Mese: gennaio 2013

Compie 80 anni suor Maria Immacolata di Regona: il ricordo della Clausura di Soresina

 

 

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Ancor vivo è il ricordo della numerosa famiglia( dieci figli più i genitori), quando : venne festeggiata quattro anni in occasione della consacrazione alla clausura di suor Maria Immacolata. Fu un giorno importante anche per tutta la comunità regonese, come venne evidenziato dallo stesso bollettino parrocchiale. Diversi regonesi si erano recati a San Gervasio Capriate ( Bergamo )per assistere alla celebrazione del 50° di professione religiosa presso il monastero delle clarisse cappuccine. Suor Iolanda aveva accolto i convenuti in parlatorio, dove le religiose possono parlare stando oltre la grata. Si era presentata con il suo solito sorriso ed ha colpito un po’ tutti la gioia con la quale la monaca ha salutato uno per uno, senza bisogno di presentazione: li ha riconosciuti tutti .E’ stato un via vai di nipoti, fratelli, parenti, amici e conoscenti. Insomma un bel clima di festa, una festa sobria e semplice, ma che ha generato non poche emozioni. La chiesetta era piccola e il presbiterio era disposto nel centro dello spazio liturgico, per far sì che la celebrazione fosse condivisa anche da tutte le altre monache, che si intravvedevano oltre la grata di ferro. La festeggiata era in mezzo al coro della clausura, ove era stato predisposto un inginocchiatoio e una sedia. I convenuti hanno seguito la Messa tra i banchi prima della grata, riuscendo a scorgere comunque quanto avveniva oltre le barre di ferro battuto. Ora suor Maria Immacolata ha raggiunto un altro traguardo. il compimento del suo genetliaco:80 anni..Molti si sono ricordati di lei, anche le suore della Visitazione, il monastero di clausura di Siresina, che si sono unite nella preghiera corale, nel l comune ideale verso lo Sposo Diletto. Suor Maria Immacolata, non ostante gli anni, è raggiante e grata al Signore per le tante grazie ricevute, mentre non dimentica i suoi cari famigliari, le consorelle e tutti quanti ricorda con intatta memoria…

Giulio Zignani

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L’arte al tempo di Giuseppe Verdi nell’ultimo libro dello studioso cremonese Simone Fappanni

 

 

Un innovativo approfondimento sul “Cigno di Busseto”, è quello offerto dallo studioso Simone Fappanni nel volume “L’Arte al tempo di Giuseppe Verdi”, fresco di stampa per i tipi di Edizione Fantigrafica. In questo volume lo studioso presenta il clima artistico che si è sviluppato nella fiorente epoca in cui ha vissuto il grande musicista, di cui quest’anno ricorre in Bicentenario della nascita, iniziando dal Romanticismo fino a Giovanni Boldini, autore di alcuni dei più celebri ritratti del “Cigno di Busseto”. Non manca un ampio capitolo dedicato all’arte risorgimentale, in cui vi sono la personalità di Verdi emerge chiaramente. Nella terza e ultima parte del volume, riccamente illustrato da tavole a colori di grande formato con riproduzioni autorizzate di capolavori firmati da artisti del calibro di Fattori, Hayez, Lega, Segantini, Boldini, Fontanesi, Piccio, Zandomeneghi, Cremona, Segantini, Previati, Pellizza, De Nittis e Michetti, viene proposto il resoconto della ricerca “Giuseppe Verdi e l’arte contemporanea”, avente come oggetto l’interpretazione di temi e motivi verdiani da parte di artisti d’oggi. Sono presentate opere degli artisti:Alberto Besson, Marino Torta, Dania Agosti, Stefano Cozzaglio. Vittorio Rainieri, Paris Cutini, Luisa Monella, Fabio cordova, Giuseppe Zumbolo, Cristina Simeoni, Rosalia Corbani, Marisa Bellini, Luigi Dainesi, Federica Ungari, Floriana Melzani, Angelo Cauzzi, Riccardo Bozuffi. In appendice, uno studio di Marcello Tosi approfondisce la presenza dell’immagine di Verdi nell’arte ottocentesca nell’esperienza di importanti pittori, incisori e disegnatori. Nella prefazione, firmata dalla prof.ssa Anna Lucia Maramotti Politi dell’Accademia C. G. Cignaroli di Verona, si legge: « Troppe volte si confonde il ricordo con la memoria. Se il primo costituisce una reminiscenza, la seconda è un’attività dello spirito che consente di declinare i tre momenti esistenziali: passato, presente e futuro. “Fare memoria” di un grande artista, qual è Giuseppe Verdi, non significa semplicemente recuperarne l’immagine che la storia ci ha consegnato, ma si rende necessario fare appello alla coscienza del tempo che nell’evocare si fa esegesi. Mentre si coglie la personalità dell’Artista, nella sua irriducibile identità, lo si colloca in un contesto. É quanto ha fatto Simone Fappanni che ripercorre l’ambiente artistico dell’epoca del Maestro. Il critico ci consegna uno spaccato particolare: la pittura del XIX secolo. Perché scegliere la pittura, arte visiva, per celebrare un artista che fa uso del linguaggio musicale? Perché le opere di Giuseppe Verdi non appartengono solo alla musica. La sua musica si fa immagine. Dalla scenografia all’evocazione di luoghi dello spirito, la musica di Verdi assume il carattere non semplicemente descrittivo di ambienti, ma si fa essa stessa luogo dell’anima. Ascoltare un brano verdiano comporta lasciarsi avvolgere da uno spazio sonoro: da un’atmosfera. Il fruitore vi si cala e agevolmente si muove. In questo libero “trovarsi” ha inizio la sua esplorazione. Il coinvolgimento si trasforma in luogo che ambienta la storia: il tempo di Verdi. La musica, nel farsi immagine, si fa percorso che consente di conoscere l’ambiente storico-culturale del grande Musicista». Info: fasimo71@libero.it

 

Perchè separarsi?

Perchè separarsi?

“Le separazioni sono difficili e costose, ma non vale la pena tenere in piedi una relazione finita”
La notizia campeggia su tutti i giornali: siamo in crisi o meglio la famiglia italiana è in crisi.
Oramai si separa il 30% delle coppie. E i matrimoni, in media, durano appena 15 anni. (“Così tanto?” Ha commentato la mia collega, aggiungendo: “Ma la crisi non arrivava al settimo anno?”. Va beh!).

Ma se questi dati Istat sono ormai di dominio pubblico, ci sono delle info che, secondo me, vale la pena commentare.

Cominciamo da questa: nell’85,5% dei casi ci si dice addio in maniera consensuale. E per l’Istat è un buon dato. In pratica ci si separa perché il rapporto è finito per entrambi.
Ma siamo sicuri?
Secondo me, ma è una mia personalissima opinione, le coppie che ricorrono alla separazione consensuale lo fanno semplicemente perché è più rapida, veloce e costa meno.
E uno dei due ex-coniugi, spesso, si ritrova ad ingoiare dei rospi giganti per “il bene dei figli” (e di questi casi, ahimè, ne ho visti tanti!).
E a proposito di pargoli, il 68,7% delle separazioni e il 58,5% dei divorzi ha riguardato coppie con figli in affido condiviso nel 90% dei casi.

Solo nel 9% dei casi i figli sono affidati solo alla madre mentre “la quota di affidamenti concessi al padre continua a rimanere su livelli molto bassi”.

Nel 20,6% delle separazioni – dato nazionale – è previsto un assegno mensile di mantenimento per il coniuge che nel 98% dei casi è corrisposto dal marito alla moglie.

L’importo medio è più elevato al nord (520 euro) che nel resto del Paese (447,4 euro). Nel 56% dei casi la casa è assegnata alla moglie, nel 21,5% al marito, mentre nel 19,8% dei casi gli ex coniugi vanno ad abitare in case diverse da quella coniugale.

La mappatura geografica delle coppie che si lasciano evidenzia una litigiosità più alta al sud dove le separazioni giudiziali (in media 14,5%) raggiungono il 21,5%.

Tendenzialmente, in base a un fenomeno che si è stabilizzato negli ultimi dieci anni, sono più propense a separarsi le coppie con titolo di studio più elevato e “prevalentemente se marito e moglie hanno lo stesso livello di istruzione, dovuto alla forte omogamia che caratterizza gli sposi al momento dell’unione matrimoniale”.

Maurizio Costanzo, in una intervista all’Ansa, ha commentato con una battuta questi dati: “Io sono al diciottesimo anno di matrimonio (con Maria De Filippi) ormai, quindi sono oltre la media e a quanto pare ho superato la fase critica”.

Eppure nel suo ‘curriculum’ di marito Costanzo può vantare ben quattro matrimoni, una convivenza, due divorzi e un annullamento della Sacra Rota.
Le prime nozze, a 25 anni, sono durate solo un anno prima di essere annullate, le seconde otto, le terze un anno e mezzo. Poi c’e’ stato l’incontro con Maria De Filippi, portata all’altare nel ’95, a 57 anni.

“E’ vero che io mi sono separato tre volte, ma le mie unioni precedenti mi sono servite per prendere la rincorsa e trovare la persona giusta. Eppure in generale devo dire che questi dati non mi hanno impressionato più di tanto. L’unica cosa che mi ha davvero stupito e’ l’aumento delle separazioni degli ultrasessantenni. Probabilmente – continua Costanzo – sono legate all’aumento della vita media e tutto si sposta più avanti, anche i divorzi. Certo e’ che non riesco a capire dove questi 60-65 anni trovino la forza di ricominciare una nuova vita. Forse pensano di festeggiare le nozze d’argento intorno ai 90-95 anni. Hanno tutta la mia ammirazione”.

“Le separazioni – commenta ancora – sono sempre difficili e costose, ma non vale mai la pena tenere in piedi una relazione finita. Si finisce con il portare avanti matrimoni disastrosi”.

La vita è bella

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berto pisano

Sarebbe troppo semplice e riduttivo, dire che la vita è bella, quando tutto stà andando per il verso giusto.
E’ facile essere felici, quando hai un lavoro che ti piace, quando sei innamorato, quando hai la giornata piena d’impegni.
Ma si sà,la ruota gira,e quello che oggi hai,potresti non averlo più,quello per cui tu dicevi che bella la vita,potrebbe andare vanificato.
Provare ad essere felici, ad amare la vita, anche quando non hai nulla,anche se quello che hai non corrisponde a quello che avresti voluto.
Amare la vita anche quando ,passi un terzo di essa a soffrire,per colpa tua, di altri o del fato.
Pronunciare questa frase “la vita è bella”, nel tuo periodo più buio, non è cosa da niente, dirlo forse è più semplice che crederci.
ma se ci credi,forse riuscirai a comprendere il vero significato di questa vita.
perchè la vita è bella non perchè tu hai, ma perchè tu dai…nonostante tutto.
la vita è bella perchè tu sai di potercela fare ad affrontare le difficoltà, a non arrenderti e a sperare che le cose migliorino.
la vita è bella,in ogni angolo, in ogni dove,con chiunque tu sia, anche se sei cn il tuo nemico.
la vita è bella anche se il tuo amore non è corrisposto, quel che conta è amare, e se ami verrai sempre rimborsato di questo, anche se non da chi di dovuto.
la vita è bella anche se il tuo percorso non è mai lineare, ma pieno di curve ed ostacoli.
E puoi trovare la felicità se ti estranei da quello che per la società vuol dire essere felici, cerca dentro te i motivi per esserlo,e vedrai che l’essere felici è un concetto astratto,non si può essere felici in eterno.
La felicità dura un attimo, e spesso nemmeno ce ne accorgiamo, perchè troppo presi dal rincorrerla, ma non rincorriamo quella giusta, quella vera.
Seguiamo i nostri obbiettivi,ci realizziamo e crediamo che questo vuol dire essere felici, ma nn è cosi.
La felicità la trovi nei piccoli gesti quatidiani, nei silenzi ascoltati, nei vuoti riempiti, nei sorrisi regalati e nell’amore vissuto.
La vita è Bella…se cerchiamo di vivere la felicità e non d’inseguirla.

 

Chi è l’artista Paolo Cabri

Per la strada con l’inseparabile bicicletta ed il suo cappellaccio in testa,i soresinesi già da lontano vedono l’incedere assorto e quasi solenne di un artista inconfondibile E’ Paolo Cabri…Il critico d’ arte è più volte intervenuto a vedere e commentare le sue mostre ed esposizioni , e sempre vi trova una sua pittura in particolar modo rivolta a ritrarre la naturalezza di un soggetto dipinto magare sopra  a una tegola o un tagliere, talora anche decorando la vetrina di un negozio od anche una pianta. La pittura di Paolo denuncia chiaramente acute meditazioni del volto della natura e delle cose viste dal di dentro e non in superficie.Ma cosa avrà nel suo animo? Lui parla e scrive con la tavolozza messaggi di intensa emozione e di autentica poesia propria, la vera, quella che nasce spontaneamente con una sua connaturata espressione formale- Il pittore, pur dipingendo con un tratto che è a un tempo energia e movimento, possiede il dono di un sicuro ritmo che rende armonia nel dipinto. Dalla mano di Paolo Cabri il paesaggio si trasfigura e acquista spesso una nuova dimensione tutta sua, denotante schiettezza, ottimismo e semplicità nel contempo. Spinto da quel suo carattere bonario e ottimista la pittura di Cabri include un fondo bonario e ottimista, riflesso di una soddisfacente situazione interiore, di una attitudine disinvolta davanti al fenomeno vitale. Chi gli parla assieme non può rimanere indifferente:lui con poche parole t’incanta, senza fronzoli inutili,perchè lui e la sua arte sono un tutt’uno:poesia e naturalezza, semplicità ma anche profondità di pensiero.Ti guarda, raramente negli occhi, ma capisce chi sei e se sai apprezzare l’arte, quella dei poveri, che al contrario raggiungono vette impensabili.Non cercate di definire Paolo o farlo assomigliare a qualche altro artista: è troppo singolare e la sua arte è tutta dentro:non la capisci se prima non hai avuto almeno un abboccamento con lui, perchè dal suo volto,dal suo cappellaccio,dal suo modo di presentarsi vedi che sei davanti ad un tipo tutto particolare.Sembra un uomo d’altri tempi che vive il presente quasi tenendolo  in gran disptto. Ma non è così: E’ la persona più buona del mondo…Questi è Paolo Cabri

Giulio Zignani

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Gli anni 50 e il mondo delle veline

 

 

 

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Eravamo negli anni 50. Le ragazze uscivano di chiesa, e riversandosi sul sagrato cantavano a squarciagola”Fate largo brava gente, su lasciateci passare, chè c’è il
mondo da rifare… “.Erano le giovani dell’ Azione Cattolica Femminile, che credevano davvero nel loro ideale.. Poi venne l’Anno Santo del 1950. e gli entusiasmi verso Pio XII(Papa Pacelli), con Carlo
Carretto e Luigi Gedda.caricavano il mondo giovanile maschile .Ancora
le giovani, sempre cariche di entusiasme e scatenate più che mai, cantavano, dirette verso Roma per partecipare all’ Anno Santo:” Giovinezza, che avanzi ardita e lieta. e della chiesa sei la nuova aurora…..”
Ed era quasi una gara con i giovani di AC che a squarciagola replicavano ” Per l’ itala terra, dai campi e dal mare, a Roma ci chiama il Supremo Pastor…”. C’erano anche i più giovami, gli Aspiranti, che di rimando esclamavano “L’anima bianca ci colora il volto, splendono gli occhi al fiorir sei sogni, soltanto a Cristo noi dareno ascolto…” Ma c”erano anche le giovanissime, contraddistinte con i colori bianco,, rosso, verde, che si facevano sentire con quel ” Noi siamo giovani,siam giovanissime, le apostolissime dell’ ardente carità.. Noi siamo pazze, siamo pazzissime, ma siam buonissime…..”.Le loro mamme ne erano entusiaste e cantavano con loro, come fossero adolescenti.Era un mondo giovanile scatenato, con i baschi verdi in testa ai giovani e quelli color ruggine per le ragazze. Poi ecco il ritorno da Roma ed i giovani cantavano ” Da Roma or ci guida l’ Estremo Pastor”. Ci fu anche qualche scontro, anche se solo verbale, tra i giovani caricati sui camion e i rossi che li sfottevano. Era ancora il tempo di Peppone e Don Camillo. Il fervore era forte, come anche la tensione nervosa. Mentre c’erano giovani che appendevano i manifesti della Dc, altri coetanei, del fronte opposto, cercavano di impedirlo, scuotendo la scala appoggiata al muro…Poi si rincorrevano i canti con la gara dei dischi in piazza:. A volte arrivava prima Bandiera Rossa, altre volte Biancofiore.. Era una lotta. Ed intanto il sagrestano di Regona suonava le campane durante il comizio dei comunisti, finchè il parroco stesso lo fece smettere. Chissà:ora si ride a quei ricordi. Ma era meglio quel mondo un pò strano ma ricco di “passione politica ” e “religiosa”, o l’attuale mondo delle veline?

Giulio ZIignani