Banner logo

Wiki Loves Monuments: fotografa un monumento, aiuta Wikipedia e vinci!

Riduci

Febbre

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Jump to navigationJump to search

Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Febbre (disambigua).
Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
Febbre
Clinical thermometer 38.7.JPG

Termometro clinico che mostra una temperatura corporea di 38,8 °C

Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-9-CM 780.6
ICD-10 R50
MeSH D005334
MedlinePlus 003090
eMedicine 217675

La febbre o piressia è un segno clinico; si definisce come uno stato patologico temporaneo che comporta un’alterazione del sistema di termoregolazione ipotalamico e una conseguente elevazione della temperatura corporea al di sopra del valore considerato normale (circa 36,8 gradi Celsius per gli esseri umani in condizioni basali). Si distingue dall’ipertermia che invece è uno stato dovuto a fattori esogeni che comporta l’aumento della temperatura corporea senza variazione della attività di termoregolazione[1]. La febbre può essere indotta da numerosi processi patologici innescati da stimoli endogeni o esogeni.

Temperatura corporea[modifica | modifica wikitesto]

Le reazioni chimiche che consentono la vita possono avvenire solamente entro un determinato intervallo di temperatura. Gli animali omeotermi utilizzano dei meccanismi endogeni di termoregolazione, che consentono di mantenere una determinata temperaturacorporea media, diversa da specie a specie, per il corretto mantenimento delle funzioni vitali.

Negli esseri umani una temperatura sopra i 37 °C è considerata febbre; tuttavia questo è un valore approssimato. In proposito sono stati compiuti molti studi e, a seconda delle fonti, sono state indicate varie possibili temperature “normali”. Gli studi più recenti indicano generalmente una temperatura di 36,8 °C, con una certa variabilità individuale (di circa ±0.4 °C).

La temperatura corporea aumenta di sera, o meglio nel corso della giornata, perché diminuisce da parte del nostro organismo la produzione di cortisolo. Il cortisolo viene prodotto soprattutto nelle prime ore del mattino con un picco verso le 11-12 ed è un potente antinfiammatorio perché blocca la produzione di prostaglandine, che sono responsabili dell’insorgenza della febbre.

Cause e meccanismo[modifica | modifica wikitesto]

La febbre costituisce un aumento della temperatura corporea innescato da numerose citochine in diverse condizioni patologiche. Si distingue dalle ipertermie non febbrili per il suo particolare meccanismo di aumento della temperatura sistemica, che consiste in un innalzamento reversibile del set point ipotalamico. L’alterazione funzionale dei centri ipotalamici consiste in un innalzamento della soglia di riconoscimento della temperatura di riferimento, per cui i neuroni avvertono come temperatura soglia non più quella geneticamente determinata (37 °C) ma una temperatura superiore a questa. Il suddetto slittamento determina l’innesco di risposte termoconservative e termodispersive non più quando la TC (temperatura corporea) si abbassa al di sotto o si alza al di sopra dei 37 °C, ma a temperature superiori.

Durante i processi infiammatori le prime cellule ad essere attivate sono i monociti (cellule dell’immunità innata presenti costitutivamente nei tessuti vascolarizzati) che maturano in macrofagi ed iniziano a secernere citochine, proteine che agiscono sia a livello locale che a livello sistemico. In quest’ultimo caso molto importanti sono le interleuchine 1 e 6 (IL-1 e IL-6) e il TNF-α, ma esistono anche altre sostanze pirogene come TNFβ, IFNα, IFNβ, IFNγ, MIP-1, IL-2IL-8 e diversi peptidi prodotti dai macrofagi, che vanno ad agire indirettamente sui neuroni ipotalamici: non sono infatti in grado di attraversare la barriera emato-encefalica, ma sono in grado di attivare le cellule endoteliali dei vasi che irrorano l’ipotalamo a produrre e rilasciare prostaglandine, in particolare PGE2, ed altri derivati dell’acido arachidonico. Queste ultime sostanze, grazie al basso peso molecolare, attraversano la barriera emato-encefalica giungendo ai neuroni termoregolatori, a livello della regione preottica dell’ipotalamo (organum vasculosum laminae terminalis), qui legano specifici recettori (EP3) e determinano un aumento della concentrazione di AMP ciclico interna portando alla disregolazione del centro ipotalamico. Il centro termoregolatore, che agisce da termostato dell’organismo umano, è ora tarato non più sui 37 °C ma su una temperatura superiore. L’ipotalamo è quindi “istruito” a mantenere una temperatura corporea più elevata.

Sebastiano Liberali, autore nell’Ottocento di diversi saggi clinici sulla febbre

La febbre si manifesta di solito in tre fasi:

  • fase prodromica o fase d’ascesa: coincide con l’inizio della produzione delle prostaglandine. I neuroni ipotalamici sono tarati ad una temperatura superiore ai 37 °C e innescano delle reazioni che determinano l’aumento della temperatura corporea: spasmi muscolari involontari (brividi o shivering), attivazione dell’ortosimpatico che provoca vasocostrizione periferica, stimolazione della tiroide affinché venga attivato il metabolismo basale). A livello del muscolo scheletrico quindi si ha una contrazione involontaria, ma anche l’attività di cascate di segnalazione intracellulari, con l’espressione di PGC1, un fattore trascrizionale che attiva la mitocondriogenesi. Allo stesso tempo è attivata la trascrizione di UCP, che abbassa l’efficienza nella sintesi di ATP nel mitocondrio. Si hanno così più mitocondri poco efficienti, con maggior produzione di calore in ogni miocita. Il soggetto in questa fase ha una sensazione generalizzata di freddo, perché non si è ancora raggiunto il set point ipotalamico;
  • fase del fastigio o acme febbrile: dura per tutto il periodo di produzione delle prostaglandine. I neuroni ipotalamici mantengono la temperatura sul nuovo valore. Il soggetto ha una sensazione di caldo, con pelle calda ed arrossata, cefaleamialgiaoliguria, agitazione ed aumento della frequenza cardiaca e respiratoria.
  • fase di defervescenza: inizia con l’inattivazione della produzione delle prostaglandine ed è tanto più rapida quanto è più celere l’eliminazione dei possibili patogeni. I neuroni tornano ad essere tarati al normale valore di 37 °C, riconoscono l’innalzata temperatura corporea e attivano meccanismi affinché questa si abbassi: si ha la stimolazione del sistema colinergico che causa sudorazione e vasodilatazione periferica. La fase di defervescenza può essere graduale (defervescenza per lisi) o immediata (defervescenza per crisi). Il soggetto ha una sensazione di caldo, suda ed ha la pelle arrossata.

Nella maggior parte dei casi la febbre si associa a infezioni a risoluzione spontanea, come le comuni malattie virali. L’impiego di antipiretici serve in questi casi solo ad attenuare la sensazione di disagio del paziente, ma non accelera o facilita la risoluzione dell’infezione. Questi farmaci agiscono bloccando la sintesi di prostaglandine, ma non eliminano la causa che sta dietro la febbre. Non di rado l’utilizzo inadeguato degli antipiretici può mascherare un’infezione batterica trattata in modo errato.

La febbre va considerata parte dei meccanismi di difesa dell’organismo, in quanto ostacola la replicazione dei microorganismi infettanti (specialmente virus, attraverso la produzione di interferoni), pertanto è utile riservare gli antipiretici quando strettamente necessario ovvero per ridurre i sintomi sistemici associati, quali cefalea, mialgie e artralgie, o in presenza di indicazioni specifiche, meglio se sotto controllo medico per quanto riguarda bambini piccoli, anziani debilitati, cardiopatici, broncopneumopatici.

In quest’ultimo caso il trattamento della febbre è altamente raccomandato, in quanto la febbre aumenta la richiesta di ossigeno: per ogni grado al di sopra dei 37 °C, l’organismo necessita del 13% in più di ossigeno e ciò potrebbe aggravare una preesistente insufficienza cardiaca o una patologia respiratoria cronica.

L’osservazione cauta permette alla febbre di espletare il suo compito difensivo se il soggetto: svolge normalmente le sue attività in casa, è lucido, beve, suda, urina, non ha altri sintomi correlati come vomito, tosse, diarrea, cefalea.

Una febbre non complicata (che nei bambini spesso può essere anche causata da stress emotivi, cambiamenti di sede, di casa, viaggi), in genere dura qualche giorno e va via senza terapia. Non bisogna sottoporsi a cambiamenti di temperatura tra interno ed esterno ma restare a riposo a casa qualche giorno, evitando il riscaldamento eccessivo dell’ambiente.

Quando si ha la febbre in genere non si ha bisogno o desiderio di mangiare, ma si deve bere per disperdere il calore ed eliminare le tossine.

Per i bambini che sono predisposti alle convulsioni febbrili, bisogna sempre tenere in casa ilDiazepam che va somministrato (secondo il dosaggio indicato dal medico) per via rettale e un cortisonico (sempre indicato dal medico).[senza fonte]

Bisogna però sapere che una febbre alta non va abbassata troppo bruscamente con antipiretici, cortisonici ecc. per non incorrere in complicazioni; né dimenticare che si può essere allergici o intolleranti ai farmaci che si ritengono utili.

In qualsiasi caso farmaci come l’aspirina sono efficaci soltanto se la febbre ha origini infiammatorie, infatti agiscono inibendo la produzione delle prostaglandine. Non danno alcun beneficio quindi né nell’ipertermia né nel colpo di calore.

Annunci

la malattia

Banner logo

Wiki Loves Monuments: fotografa un monumento, aiuta Wikipedia e vinci!

Riduci

Patologia

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Fisiopatologia)

Jump to navigationJump to search

Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il significato di patologia nel senso di malattia, vediMalattia.

La patologia è la branca della medicina che si occupa dello studio, della cura e della prevenzione delle malattie.

Origine e utilizzo del termine[modifica | modifica wikitesto]

Il termine deriva dalla lingua greca πάθος, pathos, “sofferenza” e -λογία, –logia, “studio”. Patologia, nel gergo corrente medico, è anche utilizzato come sinonimo improprio di malattia, sia dell’uomo sia degli animali o delle piante.[1]

Nei paesi anglosassonipathology indica i servizi diagnostici ospedalieri di medicina di laboratorio (patologia clinica) e anatomia patologica.

Il termine patologia è entrato a far parte anche dell’edilizia, dove per patologia edile (building pathology in inglese) si intende la disciplina che si occupa dello studio delle anomalie negli edifici.

Presupposti[modifica | modifica wikitesto]

Il presupposto epistemologico al concetto di malattia è che nelle alterazioni dello stato di benessere delle persone esistano delle situazioni ricorrenti, suscettibili di venire astratte dall’individuo in cui si manifestano, e di venire studiate come entità fornite di attributi propri: le malattie. Delle malattie è possibile indagare sia le singole alterazioni granulari rispetto alla norma, sia le combinazioni di tali alterazioni in quadri nosologici (le malattie vere e proprie).

Lo studio con la classificazione di una malattia implica la comprensione delle sue basi fisiopatologiche ed eziopatogenetiche e la sua epidemiologia.[1]

Tipologia[modifica | modifica wikitesto]

La patologia come disciplina medica è bipartita in due grandi branche:

  • La patologia speciale (scolasticamente suddivisa in Patologia Speciale Medica e Patologia Speciale Chirurgica, a seconda del tipo di trattamento necessario) è lo studio sistematico delle singole malattie riguardanti apparati o sistemi specifici dell’organismo. Data una malattia, intesa quale entità a sé stante, la Patologia Speciale ne descrive cause e patogenesi, nonché i segni oggettivi e i sintomi soggettivi che in tale malattia ricorrono, con approccio deduttivo. Nei successivi studi di Clinica Medica e Clinica Chirurgica, lo studente imparerà a risalire dai sintomi alla malattia, con approccio induttivo, secondo il classico adagio per cui la Patologia insegna a conoscere, mentre la Clinica insegna a riconoscere.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità GND (DE4044893-9

Banner logo

Wiki Loves Monuments: fotografa un monumento, aiuta Wikipedia e vinci!

Riduci

La notte del giudizio

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Jump to navigationJump to search

La notte del giudizio
LaNotteDelGiudizio.jpeg

Una scena del film

Titolo originale The Purge
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti d’America
Anno 2013
Durata 85 min
Genere thrillerdrammaticoorrorefantascienza
Regia James DeMonaco
Sceneggiatura James DeMonaco
Produttore Michael BayJason BlumAndrew FormBradley FullerSebastien Lemercier
Casa di produzione Universal PicturesBlumhouse ProductionsPlatinum DunesWhy Not Productions
Distribuzione(Italia) Universal Pictures
Fotografia Jacques Jouffret
Montaggio Peter Gvozdas
Musiche Nathan Whitehead
Scenografia Melanie Jones
Costumi Lisa Norcia
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

La notte del giudizio (The Purge) è un film del 2013 ambientato in un futuro distopico, scritto e diretto da James DeMonaco. La pellicola ha dato il via ad una serie cinematografica.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2022, gli Stati Uniti sono una nazione rinnovata, governata dai Nuovi Padri fondatoridell’America. Per mantenere i tassi di criminalità e disoccupazione bassi, il governo ha istituito un periodo annuale, di dodici ore, “Lo Sfogo”, durante il quale tutte le attività criminali, incluso l’omicidio, diventano legali. Le uniche due regole, durante il periodo dello Sfogo, stabiliscono il divieto di aggressione ai funzionari governativi di “livello 10” e il divieto di uso delle armi da guerra di grande calibro. Il periodo dello Sfogo è stato pensato dal governo come catarsi per tutti i cittadini americani, un rito per liberarsi dalle frustrazioni e dalle emozioni negative, ma soprattutto è un’azione mirante a eliminare i deboli della società, come i senzatetto.

James Sandin è un ricco imprenditore nel campo della sicurezza domestica. Con sua moglie Mary Sandin lotta con i suoi due figli, che danno alla coppia non pochi problemi riguardo l’educazione: la adolescente Zoey si è fidanzata con un ragazzo molto più grande di nome Henry, mentre Charlie contesta la politica e la reale efficacia della pratica dello Sfogo. Mary spiega alla sua vicina, Grace Ferrin, che non parteciperanno all’annuale “Festa dello Sfogo”. Quando James giunge a casa, spiega ai due figli i motivi per cui lo Sfogo è una pratica importante nella società americana.

Dopo cena, Charlie aggiusta il suo piccolo drone radiocomandato che usa di solito per tenere sotto controllo le varie zone della grande casa in cui la famiglia Sandin vive. Poco prima dell’inizio dello Sfogo, la famiglia si riunisce nella sala principale, dove James attiva il sistema di sicurezza, sbarrando tutte le finestre e le porte, ma restando in grado di osservare gli eventi esterni attraverso il sistema di videosorveglianza. Attraverso i mass media viene dato il comunicato ufficiale del governo sull’inizio dello Sfogo. L’annuncio spiega che tutti i servizi di emergenza saranno sospesi per le seguenti 12 ore. Zoey chiede di poter stare da sola in camera sua, dove in realtà l’aspetta Henry che si era introdotto di nascosto nella casa prima del blocco di sicurezza. Henry spiega a Zoey che si è nascosto in camera sua per riuscire a parlare con suo padre James al fine di convincerlo a lasciare che lui e Zoey possano continuare a uscire insieme, facendosi forte anche del fatto che James non lo può buttare fuori casa a causa del periodo dello Sfogo.

Intanto James e il resto della famiglia guardano gli eventi dello Sfogo svolgersi tramite i monitor nel salotto. Più tardi, Charlie, che viene lasciato solo nel salotto, nota uno sconosciuto insanguinato e ferito nel giardino di casa che implora aiuto. Charlie, mosso da pietà, gli apre, disattivando il sistema di sicurezza. James tenta di bloccare l’ingresso dello sconosciuto ma, non riuscendoci, si limita a tenerlo sotto il tiro della sua pistola. Nello stesso momento Henry rivela la sua presenza a James, tentando di sparargli ed ucciderlo per mantenere la sua relazione con Zoey. James spara a Henry, ferendolo gravemente, mentre, nella concitazione del momento, lo sconosciuto fugge riuscendo a nascondersi all’interno della casa. Zoey ed Henry scappano al piano superiore della casa e poco dopo Henry muore per le ferite inferte da James. James ordina a Mary e Charlie di restare insieme nel salotto mentre lui si metterà alla ricerca di Zoey e dello sconosciuto.

Pochi minuti dopo, un gruppo di persone mascherate, i cosiddetti “purificatori”, seguendo le tracce dello sconosciuto, giungono davanti alla casa dei Sandin dando un ultimatum alla famiglia attraverso il sistema di sorveglianza: o consegneranno entro un’ora lo sconosciuto, il loro vero obiettivo, o irromperanno in casa per uccidere tutti. Utilizzando il suo piccolo drone, Charlie trova lo sconosciuto e lo porta in un nascondiglio segreto, dove non sarà trovato da nessuno. Zoey capita inavvertitamente nel nascondiglio dove viene tenuta in ostaggio dallo sconosciuto, ma viene liberata, dopo una breve lotta, da James che rompe un vaso in testa a quest’ultimo. James e Mary legano lo sconosciuto, di cui vengono mostrate le targhette militari, e sono pronti a consegnarlo ai “purificatori”, ma poi decidono diversamente rendendosi conto di essere molto diversi dagli assassini “purificatori”.

I “purificatori”, intanto, irrompono con successo nella casa e i Sandin sono costretti all’uso della forza per difendersi, uccidendo molti dei “purificatori” penetrati nella loro abitazione. Il leader del gruppo dei “purificatori” ferisce mortalmente James con un coltello, ma, a sua volta, viene ucciso da Zoey, mentre i vicini di casa dei Sandin aiutano ad uccidere tutti i restanti “purificatori”. Tuttavia, i vicini, rivelano di essere lì non per aiutare i Sandin ma, in accordo con l’istituzione dello Sfogo, avevano deciso che era loro dovere “patriottico” liberarsi del loro odio verso i Sandin attraverso lo sterminio di tutta la famiglia.

Così, mentre i vicini di casa stanno per uccidere tutti i Sandin, lo sconosciuto insanguinato ricompare sulla scena in aiuto dei Sandin, uccidendo uno dei vicini. A Mary viene data la possibilità di sterminare tutti i vicini ma decide di non voler aderire alla pratica dello Sfogo e decide di risparmiare i suoi vicini, poiché già troppe persone sono state uccise durante la notte. Nonostante questo, Grace fa un ultimo tentativo di uccidere Mary, ma Mary riesce a difendersi colpendo Grace in volto con il calcio del suo fucile. Con Grace sanguinante a causa del naso rotto, i vicini superstiti e lo sconosciuto lasciano la casa mentre le sirene segnalano lo scadere delle 12 ore di Sfogo. I sopravvissuti della famiglia Sandin rimangono sull’uscio di casa ad osservare tutti i servizi di emergenza che arrivano nella strada antistante il loro giardino.

I titoli di coda includono l’audio delle trasmissioni televisive, che affermano che questa è stata, a causa del numero record di omicidi, lo Sfogo di maggior successo mai registrato dando appuntamento agli ascoltatori al periodo di Sfogo dell’anno successivo.

Produzione

Lavoro subordinato

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Jump to navigationJump to search

Il lavoro subordinato, informalmente detto anche lavoro dipendente, indica un rapporto di lavoro nel quale il lavoratore cede il proprio lavoro (tempo ed energie) ad un datore di lavoroin modo continuativo, in cambio di una retribuzione monetaria, di garanzie di continuità e di una parziale copertura previdenziale.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

In un primo momento, alla fine del XIX secolo, non avendo veri e propri riferimenti legislativi ma trovandosi di fronte a un contesto storico-sociale che richiedeva un intervento, i legislatori e la dottrina utilizzarono lo schema tradizionale della locazione.

In Italia, secondo il codice del commercio, il lavoro subordinato veniva visto come un “prestare le proprie energie lavorative per un determinato lasso di tempo” (locatio operarum), mentre la normale obbligazione di risultato veniva inserita nel contesto della locatio operis. Fondamentale la precisazione squisitamente teorico-dottrinale operata da Francesco Carnelutti. L’insigne giurista osserva che non sarebbe corretto parlare di locazione di energie umane perché soggette a consumo e deterioramento, incompatibili con l’obbligo di restituzione alla scadenza. Pertanto, egli indica come vero oggetto della locazione: il corpo del lavoratore distinguendolo dalla persona del lavoratore.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Normalmente il lavoro subordinato è regolato/disciplinato da un contratto di lavoro col datore di lavoro, che stabilisce mansioniorario di lavoro, luoghi e remunerazione della prestazione. Il lavoratore dipendente può esercitare la sua attività di lavoro subordinato sia nel campo del lavoro privato (impresa) sia nel campo del lavoro pubblico (pubblica amministrazione, quali enti pubblici o enti parastatali).

Esso è attualmente la forma lavorativa più diffusa nel mondo economico e la rispettiva figura di lavoro è posta al centro del diritto del lavoro. A questa modalità lavorativa si affiancano le forme di lavoro autonomo, quella del lavoro parasubordinato e tante altre più specifiche.

Al concetto di lavoratore subordinato si contrappone quella di conduttore dell’attività di impresa (imprenditoreamministratore delegato) o di datore di lavoro[1].

Disciplina normativa italiana[modifica | modifica wikitesto]

Non esiste nessuna definizione formale di lavoro dipendente nell’ordinamento italiano. L’articolo 2094 del codice civile italiano, rubricato come “Prestatore di lavoro subordinato”, si limita ad enunciare la definizione di prestatore di lavoro:

«È prestatore di lavoro subordinato chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore.»

Il dibattito sulla definizione[modifica | modifica wikitesto]

La nozione giuridica di lavoro subordinato più recente deriva dal presupposto dell'”assoggettamento” del prestatore di lavoro nei confronti del datore di lavoro, assoggettamento identificabile nella possibilità da parte del datore di lavoro di poter determinare modalità e tempi di esecuzione dell’oggetto dell’obbligazione sorta dal contratto stipulato dalle parti.

Inoltre, per l’identificazione di una fattispecie di lavoratore subordinato, la giurisprudenza ha individuato alcuni criteri indiziari (mentre quello fondamentale rimane solo l’assoggettamento): la continuità della prestazione, che presuppone la natura dell’oggetto come attività e non risultato; il luogo di lavoro; l’obbligo di un determinato orario di lavoro più o meno flessibile, ma comunque determinato; una retribuzione anch’essa fissa e determinata, con l’assenza di rischio per il lavoratore.

Per Scognamiglio[senza fonte], il vincolo della subordinazione si ha quando il prestatore mette a disposizione del datore le sue energie psicofisiche al fine della realizzazione di un bene o servizio nell’interesse del datore. Si avrebbe pertanto un fenomeno di alienazione delle energie psicofisiche del lavoratore al datore. La natura sociale di tale vincolo sarebbe da rintracciare nel fatto che il prestatore subordinato, anche a livelli dirigenziali, può svolgere il proprio lavoro solo tramite i mezzi e le strutture di cui dispone il datore. Fa eccezione il rapporto di lavoro a domicilio, per il quale il vincolo di subordinazione assume una definizione “tecnica”, ossia quella che definisce il vincolo di subordinazione come l’assoggettamento del prestatore di lavoro nei confronti delle direttive del datore di carattere organizzativo, sulle modalità di esecuzione della prestazione, i requisiti, le caratteristiche e le finalità del rapporto di lavoro.

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Secondo l’ISTAT[2] negli anni tra il 1993 e il 2011, gli occupati in Italia oscillavano tra i 21 e 23 milioni, di cui 15-17 milioni di dipendenti, ossia una percentuale variabile fra 71 e 74%.

Figure speciali e simili al lavoro subordinato[modifica | modifica wikitesto]

Accanto alla figura del lavoratore subordinato tradizionale, ci sono varie figure più particolari disciplinate dal diritto del lavoro.

Figure speciali di subordinazione[modifica | modifica wikitesto]

Sono rapporti di lavoro regolati in parte dalla disciplina generale, e in parte da leggi speciali che regolano la peculiarità dell’attività svolta dal datore, dal lavoratore o da entrambi. Figurano tra queste attività il rapporto di lavoro nautico e aeronautico (disciplinato dal Codice della navigazione), il rapporto di lavoro sportivo (legge 23 marzo 1981 n. 91) e quello dei dirigenti.

Il lavoratore parasubordinato[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Lavoro parasubordinato.

Le recenti modificazioni sociali ed economiche avviate dalla seconda metà degli anni settanta hanno portato all’identificazione, oltre che di varie categorie di lavoratori, alla nascita di nuove figure contrattuali nell’ambito del lavoro: si parla infatti di rapporti di lavoro dove l’oggetto dell’obbligazione non è “un risultato” ma un’attività, sebbene il lavoratore non sia subordinato al datore. Si parla, pertanto, di lavoratore parasubordinato o di lavoratore in regime di collaborazione coordinata e continuativa.

La fattispecie del lavoro parasubordinato può coincidere, in fatto, con ipotesi di “dipendenza economica” che si verificano quando, a prescindere dal vincolo di subordinazione, il lavoratore percepisce la maggior parte del proprio reddito da lavoro da un unico committente. In Italia questa fattispecie non trova ad oggi una collocazione giuridica (cosa che avviene invece in Spagna dal 2009 – Estatuto del Trabajo Autónomo en materia de contrato del trabajador autónomo económicamente dependiente) cioè non trova ancora una sua specifica tutela.

Lavoratore a chiamata[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Lavoro a chiamata.

Il lavoratore a chiamata è un subordinato[3] che eroga la propria prestazione in modalità discontinua o intermittente ovvero on call.

Ideologie politiche abolizioniste[modifica | modifica wikitesto]

Vi sono alcune teorie economico-politiche che sostengono l’abolizione del lavoro subordinato. Secondo essi in futuro il lavoro subordinato salariato sarà visto così come oggi viene visto lo schiavismo.
Queste teorie sono la base di distributismo e il suo credito sociale. Essi sostengono una equa distribuzione dei mezzi di produzione tra chi li manovra per produrre, in modo che non possa più esistere lo “sfruttamento dell’uomo sull’uomo”.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nel caso in cui il datore di lavoro sia una persona fisica all’infuori di attività professionale, ad esempio chi dà lavoro ad una colf. Altrimenti si ricade nel concetto di datore di lavoro nel senso di impresa ovvero attività professionale oppure di ente della PA.
  2. ^ Rapporto annuale 2012

Lavoro subordinato

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Jump to navigationJump to search

Il lavoro subordinato, informalmente detto anche lavoro dipendente, indica un rapporto di lavoro nel quale il lavoratore cede il proprio lavoro (tempo ed energie) ad un datore di lavoroin modo continuativo, in cambio di una retribuzione monetaria, di garanzie di continuità e di una parziale copertura previdenziale.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

In un primo momento, alla fine del XIX secolo, non avendo veri e propri riferimenti legislativi ma trovandosi di fronte a un contesto storico-sociale che richiedeva un intervento, i legislatori e la dottrina utilizzarono lo schema tradizionale della locazione.

In Italia, secondo il codice del commercio, il lavoro subordinato veniva visto come un “prestare le proprie energie lavorative per un determinato lasso di tempo” (locatio operarum), mentre la normale obbligazione di risultato veniva inserita nel contesto della locatio operis. Fondamentale la precisazione squisitamente teorico-dottrinale operata da Francesco Carnelutti. L’insigne giurista osserva che non sarebbe corretto parlare di locazione di energie umane perché soggette a consumo e deterioramento, incompatibili con l’obbligo di restituzione alla scadenza. Pertanto, egli indica come vero oggetto della locazione: il corpo del lavoratore distinguendolo dalla persona del lavoratore.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Normalmente il lavoro subordinato è regolato/disciplinato da un contratto di lavoro col datore di lavoro, che stabilisce mansioniorario di lavoro, luoghi e remunerazione della prestazione. Il lavoratore dipendente può esercitare la sua attività di lavoro subordinato sia nel campo del lavoro privato (impresa) sia nel campo del lavoro pubblico (pubblica amministrazione, quali enti pubblici o enti parastatali).

Esso è attualmente la forma lavorativa più diffusa nel mondo economico e la rispettiva figura di lavoro è posta al centro del diritto del lavoro. A questa modalità lavorativa si affiancano le forme di lavoro autonomo, quella del lavoro parasubordinato e tante altre più specifiche.

Al concetto di lavoratore subordinato si contrappone quella di conduttore dell’attività di impresa (imprenditoreamministratore delegato) o di datore di lavoro[1].

Disciplina normativa italiana[modifica | modifica wikitesto]

Non esiste nessuna definizione formale di lavoro dipendente nell’ordinamento italiano. L’articolo 2094 del codice civile italiano, rubricato come “Prestatore di lavoro subordinato”, si limita ad enunciare la definizione di prestatore di lavoro:

«È prestatore di lavoro subordinato chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore.»

Il dibattito sulla definizione[modifica | modifica wikitesto]

La nozione giuridica di lavoro subordinato più recente deriva dal presupposto dell'”assoggettamento” del prestatore di lavoro nei confronti del datore di lavoro, assoggettamento identificabile nella possibilità da parte del datore di lavoro di poter determinare modalità e tempi di esecuzione dell’oggetto dell’obbligazione sorta dal contratto stipulato dalle parti.

Inoltre, per l’identificazione di una fattispecie di lavoratore subordinato, la giurisprudenza ha individuato alcuni criteri indiziari (mentre quello fondamentale rimane solo l’assoggettamento): la continuità della prestazione, che presuppone la natura dell’oggetto come attività e non risultato; il luogo di lavoro; l’obbligo di un determinato orario di lavoro più o meno flessibile, ma comunque determinato; una retribuzione anch’essa fissa e determinata, con l’assenza di rischio per il lavoratore.

Per Scognamiglio[senza fonte], il vincolo della subordinazione si ha quando il prestatore mette a disposizione del datore le sue energie psicofisiche al fine della realizzazione di un bene o servizio nell’interesse del datore. Si avrebbe pertanto un fenomeno di alienazione delle energie psicofisiche del lavoratore al datore. La natura sociale di tale vincolo sarebbe da rintracciare nel fatto che il prestatore subordinato, anche a livelli dirigenziali, può svolgere il proprio lavoro solo tramite i mezzi e le strutture di cui dispone il datore. Fa eccezione il rapporto di lavoro a domicilio, per il quale il vincolo di subordinazione assume una definizione “tecnica”, ossia quella che definisce il vincolo di subordinazione come l’assoggettamento del prestatore di lavoro nei confronti delle direttive del datore di carattere organizzativo, sulle modalità di esecuzione della prestazione, i requisiti, le caratteristiche e le finalità del rapporto di lavoro.

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Secondo l’ISTAT[2] negli anni tra il 1993 e il 2011, gli occupati in Italia oscillavano tra i 21 e 23 milioni, di cui 15-17 milioni di dipendenti, ossia una percentuale variabile fra 71 e 74%.

Figure speciali e simili al lavoro subordinato[modifica | modifica wikitesto]

Accanto alla figura del lavoratore subordinato tradizionale, ci sono varie figure più particolari disciplinate dal diritto del lavoro.

Figure speciali di subordinazione[modifica | modifica wikitesto]

Sono rapporti di lavoro regolati in parte dalla disciplina generale, e in parte da leggi speciali che regolano la peculiarità dell’attività svolta dal datore, dal lavoratore o da entrambi. Figurano tra queste attività il rapporto di lavoro nautico e aeronautico (disciplinato dal Codice della navigazione), il rapporto di lavoro sportivo (legge 23 marzo 1981 n. 91) e quello dei dirigenti.

Il lavoratore parasubordinato[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Lavoro parasubordinato.

Le recenti modificazioni sociali ed economiche avviate dalla seconda metà degli anni settanta hanno portato all’identificazione, oltre che di varie categorie di lavoratori, alla nascita di nuove figure contrattuali nell’ambito del lavoro: si parla infatti di rapporti di lavoro dove l’oggetto dell’obbligazione non è “un risultato” ma un’attività, sebbene il lavoratore non sia subordinato al datore. Si parla, pertanto, di lavoratore parasubordinato o di lavoratore in regime di collaborazione coordinata e continuativa.

La fattispecie del lavoro parasubordinato può coincidere, in fatto, con ipotesi di “dipendenza economica” che si verificano quando, a prescindere dal vincolo di subordinazione, il lavoratore percepisce la maggior parte del proprio reddito da lavoro da un unico committente. In Italia questa fattispecie non trova ad oggi una collocazione giuridica (cosa che avviene invece in Spagna dal 2009 – Estatuto del Trabajo Autónomo en materia de contrato del trabajador autónomo económicamente dependiente) cioè non trova ancora una sua specifica tutela.

Lavoratore a chiamata[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Lavoro a chiamata.

Il lavoratore a chiamata è un subordinato[3] che eroga la propria prestazione in modalità discontinua o intermittente ovvero on call.

Ideologie politiche abolizioniste[modifica | modifica wikitesto]

Vi sono alcune teorie economico-politiche che sostengono l’abolizione del lavoro subordinato. Secondo essi in futuro il lavoro subordinato salariato sarà visto così come oggi viene visto lo schiavismo.
Queste teorie sono la base di distributismo e il suo credito sociale. Essi sostengono una equa distribuzione dei mezzi di produzione tra chi li manovra per produrre, in modo che non possa più esistere lo “sfruttamento dell’uomo sull’uomo”.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nel caso in cui il datore di lavoro sia una persona fisica all’infuori di attività professionale, ad esempio chi dà lavoro ad una colf. Altrimenti si ricade nel concetto di datore di lavoro nel senso di impresa ovvero attività professionale oppure di ente della PA.
  2. ^ Rapporto annuale 2012

Banner logo

Wiki Loves Monuments: fotografa un monumento, aiuta Wikipedia e vinci!

Riduci
Questa pagina è semiprotetta. Può essere modificata solo da utenti registrati
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Cristiano Ronaldo

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Jump to navigationJump to search

Cristiano Ronaldo
Cristiano Ronaldo 2018.jpg

Ronaldo con il Portogallo ai Mondiali 2018.

Nazionalità Portogallo Portogallo
Altezza 185 cm
Peso 85 kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Attaccante
Squadra Juventus
Carriera
Giovanili
1992-1995 Bianco e Blu.svg Andorinha
1995-1997 Nacional
1997-2002 Sporting Lisbona
Squadre di club1
2002-2003 Sporting Lisbona 25 (3)
2003-2009 Manchester Utd 196 (84)
2009-2018 Real Madrid 292 (311)
2018- Juventus 4 (2)
Nazionale
2001 Portogallo Portogallo U-15 9 (7)
2001-2002 Portogallo Portogallo U-17 7 (5)
2003 Portogallo Portogallo U-20 5 (1)
2002-2003 Portogallo Portogallo U-21 10 (3)
2004 Portogallo Portogallo olimpica 3 (2)
2003- Portogallo Portogallo 154 (85)
Palmarès
UEFA European Cup.svg Europei di calcio
Argento Portogallo 2004
Bronzo Polonia-Ucraina 2012
Oro Francia 2016
Transparent.png Confederations Cup
Bronzo Russia 2017
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate al 16 settembre 2018

Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro, meglio noto come Cristiano Ronaldo (pronuncia portoghese [kɾɨʃˈtjɐnu ʁuˈnaɫdu]Funchal5 febbraio1985), è un calciatore portogheseattaccante della Juventus e della nazionale portoghese, della quale è capitano. Con quest’ultima si è laureato campione d’Europa nel 2016.

Ritenuto uno dei migliori calciatori di tutti i tempi,[1][2][3] è tra i marcatori più prolifici nella storia del calcio.[4][5]

Nella sua carriera ha vestito le maglie di Sporting LisbonaManchester United e Real Madrid, vincendo una Supercoppa portoghese (2002), tre campionati inglesi (2006-20072007-20082008-2009), una Coppa d’Inghilterra (2003-2004), due Coppe di Lega inglesi (2005-20062008-2009), due Supercoppe inglesi (20072008), due campionati spagnoli (2011-2012 e 2016-2017), due Coppe del Re(2010-20112013-2014), due Supercoppe spagnole (2012 e 2017), cinque UEFA Champions League(2007-20082013-20142015-20162016-20172017-2018), due Supercoppe UEFA (20142017) e quattro Coppe del mondo per club FIFA (2008201420162017).

Con la nazionale portoghese ha giocato quattro campionati mondiali(2006201020142018), quattro campionati europei (2004200820122016) – vincendo quello del 2016, primo titolo ottenuto dal Portogallo – e una Confederations Cup (2017). Con la maglia dei lusitani è il primatista di presenze e di reti realizzate.

È comparso ininterrottamente nella classifica del Pallone d’oro dal 2004, vincendolo per cinque volte (nel 2008201320142016 e 2017), record condiviso con Lionel Messi.[6] È stato insignito anche dei premi FIFA World Player of the Year nel 2008UEFA Men’s Player of the Year nel 2014, 2016 e 2017 e Best FIFA Men’s Player nel 2016 e 2017.[7][8]

Biografia

La scultura di bronzo realizzata da Ricardo Velosa per il Museo CR7 di Funchal.

È nato nel 1985 a Funchal da Maria Dolores dos Santos Aveiro e José Dinis Aveiro (morto nel 2005 in seguito a problemi di alcolismo)[9]. Il nome Cristiano è dovuto alla fede cristiana della madre, mentre il secondo nome, Ronaldo, fu scelto in onore di Ronald Reaganattorepreferito del padre e presidente degli Stati Uniti a quell’epoca.[10] Ha un fratello maggiore, Hugo (nato nel 1975), e due sorelle maggiori, Elma (nata nel 1974) e Liliana Cátia (nata nel 1976).[11]

Nel luglio 2010 ha annunciato la nascita del suo primogenito, decidendo di non rivelare il nome della madre e di assumere la custodia esclusiva del bambino.[12][13] L’8 giugno 2017 è diventato padre di due gemelli, un maschio e una femmina, nati da madre surrogata.[14] Il 12 novembre 2017 diventa padre di Alana Martina,[15] avuta da Georgina Rodriguez, sua compagna dal 2016.

Nel 2016, a Funchal, è stato aperto un museo interamente dedicato alla sua carriera.

È testimonial di varie aziende, tra cui Clear,[16] Giorgio Armani e Nike: il 23 febbraio 2010, in collaborazione con quest’ultima, gli è stata dedicata una statua di 10 metri raffigurante lui stesso nel centro della città di Madrid.[17] È inoltre apparso nelle copertine dei videogiochiPES 2008PES 2012PES 2013 e FIFA 18.

Nell’ottobre del 2013 ha lanciato la propria linea di intimo, chiamata CR7 (soprannome con cui è noto, frutto dell’abbinamento delle sue iniziali col suo numero di maglia),[18] disegnata in collaborazione con lo stilista statunitense Richard Chai. Nel settembre del 2015 ha lanciato il suo profumo: Cristiano Ronaldo Legacy.[19]

Cristiano Ronaldo si è spesso distinto anche per le sue azioni fuori dal campo di gioco: vicino alla causa palestinese, nel 2012 ha venduto all’asta la Scarpa d’oro ottenuta l’anno precedente, destinando il ricavato – un milione e mezzo di euro – al finanziamento di scuole per i bambini di Gaza;[20] nel febbraio 2013 ha consegnato un assegno di 100 000 euro ricevuto dalla UEFA al Comitato Internazionale della Croce Rossa;[21] nel marzo 2014 ha donato a una famiglia spagnola 70.000 euro per finanziare completamente le cure di un bambino affetto da una malattia al cervello.[22]

Nel 2015 è stato distribuito in tutto il mondo un documentario sulla sua vita e sulla sua carriera calcistica, prodotto dal regista inglese Anthony Wonke e intitolato Ronaldo.[23] Al 2015, con un patrimonio di 210 milioni di euro, è il calciatore più ricco del mondo davanti a Lionel Messi e Neymar.[24] Secondo quanto riportato dalla rivista Forbes nella classifica degli sportivi più pagati del mondo, nel solo 2014 ha guadagnato 79,6 milioni di dollari, precedendo Lionel Messi (73,8) e piazzandosi dietro ai pugili Manny Pacquiao (160) e Floyd Mayweather Jr. (300).[25]

Il 15 giugno 2018 Cristiano Ronaldo si è riconosciuto colpevole di quattro reati fiscali, relativi al periodo 2011-14, di fronte al Consiglio di Stato spagnolo, ottenendo una condanna di due anni (sospesa grazie alla condizionale) e una multa di 18,8 milioni di euro.[26] Il 26 luglio successivo è arrivato il visto dell’Agenzia tributaria che ha reso ufficiale l’accordo tra il calciatore il fisco spagnolo.[27]

Caratteristiche tecniche

Ronaldo si prepara a tirare un calcio di punizione.

È dotato di grande velocità palla al piede[28] (è uno dei giocatori più veloci al mondo, con una velocità massima di 33,6 km/h[29][30]). Dotato di una grande tecnica individuale,[31] nel suo bagaglio tecnico rientrano varie finte,[31][32] tra cui dribbling,[32][33][34]doppi passi,[32][35] rapidi cambi di direzione[31][32] e la cosiddetta rabona.[36] Destro naturale,[37][38] è in grado di calciare con entrambi i piedi.[32][35]Giocatore polivalente, capace di giocare su entrambe le fasce o anche al centro,[37] si definisce un’ala,[28] ma può ricoprire anche il ruolo di centravanti[34] grazie alle sue capacità di accentrarsi e di effettuare inserimenti in area dalla fascia sinistra.[39][40] È spesso autore di cross dalla fascia,[34] ma ha anche uno spiccato senso del gol[32] e sa segnare sia di piede sia di testa,[34][35] anche con tiri potenti da fuori area.[41] Dotato di tempismo,[42] forza fisica,[43] un ottimo senso della posizione[44] e di uno stacco notevole,[45] eccelle nel gioco aereo.[46] Nel novero delle sue abilità rientrano infine i calci piazzati: è un ottimo rigorista e tiratore di punizioni.[34]

Carriera

Club

Inizi e Sporting Lisbona

Cresce nell’Andorinha, dove comincia a giocare all’età di 7 anni,[47] squadra in cui suo padre fa il magazziniere;[48] i ragazzi di dodici anni già all’epoca lo volevano a giocare assieme a loro e pare non passasse mai la palla.[47] Nel 1995 si trasferisce al Nacional, che ne rileva le prestazioni in cambio di due mute di divise nuove.[47] Due anni più tardi, a 12 anni, approda allo Sporting Lisbona in cambio di € 12 000, divenendo il ragazzino più pagato del Paese.[47]Gioca per cinque anni nelle giovanili della squadra e dimostra presto il proprio talento.[32]

Esordisce in prima squadra durante una gara contro l’Inter, valevole per il terzo turno preliminare della Champions League 2002-2003. Nella sua prima stagione allo Sporting Lisbona colleziona 25 presenze in campionato, di cui 11 da titolare, vincendo la Supercoppa portoghese 2002, pur non giocando la partita.

Manchester United

Ronaldo durante una gara di Premier League 2006-2007.

Il 13 agosto 2003, Cristiano Ronaldo si trasferisce al Manchester United per 12,24 milioni di sterline, diventando così il teenager più costoso nella storia del calcio inglese.[49] Oltre a ciò diventa anche il primo giocatore portoghese dei Red Devils.

Chiede di vestire la maglia numero 28 (come allo Sporting), per evitare pressioni ed eventuali paragoni nel caso scegliesse la numero 7, storicamente amata dai tifosi del Manchester, essendo stata in passato di campioni come George BestBryan RobsonÉric Cantona e, fino alla stagione precedente, David Beckham:[49] viene tuttavia convinto da Alex Ferguson ad indossare proprio il 7.[50]

Esordisce con i Red Devils il 16 agosto 2003 contro il Bolton, subentrando al 60′ al posto di Nicky Butt. Segna la sua prima marcatura per il Manchester con un calcio di punizione, nella vittoria per 3-0 ai danni del Portsmouth il 1º novembre 2003. Dopo aver pagato un periodo di adattamento al calcio inglese, Ronaldo si rende protagonista di una buona stagione d’esordio, collezionando 29 presenze in campionato (40 totali) e segnando anche il primo gol nella finale di Coppa d’Inghilterra vinta per 3-0 contro il Millwall.

Il 19 marzo 2008 – con la doppietta segnata ai danni del Bolton – il portoghese supera George Best, che nella stagione 1967-1968 aveva messo a segno 33 gol tra coppe e campionato. Il record era rimasto imbattuto per quarant’anni. L’8 giugno contribuisce alla conquista della UEFA Champions League 2007-2008 da parte del Manchester, realizzando il gol del momentaneo 1-0 contro il Chelsea. La partita si deciderà ai tiri di rigore, che vedranno i Red Devils prevalere per 6-5, nonostante un errore dello stesso Ronaldo.[51][52] Chiude la stagione con 42 centri in 49 partite disputate.

A fine stagione si laurea capocannoniere – con 31 gol in 34 partite – della Premier League (che gli consentono di vincere la Scarpa d’oro 2008, con 62 punti) e della Champions League, con 8 gol in 11 partite, contribuendo in maniera decisiva alla conquista dell’accoppiata titolo inglese-Champions League da parte dei Red Devils.

Il 21 dicembre 2008 vince con la propria squadra la Coppa del mondo per club FIFA 2008. Termina l’avventura con la maglia dello United segnando 118 gol in 292 partite e vincendo in quattro occasioni il premio FA Premier League Player of the Month (novembre e dicembre 2006, gennaio e marzo 2008).

Real Madrid

2009-2012

Ronaldo con la maglia numero 9 nella stagione 2009-2010.

L’11 giugno 2009 il Manchester United annuncia di aver accettato l’offerta di 80 milioni di sterline (circa € 94 milioni) da parte del Real Madrid e autorizza quindi il club a trattare col giocatore.[53] Quindici giorni dopo il club madrileno annuncia di aver ufficialmente siglato l’accordo con il Manchester United per il trasferimento di Cristiano Ronaldo in Spagna a partire dal 1º luglio.[54] Per lui il club ha fissato una clausola rescissoria di 1 miliardo di euro, una somma che non ha eguali nella storia del calcio.[55][56] La sua presentazione ufficiale, il 6 luglio allo Stadio Santiago Bernabéu, è seguita da 80 000 tifosi.[57]

Presa la maglia numero 9, esordisce nella Liga il 29 agosto 2009 nell’anticipo della prima giornata, Real Madrid-Deportivo (3-2), e segna il suo primo gol con la nuova maglia su calcio di rigore. Conclude la stagione con 35 presenze e 33 reti. In seguito all’addio al club di Raúlsceglie di indossare la maglia numero 7.

Il 20 aprile 2011 il Real si aggiudica la Coppa del Re, superando in finale il Barcellona per 1-0 grazie a una rete di Ronaldo nei supplementari. È il primo giocatore del Real Madrid a superare, con 51 gol, il record di 47 gol stagionali di Ferenc Puskás del 1959-1960.[58]Chiude il campionato con 40 gol e il titolo di Pichichi.[59][60]

Il 4 novembre riceve per la seconda volta la Scarpa d’oro (precedentemente aveva ottenuto il riconoscimento nel 2008) come miglior cannoniere europeo della passata stagione. Ronaldo con 40 gol e 80 punti complessivi, precede Lionel Messi e Antonio Di Natale.[61] Il 2 maggio 2012 conquista il suo primo campionato spagnolo, nella partita vinta contro l’Athletic Bilbaoper 3-0.[62]

2012-2015

Ronaldo durante la partita di Champions League 2014-2015contro lo Schalke 04.

Il 29 agosto 2012 vince la Supercoppa di Spagna.[63] Il 13 gennaio 2014 vince il suo secondo Pallone d’oro in carriera, primo Pallone d’oro FIFA per il portoghese.[64]

Il 24 maggio 2014 il Real si impone 4-1 in finale di Champions contro l’Atlético Madrid, vincendo la decima Coppa dei Campioni della sua storia.[65][66] Ronaldo sigla la quarta rete, diventando il secondo giocatore nella storia del calcio a segnare in due finali con due squadre diverse (il primo a riuscirci è stato il difensore jugoslavo Velibor Vasović).[67]

Apre la sua sesta stagione con la maglia del Real Madrid marcando una doppietta in Supercoppa UEFA, che permette alla sua squadra di vincere il titolo per la seconda volta nella sua storia, con il risultato di 2-0, contro il Siviglia.[68] Il 13 settembre seguente, realizza il suo 14° gol ai danni dell’Atletico Madrid, divenendo il miglior marcatore nella storia di tale derby.[69]

Il 12 gennaio 2015, grazie al 37,66% di voti a favore, conquista il personale terzo Pallone d’oro in carriera, secondo consecutivo da quando ha assunto la denominazione di Pallone d’oro FIFA.[70]

Il 10 marzo è autore di due marcature nella sconfitta per 3-4 incassata dallo Schalke 04 in Champions League, che gli permettono di superare Raúl e di diventare, con 78 reti all’attivo, il miglior marcatore delle competizioni UEFA per club.[71][72] Il 5 aprile seguente, nella storica vittoria per 9-1 sul Granada, è autore di cinque marcature (settimo giocatore nella storia del Real Madrid a esserci riuscito)[73] che gli permettono di raggiungere per la prima volta in carriera tale traguardo.[74]

Il 23 maggio 2015 si laurea per la terza volta in carriera Pichichi.[75] Il 6 giugno 2015, con la conclusione della 60ª edizione della Champions League, si laurea, a pari merito con i blaugrana Neymar e Lionel Messi con un totale di 10 reti, capocannoniere della suddetta competizione per la 4ª volta in carriera.[76][77]

Banner logo

Wiki Loves Monuments: fotografa un monumento, aiuta Wikipedia e vinci!

Riduci

Diego Armando Maradona

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Jump to navigationJump to search

Nota disambigua.svg Disambiguazione – “Maradona” rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vediMaradona (disambigua).
Diego Armando Maradona
Maradona gol Napoli 1987-1988.jpg

Maradona nel 1988

Nazionalità Argentina Argentina
Altezza 165[1] cm
Peso 68[2] kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Allenatore (ex centrocampista)
Squadra Dorados
Ritirato 1997 – giocatore
Carriera
Giovanili
1970-1976 Argentinos Juniors
Squadre di club1
1976-1981 Argentinos Juniors 166 (116)
1981-1982 Boca Juniors 40 (28)
1982-1984 Barcellona 36 (22)
1984-1991 Napoli 188 (81)
1992-1993 Siviglia 26 (5)
1993-1994 Newell’s Old Boys 5 (0)
1995-1997 Boca Juniors 30 (7)
Nazionale
1977-1979 Argentina Argentina U-20 24 (13)
1977-1994 Argentina Argentina 91 (34)
Carriera da allenatore
1994 Textil Mandiyú
1995 Racing Club
2008-2010 Argentina Argentina
2011-2012 Al-Wasl
2017-2018 Dibba Al-Fujairah
2018- Dorados
Palmarès
Transparent.png Campionato sudamericano Under-20
Argento Uruguay 1979
Transparent.png Mondiali di Calcio Under-20
Oro Giappone 1979
Coppa mondiale.svg Mondiali di calcio
Oro Messico 1986
Argento Italia 1990
Coppa America calcio.svg Copa América
Bronzo Brasile 1989
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate al 16 maggio 2018

Diego Armando Maradona (Lanús30 ottobre 1960) è un allenatore di calciodirigente sportivo ed ex calciatore argentino, di ruolo centrocampista offensivo, tecnico dei DoradosCapitano della nazionale argentina vincitrice del Mondiale 1986.

Noto anche come El Pibe de Oro (il ragazzo d’oro), è considerato uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi.[3][4][5][6]

In una carriera da professionista più che ventennale, ha militato nell’Argentinos Juniors, nel Boca Juniors, nel Barcellona, nel Napoli, nel Siviglia e nel Newell’s Old Boys. Con la Nazionale argentina ha partecipato a quattro edizioni dei Mondiali (198219861990 e 1994); i 91 incontri disputati e le 34 reti realizzate in Nazionale costituirono due record, successivamente battuti.[7] Contro la Nazionale inglese nei quarti di finale del Mondiale 1986 segnò una rete considerata il gol del secolo, cinque minuti dopo aver segnato un gol con la mano (noto come mano de Dios), altro episodio per cui è spesso ricordato.

Non è mai potuto entrare nelle graduatorie del Pallone d’oro, perché fino al 1994 il premio era riservato ai giocatori europei: per questo motivo nel 1995 vinse il Pallone d’oro alla carriera. Ha comunque ricevuto altri numerosi riconoscimenti individuali: condivide con Pelé il premio ufficiale FIFA come Miglior giocatore del XX secolo,[8] e nel 1993 è stato insignito del titolo di miglior calciatore argentino di sempre, tributatogli dalla federazione calcistica dell’Argentina(AFA).[9] Nel 2002 è stato inserito nella FIFA World Cup Dream Team,[10] selezione formata dai migliori undici giocatori della storia dei Mondiali, ottenendo, tra gli undici della squadra ideale, il maggior numero di voti. Nel 2004 è stato inserito da Pelénel FIFA 100, la lista dei 125 migliori calciatori viventi, stilata in occasione del centenario della federazione.[11]Nel 2012 viene premiato come Miglior Calciatore del Secolo ai Globe Soccer Awards e nel 2014 entra a far parte della Hall of Fame del calcio italianotra i giocatori stranieri.[12]

Ritenuto una delle figure più controverse della storia del calcio per la sua personalità eccentrica dentro e fuori il campo, fu sospeso due volte dal calcio giocato per differenti motivi: una volta per uso di cocaina nel 1991 e un’altra volta per positività ai test antidoping, nel Mondiale 1994 (per uso di efedrina, sostanza non legale spesso usata per perdere peso). Dopo il suo ritiro ufficiale dal calcio nel 1997, Maradona ha subito un aumento eccessivo di peso (risolto con l’aiuto di un bypass gastrico) e le conseguenze della dipendenza dalla cocaina, dalla quale si è liberato dopo lunghi soggiorni in centri di disintossicazione.[13]

Nonostante la poca esperienza nel ruolo, nel novembre 2008 fu nominato CTdell’Argentina[14] con il compito di condurre la Nazionale nelle qualificazioni per i Mondiali del 2010, obiettivo infine raggiunto nell’ottobre 2009.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Diego è il terzo dei sette figli nati dall’unione di Don Diego (1928-2015) e Doña Dalma (1930-2011).[15] La sua famiglia ha origini italianespagnolecroate e nativo americane.[16] Sposò Claudia Villafañe il 7 novembre 1989, a Buenos Aires, dopo la nascita delle loro figlie, Dalma[17] Nerea (nata nel 1987) e Gianinna Dinorah (nata nel 1989).

Nella sua autobiografia Maradona ha ammesso che non è sempre stato fedele a Claudia, benché la definisca “l’amore della sua vita”.[18] Nel 2004 i due divorziarono, rimanendo però amici: sono stati visti insieme in diverse occasioni, come nelle partite della Nazionale argentina durante il Mondiale 2006. Dopo il divorzio, Claudia intraprese la carriera di produttrice di teatro.[19] L’altra figlia Gianinna è stata invece legata sentimentalmente al giocatore del Manchester City Sergio Agüero, da cui ha avuto un figlio, Benjamin, nato il 19 febbraio 2009, facendo diventare quindi Maradona nonno per la prima volta.[20]

Il figlio naturale Diego Sinagra nel 2008

Cristiana Sinagra iniziò una causa in Italia in modo che Maradona riconoscesse la paternità di suo figlio, chiamato Diego come suo padre, nato il 20 settembre 1986 dopo una relazione tra i due. Il 6 maggio 1992, dato che l’argentino si rifiutò per tre volte di sottoporsi al test del DNA, il giudice Maria Lidia de Luca confermò la paternità, autorizzando la Sinagra ad usarne il cognome e obbligando il giocatore a pagare 4.000 dollari al mese: la sentenza verrà poi confermata nel 1995.[21]

Diego Sinagra incontrò il suo padre biologico solo nel 2003, durante un torneo di golf a Fiuggi.[22] In passato Maradona affermava di non volerlo riconoscere come suo figlio, dichiarando, nell’ottobre del 2005 durante il suo programma televisivo La Noche del 10“accettare non significa riconoscere. Ho due figlie con l’amore della mia vita. Si chiamano Dalma e Gianinna. Sto pagando i miei errori del passato. Un giudice mi obbligò a pagare, ma non può obbligarmi a sentire affetto per lui”.[23] A seguito di queste dichiarazioni, Diego jr. iniziò una causa per danni morali.[24] A causa di ritardi nel pagamento degli alimenti, all’inizio del 2005 Cristiana Sinagra diede il via ad un procedimento volto al recupero del dovuto, che portò alla vendita all’asta di una proprietà che Maradona possedeva a Perito Moreno. Dopo una lunga serie di negoziazioni tra le parti, la vendita dell’immobile fu sospesa.[25]

Soltanto di recente Maradona ha infine riconosciuto il figlio Diego Sinagra[26] chiedendo perdono per essere stato un padre assente. Queste le parole di Maradona: ‘chiedo scusa dopo 30 anni a mio figlio Diego. Non ti lascerò mai più.[27]

Maradona ha inoltre altri figli: nel 1996 nacque una bambina, che fu chiamata Jana, frutto della relazione dell’argentino con Valeria Sabalaín. Maradona, come già in passato, rifiutò di sottoporsi all’esame del DNA per cinque volte: il giudice Graciela Varela gli assegnò la paternità, autorizzò la madre ad usare il cognome Maradona[28] e il 29 giugno 2001, durante la sentenza di appello, dispose una quota per gli alimenti pari a 2.000 pesos.[29] Nel 2004 venne raggiunto un accordo tra le parti per la chiusura della causa, sulla base di un pagamento di 400.000 pesos e di 2.400 pesos di alimenti mensili tramite l’impresa Aceites y Esencias Patagónicas, alla quale Maradona aveva ceduto alcuni diritti commerciali.[30]L’azienda non rispettò l’accordo, pertanto si riaprì la disputa legale che, a seguito del pagamento delle cifre pattuite, vide l’assoluzione di Maradona: l’indagine infatti provò che la responsabilità dei pagamenti era a carico di Guillermo Coppola, indicato pertanto come colpevole dei mancati pagamenti.[31]

Alla fine del 2005 fu intentata un’altra causa per un nuovo sospetto figlio del calciatore argentino. I genitori del ragazzo, chiamato Santiago, sarebbero Maradona e Natalia Garat, morta a causa di un tumore nel novembre del 2005 e alla quale l’argentino avrebbe elargito diverse somme di denaro.[32] Maradona non ha mai però riconosciuto neanche Santiago.

Il 14 febbraio 2013 dalla relazione con Veronica Ojeda nasce Diego Fernando, quinto figlio riconosciuto da Maradona. Il Pibe de Oro ha trascorso gli ultimi mesi a Dubai, lontano da Veronica. La donna ha avuto problemi con le altre figlie di Diego, Dalma e Gianinna, e con l’ex moglie Claudia Villafane. Un litigio tra le donne, anche via Twitter, finito in tribunale. I giudici hanno poi emesso una sentenza di restrizione nei confronti di Claudia: non può avvicinarsi a meno di 300 metri dall’abitazione di Veronica e a meno di 100 metri da lei. Il provvedimento scadrà il prossimo marzo ed era stato richiesto esplicitamente dalla Ojeda mentre era al sesto mese di gravidanza.[33]

Il 5 luglio 2017 ha ricevuto la cittadinanza onoraria dal Comune di Napoli a palazzo San Giacomo con conseguente festa a Piazza del Plebiscito.[34]

Anche suo figlio Diego jr. è calciatore, così come lo sono stati i suoi fratelli Hugo e Raúl (detto Lalo) e come lo sono i suoi nipoti Diego Hernán Valeri[35] e i gemelli Nicolás e Santiago Villafañe.

Problemi di salute[modifica | modifica wikitesto]

Dai primi anni ottanta fino al 2004 Maradona fu dipendente dalla cocaina: egli ammise, nella sua autobiografia pubblicata nel 2000, di aver iniziato a farne uso dal 1983 quando giocava nel Barcellona. Durante il suo soggiorno a Napoli il consumo divenne una vera e propria tossicodipendenza, che cominciava ad interferire con la sua capacità di giocare a calcio.[36]Negli anni successivi al suo ritiro, la sua salute peggiorò progressivamente: alla mezzanotte del 1º gennaio 2000, durante una vacanza a Punta del Este (in Uruguay), dovette essere trasportato d’urgenza nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale locale, il Cantegril. Qui gli fu riscontrata una aritmia ventricolare e una crisi ipertensiva: nella successiva conferenza stampa, i medici dichiararono di aver riscontrato danni al muscolo cardiaco e il suo rappresentante Coppola affermò che il ricovero non era dovuto all’abuso di cocaina, ma al fatto che Maradona soffrisse di ipertensione:[37]. In realtà le analisi del sangue e delle urine rilevarono tracce di cocaina: fu pertanto coinvolta la polizia uruguaiana, alla quale Maradona dovette rispondere anche se il solo consumo non era considerato reato.[37] Due settimane dopo Maradona fu dimesso e si recò a Cuba, dove rimase per qualche tempo, per iniziare un piano di riabilitazione e disintossicazione.[38]

Il 18 aprile 2004 Maradona fu nuovamente ricoverato d’urgenza nella clinica Suizo-Argentinadi Buenos Aires, questa volta per un infarto e una nuova crisi ipertensiva dovuti a un’overdose di cocaina.[39] Il respiratore artificiale fu rimosso il 23 aprile ma Maradona rimase in terapia intensiva fino a quando fu dimesso, il 29 aprile. Entrò il 9 maggio nella clinica neuropsichiatrica “Del Parque” per iniziare un nuovo ciclo di disintossicazione: dopo 3 mesi cercò di ripartire per Cuba, ma la sua famiglia si oppose avendo ottenuto la responsabilità legale sulle azioni di Maradona, dato che egli non era in grado di esercitarla in base al codice civile argentino.[40] Il trattamento pertanto continuò in Argentina.

Lontano dall’attività sportiva e a causa degli eccessi con cibo e cocaina, Maradona aumentò considerevolmente di peso, arrivando a pesare 120 chili nel febbraio del 2005. Il 6 marzo 2005 si fece ricoverare in una clinica di Cartagena de Indias (Colombia) specializzata nelle cure contro l’obesità:[41] tramite un intervento gli venne impiantato un bypass gastrico che, grazie anche ad un regime alimentare controllato, gli permise di perdere più di 50 chili.

Il 29 marzo 2007 fu nuovamente ricoverato all’ospedale Güemes di Buenos Aires a causa di un’epatite dovuta all’eccesso di alcool, aggravata da un nuovo aumento di peso e dall’abuso di sigari cubani.[42] Ciò costrinse Maradona a una degenza di circa due settimane e fu dimesso l’11 aprile. Il suo medico personale, Alfredo Cahe, dichiarò: “quello che mi preoccupa è il suo entourage, perché tutti quelli che gli si avvicinano lo fanno per approfittarsi di lui. E da quando ha cominciato con il cosiddetto showbol mangia e beve in quantità eccessive”.[43] Due giorni dopo essere stato dimesso, Maradona avvertì un nuovo malore che lo costrinse a un ennesimo ricovero, questa volta nella clinica privata Madre Teresa di Calcutta di Buenos Aires, dove rimase fino al 21 aprile. Circolarono alcune notizie riguardo alla sua morte[44] che furono subito smentite, così come le voci precedenti che lo dichiaravano morto in un incidente automobilistico.[45] Per curare la sua dipendenza dall’alcool, rimase per due settimane nelle clinica psichiatrica Avril, dalla quale fu dimesso il 7 maggio.[46] Il giorno dopo apparve in televisione, dichiarando di aver smesso di bere e di non usare droga da due anni e mezzo.[47]

Il 14 gennaio 2012, dopo la vittoria per 7-1 contro l’Al-Ahli Club, viene ricoverato a Dubaidopo aver sofferto di lievi complicazioni di calcoli renali. Maradona, dopo essersi sottoposto a un intervento chirurgico,[48][49][50][51] viene dimesso dall’ospedale il 16 gennaio.[52][53]

Nel novembre 2015 a Maracaibo (Venezuela) si sottopone a un secondo intervento di bypass gastrico.[54]