I CARABINIERI

Arma dei Carabinieri
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Arma dei Carabinieri
Coat of arms of the Carabinieri.svg
Stemma dell’Arma dei Carabinieri
(adottato dal 2002)
Descrizione generale
Attiva 13 luglio 1814 – oggi
(fino al 17 giugno 1946 Corpo dei Carabinieri Reali)
Nazione Regno di Sardegna Regno di Sardegna
Italia Regno d’Italia
Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
Italia Italia
Servizio Polizia
Forza Armata
Gendarmeria
Tipo Forza armata e corpo militare di polizia a competenza generale e in servizio permanente di pubblica sicurezza
Compiti Polizia militare
Polizia giudiziaria
Pubblica sicurezza
Polizia amministrativa
Ordine pubblico
Polizia Scientifica
Polizia ambientale
Polizia forestale
Polizia stradale
Protezione civile
Polizia di frontiera
Dimensione 110 400 unità (anno 2017)[1]
Soprannome La Benemerita
Patrono Virgo Fidelis
Motto Nei Secoli Fedele
Colori blu/nero e rosso
Marcia La Fedelissima
Battaglie/guerre Guerre d’indipendenza italiane
Guerra italo-turca
Prima Guerra Mondiale
Riconquista della Libia
Guerra d’Etiopia
Seconda Guerra Mondiale
Guerra di liberazione italiana
Operazione Antica Babilonia
Anniversari 5 giugno
Sito internet http://www.carabinieri.it
Parte di
Ministero della difesa
Ministero dell’interno
Forze Armate italiane
Dipartimento della pubblica sicurezza
Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali[2]
Ministero della salute[3]
Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo[4]
Reparti dipendenti
Organigramma dell’Arma dei Carabinieri
Comandanti
Comandante Generale Gen. C.A. Giovanni Nistri
Vice Comandante Generale Gen. C.A. Riccardo Amato
Capo di stato maggiore Gen. D. Teo Luzi
Simboli
Fregio distintivo dei Carabinieri Fiamma dei carabinieri.svg
Insegna istituzionale, presente all’esterno delle caserme Insegna Istituzionale Carabinieri (Grafica).png
Forze Speciali
Gruppo di Intervento Speciale.png
Gruppo di intervento speciale
Fonti citate nel testo principale
Voci su gendarmerie presenti su Wikipedia
L’Arma dei Carabinieri (in precedenza Corpo poi Arma dei Carabinieri Reali[5]), nota come “Arma” nell’ambito dell’Esercito Italiano e dal 2000 avente collocazione autonoma nell’ambito del Ministero della Difesa, con il rango di forza armata, è una delle forze di polizia italiane, con competenza generale e in servizio permanente di pubblica sicurezza; al vertice dell’istituzione vi è un “comandante generale” con il grado di generale di corpo d’armata.

In caso di emergenza, per contattare i Carabinieri è sufficiente comporre su qualsiasi apparecchio telefonico il numero 112 (senza alcun costo), tranne nelle regioni in cui è attivo il Numero unico di Emergenza.[6]

Indice
1 Storia
1.1 La creazione
1.2 L’unità d’Italia e la nascita dell’Arma
1.3 L’impiego nei conflitti e nella resistenza italiana
1.4 Il secondo dopoguerra ed il Piano Solo
1.5 La lotta al terrorismo politico e alla criminalità organizzata
1.6 L’elevamento al rango di forza armata autonoma nel 2000
1.7 L’assorbimento del Corpo forestale dello Stato
2 Organizzazione
2.1 Organizzazione centrale
2.2 Organizzazione addestrativa
2.3 Organizzazione territoriale
2.4 Organizzazione mobile e speciale
2.5 Organizzazione forestale, ambientale e agroalimentare
2.6 Reparti e unità per esigenze specifiche
3 Compiti istituzionali
4 Missioni all’estero dell’Arma
5 Personale
5.1 Reclutamento
5.2 Limitazioni al matrimonio
5.3 Ruoli e gradi
6 Uniformi
7 Dotazione
7.1 Armamento
7.2 Automezzi
7.3 Targhe automobilistiche
8 Comandanti generali
8.1 Provenienti dai ruoli dall’Esercito Italiano
8.2 Provenienti dai ruoli dall’Arma dei Carabinieri
9 Simboli
9.1 Araldica
9.2 Bandiera di Guerra
9.3 Marcia militare
9.4 Motto
9.5 Museo Storico
9.6 Annuale di fondazione
9.7 Virgo Fidelis Patrona
10 Onorificenze
10.1 Alla Bandiera di guerra dell’Arma dei Carabinieri
10.2 Individuali
11 Sport nell’Arma
11.1 Campioni sportivi che hanno vestito e vestono i colori dell’Arma
12 I carabinieri nella cultura di massa
12.1 Cinema
12.2 Televisione
12.3 Stampa e pubblicazioni
12.4 Videogiochi
12.5 Nuove tecnologie
13 Enti ed associazioni dell’Arma
14 Denominazione nelle lingue minoritarie d’Italia
15 Curiosità
16 Note
17 Bibliografia
17.1 Atti normativi
18 Voci correlate
19 Altri progetti
20 Collegamenti esterni
Storia
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell’Arma dei Carabinieri e Cronologia dell’Arma dei Carabinieri.
La creazione
Nel clima della Restaurazione, Vittorio Emanuele I di Savoia, al rientro in Torino, dopo un periodo passato in sostanziale esilio a Cagliari (il territorio continentale del Regno di Sardegna era stato occupato dalle truppe di Napoleone Bonaparte) all’inizio del XIX secolo, emanò la legge reale del 13 luglio 1814 (“Regie Patenti”)[7] con la quale fu istituito il Corpo dei Carabinieri Reali, unità militare con compiti di polizia.

Da un punto di vista militare, si trattava di un corpo di fanteria leggera (con una componente di cavalleria), e dunque più elitario rispetto ad un corpo di fanteria di linea; il primo personale arruolato fu, infatti, selezionato nell’eccellenza dei reparti piemontesi, perciò venne considerato un corpo d’élite. Il loro primo generale fu Giuseppe Thaon di Revel, chiamato a ricoprire la più alta carica del corpo il 13 agosto 1814. Il 25 giugno 1833 con decreto del re Carlo Alberto di Savoia vennero adottati i colori del pennacchio (lo scarlatto ed il turchino).

L’unità d’Italia e la nascita dell’Arma
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Carabinieri nel Risorgimento.

Carica dei carabinieri a Pastrengo
Durante il Risorgimento furono impegnati su diversi fronti e dopo il compimento dell’unità d’Italia i Carabinieri Reali diventarono “Arma” del Regio Esercito l’8 maggio 1861, raggiungendo il rango delle suddivisioni principali come fanteria, artiglieria, cavalleria, divenendo componente effettiva del Regio Esercito dell’Italia unita.[8]

L’impiego nei conflitti e nella resistenza italiana
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Carabinieri in Etiopia, Carabinieri nella resistenza e nella guerra di liberazione italiana e Salvo D’Acquisto.
Le principali battaglie cui prese parte il corpo prima delle guerre mondiali, sono:

Pastrengo, 30 aprile 1848, bandiera dell’Arma insignita della prima medaglia d’argento al valor militare.
Verona, 6 maggio 1848, bandiera dell’Arma insignita della prima medaglia di bronzo al valor militare.
Custoza, Staffalo, Sommacampagna, Valeggio, Milano, Peschiera del Garda, 24 luglio – 4 agosto 1848.
Perugia, Garigliano, Mola di Gaeta, 14 settembre – 4 novembre 1860.
Monzambano, Villafranca, Custoza, 24 giugno 1866.
Presa di Roma, 20 settembre 1870, insieme ai Bersaglieri.
Sciara Sciat e Due Palme (guerra italo-turca, 1911-1912).
Nella prima guerra mondiale si distinsero nella battaglia del Podgora, 19 luglio 1915, e per il contributo nel primo conflitto mondiale la Bandiera dell’Arma fu insignita della prima medaglia d’oro al valor militare. Furono impegnati nelle varie fasi del colonialismo italiano e nella guerra d’Etiopia parteciparono alla seconda battaglia dell’Ogaden gli zaptié (àscari carabinieri), a partire dalla primavera del 1936.

Nella seconda guerra mondiale i Carabinieri si distinsero nelle seguenti battaglie:

battaglia di Culqualber (Etiopia), 6 agosto – 21 novembre 1941, Bandiera dell’Arma insignita della seconda medaglia d’oro al valor militare.
battaglia di Eluet El Asel (Libia), 19 dicembre 1941.
battaglia di Klisura (fronte greco-albanese), 16-30 dicembre 1941, Bandiera dell’Arma insignita di medaglia di bronzo al valor militare
Dopo l’armistizio di Cassibile diversi reparti si unirono alla resistenza italiana e presero parte alla guerra di liberazione; particolarmente nota è la figura del vice brigadiere Salvo D’Acquisto, che morì a Torre di Palidoro, vicino a Roma, durante la seconda guerra mondiale, precisamente il 23 settembre del 1943, ucciso dai tedeschi per rappresaglia dopo essersi autoaccusato per salvare 22 condannati a morte, benché innocente, per un presunto attentato avvenuto in quella località nel quale erano morti due militari germanici. Circa 2 700 carabinieri subirono la deportazione a vario titolo per essersi rifiutati di soggiacere alle disposizioni delle forze militari nazifasciste, soprattutto dopo l’8 settembre 1943. Dieci carabinieri figurano, inoltre, tra le vittime dell’eccidio delle Fosse Ardeatine.

Il secondo dopoguerra ed il Piano Solo
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Giovanni De Lorenzo e Piano Solo.

Un plotone del GIS Carabinieri (Gruppo Intervento Speciale)
Nel 1962 il generale Giovanni De Lorenzo fu investito della carica di comandante generale dell’Arma, succedendo al generale De Francesco; il nuovo comandante sarebbe stato, nel bene o nel male, uno dei più conosciuti fra tutti i responsabili di questa istituzione ed avrebbe contrassegnato con la sua impronta un periodo della storia dell’Arma e di quella italiana per il supposto tentativo di golpe denominato Piano Solo, con cui – nelle presunte intenzioni dei golpisti – l’Arma dei Carabinieri avrebbe dovuto instaurare un regime militare in Italia nel 1964 (con l’arresto e la deportazione nel poligono militare di Capo Marrargiu, in Sardegna, di 731 persone ritenute «pericolose per l’ordine pubblico»).[9] Sono anche anni nei quali, in linea con altri settori dello stato, si opera un rinnovamento tecnologico. Ad esempio, si ha la nascita della moderna centrale operativa, che riceve le chiamate telefoniche dalla cittadinanza e le smista alle pattuglie sul territorio. Grazie a più moderni apparati radio, sviluppati da aziende italiane quali Prod-El, Ducati, Ote, e altre, è infatti possibile contattare le pattuglie disposte sul territorio.

La lotta al terrorismo politico e alla criminalità organizzata
Per la repressione del terrorismo politico il corpo rinnovò la sua struttura organizzativa e nel 1974 nacque il nucleo speciale antiterrorismo e nel 1978 il primo reparto di forze speciali italiane, il Gruppo di Intervento Speciale.

Negli anni successivi per un più adeguato contrasto alla criminalità organizzata fu creato nel 1990 il Raggruppamento Operativo Speciale, che contribuì alla cattura di diversi boss mafiosi.

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la scuola (film 1995)

Niente fonti!
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Commento: mancano riferimenti chiari sui premi ricevuto, la critica, e il secondo spettacolo teatrale del 2014
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La scuola
Scuola-film95.jpg
Una scena del film
Titolo originale La scuola
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1995
Durata 104 min
Genere commedia
Regia Daniele Luchetti
Soggetto Daniele Luchetti, Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Domenico Starnone
Sceneggiatura Daniele Luchetti, Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Domenico Starnone
Produttore Vittorio Cecchi Gori
Fotografia Alessio Gelsini Torresi
Montaggio Mirco Garrone
Musiche Bill Frisell
Scenografia Giancarlo Basili
Interpreti e personaggi
Silvio Orlando: professor Vivaldi
Anna Galiena: professoressa Anna Rita Majello
Fabrizio Bentivoglio: professor Stefano Sperone
Antonio Petrocelli: professor Cirrotta
Anita Zagaria: professoressa Gana
Roberto Nobile: professor Mortillaro
Enrica Maria Modugno: professoressa Lugo
Gea Martire: professoressa Ostia
Vittorio Ciorcalo: professor Mattozzi
Anita Laurenzi: professoressa Serino
Mario Prosperi: preside
Daniele Luchetti: professor Giovannelli (cameo)
Giulio Guglielmann: Coffaro
Maurizio Panoni: Timballo
Grazia Conteddu: Menegozzi
Simona Perreca: Sugaro
Valerie Nicolas: Martinelli
Giulia Ciancio: Santella (Alessia)
Fabio Lucino: Iandolo (Maurizio)
Vanessa Marini: Deborah
Daniela Alessio: Ciaccia
Mario Cerasi: Bernocchi
Gabriele Tomassini: Carraro
Paolo Merloni: Astariti
Lorenzo Alessandri: il marito della professoressa Majello
«Dedicato a chi non è mai stato il primo della classe…»

(Slogan del film.)
La scuola è un film del 1995, diretto da Daniele Luchetti. Tratto da due libri di Domenico Starnone (Ex Cattedra e Sottobanco), ha inaugurato un mini-filone di film a tema scolastico (uno dei quali, Auguri professore di Riccardo Milani, è interpretato sempre da Silvio Orlando), che però non hanno avuto il suo stesso successo.

Indice
1 Trama
2 Produzione
3 Colonna sonora
4 Accoglienza
5 A teatro
6 Riconoscimenti
7 Note
8 Bibliografia
9 Altri progetti
10 Collegamenti esterni
Trama
È l’ultimo giorno di scuola in un malandato istituto tecnico della periferia romana: gli alunni non sono proprio diligenti e i docenti danno il loro peggio sia dal punto di vista lavorativo che personale. In sala professori si svolge una festicciola per il pensionamento dell’anziana professoressa di storia dell’arte Serino, la quale però proprio in quel giorno risulta inspiegabilmente assente: si teme che possa essere rimasta coinvolta nel crollo del soffitto della biblioteca, dal momento che tra le macerie viene ritrovata una sua scarpa.

Il corpo docente si presenta estremamente variegato: la professoressa di fisica e matematica Majello, solare e radiosa e benvoluta da tutti, è in crisi con il marito perché si vocifera che abbia un amante tra i colleghi; il professor Cirrotta è gretto, volgare e pigro; la professoressa d’inglese Lugo, ansiosa e fragilissima, ha il terrore delle cose appuntite ed è oggetto degli scherzi crudeli degli alunni e dello stesso Cirrotta; il professore di francese Mortillaro, scansafatiche e razzista (apostrofa come “beduini” i suoi allievi meno capaci), si diverte a mettere scompiglio nell’istituto effettuando telefonate anonime per inesistenti “pacchi bomba” all’insaputa di tutti; il vicepreside Sperone, rigido e meschino, è convinto di aver ottenuto dal Ministero un importante trasferimento; l’ingenuo professore di italiano e storia Vivaldi è decisamente il più amato dagli alunni, per il suo modo di fare umano, cordiale e comprensivo.

È proprio Vivaldi a ricordare tutto l’anno scolastico in una serie di flashback (riguardanti soprattutto la gita a Verona) che si alternano con le vicende tipiche dell’ultimo giorno di scuola: gli alunni, già svogliati e poco produttivi durante l’anno, rifiutano di farsi interrogare o si sottopongono a interrogazioni di “riparazione” di gruppo dando risposte strampalate. Anche loro non potrebbero essere più diversi: c’è la ragazzina graziosa ma un po’ ignorante Santella, l’incinta di un gradasso Martinelli, l'”alternativa” Menegozzi, il secchione asociale Astariti e il bullo incompreso Coffaro. Ma soprattutto c’è Cardini, detto “la mosca”, un ragazzo dai gravi problemi familiari e comportamentali che comunica solo facendo il verso dell’insetto. Deve essere assolutamente interrogato o per lui sarà bocciatura certa, ma naturalmente è assente e la cosa fa disperare Vivaldi che vorrebbe a tutti i costi farlo promuovere.

Gli scrutini finali iniziano in palestra, per l’inagibilità della biblioteca, presieduti dall’ignorantissimo preside che mira a far promuovere tutti per non avere fastidi. Nel mercanteggio dei voti i docenti iniziano a discutere animatamente dando sfogo a tutti i rancori repressi durante l’anno: Sperone apprende via fax di non aver avuto il trasferimento e ha uno scatto di nervi con l’alunno Coffaro che lo minaccia con un coltello, Cirrotta e Vivaldi litigano, mentre la professoressa Ostia mette fretta a tutti perché si termini. Nel bel mezzo di ciò scoppia l’ennesimo allarme-bomba fasullo di Mortillaro, che però questa volta viene scoperto da Vivaldi. Il caldo e la stanchezza dell’interminabile giornata, però, hanno la meglio e anche Vivaldi e la Majello iniziano a discutere: lui l’accuserà di avere una storia con Sperone e lei, pressata dal marito che fuori dall’istituto le urla che le porterà via la figlia, eromperà in un pianto isterico apparentemente senza motivo per poi ricomporsi in una glaciale indifferenza.

Alla fine, tutta la classe viene promossa eccetto Cardini che viene respinto nonostante l’appassionata difesa di Vivaldi. Ricompare la Serino che non era affatto morta nel crollo ma era andata al matrimonio del nipote, accompagnata da Cardini, dimenticandosi gli scrutini. Rimasto solo nella scuola ormai vuota, Vivaldi finalmente capisce: l’uomo che la Majello amava era proprio lui e lei aveva devotamente compilato l’orario scolastico in modo che i due si potessero incontrare ogni giorno ad ogni cambio dell’ora. Ma ormai è troppo tardi, alunni e professori vanno via mentre una moto passa rombando: è Cardini, che avrà ancora il tempo per fare un’ultima indimenticabile “mosca”.

Produzione
Il film è tratto dalla pièce tetrale Sottobanco di Domenico Starnone, docente di origine napoletana in un istituto tecnico di Roma dall’inizio degli anni Settanta, a sua volta tratta dalle piccole cronache sull’ambiente scolastico che Starnone pubblicava su vari giornali quali Manifesto, Tango, Cuore e Corriere della Sera e dalle quali aveva tratto alcuni libri quali Ex cattedra, Il Salto con le aste e Fuori registro.[1]

Lo spettacolo teatrale fu rappresentato prima del film, con Silvio Orlando nel ruolo principale del professor Cozzolino, poi Vivaldi nel film, e Angela Finocchiaro nel ruolo della professoressa Baccalauro, che nel film è impersonata da Anna Galiena col nome di Majello. Lo spettacolo fu anch’esso fatto con la regia di Luchetti.[2]

Le riprese avvenero presso l’istituto tecnico Livia Bottardi, nel quartiere La Rustica. Qualche decina di studenti dell’istituto furono scelti come comparse nel film.[2]

Colonna sonora
La colonna sonora originale è di Bill Frisell (che viene anche citato in un dialogo) e comprende il remix di Senza parole di Vasco Rossi ad opera degli U.s.u.r.a..

Accoglienza
Il film ebbe un ottimo successo, avendo oltre un milione di paganti nei cinema italiani. Essendo la storia molto simile a quella presente nella vita reale di alcune scuole, ebbe molto successo, anche perché umoristica.

Il quaderno dei ricordi

Come creare un libro ricordi

Introduzione
Tra gli oggetti dedicati alla memoria, come gli album fotografici, le raccolte multimediali e le semplici cornici appese alle pareti, ne esiste uno capace di racchiudere contemporaneamente molteplici e differenti ricordi e in grado di trasmettere emozioni tangibili e concrete.

Si tratta del Libro ricordi: un volume che possiamo costruire da soli ed in cui racchiudere non soltanto foto ed immagini ma anche testi, parole, disegni, citazioni, piccoli oggetti.

Creare un Libro ricordi dedicato ad una persona in particolare può essere un gesto d’affetto indimenticabile. Potrete realizzare un regalo utile ed originale, carico di valenza emotiva grazie al fatto che testimonia tutto il vostro interesse nei riguardi di quella specifica persona, sia essa un fidanzato, una fidanzata, una sorella, un fratello, la famiglia, gli amici.

Ecco come creare il nostro libro ricordi.

28
Occorrente
Album cartonato
Colla vinilica
Forbici
Pastelli, pennarelli, tempere
Foto
Cartoline
Poesie, citazioni, testi
Vecchi quaderni o agende
Vecchi biglietti (treno, cinema, concerti)
38
Scelta del supporto
Un libro ricordi può contenere le memorie di uno specifico evento, di un periodo ben determinato; può contenere ricordi relativi ad una sola persona, ad un gruppo di amici. Può essere destinato ad un’infinità di tematiche personalizzate, riguardanti l’intero arco di vita di una persona o magari la nascita di un figlio o nipote.

Una volta deciso l’argomento del libro dei ricordi, occupiamoci di scegliere il supporto adatto a realizzarlo. Possiamo scegliere di acquistare un album cartonato, un diario in cuoio, legno, cartone, qualcosa che soddisfi il nostro gusto personale in maniera caratteristica oppure decidere di riciclare un vecchio album fotografico vuoto, un’agenda vecchia, un quaderno ingiallito.

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Raccolta dei materiali
Una volta scelto il supporto possiamo dare inizio alla raccolta del materiale utile a comporre il libro ricordi. Potrete utilizzare foto, ritagli di giornale, vecchie dediche, stralci di quaderno o diari delle scuole. Se vi è rimasto impresso qualche testo musicale potrete trascriverlo o utilizzare le copertine di vecchi album e singoli, come quelle estraibili dalle vecchie musicassette o dai CD. Potrete rievocare un viaggio specifico utilizzando i biglietti di treno, aerei, autobus, o anche serate trascorse al cinema, o ad un concerto, riutilizzando i biglietti acquistati e tenuti da parte.

Se amate la poesia, il libro ricordi è un buon posto dove trascriverle, alternandole a disegni o vignette, ritagli di vecchie riviste, vecchie cartoline, fiori o foglie che ricordino dei posti speciali.
Utilizzate tutto quello che ritenete utile alla creazione del vostro libro dei ricordi.

CONTINUA LA LETTURA
58
Attrezzature per la realizzazione

Dopo aver raccolto tutto il materiale utile al contenuto del libro ricordi, procuriamoci l’attrezzatura adatta a poterlo assemblare. Avremo bisogno di forbici, colla vinilica, colori a pastello, pennarelli, tempere, pennelli e tutto ciò che possa dare sfogo alla vostra creatività.

Se abbiamo scelto un supporto riciclato (come una vecchia agenda), dovremo provvedere a rivestirne la copertina utilizzando della carta colorata o dei ritagli di giornale. Procedete spennellando le superfici di colla sulla quale poi applicherete gli strati di carta prescelti. La copertina può essere abbellita con delle conchiglie, delle piccole ghirlande di fiori secchi o delle foto.

Decorate la prima pagina del libro scrivendo la dedica per la persona a cui è destinato, utilizzando parole, colori, magari foto che raffigurino l’evento da rievocare o le persone a cui dedicarlo. Arricchite la pagina con sobria creatività, utilizzando quanto avete a disposizione per la creazione del libro.

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Contenuti del libro ricordi

Per cominciare ad assemblare il libro ricordi avremo bisogno di organizzare tutto il materiale raccolto seguendo l’ordine cronologico degli eventi o impostando un ordine logico a propria discrezione, seppure quello temporale risulti sempre il più efficace.

Procedete quindi distribuendo il materiale raccolto all’interno delle pagine del libro, concentrando il soggetto principale al centro della pagina, per poi arricchirlo con decorazioni, dediche, commenti scritti a mano, ritagli, ecc…

Per ottenere un libro ricordi maneggevole e semplice da consultare evitate di caricare ogni pagina di oggetti applicati tramite l’uso di colla. Alternate pagine con applicazioni a pagine semplicemente scritte a mano o dipinte, con testi, poesie o citazioni. Utilizzate i colori vivaci o dei colori specifici come ad esempio, per la nascita di un bambino, la predominanza del blu e dell’azzurro è suggerita. Allo stesso modo il rosso ed i colori caldi per gli album dedicati all’amore.

Il libro ricordi è un vero e proprio contenitore di memorie ed una concreta esternazione della vostra creatività, sbizzarritevi e buon lavoro.

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Guarda il video

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Consigli
Non dimenticare mai:
Non abbiate fretta di realizzare un libro ricordi, prendetevi tutto il tempo necessario a raccogliere il materiale che caratterizzerà il suo contenuto.
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Come fare un album per i ricordi d’infanzia.
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Creare un album di foto personalizzato.
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MATTEO SALVINI

M

Matteo Salvini: età, altezza, peso e vita privata. L’ex moglie Fabrizia, poi la compagna Giulia e l’attuale amore (Elisa Isoradi). I figli Federico e Mirta: tutte le curiosità sul leader della Lega1 marzo 2018/ Politica
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Matteo Salvini è un giornalista e politico italiano. Deputato italiano ed europarlamentare, dal dicembre 2013 è segretario federale della Lega Nord. Nato a Milano il 9 marzo del 1973, fin dall’infanzia Matteo ha sempre avuto una grande passione per il mondo della televisione tanto da partecipare, a soli dodici anni, al programma Doppio Slalom (1985) condotto su Canale Cinque da Corrado Tedeschi. Dopo aver studiato al liceo classico Manzoni ottiene il diploma nel 1992 e si iscrive all’università senza però riuscire a conseguire la laurea. Nel frattempo lavora consegnando pizze a domicilio e, poco dopo, al “Burghy” della Galleria Vittorio Emanuele per pagarsi gli studi e le vacanze. Nel 1993 viene eletto consigliere comunale di Milano, mentre l’anno successivo diventa responsabile cittadino del Movimento Giovani Padani. Mantiene la carica fino al 1997, anno in cui è capolista nelle elezioni per il Parlamento della Padania. Nel 2003, quando è consigliere comunale, sposa Fabrizia Ieluzzi, quando lei – già incinta di Federico, primogenito del leader leghista – era una giornalista radiofonica in carriera con la passione per la politica, simpatizzante per Forza Italia, e lui un semplice consigliere comunale milanese. (Continua a leggere dopo la foto)

Il matrimonio è durato solo due anni, seguito subito dopo dalla lunga relazione tra Salvini e la sua compagna storica Giulia Martinelli, madre della secondogenita Mirta. Poi, nel 2015, è arrivata Elisa Isoardi. La relazione tra i due – nonostante un servizio fotografico che mostrava la conduttrice intenta a baciare un altro uomo – prosegue a gonfie vele. Proprio sulla relazione con la Isoardi, Fabrizia Ieluzzi aveva speso parole molto dure: ”Da ex moglie, quindi vale doppio, posso testimoniare che Matteo e Giulia sono due anime gemelle, le metà della stessa mela. Lei è una militante della Lega, sono cresciuti insieme; anzi, posso dire che lui l’amava da quando erano pistolini, c’era anche prima di me”. (Continua a leggere dopo le foto)

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”Lei è nel suo cuore, non la levi nemmeno con lo scalpello. Ti pare che bastano due tette che camminano per riuscirci? Io sono pronta a scommettere che torneranno insieme. Una cosa del genere, – aveva sentenziato – nell’economia di una vita insieme, si supera”. Mentre in un primo momento Matteo Salvini cercava di tenere la sua nuova relazione lontana dai riflettori, oggi la nuova coppia appare spesso in pubblico senza troppi problemi. Nel 2013 Salvini si candida come nuovo segretario della Lega, al posto di Roberto Maroni (che pure lo sostiene): le elezioni primarie del partito vanno in scena il 7 dicembre e lo incoronano nuovo segretario grazie all’82% dei voti (più di 8mila preferenze in totale); l’altro candidato Umberto Bossi è ampiamente battuto.

“Ah, ecco chi è la compagna di Luigi Di Maio! Tutto in famiglia…”. Gossip a 5 Stelle

Il topo

Mus musculus
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Nota disambigua.svg Disambiguazione – “Topo” rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Topo (disambigua).
Come leggere il tassobox
Topo comune
House mouse.jpg
Mus musculus
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Classe Mammalia
Superordine Euarchontoglires
(clade) Glires
Ordine Rodentia
Sottordine Myomorpha
Superfamiglia Muroidea
Famiglia Muridae
Genere Mus
Specie M. musculus
Nomenclatura binomiale
Mus musculus
Linnaeus, 1758
Sinonimi
Mus abbotti, Mus domesticus

(LA)
«Mures incolae domuum sunt»

(IT)
«I topi sono abitanti delle case»

(Plinio il Vecchio)
Il topo comune (Mus musculus, Linnaeus, 1758) è un piccolo mammifero roditore della famiglia dei Muridi. Viene anche chiamato topo domestico, per differenziarlo dal topo selvatico (Apodemus sylvaticus) e dal topo campagnolo (Microtus arvalis).

Si tratta della specie di gran lunga più diffusa del genere Mus, appartenente alla famiglia dei Muridi e rappresentato nel mondo da una quarantina di specie: il topo domestico si può infatti trovare comunemente in quasi tutti i paesi del mondo, spesso al fianco degli umani, che involontariamente gli procurano vitto ed alloggio, ma non sempre in armonia con loro, in quanto i topi possono arrecare danni anche ingenti alle colture ed alle dispense di cibo, oltre a rendersi vettori di una serie di malattie, come la leptospirosi.

Indice
1 Tassonomia
2 Distribuzione
3 Descrizione
3.1 Dimensioni
3.2 Aspetto
4 Biologia
4.1 Alimentazione
4.2 Riproduzione
5 Rapporti con l’uomo
6 Letteratura
7 Note
8 Voci correlate
9 Altri progetti
10 Collegamenti esterni
Tassonomia
La tassonomia del topo è un argomento molto delicato e lungi dall’essere chiarito in maniera esauriente: mentre in passato venivano classificate numerose sottospecie, con l’avanzare dei metodi di lettura del DNA si è potuto risalire all’effettiva affinità fra le varie popolazioni, portando in molti casi a declassare a semplici varianti locali, alle volte frutto dell’incrocio fra varie sottospecie giunte nell’area al seguito dell’uomo, le popolazioni considerate sottospecie autonome. In altri invece si è preferito elevare la sottospecie al rango di specie a sé stante.

In passato venivano riconosciute come sottospecie anche le seguenti:

Mus musculus bactrianus = Mus bactrianus
Mus musculus brevirostris
Mus musculus chinensis
Mus musculus topiscquam
Mus musculus gentilis
Mus musculus homourus
Mus musculus hortulanus
Mus musculus manchu
Mus musculus molossinus[2]
Mus musculus poschiavinus
Mus musculus praetextus
Mus musculus spicilegus = Mus spicilegus
Mus musculus spretus = Mus spretus
Mus musculus wagneri

Mus musculus castaneus fotografato a Giava.
Attualmente le tre sottospecie di topo comunemente riconosciute sono:

Mus musculus castaneus, nel Sud-est asiatico;
Mus musculus domesticus, in Europa sud-occidentale;
Mus musculus musculus, in Europa centro-orientale;
A queste si sommerebbe Mus musculus gentilulus, diffusa nella Penisola araba[3].

Sempre più studiosi sono convinti della validità di una classificazione che contempli le sopracitate sottospecie come specie a sé stanti (Mus castaneus, Mus domesticus, Mus gentilulus e Mus musculus)[4]: in tal modo, in Italia (dove è diffusa unicamente la sottospecie domesticus) si troverebbero solo topi domestici e non topi comuni[5].

Distribuzione
Probabilmente originaria dell’Asia centrale, la specie si è diffusa praticamente in tutto il mondo, al fianco dell’uomo, tramite i commerci via terra e mare.

Specie estremamente adattabile e spiccatamente sinantropa, il topo vive praticamente in qualsiasi luogo che gli offra un recesso in cui potersi nascondere e sfamarsi. Lo si trova perciò in ambienti urbani e suburbani, dove vive a qualsiasi altitudine, mentre è una presenza piuttosto rara nelle aree rurali in quota e negli ambienti boschivi. In generale, il topo manca nei luoghi dove altri animali gli fanno concorrenza, poiché non è molto efficiente come specie antagonista[6]. Tuttavia, in alcune aree di nuova colonizzazione (come Australia e Nuova Zelanda) i topi possono convivere senza eccessivi problemi con altre specie di roditore con abitudini similari[7]. È inserito nell’elenco delle 100 tra le specie invasive più dannose al mondo.

Topo comune (Mus musculus).
Descrizione
Dimensioni
I topi adulti misurano una ventina di centimetri, di cui la metà o poco meno spetta alla coda: il peso invece oscilla fra i 10 ed i 25 grammi.

Aspetto
Il pelo corto e lucente, varia individualmente dal brunastro al nero. Esso ricopre interamente il corpo, tranne zampe, orecchie, coda e punta del muso, che sono quasi del tutto glabre e di colore grigio-rosato.

Il corpo del topo si può dividere in tre parti:

Un cranio di topo.
La testa, dalla forma allungata, contiene la bocca (delimitata da due labbra) e gli organi sensoriali olfattivo, visuale e uditivo. Gli occhi sono neri, lucidi e muniti di palpebre. Essendo l’animale di abitudini crepuscolari e notturne, non necessita della visione a colori e perciò si suppone che la sua vista sia in bianco e nero o solo leggermente a colori.
Sulla sommità del cranio si trovano le orecchie, che hanno padiglione glabro e membranaceo. Il senso dell’udito nei topi è molto sviluppato, infatti essi possono udire frequenze fino ai 100 kHz e forse anche maggiori, quindi ben oltre la soglia degli ultrasuoni. Il topo è in grado di comunicare con i suoi simili sia con suoni udibili all’orecchio umano (squittii), generalmente utilizzati per i richiami a lunghe distanze[8][9], sia con richiami ultrasonici, utilizzati nella comunicazione su breve distanza.
Sulla punta del muso si trovano le narici e l’organo vomeronasale, utilizzato dall’animale per individuare i feromoni, secreti dalle ghiandole prepuziali di ambo i sessi e rilasciati anche tramite le lacrime[10]. Sulla punta del muso sono site inoltre le sensibili vibrisse, che hanno funzione tattile e vengono utilizzate dall’animale anche per comprendere le dimensioni degli anfratti nei quali si trova.

Rappresentazione di un topo in quattro posizioni, di Jacques de Gheyn (1565-1629).

La tacca nei denti anteriori superiori è una buona indicazione per la determinazione corretta della specie.
Al tronco si attaccano lateralmente due paia di zampe, centralmente le mammelle e gli orifizi urinari, genitali ed anali. Esso è separato dalla testa da un collo ben distinguibile, nel quale, oltre al timo propriamente detto, si trova una seconda ghiandola con struttura e funzione simili, posta nei pressi della trachea[11].

Le zampe, tutte all’incirca della lunghezza di un paio di centimetri (a differenza di quele del topo selvatico, le cui zampe posteriori sono ben più lunghe delle anteriori), sono divisibili a loro volta in tre segmenti:

Stilopodio (braccio o coscia);
Zeugopodio (avambraccio o gamba);
Autopodio (mano o piede);
La mano possiede 4 dita ben sviluppate e munite di artigli, un pollice molto corto e 5 callosità palmari. Il piede possiede 5 dita, ben sviluppate e munite di artigli. Sui punti di appoggio si sono sviluppate delle callosità la cui disposizione varia a seconda dell’individuo.
Le mammelle sono presenti unicamente nelle femmine in numero di cinque paia, tre pettorali e due inguinali o pelviche.
Nella femmina, l’uretra si apre davanti alla vagina, che si apre a livello della vulva. L’ano è separato dalla vulva tramite un piccolo perineo. Nel maschio, gli orifizi urinario e genitale sono confusi all’estremità del pene, normalmente nascosto in una piega cutanea, il prepuzio. I testicoli normalmente intra-addominali possono scendere nella cavità addominale ricoperti di un sacco cutaneo, lo scroto: l’ano è alla base della coda in ambedue i sessi.

La coda è lunga all’incirca quanto il tronco e la testa messi assieme: essa è ricoperta di scaglie cornee epidermiche disposte ad anelli, tra le quali si inseriscono alcuni piccoli peli.