Mese: luglio 2013

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Successo in piscina del beach volley

 
Pur essendo la prima volta che i giovani si cimentavano, il beach volley (meno comunemente pallavolo da spiaggia) è uno sport di squadra olimpico giocato sulla sabbia ed a Soresina ha avuto il suo exploit in piscina. Da noi si chiama “Il summer beach Soresina “.E’ stato un esordio felice, data l’adesione di 50 atleti.Tanto è stato il successo, che verrà ripetuto negli anni avvenire. Va ricordato che tale sport, nato come variante del gioco della pallavolo, da semplice ricreazione sulle spiagge si è evoluto fino a diventare sport professionistico in vari paesi del mondo. Due squadre di giocatori di due persone ciascuna si scontrano su un campo di sabbia separato da una rete.
Come nella pallavolo, lo scopo del gioco è quello di mandare la palla sopra la rete per farla cadere nel campo avversario cercando di opporsi al medesimo obiettivo della squadra avversaria. Ogni squadra ha a disposizione tre tocchi, comprensivi del tocco del muro, a differenza della pallavolo. La palla è messa in gioco con un servizio, ovvero un colpo del servitore diretto sopra la rete al campo avversario. Lo scambio continua fino a quando la palla tocca terra in campo, fuori dal campo (out), o una squadra fallisce nel tentativo di attacco[1].
La squadra che vince lo scambio conquista un punto (Rally Point System). Se è la squadra che riceve a vincere lo scambio, oltre al punto guadagna il diritto al servizio. Il giocatore di servizio deve cambiare ogni volta che si verifica questa combinazione.
Originario della California e delle Isole Hawaii, il beach volley è ora uno sport molto popolare anche in regioni che non presentano una linea costiera, come la Svizzera.

Giulio Zignani

2La frittata è fatta.Però ci sono ancora cose da discutere: Ceduto l’immobile, ma le opere d’arte?Si tratta di una  liquidità residua  3,5 -4 milioni.c’è poi  la somma  per l’alienazione dell’ intera struttura(13 milioni di euro).C’è insomma ancora molto da dire…

Giulio Zignani

Soresina:di tutto un pò

Tempo addietro si parlava di modelli diversi di urbanistica:l’uso speculativo e affaristico, che non tiene conto per niente del paesaggio e l’altro intelligente e rispettoso del suolo, Poi si ricorre al divieto di transito su una strada dissestata , anzichè provvedere a sistemarla. Il divieto è più comodo che il provvedimento….
Erano perfino stati murati gli ingressi per evitare occupazioni abusive.Si era in pieno caos, mentre si voleva mirare a modelli diversi di urbanistica: l’uno speculativo e affaristico, che non tiene conto per niente del paesaggio, e l’altro intelligente e rispettoso del suolo.Poi ancora occorreva scegliere una strategia che consentisse ugualmente a un centro abitato di crescere, ma recuperando le aree dismesse e inattive del centro o delle periferie.. E dire che nel programma di centro destra c’era l’abbattimento del centro storico di Soresina, ma ancora non si sa che si farà del vecchio . Ed intanto sono sorte case nuove, ed il quartiere Leopardi nuovo di zecca è ancora vuoto. Ma ci sono ancor case disabitate ed altrettante in cattive condizioni.Ma Soresina è ancora città,si fa festa per i suoi 50 anni, eccetera. Una lieve speranza: qualche saracinesca si riapre a livello nazionale, lo ha detto il ministro dell’economia Saccomanno. C’ è una lieve ripresa. E a Soresina se ne vedranno i riflessi positivi, dopo che i negozietti sono spariti e sono sorti i grandi supermercati?Così van le cose, un pò bene, un pò male,festa e disoccupazione, di tutto un pò. Ma l’ importante è far emergere il positivo festaiolo….E che colpa ne hanno i centri culturali che cercano di tenere su il morale?

Giulio Zignani

Esiste l’inferno?

RC Domanda: So che il Cattolicesimo parla dell’eternità dell’inferno. E so anche che Gesù ne parla più volte nel Vangelo. Ma mi chiedo come si possa conciliare l’eternità dell’inferno con l’amore infinito di Dio. Voi cosa ne dite? (Lucia, Torre Annunziata)

Risponde Corrado Gnerre
Cara lettrice, lei ha colto uno dei punti più critici della dottrina cristiana. Molti infatti dicono:“L’inferno non è eterno. Dio, che è amore, non può permettere che delle creature soffrano per sempre!”. Insomma, eternità dell’inferno e amore di Dio appaiono incompatibili.
Se Dio è amore, l’inferno non può essere eterno. Se l’inferno è eterno, Dio non può essere amore. La mentalità moderna e anche quella post-moderna non si sposano facilmente con una prospettiva di seria valutazione del tempo e dei propri gesti. Anche se – è bene precisarlo – questo non è esclusivo solo degli ultimi tempi.
Infatti, se più vicino a noi uno scrittore come Giovanni Papini, nel suo libro Il Diavolo, pone in forma di domanda se un giorno non l’inferno, ma la pena dei dannati debba finire; nei primi tempi del Cristianesimo già Origene parlava di apocatastasi, che è per l’appunto la negazione dell’eternità dell’inferno.
Tralascio tutte le citazioni tanto della Sacra Scrittura quanto del Magistero che affermano l’eternità dell’inferno. Dove però, cara Lucia, mi voglio concentrare, è nel far capire quanto sia falsa l’incompatibilità tra amore di Dio ed eternità dell’inferno.
La risposta più corretta e argomentata è senz’altro quella che dice che in Dio ci sono tutte le virtù al grado massimo, dunque se è virtù la misericordia è anche virtù la giustizia, da qui si capisce come Dio sia disposto a perdonare fino all’ultimo istante della vita di ognuno e poi faccia scattare la sua giustizia.
Questa, dicevo, è la risposta più corretta. Ma c’è ne è anche un’altra. Una risposta che fa riferimento solo all’amore di Dio. Ebbene, attenzione: l’eternità dell’inferno è un altro segno dell’amore di Dio. Se l’inferno non fosse eterno, allora sì che ci sarebbe una contraddizione con il suo amore. Sembra paradossale, ma non lo è.
Noi sappiamo che Dio ci ha creati per amore e non per necessità, proprio perché Dio, che è assoluto, non poteva e non può aver bisogno di nessuno. Dio ha dimostrato questo amore dandoci il massimo che poteva darci, massimo che è indicato dalle parole del Genesi: «facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza».
Questa “immagine e somiglianza” va intesa a livello spirituale, il che vuol dire che come Dio ha una volontà, un’intelligenza e una libertà, anche l’uomo possiede queste tre facoltà. Si tratta, nell’uomo, di un’intelligenza, di una volontà e di una libertà infinitamente inferiori a quelle di Dio, ma vere. Già! Vere! Immaginiamo che Dio ci avesse donato non una libertà vera ma una libertà falsa, illusoria. Ciò avrebbe significato che Dio non ci amerebbe.
Ora chiediamoci: come si fa a dimostrare che la libertà è vera? Da ciò che produce nel tempo! Mi spiego meglio. Se compro un vestito che non è di marca, dopo qualche lavata non potrò più indossarlo, ma se invece compro un vestito di qualità, allora sì che mi durerà nel tempo.
Lo stesso vale per la libertà. Se è falsa, le conseguenze del suo esercizio sono del tutto ininfluenti, ma se è vera, allora il suo esercizio deve produrre delle conseguenze altrettanto vere. Questo vuol dire che la libertà che noi abbiamo ricevuto da Dio (che è vera!) produce degli effetti reali, e gli effetti reali nell’eternità devono essere altrettanto eterni.
Faccio un altro esempio. Immaginiamo che Dio tra un miliardo di anni chiuda l’inferno e faccia andare tutti in Paradiso (diavoli e dannati; un po’ quello che diceva Origine). Ebbene, cosa sono un miliardo di anni rispetto all’eternità? Nulla. Nemmeno un batter d’occhio. Ciò significherebbe che la libertà dell’uomo non avrebbe la possibilità di produrre nulla, dunque che questa libertà non sarebbe vera.
Ecco perché l’inferno è eterno, ed ecco perché non deve sorprendere che questa eternità sia l’esito non solo della giustizia ma anche, indirettamente, dell’amore di Dio. L’inferno è eterno, perché Dio non ci ha donato una “patacca”, cioè un falso, ma una libertà vera!
La famosa immagine di sant’Alfonso Maria de’ Liguori attesta la vera libertà che fonda la drammaticità, la serietà ma anche la grandezza e la bellezza della vita umana. Dice sant’Alfonso: «Se un angelo a quest’ora portasse la notizia a un dannato che Dio lo vuol cavare dall’inferno, ma quando? Quando saranno passati tanti milioni di secoli, quante sono le gocce d’acqua, le fronde degli alberi, le arene nel mare e della terra, voi vi spaventereste ma è pur vero che quegli farebbe festa a questa notizia, che non fareste voi se aveste la notizia di esser fatto re di un gran regno. Sì, perché direbbe il dannato: è vero che passeranno tanti secoli, ma verrà un giorno in cui finirà tutto. Invece passeranno tutti questi secoli, quante sono le arene, le gocce, le fronde e l’inferno sarà da capo».

(RC n. 55 – Giugno 2010)