Dito

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Le dita[Nota 1] sono le estremità articolari delle mani e dei piedi dell’uomo o degli animali. La presenza delle dita caratterizza la classe dei tetrapodi.

Indice

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Dita umane[modifica | modifica wikitesto]

Le dita della mano sinistra

Il dito è composto da falangi, generalmente tre, salvo il pollice e l’alluce che ne hanno due.

Le dita terminano con l’unghia dalla parte del dorso, mentre il polpastrello è la parte superiore di ogni dito dalla parte del palmo.

Le dita della mano nell’uomo sono, nell’ordine:

  • il pollice, il cui nome che deriva dal latino pollex, pollicis.
  • l’indice, il cui nome è legato alla funzione gestuale di indicare gli oggetti.
  • il medio, il cui nome è legato alla sua posizione, trovandosi nel mezzo delle altre dita della mano.
  • l’anulare, il cui nome è legato alla tradizione occidentale di recarvi la fede nuziale.
  • il mignolo, il cui nome è legato alle sue dimensioni essendo il più piccolo (minimo) tra le dita della mano.

Dita del piede sinistro.

Diversamente da quanto avviene per le dita della mano, le dita dei piedi non possiedono una nomenclatura comune documentata. Fa eccezione il solo alluce, omologo del pollice e più voluminoso tra le dita del piede, per il cui nome esiste un uso diffuso e documentato sia nella letteratura che nella lingua parlata e che trova origine dal latino halluxhallucis. In ambito scientifico e più prettamente anatomico, laddove si ha la necessità di una nomenclatura, si è soliti invece numerare le dita del piede, assegnandole così un nome legato alla loro posizione. Si ha così che dal dito più vicino all’asse del corpo (il pollice) verso quello situato più lateralmente, le dita del piede sono dette primo dito, secondo dito, terzo dito, quarto dito e quinto dito.[1] In ambito medico è inoltre diffusa, sulla scia dell’uso anglosassone, la consuetudine di chiamare il terzo dito dito medio del piede ed il quinto dito piccolo dito del piede.[Nota 2]

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

La formazione delle dita, nello sviluppo del feto, segue l’ordine: anulare, mignolo, medio, indice e, infine, pollice.[senza fonte]

Simbologia[modifica | modifica wikitesto]

Le dita vengono utilizzate per contare: il pollice esteso con la mano a pugno chiuso indica l’uno, il pollice e l’indice estesi indicano il due e così via. In alcune culture l’indice è il primo dito usato durante un conteggio.

Incrociare le dita (di solito l’indice e il medio: medio sopra, indice sotto) è un gesto scaramantico per attirare la fortuna.

L’anello nuziale viene portato ancora oggi sul quarto dito della mano sinistra, detto per tale motivo anulare, in quanto secondo un’antica credenza esso era collegato direttamente al cuore da una piccola arteria.[senza fonte]

Gestualità[modifica | modifica wikitesto]

La gestualità delle dita e delle mani costituisce un vero e proprio linguaggio, che affianca quello verbale e che in alcune culture (ad es. quelle latine) appare molto spiccato. Alcuni gesti si ritrovano universalmente, ma più spesso il significato ha un’origine culturale specifica.

Una punizione tradizionale che si ritrova pressoché in tutte le regioni del mondo (EuropaAsiaAfrica) consiste nel colpire le dita: il pollice, l’indice e il medio, oppure tutte le dita, devono essere mantenuti estesi e uniti per ricevere i colpi vibrati con una riga, una bacchetta di legno o un bambù. Questo tipo di punizione era utilizzata in particolare in Franciadagli istitutori nella prima metà del XX secolo.[senza fonte]

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Tumori della mano e del polso

Quali sono i tumori della mano e del polso?

Ogni tumefazione anormale della mano, escluso le cisti, è considerato un tumore.

Il termine “tumore” non significa necessariamente che esso è maligno, o che si tratta di un cancro. Infatti, la maggior parte delle tumefazioni della mano e del polso sono tumori benigni.


Per un appuntamento presso gli Studi di Roma, Reggio Calabria e Avezzano (Abruzzo):

dott. Gianluca Falcone – Specializzato in patologie e chirurgia della mano Roma

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I tumori possono verificarsi sulla pelle, come un neo o una verruca, o può verificarsi sotto la pelle nei tessuti molli o anche nell’osso. Poichè ci sono così tanti tipi di tessuto nella mano (ad esempio la pelle, il tessuto adiposo, legamenti, tendini, nervi, vasi sanguigni, ossa, ecc) ci sono molti tipi di tumori che possono verificarsi.
Tuttavia, solo pochi di essi sono visti comunemente.

Quali tipi di tumori della mano e del polso ci sono?

Il tumore più comune della mano e del polso è il tumore a cellule giganti delle guaine tendinee o sinovite villo nodulare pigmentosa (TGC o SVNP). A differenza della cisti piene di liquido, questi tumori sono solidi. Si verificano ovunque vicino ad una guaina tendinea (strato di rivestimento esterno che supporta il tendine) e sono benigni (non cancerosi) e hanno una crescita lenta (vedere Figura 1). Alcuni medici ritengono che può essere causato da un trauma alla guaina tendinea che stimola la crescita anormale.

Figura 1: Voluminoso tumore Giganto Cellulare

Altro tumore comune è una cisti inclusione epidermica detta Cisti Epidermoide. È anche benigna e si forma appena sotto la pelle, proveniente dalla superficie inferiore della pelle dove ci può essere un taglio o foratura. Le cellule della pelle in genere producono una sostanza cerosa protettiva chiamata cheratina. Quando le cellule vengono intrappolate sotto la superficie, ad esempio con una puntura, continuano a crescere e a formare cheratina, formando la cisti. La cisti è come una sacca con un rivestimento esterno fibroso ed è riempito con un materiale morbido, simile al formaggio formaggio, la cheratina.

Ci sono altri tipi di tumori meno comuni visti nella mano. Essi comprendono lipomi
(Tumori grassi), neuromi (tumori nervosi), tumori della guaina dei nervi, fibromi, e tumori glomici. Essi sono praticamente tutti benigni. ?

Quando i pazienti scoprono un nodulo nella mano o nel polso, spesso una delle loro prime preoccupazioni è se sia o no un cancro. Fortunatamente, il cancro nella mano è estremamente raro. I tumori più comuni che hanno origine nella mano sono i tumori della pelle, come il carcinoma a cellule squamose, carcinoma a cellule basali, o melanoma. Altri tipi di cancro sono molto rari ma comprendono sarcomi dei tessuti molli o dell’osso. È anche possibile per il cancro diffondersi alla mano o al polso da qualche altra parte del corpo, come il polmone o la mammella. Questo si chiama cancro metastatico. Come con qualsiasi tipo di cancro, una biopsia è di solito richiesto per fare una diagnosi definitiva.

Valutazione e trattamento

Una storia accurata e un esame fisico eseguito da un chirurgo della mano può aiutare a determinare il tipo di tumore della mano o del polso. Le Rx possono essere usate per valutare le ossa, le articolazioni, e, eventualmente, i tessuti molli. Ulteriori studi, come TAC, risonanza magnetica o scintigrafia ossea possono essere eseguiti per aiutare a effettuare la diagnosi.
Tipicamente, il trattamento definitivo con il più basso tasso di recidiva comporta l’asportazione chirurgica del tumore. La rimozione del tumore permette anche ad un patologo di analizzarlo e determinare che tipo è con ragionevole certezza. L’agobiopsia o la biopsia incisionale (taglio di un piccolo campione del tumore) possono essere prese in considerazione se il chirurgo vuole confermare la diagnosi prima di consigliare il trattamento definitivo. Spesso, l’intervento chirurgico viene eseguito in anestesia locale o regionale  e su una base ambulatoriale. Rischi e benefici devono essere discussi con il chirurgo. La maggior parte dei tumori della mano e del polso possono essere curati con la chirurgia.

Alcuni pazienti possono scegliere di non fare nulla e semplicemente vivere con il tumore, una volta che vengono a sapere che probabilmente è benigno. Tuttavia, se i cambiamenti del tumore (es. scolorimento della pelle, dolore, aumento delle dimensioni) o se si verificano problemi con le strutture vicine (ad esempio, intorpidimento o dolore da pressione su un nervo nelle vicinanze), una nuova valutazione, da un chirurgo della mano è raccomandata. I pazienti dovrebbero prendere in considerazione i rischi, i benefici e le conseguenze del trattamento, sia con la chirurgia o senza intervento chirurgico.

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dott. Gianluca Falcone medico chirurgo specialista in ortopedia e traumatologia dello sport.
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Vangelo di oggi:il banchetto per buoni e cattivi ll XXVIII Domenica del Tempo Ordinario 15 ottobre 2017 Ci troviamo di fronte, anche in questa domenica di ottobre, ad un’altra stupenda parabola del Vangelo di Matteo (Mt 22, 1-14) che regge su una opposizione: gli invitati al banchetto che rifiutano e gli invitati che accettano. Quale situazione storica sta dietro le loro figure? Si possono fare due ipotesi. La prima: Gesù ha raccontato questa parabola per rispondere allo scandalo che la sua frequentazione degli esclusi suscitava presso i farisei e i benpensanti. I farisei non avvertono l’urgenza e l’importanza dell’appello di Dio rivolto loro da Gesù, e rifiutano l’invito. Allora Dio accoglie i pubblicani, i peccatori, le prostitute, i pagani. In questa prospettiva l’opposizione fra invitati che rifiutano e invitati che accettano corre all’interno di Israele: da una parte il popolo, i semplici, i peccatori che accettano Gesù; dall’altra le autorità e i maestri che lo rifiutano. La seconda: si riferisce ad una situazione storica successiva, postpasquale. Israele rifiuta il Vangelo, i pagani invece lo accolgono. L’opposizione non passa più all’interno di Israele, ma fra Israele e gli altri popoli. Nell’una e nell’altra ipotesi Dio rivolge il medesimo invito, al quale gli invitati oppongono un consapevole rifiuto. Se Gesù ha frequentato i peccatori, non è perché non ha annunciato il Regno ai “giusti”, ma perché questi lo hanno rifiutato. Nessun arbitrio da parte di Dio, ma semmai un giudizio: questo è il nocciolo del messaggio. In conclusione: la parabola funge da spiegazione “teologica” di due dati storici che si innestano l’uno nell’altro. Il rifiuto di Gesù da parte delle autorità giudaiche, il rifiuto della missione cristiana da parte del popolo giudaico. La parabola è anche un appello perché ci si renda conto che l’ora è decisiva: tutto è pronto! La parabola è pervasa da un’aria di urgenza. Di fronte all’appello del Vangelo non è permesso essere distratti e non ci sono cose più importanti da fare. La parabola, inoltre, è anche una proclamazione del giudizio di Dio. E’ un giudizio severo che non risparmia nessuno: non riguarda soltanto i primi invitati, ma anche i secondi, quelli che avendo accettato l’invito potrebbero illudersi di essere a posto. Il giudizio di Dio accompagna ogni uomo, in qualsiasi situazione. Tutti sono chiamati, ma non tutti sono eletti. L’essere entrati nella sala del banchetto non esaurisce il compito, né è una garanzia: occorre essere vigilanti, in atteggiamento di perenne obbedienza. Il giudizio che ha colpito Israele può colpire anche i cristiani. La veste nuziale significa tutto questo…è la conversione da vivere ogni giorno. angelo di oggi *** ++Don Paolo Tonghini ————————————————-

La rottura del menisco al ginocchio

Menisco

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il fenomeno fisico, vedi Menisco (fisica).

menischi sono delle strutture fibro-cartilaginee presenti tra le articolazioni le cui superfici non risultano congruenti tra loro (la loro forma cambia a seconda delle superfici tra le quali si trovano). Hanno due funzioni:

1) garantiscono il ripristino della congruenza tra le articolazioni;

2) fanno da ammortizzatori alle sollecitazioni a cui un’articolazione è sottoposta di continuo.

Menischi maggiori[modifica | modifica wikitesto]

L’esempio più tipico è rappresentato dai menischi del ginocchio: qui ne troviamo due, uno mediale e uno laterale:

  • il menisco mediale ha forma di semiluna e tra i due è il più piccolo.
  • il menisco laterale è quello più grande e rispetto al mediale la sua forma è più aperta e rappresenta più un ferro di cavallo.

Il menisco laterale e il menisco mediale sono uniti tra loro dal legamento trasverso del ginocchio posto anteriormente ad essi.

La presenza del menisco non si limita soltanto all’articolazione del ginocchio: è molto importante anche quello presente nell’articolazione temporo-mandibolare. Il menisco qui presente è formato da fasci fibro-cartilaginei che si confondono con le fibre dei muscoli pterigoidei. La forma è ellissoidale e divide l’articolazione in due parti (divisione puramente didattica) individuando due cavità non comunicanti tra loro che permettono di classificare la temporo mandibolare in una diartrosi condiloidea doppia.

Meniscopatia[modifica | modifica wikitesto]

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La meniscopatia è la rottura parziale o minima del menisco.

Trapianto di menisco[modifica | modifica wikitesto]

Il trapianto di menisco è una tecnica attualmente non utilizzata, ancora sperimentale e relegata a pochi studi pilota. I risultati a breve e lungo termine non sono ancora documentati.

Nei giovani pazienti, soprattutto in assenza di usura artrito-dipendente del tessuto e di un danno da lacerazione, il trapianto di tessuto meniscale, prelevato da una speciale banca del tessuto, potrà in futuro, forse, rappresentare una valida opzione. L’obiettivo è di trapiantarli con una tecnica, fissando, per mezzo di cilindri di osso, il menisco trapiantato, mentre delle suture potrebbero mantenere il bordo esterno del menisco innestato al suo posto.

Prigione

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Prigioniero (disambigua) o Carcere (disambigua).

Il carcere di Alcatraz, definitivamente chiuso nel 1963.

La prigione, detta anche galeracarcerepenitenziario o istituto di pena, è un luogo dove vengono reclusi individui resi privi di libertà personale in quanto riconosciuti colpevoli di reati per i quali sia prevista una pena detentiva.

Nei moderni ordinamenti l’inflizione della pena del carcere avviene dopo un processo; alcune categorie di soggetti possono essere rinchiusi nel luogo di detenzione anche per motivi e cause diverse, ove ciò sia previsto dalla legge.

Indice

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Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età antica[modifica | modifica wikitesto]

Giuridicamente il problema penitenziario è tipico di una società organizzata secondo diritto, che necessita di luoghi dove isolare i trasgressori delle leggi che in tal modo scontano le pene loro comminate.

Le prigioni nacquero, verosimilmente, col sorgere della civile convivenza umana e svolsero, inizialmente, la funzione di allontanare dalla vita attiva e separare dalla comunità quei soggetti che il potere dominante considerava minacciosi per sé e/o nocivi alla comunità stessa. Ne troviamo ad esempio menzione nella Bibbia in Gn 39,7, quando Giuseppe, figlio di Giacobbe, fu arrestato dai fratelli e calato in una cisterna in attesa di essere venduto come schiavo. Le prime notizie di una certa precisione risalgono a fatti contenuti nella Bibbia, nell’Antica Grecia e nella civiltà romana. Presso i greci e i romani le prigioni erano composte da ambienti in cui i prigionieri erano protetti da un semplice vestibolo, nel quale, in taluni casi, avevano la libertà di incontrare parenti e amici, anche al fine di far versare un risarcimento alla vittima, che poteva portare ad una cancellazione o mitigazione della pena. Il carcere, comunque, non veniva mai preso in considerazione come misura punitiva, in quanto esso serviva in linea di principio ad continendos homines, non ad puniendos.

Nel diritto romano, il carcere era considerato un mezzo di detenzione preventiva in attesa della pena capitale o corporale; non esisteva quindi l’ergastolo. Tra le prigioni romane più celebri si ricorda il carcere Mamertino che era riservato a coloro che si macchiavano di reati contro lo Stato, dove furono relegati tra gli altri gli apostoli Pietro e Paolo prima del martirio. Dell’antica Grecia funzionava il sofronistero dove erano rinchiusi i minorenni traviati, e il pritaneo dove fu rinchiuso Socrate, trenta giorni prima di ingoiare la cicuta[1].

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

regni romano-barbarici introdussero la faida che autorizzava direttamente la vittima a rivalersi in qualsiasi misura sull’aggressore, anche nel senso che un guerriero forte e combattivo aveva sempre ragione. Nel sistema feudale alla vendetta privata si sostituì la composizione pubblica; giudice era il feudatario con dominio sul territorio. A poco a poco al feudatario si sostituì il potere prima comunale e poi del re; la carcerazione riapparve quindi prima di tutto come luogo di segregazione degli oppositori del monarca. Il senso era che, salvo che in casi eclatanti in cui era ritenuta opportuna una punizione esemplare, il re non voleva giustificare in un processo una carcerazione che tutti sapevano esser dettata solo da motivi politici. In epoca moderna, in Francia e in Inghilterra si fece grande uso dei prigionieri come lavoratori forzati nelle colonie. Essi venivano in un primo momento venduti ai coloni come schiavi per un periodo (da 10 a 17 anni); quando i coloni sostituirono i detenuti con gli schiavi neri, meno costosi e più abbondanti, i detenuti vennero venduti come schiavi di stato per l’esecuzione di opere pubbliche in luoghi impervi. Cessato il principio della schiavitù e ridottosi molto l’uso della pena di morte, i detenuti furono ammassati in isole, prima in lontane zone coloniali, poi in isole della madrepatria (famosissime Cayenna in Francia, Alcatraz negli USA e, in Italia, Asinara, Pianosa, Ventotene, ecc.) sino a quando nuove concezioni umanitarie e l’ostilità del personale di guardia verso tali sistemazioni non indussero a legare le prigioni al territorio.

Il principio secondo il quale la pena deve essere espiata nelle carceri risale probabilmente all’ordinamento di diritto canonico, che prevedeva il ricorso all’afflizione del corpo per i chierici e per i laici che avessero peccato e commesso reati sulla base del principio che la Chiesa non ammetteva le cosiddette pene di sangue, se non nei casi ritenuti più gravi, cioè eresia e stregoneria, ossia alleanza col demonio.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Più tardi, con l’istituzione dell’inquisizione ecclesiastica fu introdotto il carcere a vita come strumento di espiazione morale della pena, ferma restando la possibilità della pena di morte per i reati ritenuti più gravi. A Roma fu costruito nel 1647 il Palazzo delle Prigioni tuttora visibile)[2] Non mancarono, tuttavia, fecondi esempi di apostolato: Vincenzo de’ Paoli(1581-1660), il quale fondò l’ordine delle Figlie della Carità, benemerite dell’assistenza, oppure Giuseppe Cafasso (1811-1860) che, per aver speso tutta la sua vita in favore dei detenuti, è stato assunto a patrono dei carcerati.

Il movimento illuminista, seguendo il filone rivoluzionario e grazie a esponenti come Immanuel Kant (1724-1804), Cesare Beccaria (1738-1794) e Gaetano Filangieri (1753-1788), elaborò un nuovo sistema carcerario basato su principi morali, il libero arbitrio, l’integrità fisica e morale, l’istruzione e il lavoro. La pena, intesa come castigo e dolore, è volta a contrastare non più l’uomo ma il delitto come entità avulsa dal proprio autore. A causa degli austriaci, fu edificato a Milano nel 1764 un carcere di tipo cellulare che si basava sull’isolamento dei detenuti.

Con l’avvento della scuola positiva che si proponeva non solo lo studio del delitto in sé, ma anche e principalmente dell’uomo delinquente, furono pubblicati i dati sperimentali di eminenti antropologi quali Cesare Lombroso (1835-1909), Enrico Ferri (1856-1929) ed Enrico Pessina (1828-1916).

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Dagli anni ’80 del XX secolo in poi anche l’Italia ha progressivamente abbandonato la prigione (e la multa) come unica sanzione per la violazione delle leggi penali. Sono state introdotte un po’ alla volta una serie di pene alternative alla prigione come la detenzione domiciliare, l’affidamento in prova al servizio sociale, e il lavoro volontario di pubblica utilità. Sin da allora l’Italia ha provveduto a depenalizzare una serie di fattispecie di reati minori, trasformandoli in illeciti amministrativi puniti solo con un’ammenda, anche se d’altro lato provvedeva sia ad inasprimenti di pene per alcuni reati di particolare allarme sociale (mafia, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, stupro, evasione, ecc.) sia ad istituire nuovi reati (atti persecutori, scambio elettorale politico-mafioso, nuove ipotesi di evasione fiscale, ecc.). Inoltre, è stata limitata la possibilità di fruire dei benefici delle pene alternative ad alcuni reati (associazione di tipo mafiosostupro di gruppo o di minore, estorsione, recidivi, ecc.) ed è stata creata una normativa di particolare rigore per detenuti che facciano parte del crimine organizzato, come ad esempio il regime previsto dall’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario italiano.

Caratteristiche del termine[modifica | modifica wikitesto]

Il termine carcere o prigione indica, nell’uso corrente, sia il luogo dove deve viene eseguita una pena, sia una particolare tipologia edilizia destinata all’esecuzione della pena stessa.

Nella terminologia tecnico-giuridica spesso si usano solo i termini carcere e istituto, abbreviazione di istituto di pena; per definire la condizione di un condannato o di una persona comunque trattenuta si usa il termine detenuto, talvolta con la specificazione intramurario, se all’interno di un carcere, o extramurario se fuori dal carcere, ad esempio per una pena alternativa; si parla altresì di periodo intramurario ed extramurario o di trattamento intramurario o extramurario. Altre espressioni, anche relative alla pena, meno comunemente usate, sono bagno penalesegretereclusioneai lavori forzati e, con tono colloquiale, andare al fresco e in gattabuia.[3]

Il termine prigione deriva dal latino prehensio, che indica l’azione di prendere nel senso di catturare. Il termine carcere secondo alcuni deriverebbe dal latino coercere (cioè costringere), secondo altri dall’aramaico carcar che significa “tumulare”[4],riferendosi alla prassi di trattenere i prigionieri in cisterne sotterranee allo scopo di una più facile vigilanza: a questo fa riferimento anche l’episodio biblico di Giuseppe, usanza ripresa in epoca medioevale con i locali allora definiti segrete.

Il primo significato di carcere fu quello di “recinto” e, più propriamente al plurale, delle sbarre del circo, dalle quali erompevano i carri partecipanti alle corse; solo in un secondo tempo, assunse quello di prigione, intesa come costrizione o comunque luogo in cui rinchiudere soggetti privati della libertà personale.

Espressioni alternative[modifica | modifica wikitesto]

Spesso nel linguaggio comune vengono utilizzati diversi termini e/o locuzioni per riferirsi al concetto di carcere.

  • galera deriva dalla pena inflitta al prigioniero in epoca antica (sino al XVIII secolo), costretto a remare nelle galee o galere, navi in legno spinte dalla forza delle braccia sui remi, prevalentemente ad uso militare;
  • bagno penale deriva dalla conversione dei bagni pubblici di Costantinopoli in prigione nel XVI secolo, termine poi in uso a fine Ottocento per alcuni istituti penitenziari. I bagni penali furono regolamentati in Italia con Regio Decreto 19 settembre 1860, denominazione poi soppressa con il Regio Decreto 6 marzo 1890 n. 6829;
  • segrete è relativo alle prigioni dei castelli medievali, in luoghi reconditi, spesso sotterranei;
  • gattabuia si riferiva alla scarsa illuminazione, per la presenza solo di feritoie e non finestre vere e proprie, allo scopo di impedire evasioni o perché locali sotterranei o fortezze dotate di feritoie e non di finestre;
  • l’espressione al fresco si riferisce alla mancanza o alla scarsità di riscaldamento.

Nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

In generale, in Europa il rapporto tra numero dei detenuti e popolazione residente è di poco maggiore che in Italia; è però molto maggiore, anche il numero dei posti nelle prigioni, come maggiore è generalmente il ricorso al lavoro in carcere, alle misure alternative alla detenzione; maggiore è inoltre, rispetto all’Italia il numero, in rapporto alla popolazione residente, dei reati denunciati e perseguiti, mentre in generale è inferiore il numero delle fattispecie di reati perseguibili e l’entità delle pene previste.[senza fonte]

Il paese al mondo con il maggior numero di detenuti in rapporto alla popolazione residente sono gli Stati Uniti d’America, seguiti dalla Cina; nell’Unione Europea, rispetto alla popolazione residente, la Lettonia ha il numero maggiore di detenuti[5], mentre la Norvegia ne ha il minore. Ci sono poi casi particolari come la Città del Vaticano, che non ha nessun detenuto[6].

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Sardegna

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Sardegna
regione a statuto speciale
(IT) Regione autonoma della Sardegna
(SCSDCSDN) Regione autònoma de Sardigna
(CA) Regió autònoma de Sardenya
(LIJ) Region autonoma dâ Sardegna
Sardegna – Stemma Sardegna – Bandiera
(dettagli) (dettagli)
Sardegna – Veduta

La Sardegna vista dalla Stazione Spaziale Internazionale

Localizzazione
Stato Italia Italia
Amministrazione
Capoluogo Cagliari-Stemma.png Cagliari
Presidente Francesco Pigliaru (PD) dal 17/02/2014
Lingue ufficiali italiano e sardosassaresegalluresecatalano e ligure a livello locale
Data di istituzione 26 febbraio 1948
Territorio
Coordinate
del capoluogo
40°03′N 9°05′ECoordinate40°03′N 9°05′E (Mappa)
Altitudine 334 m s.l.m.
Superficie 24 100,02[1] km²
Abitanti 1 651 793[2] (28-02-2017)
Densità 68,54 ab./km²
Province 4 + 1 città metropolitana
Comuni 377
Regioni confinanti nessuna (regione insulare)
Altre informazioni
Fuso orario UTC+1
ISO 3166-2 IT-88
Codice ISTAT 20
Nome abitanti (ITSardo -a
pl. Sardi -e
(SC) (SDCSardu -a
(SDN) (CASaldu -a
(LIJSordu -a
Patrono Sant’Antioco di SulcisNostra Signora di Bonaria
PIL (PPA) 33.638 mln 
PIL procapite (PPA) 20.071 [3]
Rappresentanza parlamentare 18 deputati
senatori
Cartografia
Sardegna – Localizzazione
Sardegna – Mappa

La Sardegna e le sue province dopo la L.R. 2/2016

Sito istituzionale

La Sardegna (AFI/sarˈdeɲɲa/[4]Sardìgna o Sardìnnia in sardo[5]Sardhigna in sassareseSaldigna in gallureseSardenya in algherese[6]Sardegna in tabarchino) è la seconda isola più estesa del mar Mediterraneo, dopo la Sicilia. La posizione strategica della Sardegna al centro del Mediterraneo occidentale[7][8][9] e la sua ricchezza mineraria hanno favorito nell’antichità il suo popolamento e lo svilupparsi di traffici commerciali e scambi culturali tra i suoi abitanti e i popoli rivieraschi.[10]

La Sardegna, insieme con le isole e gli arcipelaghi che la circondano, copre inoltre l’intero territorio amministrativo di una regione italiana a statuto speciale, la cui denominazione completa ed ufficiale è Regione autonoma della Sardegna/Regione autònoma de Sardigna[11]. Amministrativamente è divisa in quattro province, una città metropolitana e 377 comuni , è ritenuta parte dell’Italia insulare ed è in terza posizione per superficie[12], ma in undicesima per popolazione.[13] Lo Statuto Speciale, sancito nella Costituzionedel 1948, garantisce l’autonomia amministrativa delle istituzioni locali a tutela delle peculiarità geografiche e linguistiche.

Ricca di montagne[14]boschipianure, territori in gran parte disabitati, corsi d’acquacoste rocciose e lunghe spiagge sabbiose, per la varietà dei suoi ecosistemi l’isola è stata definita metaforicamente come un micro-continente[15]. In epoca moderna molti viaggiatori e scrittori hanno esaltato la sua bellezza, rimasta incontaminata almeno fino all’età contemporanea[16][17], nonché immersa in un paesaggio che ospita le vestigia della civiltà nuragica.[18]

Indice

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Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Geografia della Sardegna.

Altimetrie della Sardegna

La Sardegna ha una superficie complessiva di 24.100 km²[1] ed è per estensione la seconda isola del Mediterraneo[19], dopo la Sicilia, e la terza regione italiana, sempre dopo la Sicilia e il Piemonte[20]. La lunghezza tra i suoi punti più estremi (punta Falcone a nord e capo Teulada a sud) è di 270 km[21], mentre 145 sono i km di larghezza (da capo dell’Argentiera a ovest, a capo Comino ad est)[21]. Gli abitanti sono 1,66 milioni[2] per una densità demografica di 69 abitanti per km². Dista 188 km (capo Ferro – monte Argentario) dalle coste della penisola italiana[22], dalla quale è separata dal mar Tirreno, mentre il Canale di Sardegna la divide dalle coste tunisine del continente africano che si trovano 178 km più a sud (capo Spartivento – Cap Serrat)[22]. A nord, per 11 km[23], le Bocche di Bonifacio la separano dalla Corsica e il mar di Sardegna, a ovest, dalla penisola iberica e dalle isole Baleari. Si situa tra il 41º ed il 39º parallelo, mentre il 40º la divide quasi a metà.

Geologia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Geologia della Sardegna e Vulcani della Sardegna.

Struttura del basamento metamorfico-granitico della Sardegna nel Paleozoico.

La storia geologica della Sardegna iniziò con la cosiddetta fase sarda dell’orogenesi caledoniana all’inizio del Paleozoico[24], in cui si formò il primo nucleo dell’attuale Sulcis[24], per poi emergere completamente, insieme alla Corsica, durante l’orogenesi ercinica(Carbonifero).

Attraverso gli spostamenti e gli scontri tra la grande placca africana, quella eurasiatica e quella nord-atlantica, tra i trentacinque e i tredici milioni di anni fa lungo la costa che attualmente va dalla Catalogna alla Liguria, si creò una profonda frattura da cui, circa venti milioni di anni fa, si originò a nord-est il distacco di una micro-placca che comprendeva le attuali Sardegna e Corsica[25].

Le due isole raggiunsero la loro posizione attuale circa sei/sette milioni di anni fa e al fenomeno della migrazione si aggiunse più tardi la tensione di apertura del mar Tirreno[26], che creò conseguentemente la conformazione orientale tra le due isole e la penisola italiana.

Benché nel passato siano stati documentati dei terremoti, la Sardegna è ritenuta una zona non sismica e tutti i comuni che la compongono sono classificati in zona sismica 4.[27][28] Sul suo territorio infatti non passano faglie che possano generare terremoti di rilievo. Gli unici risentimenti macrosismici appartengono a scosse che sono avvenute e potranno avvenire nel Tirreno centrale e meridionale.

Montagne e colline[modifica | modifica wikitesto]

Più dell’80% del territorio è montuoso e collinare[23]. Il 68%[23] è formato da colline e da altopiani rocciosi per un’estensione complessiva di 16.352 km²[29]. Alcuni di questi sono assai caratteristici e vengono chiamati giare o tacchi. L’altimetria media è di 334 m s.l.m[30]. Le montagne costituiscono il 14% del territorio[23] per un’estensione complessiva di 3.287 km²[29].

Culminano nel centro dell’isola i monti di Punta La Marmora, a 1.834 m, Bruncu Spina (1829 m) e monte Spada (1595 m), situati nel Massiccio del Gennargentu[31], nonché il monte Albo e il Supramonte che comprende il monte Corrasi di Oliena (1.463 m). A nord, emergono i monti di Limbara (1.362 m), i monti di Alà (1.090 m) e il monte Rasu (1.259 m). In Ogliastra svettano i tacchi con Punta Seccu alta 1000 m in territorio di Ulassai. A sud il monte Serpeddì (1.069 m), il Massiccio dei Sette Fratelli, (1.023 m), il monte Linas(1.236 m) ed i monti dell’Iglesiente e del Sulcis che digradano verso il mare con minori altitudini[32].

Il lago Omodeo, visto dalle campagne di Sedilo

Pianure, fiumi e laghi[modifica | modifica wikitesto]

Le zone pianeggianti occupano il 18% del territorio[23] (per 4.451 km²[29]); la pianura più estesa è il Campidano[30] che separa i rilievi centro settentrionali dai monti dell’Iglesiente, mentre la piana della Nurra si trova nella parte nord-occidentale tra SassariAlghero e Porto Torres. I fiumi hanno prevalentemente carattere torrentizio[30]: i più importanti sono il Tirso, il Flumendosa, il Coghinas, il Cedrino, il Temo ed il Flumini Mannu[33]. I maggiori sono sbarrati da imponenti dighe che formano ampi laghi artificiali[30] utilizzati principalmente per irrigare i campi, tra questi il bacino del lago Omodeo, il più vasto lago artificiale d’Italia[34]. Seguono poi il bacino del Flumendosa, del Coghinas e del Posada. L’unico lago naturale è il lago di Baratz, situato a nord di Alghero.

Isole e coste[modifica | modifica wikitesto]

Le coste si articolano nei golfi dell’Asinara a nord, di Orosei ad est, di Olbia a nord-est, di Cagliari a sud e di Alghero e Oristano ad ovest. Per complessivi 1.897 km[35], sono alte, rocciose e con piccole insenature che a nord-est diventano profonde e s’incuneano nelle valli (rias).[36]

Litorali bassi e sabbiosi, talvolta paludosi, si trovano nelle zone meridionali e occidentali: sono gli stagni costieri, zone umide importanti dal punto di vista ecologico. La più estesa delle quali è quella dello stagno di Cabras e delle zone paludose adiacenti.[37]

Molte isole ed isolette la circondano e tra queste la più grande è l’isola di Sant’Antioco (109 km²), seguono poi l’Asinara (52 km²[38]), l’isola di San Pietro (50 km²[39]), La Maddalena (20 km²) e Caprera (16 km²). I quattro punti estremi sono: capo Falcone (a nord), capo Teulada (a sud), capo Comino (ad est) e capo dell’Argentiera (ad ovest)[21].

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Clima della Sardegna e Stazioni meteorologiche della Sardegna.

Li Cossi – Costa Paradiso, Trinità d’Agultu e Vignola (SS).

Il clima mediterraneo è tipico della Sardegna[40]. Lungo le zone costiere, dove risiede la gran parte della popolazione, grazie alla presenza del mare[41] si hanno inverni miti mentre le estati sono calde e secche[40], caratterizzate da una notevole ventilazione. Le brezze marine e la costante ventilazione permettono di sopportare le elevate temperature estive che superano normalmente i 30 °C e raggiungono anche i 35 °C[41]. Nelle zone interne pianeggianti e collinari, a causa della maggior lontananza dal mare, si registrano temperature invernali più basse ed estive più alte[41] rispetto alle aree costiere. Il clima è nel complesso abbastanza mite, ma durante l’arco dell’anno si possono avere valori minimi invernali di alcuni gradi al di sotto dello zero[42] e massimi estivi anche superiori ai +40 °C[43].

Sui massicci montuosi nei mesi invernali nevica frequentemente e le temperature scendono sotto lo zero, mentre nella stagione estiva il clima si mantiene fresco e raramente fa caldo per molti giorni consecutivi. La Sardegna inoltre è una regione molto ventosa; i venti dominanti sono il Maestrale ed il Ponente[44].