positivo sull’umore perché vengono rilasciate le endorfine, gli ormoni del buonumore che danno quella piacevole sensazione di benessere. Parcheggia l’auto a 10 minuti dall’ufficio, porta a spasso il cane, fai un giro nel parco sotto casa: la natura è lì pronta a regalarti magnifiche sensazioni senza che tu faccia nessuno sforzo! L’importante è non strafare: intenta a trovare modi originali per fare esercizio fisico, non perdere di vista le priorità: se vai al supermercato, non caricarti come un mulo per poi tornare a casa a piedi sotto il peso delle bottiglie di passata pronta o dei dieci cartoni di latte in offerta. Rischi di compromettere le articolazioni delle gambe e il benessere della schiena, inutilmente. Usa l’auto per la spesa più pesante e, giornalmente, acquista solo ciò che riesci a trasportare facilmente: imparerai anche ad organizzare la spesa e a risparmiare tempo ed energie per un giro in bici.

Riposo e vivere bene

Il vecchio mito del sonno ristoratore che non deve durare meno di 8 ore è stato sfatato. Per riposare bene, il sonno deve essere compreso tra le 5 e le 6 ore per notte, secondo le abitudini e i bioritmi personali. La cosa da tenere a mente è che, quando ci si sente riposati, ci si deve alzare e non poltrire nel letto cercando di recuperare delle presunte ore di sonno mancanti. Anche la siesta, tanto demonizzata, torna di moda: un pisolino di 15/20 minuti riesce a far recuperare all’organismo le energie necessarie per il resto della giornata.

Infine, il consiglio più importante: cercate di godevi la vita, non arrendetevi allo stress e non piegatevi sotto il peso della routine quotidiana. Solo attraverso la positività e il buonumore potrete davvero vivere a lungo e in serenità.

Luisa Fioravanti

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Pubblicato il 16/07/2012Commenta

Vita di cascina di un tempo

Cascina a corte

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

La cascina a corte, o più semplicemente cascina, è una struttura agricola tipica della Pianura Padana lombarda e in partepiemontese ed emiliana, dove si usa prevalentemente il termine di corte colonica.

Informazioni generali

Un tipico cortile lombardo (più precisamente, di San Giorgio su Legnano)
Si tratta di una grossa fattoria al centro di un’azienda agricola di decine di ettari, normalmente almeno 40-50, ma a volte superiore ai 100 (nella Bassa Pianura irrigua le aziende delle Cascine hanno una dimensione media di 40-100 ettari[1]).
In genere nell’Alta Pianura Asciutta le Cascine sono più piccole rispetto a quelle dellaBassa Pianura Irrigua, di solito almeno la metà. All’interno della Cascina sono presenti stalle, fienili, sili, granai, caseifici, pozzi-fontane, forni, magazzini, mulini ed abitazioni dei contadini riunite in un’unica struttura. Tali strutture sono sparse in mezzo alla campagna, lontane qualche chilometro dai centri abitati e tra di loro. La pianta di questa struttura è quadrangolare. Al suo centro è situata la corte (il cortile o aia), attorno alla quale si trovano i vari edifici agricoli. La corte fa la funzione dell’aia. Nelle cascine più grandi si possono incontrare anche due o tre corti (cortili); in tal caso sono dette “a corte multipla”. In alcuni casi le cascine più grandi hanno anche il mulino, l’osteria, una piccola chiesa e a volte perfino una scuola. Laddove sono più isolate, le cascine tendono ad assumere l’aspetto di “fortezze”, data la presenza di grosse mura perimetrali. Ci sono state anche cascine fortificate con fossati, ponti levatoi e torri. Data la loro collocazione soprattutto in Lombardia, le cascine a corte sono state definite anche come cascine lombarde. Il nome della cascina deriva dal cognome del proprietario-fondatore dell’azienda agricola, o dal nome di qualche cappella, chiesa o monastero situati nelle vicinanze o nella cascina stessa.

(N.B. In Toscana con il termine cascina non s’intende la cascina a corte, ma un altro tipo di struttura agricola simile a una casa colonica.)

Tipologia di cascine

Secondo la distribuzione degli edifici attorno alla corte (o alle corti) le cascine si dividono in quattro tipi:

  1. A corte chiusa: gli edifici vanno a formare un complesso quadrata.
  2. A corte aperta: gli edifici vanno a formare un complesso rettangolare con lato aperto, senza edifici.
  3. A edifici affiancati o separati: manca una vera e propria corte, anche se gli edifici sono gli stessi della cascina “classica”.
  4. A corpo unico: vi è un unico edificio.

Ciascuna di queste strutture si è sviluppata in epoche diverse.

L’organizzazione della cascina

Questa struttura ha dimensioni notevoli ed un tempo ospitava varie famiglie di contadini. Nell’Alta Pianura Asciutta erano 4-5 o 6, mentre nella Bassa Pianura Irrigua erano normalmente 10-15, anche se spesso raggiungevano le 20; di solito non si superavano le 25 famiglie. Il numero dei nuclei familiari variava a seconda della grandezza dell’azienda agricola legata alla cascina. Nella “Bassa Milanese” la maggior parte delle cascine superava i 100 abitanti (circa 20 famiglie). La cascina raramente era gestita dal proprietario. Costui dava in affitto l’azienda ad un “Fittavolo” che l’amministrava come se fosse il padrone per tutto il periodo del contratto. Normalmente in ogni comune vi erano 4-5 famiglie di Fittavoli (detti anche fittuari) che spesso vivevano in casolari isolati, per una media di circa 20 famiglie ogni 100 km². Il fittavolo o il proprietario della cascina, spesso non viveva nella fattoria. Nel caso in cui però ciò avveniva, la sua abitazione era l’edificio più grande posto al centro della cascina. Il fattore rispondeva solo ed unicamente al padrone col quale aveva un rapporto di fiducia. I due si tenevano in contatto spesso. Il fattore riceveva il doppio del compenso rispetto ai suoi sottoposti. Il contadino che in Cascina controllava l’esecuzione dei lavori su ordine del Fittavolo o del padrone era il fattore. Il fattore era infatti il responsabile dell’intera azienda agricola ed organizzava il lavoro degli altri agricoltori. Un tempo, quando la maggior parte dei contadini era salariato fisso, salariato avventizio o mezzadro (sotto contratto di mezzadria), il fattore faceva le veci del fittavolo o del padrone dell’azienda. Il fattore però non sempre viveva in cascina, ciò accadeva normalmente nelle cascine più grandi. Data la quantità di contadini che lavoravano in cascina, questi svolgevano lavori specializzati. Normalmente vivevano in cascina i contadini che svolgevano una mansione essenziale per l’azienda agricola. Le figure principali residenti in Cascina erano le seguenti:

  • Campari: Si occupavano della manutenzione delle roggia e dei canali d’irrigazione.
  • Bergamini: Si occupavano del bestiame, in primo luogo della mungitura.
  • Casari: Preparavano il formaggio.
  • Contadini: S’occupavano di vari lavori, ma in primo luogo del taglio del fieno per il bestiame.
  • Bifolchi o Cavallanti: Avevano lo stesso ruolo, ossia dell’aratura, erpicatura e dissodamento dei campi tramite l’ausilio d’animali da lavoro. Il loro nome cambiava a seconda dell’animale che avevano a disposizione: i Bifolchi avevano una coppia di buoi, mentre i Cavallanti 1 o 2 cavalli. Essi si preoccupavano anche delle pariglie e della cura degli animali da lavoro a loro affidati.
  • Campagnoni: C’erano in alcune cascine e s’occupavano della gestione delle acque.

Oltre a queste categorie c’erano garzoni di vario genere: famigli, manzolai, stallieri, fatutto, mietitori ecc.
Nelle cascine più grandi c’erano anche artigiani di vario genere (maniscalco, sellaio, falegname, muratore, fabbro ecc.).
Tra i salariati stagionali vi erano: Mietitori, Tagliariso, Mondine ecc.

I contratti agricoli in cascina

I Fittavoli, che erano veri e propri borghesi agrari, avevano un contratto di 9-12 anni. Durante tutto il periodo del contratto fungevano da “padroni” e, per i contadini che lavoravano e vivevano in cascina, il proprietario dell’azienda era come se non esistesse, dato che questo spesso viveva in città e loro erano vincolati contrattualmente al fittavolo.
I contratti agricoli dei contadini che vivevano e lavoravano in cascina erano: la masseria, il lavoro salariato pagato fisso o a giornata. Il primo era diffuso nell’Alta Pianura Asciutta, dove le cascine erano più piccole, mentre gli ultimi 2 erano diffusi nella Bassa Pianura Irrigua. I contratti di masseria tradizionale vedevano vincolate 4-5-6 famiglie coloniche che coltivavano i fondi in parte a mezzadria ed in parte a fitto. La parte di terreno coltivata a mezzadria fruttava al fittavolo o al proprietario circa 1/2 o 1/3 del raccolto. I salariati fissi risiedevavo in cascina, essi avevano un contratto di un anno che scadeva normalmente a S. Martino (11 novembre). In tal caso essi avevano diritto per contratto: al lavoro, all’alloggio, al vitto, all’orto ed al combustibile. Nel caso fossero Bergamini o Bifolchi-Cavallanti anche al porcile con 1 o 2 maiali. I salariati saltuari (detti anche braccianti, avventizi o giornalieri) invece risiedevano nei paesi, nei villaggi e nelle borgate agricole. In qualche raro caso vivevano in case sparse sui terreni appartenenti alla cascina. In tal caso pagavano un canone d’affitto. Accadeva spesso che, se vi era surplus di lavoro (durante i raccolti), s’assumevano temporaneamente contadini salariati che risiedevano per breve tempo in cascina. Qualora vi erano braccianti agricoli che dovevano lavorare per un prolungato periodo di tempo, questi avevano un locale apposito della cascina dove alloggiare. Significativo in tal senso è il caso delle cascine la cui azienda era dedita alla coltura del riso. Una volta l’anno infatti venivano assunte, per un breve periodo, le mondine per la monda del riso in primavera.

La produzione agricola delle cascine

Le tenute agricole delle cascine sono caratterizzate dalla produzione cerealicola (grano, mais, riso, orzo) alternata da quella foraggera per consentire l’allevamento bovino. Fino al 1950 circa, le aziende aventi la Cascina come unità produttiva, avevano 1/3 o 1/4 dei terreni a marcita, e sul restante 2/3 o 3/4 alternavano rotazioni quinquennali o settennali tra cereali autunnali (grano, orzo, segale), cereali primaverili (riso, mais, avena, miglio e sorgo) e maggese. L’intera produzione del riso nella Pianura Padana (che costituisce il 60% della produzione europea) è caratterizzata dalla cascina, come unità produttiva. Data la loro collocazione geografica nella pianura irrigua ed alla presenza di fontanili e rogge, le cascine si son spesso specializzate nel sistema delle marcite che ha consentito la diffusione dell’allevamento bovino, attuato contemporaneamente all’agricoltura. Questo binomio allevamento-agricoltura sullo stesso territorio è stato il punto di forza dell’agricoltura lombarda a partire dal 1700. Vi è infatti una capillare rete d’irrigazione che costituisce circa il 10 % dell’intero terreno dell’azienda della Cascia.
Molte cascine situate presso corsi d’acqua si dedicano alla Pioppicoltura. Infatti la Pianura Padana è molto ricca di Pioppete che costituiscono l’unico caso di arboricoltura in Italia. Un tempo, oltre alla pioppicoltura, era assai diffusa anche la coltivazione dell’olmo e delgelso, quest’ultimo veniva piantato per l’allevamento dei bachi da seta. Non mancavano però robinie, platani, salici, ontani e querce. Le tenute agricole delle cascine, divennero presto all’avanguardia tant’è che le innovazioni agricole avvenute in Inghilterra nel XVIII secoloerano già in parte utilizzate dalle cascine padane da qualche secolo.

Storia

I precursori storici della cascina a corte si trovano nella villa rustica romana e nella grangia cistercense medioevale. Al X secolo risalgano le prime strutture agricole che hanno portato alla cascina a corte. Le prime notizie di cascine (all’epoca dette “cassine”) risalgono al XIII secolo. La trasformazione delle antiche “cassine” alla struttura con le caratteristiche tipiche riscontrabili ai nostri giorni, avvenne fino al XVIII secolo.
La diffusione massima delle cascine avvenne tra il 1700 ed il 1800 epoca a cui risalgono la maggior parte degli edifici attuali. A partire dal1750 circa infatti, in concomitanza dell’organizzazione capitalistica dell’agricoltura, le cascine si diffusero tantissimo in quanto la struttura stessa della Cascina era perfetta per la razionalizzazione della produzione. Oggi le cascine più antiche risalgono al 1400-1500-1600. È infatti alla fine del XV secolo che nasce la Cascina così come la conosciamo oggi. In questo secolo avviene la trasformazione dell’allevamento bovino-equino trasmumante a quello stanziale. Questa rivoluzione, avvenuta di pari passo con la diffusione delle marcite, ha fatto nascere la Cascina, una struttura sorta per far vivere assieme gli antichi allevatori, divenuti stanziali, ed i contadini che già vivevano accanto ai pascoli trasformati in marcite.
Quando vennero espropriati terreni agricoli alla Chiesa, vari monasteri si trasformarono in cascine (in Provincia di Milano ci sono vari esempi di questo fenomeno: Mirasole, Monluè, Selvanesco ecc.).
A partire dal 1900 esse sono state progressivamente abbandonate sia per effetto dell’abbandono delle campagne che ha caratterizzato ilNovecento, sia perché i contadini ritennero più confortevole e sicuro vivere nei centri abitanti, piuttosto che in mezzo alla campagna. Oggi, molte cascine sono state abbandonate o, a seguito dell’urbanizzazione, si son trasformate in parrocchie, scuole, edifici comunali, villette a schiera, ristoranti ed hotel. Tuttavia la loro presenza nelle campagne è ancora assai diffusa, anche se spesso le famiglie contadine preferiscono vivere nei centri abitati. Spesso, se sono di una certa dimensione, le cascine hanno uno spaccio che vende al dettaglio direttamente al consumatore i prodotti dell’azienda, sono le cosiddette “farmers markets”. All’inizio del 2008 le cascine con uno spaccio erano 101 nelle sole province di Milano e Lodi. Sempre nello stesso periodo, nella sola Provincia di Milano le cascine con un distributore automatico self-service di latte crudo appena munto erano 43.
Attualmente molte cascine si stanno trasformando in agriturismi.

Il successo del presepio di Casalmorano

Come ogni anno,un gruppo di ingegnosi volontari è riuscito ad allestire un presepio a Casalmorano, che è diventato ben presto meta di numerosissimi visitatori. I casalmoranesi, ma no solo loro, sono grati per la bella tradizione, che tiene viva anche una tradizione, che non è solo principio di fede,  ma amore all’arte e a ciò che di più genuino  alberga nell’animo della nostra gente. La gratitudine di tutti,specie della zona comprenso