Mese: febbraio 2013

Il sole perde energia

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Il sole ha una massa conosciuta che arriva a 1,9891 x 1030 kg, ma sappiamo che esso
emette energia e quindi perde ogni secondo una grande quantità di massa. L’obiettivo di
quest’articolo è trovare il valore approssimativo della quantità di massa che esso perde
ogni secondo. Questo calcolo non è molto preciso nel senso che il sole non emette
costantemente la stessa quantità di energia. Ci sono dei fenomeni fotosferici,
cromosferici e anche coronali dove viene emessa moltissima energia spontaneamente ma
che in questo articolo non saranno considerati.
La perdita di massa solare può avvenire in due modi: con il VENTO SOLARE oppure con la
RADIAZIONE SOLARE.
Il vento solare emesso dal sole porta con sè protoni, elettroni e altri ioni più pesanti
come l’elio doppiamente ionizzato chiamato anche particelle alfa (He++), eccetera. Il vento
solare è stato scoperto grazie a fenomeni come le aurore, la coda ionica delle comete e le
piccole variazioni dell’attività geomagnetica. Le particelle emesse vincono la forza di
gravità solare grazie alle alte temperature della corona e all’alta energia cinetica che le
particelle guadagnano attraverso processi che ancora non sono del tutto chiari.
Si conoscono due tipi di vento solare: il vento solare lento e il vento solare rapido.
Vento solare rapido: si produce nei buchi coronali, che sono zone di bassa densità e
emperatura, dove il campo magnetico è debole e le linee del campo si aprono nello
spazio. Questi buchi si producono a tutte le latitudini solari, sia all’equatore sia ai poli.      (Giulio Zignani)

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Il magistero della chiesa “Il grande mistero “

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Il grande mistero
San Paolo sintetizza il tema della vita familiare con la parola: « grande mistero » (cfr Ef 5, 32). Quanto egli scrive nella Lettera agli Efesini su tale « grande mistero », anche se radicato nel Libro della Genesi e in tutta la tradizione dell’Antico Testamento, presenta tuttavia un’impostazione nuova, che troverà poi espressione nel Magistero della Chiesa.
La Chiesa professa che il matrimonio, come sacramento dell’alleanza degli sposi, è un « grande mistero », poiché in esso si esprime l’amore sponsale di Cristo per la sua Chiesa. Scrive san Paolo: « E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola » (Ef 5, 25-26). L’Apostolo parla qui del Battesimo, di cui tratta ampiamente nella Lettera ai Romani, presentandolo come partecipazione alla morte di Cristo per condividere la sua vita (cfr Rm 6,3-4).
In questo sacramento il credente nasce come un uomo nuovo, poiché il Battesimo ha il potere di comunicare una vita nuova, la vita stessa di Dio. Il mistero del Dio-uomo si compendia, in certo senso, nell’evento battesimale: « Cristo Gesù Signore nostro, Figlio di Dio Altissimo – dirà più tardi sant’Ireneo e con lui tanti altri Padri della Chiesa d’Oriente e d’Occidente – divenne figlio dell’uomo, affinché l’uomo potesse divenire figlio di Dio ».
Lo Sposo è, dunque, lo stesso Dio che si è fatto uomo. Nell’Antica Alleanza, Jahvè si presenta come lo Sposo di Israele, popolo eletto: uno Sposo tenero ed esigente, geloso e fedele. Tutti i tradimenti, le diserzioni e le idolatrie di Israele, descritte dai Profeti in modo drammatico e suggestivo, non riescono a spegnere l’amore con cui il Dio-Sposo « ama sino alla fine » (cfr Gv 13, 1).
La conferma e il compimento della comunione sponsale tra Dio e il suo popolo si hanno in Cristo, nella Nuova Alleanza. Cristo ci assicura che lo Sposo è con noi (cfr Mt 9, 15). È con noi tutti, è con la Chiesa. La Chiesa diventa sposa: sposa di Cristo. Questa sposa, di cui parla la Lettera agli Efesini, si fa presente in ogni battezzato ed è come una persona che si offre allo sguardo del suo Sposo: « Ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, ( . . .) al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata » (Ef 5, 25-27).
L’amore, con cui lo Sposo « ha amato sino alla fine » la Chiesa, fa sì che essa sia sempre nuovamente santa nei suoi santi, anche se non cessa di essere una Chiesa di peccatori. Anche i peccatori, « i pubblicani e le prostitute », sono chiamati alla santità, come attesta Cristo stesso nel Vangelo (cfr Mt 21, 31). Tutti sono chiamati a diventare Chiesa gloriosa, santa ed immacolata. « Siate santi – dice il Signore – perché io sono santo » (Lv 11, 44; cfr 1 Pt 1, 16).
Ecco la più alta dimensione del « grande mistero », l’interiore significato del dono sacramentale nella Chiesa, il senso più profondo del Battesimo e dell’Eucaristia. Sono i frutti dell’amore con cui lo Sposo ha amato sino alla fine; amore che costantemente si espande, elargendo agli uomini una crescente partecipazione alla vita divina.
San Paolo, dopo aver detto: « E voi, mariti, amate le vostre mogli » (Ef 5, 25), con forza ancora maggiore subito aggiunge: « Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso. Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo » (Ef 5, 28-30). Ed esorta i coniugi con le parole: « Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo » (Ef 5, 21).
È certamente, questa, una presentazione nuova della verità eterna sul matrimonio e sulla famiglia nella luce della Nuova Alleanza. Cristo l’ha rivelata nel Vangelo, con la sua presenza a Cana di Galilea, con il sacrificio della Croce ed i Sacramenti della sua Chiesa. I coniugi trovano così in Cristo il punto di riferimento del loro amore sponsale. Parlando di Cristo Sposo della Chiesa, san Paolo si riferisce in modo analogico all’amore sponsale; egli rinvia al Libro della Genesi: « L’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne » (Gn 2, 24). Ecco il « grande mistero » dell’eterno amore già presente prima nella creazione, rivelato in Cristo e affidato alla Chiesa.
« Questo mistero è grande; – ripete l’Apostolo – lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa » (Ef 5, 32). Non si può, pertanto, comprendere la Chiesa come Corpo mistico di Cristo, come segno dell’Alleanza dell’uomo con Dio in Cristo, come sacramento universale di salvezza, senza riferirsi al « grande mistero », congiunto alla creazione dell’uomo maschio e femmina ed alla vocazione di entrambi all’amore coniugale, alla paternità e alla maternità. Non esiste il « grande mistero », che è la Chiesa e l’umanità in Cristo, senza il « grande mistero » espresso nell’essere « una sola carne » (cfr Gn 2,24; Ef 5,31-32), cioè nella realtà del matrimonio e della famiglia.
La famiglia stessa è il grande mistero di Dio. Come « chiesa domestica », essa è la sposa di Cristo. La Chiesa universale, e in essa ogni Chiesa particolare, si rivela più immediatamente come sposa di Cristo nella « chiesa domestica » e nell’amore in essa vissuto: amore coniugale, amore paterno e materno, amore fraterno, amore di una comunità di persone e di generazioni. L’amore umano è forse pensabile senza lo Sposo e senza l’amore con cui Egli amò per primo sino alla fine? Solo se prendono parte a tale amore e a tale « grande mistero », gli sposi possono amare « fino alla fine »: o di esso diventano partecipi, oppure non conoscono fino in fondo che cosa sia l’amore e quanto radicali ne siano le esigenze. Questo indubbiamente costituisce per essi un grave pericolo.
L’insegnamento della Lettera agli Efesini stupisce per la sua profondità e per la sua forza etica. Indicando il matrimonio, ed indirettamente la famiglia, come il « grande mistero » in riferimento a Cristo e alla Chiesa, l’apostolo Paolo può ribadire ancora una volta quanto aveva detto in precedenza ai mariti: « Ciascuno, da parte sua, ami la propria moglie come se stesso ». Aggiunge poi: « E la donna sia rispettosa verso il marito » (Ef 5, 33). Rispettosa, perché ama e sa di essere riamata. È in forza di tale amore che gli sposi diventano reciproco dono.
Nell’amore è contenuto il riconoscimento della dignità personale dell’altro e della sua irripetibile unicità: ciascuno di loro, infatti, in quanto essere umano, tra tutte le creature della terra è stato scelto da Dio per se stesso; ciascuno però, con atto consapevole e responsabile, fa di sé libero dono all’altro e ai figli ricevuti dal Signore. San Paolo prosegue la sua esortazione ricollegandosi significativamente al quarto comandamento: « Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché questo è giusto. ?Onora tuo padre e tua madre: è questo il primo comandamento associato ad una promessa: ?perché tu sia felice e goda di una vita lunga sopra la terra. E voi, padri, non inasprite i vostri figli, ma allevateli nell’educazione e nella disciplina del Signore » (Ef 6, 1-4). L’Apostolo vede, dunque, nel quarto comandamento l’implicito impegno del reciproco rispetto tra marito e moglie, tra genitori e figli, riconoscendo così in esso il principio della compattezza familiare.
La stupenda sintesi paolina a proposito del « grande mistero » si presenta come il compendio, la summa, in un certo senso,dell’insegnamento su Dio e sull’uomo, che Cristo ha portato a compimento. Purtroppo il pensiero occidentale, con lo sviluppo del razionalismo moderno, è andato via via allontanandosi da tale insegnamento. Il filosofo che ha formulato il principio del « Cogito, ergo sum »: « Penso, dunque esisto », ha pure impresso alla moderna concezione dell’uomo il carattere dualista che la distingue. È proprio del razionalismo contrapporre in modo radicale nell’uomo lo spirito al corpo e il corpo allo spirito. L’uomo invece è persona nell’unità del corpo e dello spirito.
Il corpo non può mai essere ridotto a pura materia: è un corpo « spiritualizzato », così come lo spirito è tanto profondamente unito al corpo da potersi qualificare uno spirito « corporeizzato ». La fonte più ricca per la conoscenza del corpo è il Verbo fatto carne. Cristo rivela l’uomo all’uomo. Questa affermazione del Concilio Vaticano II è in un certo senso la risposta, da lungo tempo attesa, che la Chiesa ha dato al razionalismo moderno.
Tale risposta riveste un’importanza fondamentale per la comprensione della famiglia, specialmente sullo sfondo dell’odierna civiltà, la quale, come è stato detto, sembra aver rinunciato in tanti casi ad essere una « civiltà dell’amore ». Grande è stato, nell’era moderna, il progresso nella conoscenza del mondo materiale ed anche della psicologia umana, ma quanto alla dimensione sua più intima, la dimensione metafisica, l’uomo di oggi rimane in gran parte un essere sconosciuto a se stesso; conseguentemente una realtà sconosciuta rimane anche la famiglia. Ciò si verifica a motivo del distacco da quel « grande mistero » di cui parla l’Apostolo.
La separazione nell’uomo tra spirito e corpo ha avuto come conseguenza l’affermarsi della tendenza a trattare il corpo umano non secondo le categorie della sua specifica somiglianza con Dio, ma secondo quelle della sua somiglianza con tutti gli altri corpi presenti in natura, corpi che l’uomo utilizza quale materiale per la sua attività finalizzata alla produzione di beni di consumo. Ma tutti possono immediatamente comprendere come l’applicazione all’uomo di simili criteri nasconda in realtà enormi pericoli. Quando il corpo umano, considerato indipendentemente dallo spirito e dal pensiero, viene utilizzato come materiale alla stregua del corpo degli animali, – è ciò che avviene, ad esempio, nelle manipolazioni sugli embrioni e sui feti – si va incontro inevitabilmente ad una terribile sconfitta etica.
In una simile prospettiva antropologica, la famiglia umana si trova a vivere l’esperienza di un nuovo manicheismo, nel quale il corpo e lo spirito vengono fra loro radicalmente contrapposti: né il corpo vive dello spirito, né lo spirito vivifica il corpo. Così l’uomo cessa di vivere come persona e soggetto. Nonostante le intenzioni e le dichiarazioni contrarie, egli diventa esclusivamente un oggetto. In tal modo, ad esempio, questa civiltà neomanichea porta a guardare alla sessualità umana più come ad un terreno di manipolazione e di sfruttamento, che come alla realtà di quello stupore originario che nel mattino della creazione spinge Adamo ad esclamare davanti ad Eva: « È carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa » (Gn 2, 23).
È lo stupore che riecheggia nelle parole del Cantico dei Cantici: « Tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, sposa, tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo » (Ct 4, 9). Quanto sono lontane certe moderne concezioni dalla profonda comprensione della mascolinità e della femminilità offerta dalla Rivelazione divina! Essa ci porta a scoprire nella sessualità umana una ricchezza della persona, che trova la sua vera valorizzazione nella famiglia ed esprime la sua vocazione profonda anche nella verginità e nel celibato per il Regno di Dio.
Il razionalismo moderno non sopporta il mistero. Non accetta il mistero dell’uomo, maschio e femmina, né vuol riconoscere che la piena verità sull’uomo è stata rivelata in Gesù Cristo. Non tollera, in particolare, il « grande mistero », annunziato dalla Lettera agli Efesini, e lo combatte in modo radicale. Se riconosce, in un contesto di vago deismo, la possibilità e perfino il bisogno di un Essere supremo o divino, rifiuta decisamente la nozione di un Dio che si fa uomo per salvare l’uomo. Per il razionalismo è impensabile che Dio sia il Redentore, tanto meno che sia « lo Sposo », la fonte originaria ed unica dell’amore sponsale umano.
Esso interpreta la creazione e il senso dell’esistenza umana in maniera radicalmente diversa. Ma se all’uomo vien meno la prospettiva di un Dio che lo ama e, mediante Cristo, lo chiama a vivere in Lui e con Lui, se alla famiglia non è aperta la possibilità di partecipare al « grande mistero », che cosa rimane se non la sola dimensione temporale della vita? Resta la vita temporale come terreno di lotta per l’esistenza, di ricerca affannosa del profitto, di quello economico prima di tutto.
Il « grande mistero », il sacramento dell’amore e della vita, che ha il suo inizio nella creazione e nella redenzione e di cui è garante Cristo-Sposo, ha smarrito nella mentalità moderna le sue più profonde radici. Esso è minacciato in noi ed intorno a noi. Possa l’Anno della Famiglia, celebrato nella Chiesa, diventare per gli sposi un’occasione propizia per riscoprirlo e per riaffermarlo con forza, coraggio ed entusiasmo.
(Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie, 19)

(giulio Zignani)

Relazione morale assemblea Avis di Felice Resmini

 

Non posso che cominciare questa relazione richiamando l’appuntamento elettorale che quest’anno porterà al rinnovo degli organi statutari. Un appuntamento che si rinnova ogni 4 anni e che ognuno si augura possa portare nuovi contributi di idee e di impegno.

In questi anni ho sempre sostenuto che l’assemblea rappresenta uno dei momenti fondamentali della vita associativa è questo il momento naturale per rendere conto a tutti voi soci ed alla comunità intera delle attività svolte, dei risultati conseguiti e tracciare nuovi obiettivi e nuovi programmi.

Questa assemblea poi come dicevo poc’anzi ha una valenza particolare perché è l’ultima di questo consiglio direttivo .

Ecco che allora sorgono spontanee alcune domande:

-Siamo riusciti in questi anni a portare avanti in maniera efficiente ed incisiva il messaggio dell’AVIS?

-abbiamo avuto dei risultati importanti?

-ci sono ancora spazi per poter incidere nella nostra comunità?

-Abbiamo fatto tutto il possibile o potevamo o si doveva fare qualcosa di più?

Tutte domande che sono legittime e che si affollano nella mente specie quando si deve fare un consuntivo e si guarda al passato.

L’obiettivo che il Consiglio uscente si è dato 4 anni fa è stato quello di lavorare per mantenere ed incrementare gli standard qualitativi e quantitativi raggiunti. Su questo abbiamo puntato e abbiamo cercato di farlo assicurando una continua presenza sul territorio attraverso varie manifestazioni e attività promozionale avendo altresì cura di rendere sempre più fruibile la nostra sezione che nel 2008 in occasione delle celebrazione per il 50° anniversario della nascita è stata intitolata al compianto Presidente Vittorino Gazza e di questo ne siamo molto fieri.
Tanti sono gli interventi che sono stati fatti per rendere sempre più accogliente la nostra sezione:
nel 2010 abbiamo dotato l’atrio d’ingresso di una porta a vetri e recuperato il Bassorilievo dello scultore Leone Lodi che fa bella mostra sempre nell’ingresso. Vi è stata la costante cura delle attrezzature dell’Unità di Raccolta.
E’ proseguita con costante impegno la promozione dello sport locale con contributi finalizzati, bacino importante di giovani potenziali donatori: voglio qui ricordare il rapporto che dura ormai da anni con la Gilbertina Basket, con il pedale Soresinese, con la Bocciofila tranquillo con Soresina Running Club con il Basket 06, con il Magico Basket.
Sono stati devoluti contributi all’Oratorio per l’acquisto delle magliette dei bambini e ragazzi del Grest, sono state sponsorizzate le manifestazioni dell’ACLI presso la Baracca di Olzano.
Grande attenzione anche nel 2012 è stata posta alle associazioni di settore che perseguono fini socio assistenziali (mi riferisco per esempio a Soresina Soccorso, ai Volontari di S.Siro al Centro Diurno Disabili)
E’ proseguita la ricerca di maggiore attenzione da parte dei mass media locali il cui apporto è stato di grande importanza per la diffusione della cultura del dono del sangue: Ad onor del vero devo dire che da parte dei giornali locali e mi riferisco in spcial modo al Quotidiano la Provincia e al settimanale Prima Pagina e al giornale ON line di Cremona Democratica e l’ Altra Soresina c’è stata sempre molta.

(giulio Zignani)Copia di resmini

La santita’ eroica al massimo grado.S.Ignazio di Antiochia disse ai romani: “Accarezzate il leone durante il suo servizio sbranatorio”

.
download (6)Vescovo e martire, nacque nel 35 circa e morrì’ nel 107 dopo Cristo.
Le reliquie sono conservante nella basilica di San Clemente, a Roma
E’ stato un vescovo sbranato dai leoni dopo essere stato messio in catene.
Ignazio di Antiochia, detto L’Illuminatore (circa 35 – Roma, circa 107), è stato un vescovo dell’Asia Minore dell’inizio del II secolo. È venerato come santo dalla Chiesa ortodossa e dalla Chiesa cattolica, ed è annoverato fra i Padri della Chiesa e Padre Apostolico. Fu il secondo successore di Pietro come vescovo di Antiochia di Siria, cioè della terza città per grandezza del mondo antico mediterraneo.

Crebbe in ambiente pagano; si convertì in età adulta. Nel 69, secondo la tradizione, fu nominato successore di Pietro alla sede episcopale d’Antiochia. Condannato ad bestias durante il regno dell’imperatore Traiano (98-117), fu imprigionato e condotto da Antiochia a Roma sotto la scorta di una pattuglia di soldati per esservi divorato dalle fiere.
Nel corso del viaggio da Antiochia a Roma[1] scrisse sette lettere alle chiese che incontrava sul suo cammino o vicino ad esso. Esse ci sono rimaste e sono una testimonianza unica della vita della chiesa dell’inizio del II secolo. Le prime quattro lettere furono scritte da Smirne alle comunità dell’Asia Minore, di Efeso, di Magnesia e di Tralli, ringraziandole per le numerose dimostrazioni d’affetto testimoniate nei suoi travagli.
Partito da Smirne, Ignazio giunse nella Troade, dove scrisse altre tre lettere: la prima ai Romani, supplicandoli di non impedire il suo martirio, inteso come desiderio di ripercorrere la vita e la passione di Gesù: «Com’è glorioso essere un sole al tramonto, lontano dal mondo, verso Dio. Possa io elevarmi alla tua presenza»[2]. Poi scrisse alla chiesa di Filadelfia e a quella di Smirne, chiedendo che i fedeli si congratulassero con la comunità d’Antiochia, che aveva sopportato con coraggio le persecuzioni ora ivi concluse. Scrisse anche a Policarpo, vescovo di Smirne, aggiungendovi interessanti direttive per l’esercizio della funzione episcopale, consigliandoli di «tenere duro come l’incudine sotto il martello» [3].
Le sue lettere esprimono calde parole d’amore a Cristo e alla Chiesa. Appaiono per la prima volta le espressioni “Chiesa cattolica” e “Cristianesimo”, che sono ritenuti neologismi creati da lui. Le Lettere di Ignazio sono una finestra aperta per conoscere le condizioni e la vita della chiesa del suo tempo. In particolare appare per la prima volta nelle sue lettere la concezione tripartita del ministero cristiano: vescovo, presbiteri, diaconi. Altro tema significativo è la confessione della vera umanità di Cristo contro i docetisti, i quali sostenevano che l’incarnazione del Figlio di Dio fosse stata solo apparente.
Raggiunta Roma dopo il faticoso viaggio, Ignazio subì il martirio nell’Urbe. Fu esposto alle fiere durante i festeggiamenti in onore dell’imperatore Traiano, vincitore in Dacia,.

GiulioZignani

La scomparsa della professoressa Lina Tinti Tumiati. Lunedi 25, il funerale alle 14,30 in San Siro

Soresina-Si è spenta, presso la casa di riposo Vismara-De Petri di San Bassano, la

Liurong, celebre tempio cinese
Liurong, celebre tempio cinese

professoressa Lina Tinti Tumiati,che fu insegnante di lettere presso la scuola media Bertesi di Soresina per più generazioni, talchè la sua dipartita registra il rimpianto di tanti alunni e colleghi. La sua scomparsa richiama nel contempo l’elevatezza della sua cultura e le rare capacità didattiche che ne hanno arricchito il curriculum durante tanti anni di inseggnamento.Inoltre aveva all’attivo una conoscenza personale pressocchè “universale”, avendo viaggiato durante le le vacanze con il marito, il capitano Angelo Tumiati, che a sua volta,come vedremo, passò alla cronaca per un suo gesto eroico, avendo tratto in salvo una petroliera in avaria.Famose sono le conferenze erudite della scomparsa, in particolare il commento a noti libri, in particolare “Liurong” (vedi nella foto )noto tempio cinese, scritto da Sarah Triboldi, sua ex alunna durante un viaggio in medio oriente. Comunque è interessante ricordare il gesto eroico del marito, che nel 1976 provvedeva a trarre in salvo una petroliera americana con equipaggio italiano. Il gesto venne segnalato al Ministero della Marina Mercantile e premiato dall’amministrazione comunale con una cerimonia solenne voluta dal sindaco Piero Borelli. La salma giungerà a Soresina alle ore 9,30 al Tempietto da San Bassano ed il funerale avrà luogo oggi alle ore 14, 30 in San Siro, per poi prosguire con il corteo di macchine verso il cimitero di Soresina.Ne piangono la scomparsa le figlie Marina, Manuela e Florence,oltre ad uno stuolo di amici ed estimatori.

GIULIO ZIGNANI

Le vicende dello Zucchi Falcina (da Quaderni Corsari)

CasaDiRiposo
Tagli alla cultura e dramma della Zucchi Falcina: Virgilio (Pd) chiede una riunione in Provincia
Così, con la seguente email, il capogruppo del Pd in consiglio provinciale, Andrea Virgilio, chiede ai colleghi consiglieri la convocazione della commissione cultura, sensibilizzandoli anche sul pericolo di vendita della casa di riposo Zucchi Falcina. Virgilio, come altri, come Giuseppe Torchio, desidera che l’attività politica prosegua seriamente e costruttivamente malgrado le elezioni. Questo francamente piace… zucchi-falcina-virgilio-pd-chiede-una-riunione-in-provincia/” class=”read-more”>Read More ›
Fondazione Zucchi Falcina, fallimento politico disastroso
Non solo Sospiro soffre. Le ombre più tetre minacciano il comparto socio-assistenziale chiuso nelle Fondazioni inventate da Formigoni per non comunicare con l’esterno, per tacere, non rendere noti problemi di interesse generale. Soresina assiste impotente a un disastro politico e gestionale che trova solo risposte di comodo o addirittura il silenzio mentre la stampa contigua… READ MORE ›

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Potrebbe essere l’ultima speranza di invertire l’andamento negativo della casa di riposo Zucchi Falcina, iniziato ormai da oltre un decennio e che coinvolge nelle responsabilità diversi consigli d’amministrazione. Il deficit infatti ha una lunga storia e i soresinesi si aspettano non tanto un capro espiatorio ma una casa di riposo che funziona e che non… zucchi-falcina-con-i-sindacati-si-cambia-ultima-speranza/” class=”read-more”>Read More ›

Soresina, polemiche furenti in consiglio comunale poi inizia il confronto per aiutare la Zucchi Falcina
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Zucchi Falcina, “si parla più delle cartoline sexy che dei problemi del personale della cooperativa”
A nessuno interessa nulla del personale della cooperativa Sentiero ma non si possono ignorare queste condizioni di lavoro. Ciò che riguarda il personale deve riguardare anche la Zucchi Falcina: i dipendenti della cooperativa hanno il diritto di essere trattati come il resto del personale dell’ente, una cooperativa così meglio perderla che trovarla perché forse farà… zucchi-falcina-si-parla-piu-delle-cartoline-sexy-che-dei-problemi-del-personale/” class=”read-more”>Read More ›

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“Non mi meraviglio che ci siano lamentele da parte del personale” commenta il capogruppo di Rinnova Soresina! Giuseppe Mametti, riferendosi a questo precedente articolo ”anche se naturalmente va verificato tutto quanto: in generale c’è chi si lamenta per fondati motivi e chi non ha ragione. Non c’è da stupirsi però che il clima sia questo, e… zucchi-falcina-anche-a-me-sono-arrivate-lamentele-del-personale-non-me-ne-meraviglio/” class=”read-more”>Read More ›

Basta con gli sputi e l’oratorio chiude

Sarà solo un gesto simbolico, ma giusto: il parroco non ne vuole più sapere  di certi gesti maleducati, in particolare stigmatizza il vizio degli sputi. E così ha chiuso smibolicamente  nei giorni scorsi il bar  dell’ oratorio Sirino e conseguente  sciopero dei baristi dell’oratorio per eccesso di sputi. Non l’ha proclamato alcun sindacato di categoria, dato che si tratta di volontariato parrocchiale, bensì il parroco stesso don Angelo Piccinelli, tramite il foglio degli avvisi “Vivere nella comunità” . Una lotta dura, inflessibile, contro sfacciataggine dei fanatici dello sputo. Si vuole con tale geto arrivare al cuore dei ragazzi,perchgè non facciano come il noto sputo di Francesco Totti durante un partita di calcio…