Come faccio ad avere la certezza della mia salvezza?


Domanda: “Come faccio ad avere la certezza della mia salvezza?”

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Risposta: 
Come fai a sapere per certo di essere salvato/a? Prendi in considerazione 1 Giovanni 5:11-13: “E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna, e questa vita è nel Figlio suo. Chi ha il Figlio ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita. Vi ho scritto queste cose perché sappiate che avete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio”. Chi è che ha il Figlio? Chi ha creduto in Lui e Lo ha ricevuto (Giovanni 1:12). Se hai Gesù, hai la vita. La vita eterna. Non temporanea, ma eterna.

Dio vuole che abbiamo la certezza della nostra salvezza. Non possiamo vivere la nostra vita cristiana a chiederci e a preoccuparci ogni giorno se siamo davvero salvati o no. Ecco perché la Bibbia rende così chiaro il piano della salvezza. Credi in Gesù Cristo e sarai salvato/a (Giovanni 3:16; Atti 16:31). Credi che Gesù Cristo sia il Salvatore, che sia morto per scontare il castigo per i tuoi peccati (Romani 5:8; 2 Corinzi 5:21)? Stai confidando soltanto in Lui per la salvezza? Se la tua risposta è sì, sei salvato/a! Certezza significa “fugare ogni dubbio”. Prendendo a cuore la Parola di Dio, tu puoi “fugare ogni dubbio” sul fatto e sulla realtà della tua salvezza eterna.

Gesù stesso afferma questo riguardo a coloro che hanno creduto in Lui: “E io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date [le Sue pecore] è più grande di tutti; e nessuno può rapirle dalla mano del Padre” (Giovanni 10:28-29). Ancora una volta, questo enfatizza maggiormente il significato di “eterna”. La vita eterna è semplicemente questo: eterna. Non c’è nessuno, nemmeno tu, che possa portarti via il dono della salvezza fattoti da Dio in Cristo.

Memorizza questi passi. Dobbiamo conservare la Parola di Dio nel nostro cuore per non peccare contro di Lui (Salmi 119:11), e questo comprende il dubbio. Rallegrati per quello che la Parola di Dio sta dicendo anche di te: che invece di dubitare, possiamo vivere con fiducia! Possiamo avere la certezza, dalla stessa Parola di Cristo, che la condizione della nostra salvezza non sarà mai messa in discussione. La nostra certezza è basata sull’amore di Dio per noi mediante Gesù Cristo. “A colui che può preservarvi da ogni caduta e farvi comparire irreprensibili e con gioia davanti alla sua gloria, al Dio unico, nostro Salvatore per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, siano gloria, maestà, forza e potere prima di tutti i tempi, ora e per tutti i secoli. Amen” (Giuda 24-25).

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Estate

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Estate (disambigua).

Paesaggio rurale in estate.

L’estate è una delle quattro stagioni in cui è diviso l’anno, posta tra la primavera e l’autunno.[1]

Estate astronomica[modifica | modifica wikitesto]

Nell’emisfero boreale la stagione copre l’arco di tempo che va dal solstizio di giugno (20-21 giugno) all’equinozio di settembre (22-23 settembre) occupando in totale 92 giorni.[2][3]. In Italia, tradizionalmente, l’estate inizia il 21 giugno. In questo periodo dell’anno il Sole, che ha raggiunto il punto più alto rispetto all’orizzonte, comincia una discesa che termina con l’equinozio di autunno.[4] Le temperature raggiungono i loro livelli massimi, solitamente nel pieno della stagione.[5][6] Ciò rende molto più rare le precipitazioni, causando anzi siccità e secchezza.[7][8] Una conseguenza è rappresentata anche dalla maggior lunghezza del  rispetto alla notte.[9] Il caldo porta, in vari Stati, alla sospensione delle attività scolastiche: tale periodo è noto come “vacanza”.[10]

Uno scorcio marittimo: durante la stagione estiva, la spiaggia è una delle principali mete turistiche.

Nell’emisfero australe è invece detta “estate” la fascia temporale dal 22 dicembre al 20 marzo, ovvero quando nella parte alta del globo è in corso l’inverno.[11] Qui ha una durata di 89 giorni, 90 nell’anno bisestile.[12]

Estate meteorologica[modifica | modifica wikitesto]

La meteorologia descrive invece l’estate come il periodo più caldo dell’anno, in opposizione all’inverno che è invece visto come il più freddo.[13] In questo senso la stagione va dal 1º giugno al 31 agosto.[14]

Le posizioni del Sole e della Terra nel corso delle stagioni.

Aspetto culturale[modifica | modifica wikitesto]

L’estate è vista come la stagione del gran caldo[15] e delle vacanze.[16]Concettualmente, tale periodo dell’anno può essere paragonato all’apice della vita e delle forze.[17][18]

Festività estive sono: la notte di San Giovanni (celebrata a ridosso del solstizio)[19], il giorno del Canada (1 luglio)[20], il giorno dell’indipendenza americano (4 luglio)[21], l’anniversario della presa della Bastiglia (14 luglio)[22], la notte delle “stelle cadenti” o di San Lorenzo (10 agosto)[23], il Ferragosto (15 agosto) e il Labor Day (ricorrente il primo lunedì di settembre). L’oroscopo colloca in estate i segni di Cancro (acqua), Leone(fuoco) e Vergine (terra).[24]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine deriva dal latino «aestas» («calore bruciante»), mutato da «aestus» che come il greco «aìthos» significa calore

Commento al Vangelo del giorno: 14 Luglio 2018 – Mistero della croce

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Il Vangelo di oggi: Mt 10,24-33

essere-feliciIn quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:«Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia!Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Contemplo:

Mistero della croce
Qui cogliamo il mistero della croce come mistero di libertà, di creatività, di spontaneità: quando abbiamo davvero nel nostro cuore il primato di Dio, questo primato della croce, siamo veramente liberi nell’agire, nell’operare, nel programmare, avvertiamo di essere spinti da una forza divina a cercare, moderatamente, un successo, un frutto, e rallegrarcene. Sempre però come effetto secondario del primato di Dio, senza il quale il nostro agire e il nostro programmare rischiano di diventare una schiavitù della carne, una forma di mondanità, una ricerca di proselitismo umano, una forma di potere sottile sugli altri. Dio, nel suo essere, nel suo operare, nel suo non riuscire, è davvero il primo per noi?

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Telefono

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Il telefono è un dispositivo dotato di un microfono e di un ricevitore che permette a chi lo utilizza di parlare e di ascoltare a distanza chi utilizzi un dispositivo analogo. Più tecnicamente il telefono è un apparecchio terminale di un impianto telefonico che è in grado di trasformare vibrazioni acustiche in impulsi elettrici e nuovamente in suoniin modo che esse possano essere trasmesse a distanza a un apparecchio simile. Il telefono è costituito da un microfono, un altoparlante e una tastiera, o meno recentemente un disco selettore, mediante il quale comporre un codice numerico corrispondente all’utente con cui si voglia stabilire una conversazione telefonica. Esso è utile anche per navigare su internet, in quanto le schede SIM possono avere il traffico dati.

Tipologia[modifica | modifica wikitesto]

In base al principio di funzionamento di base del telefono si distinguono le seguenti tre tipi principali di telefoni:

Inerentemente l’installazione del telefono, si distinguono le seguenti due tipi principali di telefoni:

Inerentemente l’impianto telefonico a cui si collega il telefono, si distinguono invece i seguenti due tipi principali di telefoni:

In base al funzionamento[modifica | modifica wikitesto]

Telefono meccanico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Telefono meccanico.

Il telefono meccanico è un telefono che trasmette il suono in modo meccanico, facendo vibrare la materia, ed è in grado di ricevere il suono così trasmesso. Il telefono meccanico genera quindi il suono nello stesso modo in cui viene generato in natura. Da un punto di vista storico, tra i tipi di telefoni distinti per funzionamento di base, il telefono meccanico è il primo tipo di telefono realizzata. Ciò non deve stupire in quanto l’uomo nel realizzare nuovi strumenti è spesso partito cercando di imitare la natura. Il telefono meccanico è però un telefono superato dal telefono elettrico in quanto non in grado di offrire la stessa efficienza e le stesse prestazioni. Telefoni meccanici oggi sono comunque prodotti come giocattoli per bambini o per esperimenti didattici in ambito scientifico. Un esempio di telefono meccanico è quello realizzato da Robert Hooke nel 1667.[1]

Telefono elettrico[modifica | modifica wikitesto]

Il telefono elettrico è un telefono che trasmette il suono sotto forma di onde elettromagnetiche a radiofrequenzaed è in grado di ricevere il suono così trasmesso. In ragione dell’efficienza e delle prestazioni che è in grado di offrire, il telefono elettrico è il telefono che caratterizza la telefonia moderna. Inerentemente il funzionamento di base del telefono elettrico, due sono i tipi principali di telefoni elettrici. Il primo tipo ad essere realizzato e ancora oggi molto utilizzato è quello in cui il segnale elettrico variabile viene trasmesso agli altri apparecchi telefonici ricetrasmittenti mediante un conduttore che, in ragione del suo utilizzo, viene chiamato “cavo telefonico“. Il secondo tipo di telefono elettrico, ancora molto usato, è il radiotelefono che usa onde elettromagnetiche e non richiede la connessione elettrica tra i dispositivi in comunicazione.

Radiotelefono[modifica | modifica wikitesto]

Il radiotelefono è un telefono elettrico che trasmette il suono sotto forma di onde radio ed è in grado di ricevere il suono così trasmesso. Sebbene comunemente utilizzato in ambito tecnico, il termine “radiotelefono” è scarsamente diffuso nel linguaggio comune dove invece sono preferiti termini più generici: per i radiotelefoni che permettono di scegliere una singola utenza telefonica con cui comunicare, come i radiotelefoni progettati per funzionare con le reti telefoniche mobili della rete telefonica generale, prevale l’uso del termine “telefono”; per i radiotelefoni che non permettono di scegliere una singola utenza telefonica con cui comunicare prevale invece il termine “apparecchio radioricetrasmittente” (più spesso “radioricetrasmittente” per ellissi) o i termini ancora più generici “apparecchio ricetrasmittente” (più spesso “ricetrasmittente” per ellissi) e “apparecchio radio” (più spesso “radio” per ellissi).

Telefono ottico[modifica | modifica wikitesto]

Il telefono ottico è un telefono che trasmette il suono sotto forma di luce visibileinfrarossa, o ultravioletta ed è in grado di ricevere il suono così trasmesso. Un esempio di telefono ottico è il fotofono realizzato da Alexander Graham Bell nel 1880. Questo telefono ottico trasmette la luce in spazi aperti e liberi da ostacoli. Telefoni ottici che trasmettono la luce nella fibra ottica non sono mai stati proposti in commercio in quanto non concorrenziali in termini di costo con i telefoni elettrici per via dei costi di posa della fibra. Attualmente la fibra ottica è comunque ampiamente utilizzata nelle moderne reti telefoniche caratterizzate da un’ampia estensione, ad esempio nella rete telefonica generale, in particolare prevalentemente nelle tratte principali di queste reti. All’inizio di queste tratte il suono passa quindi dall’essere rappresentato in forma di onde elettromagnetiche a radiofrequenza all’essere rappresentato in forma di luce. Al termine di queste tratte avviene invece l’opposto.

In base all’installazione[modifica | modifica wikitesto]

Telefono fisso[modifica | modifica wikitesto]

Un telefono Ericsson modello Ericofon con filo costituito da un unico blocco hardware

Il telefono fisso è un telefono che deve essere installato in un luogo. Attualmente il tipico telefono fisso è un telefono elettrico che deve essere collegato all’impianto telefonico mediante apposito cavo telefonico chiamato doppino in quanto costituito da due fili. Un unico cavo telefonico fornisce sia il segnale (voce e Internet) sia l’alimentazione elettrica del telefono, che quindi non deve essere collegato alla rete elettrica domestica: ciò ha il duplice vantaggio di rendere il telefono funzionante anche quando viene meno l’erogazione della corrente elettrica e di azzerare l’emissione di onde elettromagnetiche (elettrosmog). Questo cavo rappresenta una peculiarità del telefono fisso: nessun cavo è infatti necessario per il collegamento del telefono mobile all’impianto telefonico.

Questa peculiarità rappresenta la principale differenza tra telefono fisso e telefono mobile e un vincolo inderogabile alla mobilità di chi utilizza il telefono fisso. I moderni telefoni fissi sono costituiti nella maggior parte dei casi da due blocchi hardware: un blocco è destinato ad essere appoggiato su un ripiano e/o appeso ad una parete, l’altro blocco è destinato ad essere tenuto in mano. Il primo blocco è chiamato “base”, il secondo blocco è chiamato “microtelefono”.[2] Nel microtelefono sono presenti un microfono e un altoparlante, necessari rispettivamente alla conversione in segnale elettrico e all’ascolto del suono. Durante l’utilizzo del telefono, per poter far sentire la propria voce all’interlocutore telefonico e contemporaneamente sentire la sua voce, è necessario avvicinare il microfono e l’altoparlante rispettivamente alla bocca e all’orecchio.

Il termine “microtelefono” è utilizzato prevalentemente in ambito tecnico. Nel linguaggio comune prevale invece l’uso del termine “cornétta”. Questo termine ha origini storiche: inizialmente sia il microfono sia l’altoparlante del microtelefono erano infatti dotati di cornetto acustico. Oggi questa soluzione costruttiva, finalizzata a migliorare l’efficienza del microfono e dell’altoparlante del microtelefono, non è più necessaria e quindi non è più utilizzata. Nonostante ciò si continua ad utilizzare il termine “cornetta” per indicare il microtelefono. Nella base dei moderni telefoni fissi, progettati per operare in una rete telefonica fissa, è presente una tastiera numerica, necessaria alla selezione della singola utenza telefonica con cui si desidera comunicare. La selezione avviene digitando sulla tastiera il numero telefonico corrispondente.

Due sono i tipi principali di telefoni fissi:

Un telefono con filo costituito da due blocchi hardware[3]

  • telefono con filo;
  • telefono senza filo.

Tutti i telefoni fissi appartengono ad almeno una di questi due categorie di telefoni fissi che però non sono mutuamente esclusive: un telefono fisso può anche essere sia un telefono con filo sia un telefono senza filo. Comunque non sono molto diffusi i telefoni fissi appartenenti ad entrambi i tipi.

Telefono con filo[modifica | modifica wikitesto]

Il telefono con filo (anche chiamato “telefono corded”) è un telefono fissocostituito da un unico blocco hardware o da più blocchi hardware tutti collegati tra loro mediante apposito cavo telefonico. Da un punto di vista storico, rispetto al telefono senza filo, il telefono con filo è stato realizzato prima. Attualmente, nonostante offra una mobilità più limitata rispetto al telefono senza filo, il telefono con filo è ancora molto diffuso. Principalmente perché i telefoni con filo più semplici non necessitano di essere collegati alla rete elettrica. Questo collegamento è invece necessario per i telefoni senza filo.

Telefono senza filo[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Telefono cordless.

Un telefono senza filo[4]

Il telefono senza filo, anche chiamato “telefono cordless”),è un telefono fissonormalmente costituito da due blocchi hardware, la base e il microtelefono, che sono collegati via radio invece che mediante un cavo telefonico, come nel telefono con filo. La comunicazione tra la base e il microtelefono del telefono senza filo avviene infatti mediante onde radio. Sia nella base sia nel microtelefono del telefono senza filo sono presenti quindi un radiotrasmettitore e un radioricevitore. In tal modo il telefono senza filo offre la mobilità tipica del telefono mobile, ma questa mobilità normalmente è limitata a poche centinaia di metri, la portata tipica dei due radiotrasmettitori presenti nel telefono senza filo.

Il microtelefono del telefono senza filo di norma è alimentato da una o più batterie ricaricabili incorporate nel microtelefono. Per ricaricare le batterie è necessario riporre il microtelefono in un alloggiamento appositamente allestito nella base del telefono senza filo. Di norma la base del telefono senza filo è collegata non solo all’impianto telefonico mediante un apposito cavo telefonico, ma anche alla rete elettricamediante un apposito cavo elettrico. Il collegamento alla rete elettrica è infatti necessario per la ricarica delle batterie presenti nel microtelefono del telefono senza filo.

la volpe

Vulpes vulpes

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Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassobox

Come leggere il tassobox

Volpe rossa[1]

Fox study 6.jpg

Vulpes vulpes

Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[2]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Ramo Bilateria
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Classe Mammalia
Sottoclasse Theria
Infraclasse Eutheria
Superordine Laurasiatheria
Ordine Carnivora
Sottordine Caniformia
Famiglia Canidae
Tribù Vulpini
Genere Vulpes
Specie V. vulpes
Nomenclatura binomiale
Vulpes vulpes
Linnaeus1758
Areale
Wiki-Vulpes vulpes.png

La volpe rossa o semplicemente volpe (Vulpes vulpes Linnaeus1758) è la più grande delle volpi propriamente dette e il carnivoro con l’areale più vasto, essendo presente in tutto l’emisfero boreale dal circolo polare articoal Nordafrica, il Nord America e l’Eurasia. È classificata come specie a rischio minimo dall’IUCN.[2] Il suo areale si è espanso insieme a quello umano, essendo stato introdotto in Australia, dove viene considerata nociva per i marsupiali e uccelli indigeni. A causa dei suoi danni ecologici in quest’ultimo continente, la specie è considerata fra le peggiori delle specie invasive.[3]

La specie ebbe origine da antenati più piccoli in Eurasia durante il Villafranchiano medio,[4] e colonizzò il Nord America poco dopo la glaciazione di Wisconsin.[5] Fra le volpi del genere Vulpes, la volpe rossa rappresenta una forma più specializzata al carnivorismo. Oltre le sue maggiori dimensioni, si distingue ulteriormente dalle altre volpi nella sua capacità di adattarsi a qualsiasi ambiente. Malgrado il suo nome informale, la specie non è sempre rossa, essendo stati segnalati sia esemplari albini che melanici.[6] Si riconoscono 45 sottospecie,[1] che sono divise in due categorie: le grosse volpi rosse settentrionali e le volpi rosse meridionali piccole dei deserti asiatici e mediorientali.[6]

La volpe rossa vive solitamente in coppia o in piccoli gruppi rivolti attorno una coppia riproduttiva e la sua prole, o un maschio con varie femmine imparentate. I cuccioli cresciuti tendono a rimanere con i genitori per assisterli nella cura di nuovi cuccioli.[7] Si ciba prevalentemente di piccoli roditori, ma caccia anche conigli, uccelli terricoli, rettili, invertebrati, e giovani ungulati.[6] Si nutre anche di frutta e vegetali ogni tanto.[8] Sebbene tenda a uccidere i predatori più piccoli, incluse altre specie di volpe, è vulnerabile agli attacchi di predatori più grossi come lupicoyotesciacalli e vari felini di grossa (come i leopardi) o media taglia (come le linci).[9]

La specie ha una lunga storia d’associazione con gli umani, essendo stato cacciato attivamente come animale nocivo o da pelliccia per molti secoli, ed è protagonista di tante fiabe e leggende. Dato il sua vasto areale e popolazione elevata, e fra gli animali più importanti nel commercio delle pellicce.[10]

Evoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Illustrazione comparativa dei teschi d’una volpe rossa (sinistra) e una volpe di Rüppell (destra). Nota il muso più robusto del primo.

La volpe rossa è una volpe più specializzata delle volpi afgane, i corsac e le volpi del Bengala nella direzione del carnivorismo. Perciò, il cranio presenta meno tratti neotenici.[6] Il cladogramma qui presente dimostra la sua posizione filogenetica.[11]

Volpe articaDogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XXVI).jpg
Volpe pigmea americanaDogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XXV).jpg
CorsacDogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XXVII).jpg
Volpe di RüppellDogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XXXV).jpg
Volpe rossaDogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XXII).jpg
Volpe del CapoDogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XXXIII).jpg
Volpe afganaDogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XXXI).jpg
FennecDogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XXXVI).jpg
Cane procioneDogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XXXII).jpg
OtocioneDogs, jackals, wolves, and foxes BHL19827472 white background.jpg

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Cranio

La specie è di origine eurasiatica, e potrebbe essere discesa o da Vulpes alopecoides o il cinese V. chikushanensis, entrambi vissuti durante il Villafranchiano medio. È probabile che la specie ancestrale sia stata più piccola della forma odierna, siccome i reperti fossili più antichi di volpe rossa sono invariabilmente più piccoli dei loro discendenti.[4]

La volpe rossa mangia lo sbocco: durante o poco prima dell’Illinoiano e durante la glaciazione di Wisconsin.[12] La specie fu ristretta all’estremo nord del nordamerica, e cominciò ad espandersi verso sud solo dopo cambiamenti climatici dovuti alle attività umane.[5] Esistono due refugia di volpe rossa in nordamerica, separate sin dal Wisconsiniano. Il refugium boreale appare in Alaska e il Canada occidentale, e consiste nelle sottospecie grandi V. v. alascensisV. v. abietorumV. v. regalis, e V. v. rubricosa. Il refugium montano appare nelle zone protette subalpine e i campi alpini delle montagne rocciose, la Catena delle Cascate e il Sierra Nevada, inglobando le sottospecie V. v. macrouraV. v. cascadensis, and V. v. necator.[12]

Sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Tipica volpe rossa settentrionale (sinistra) e volpe rossa dei deserti asiatici (destra).

Sin dal 2005,[1] sono riconosciute 45 sottospecie. Nel 2010, fu scoperta attraverso un esame del DNA mitocondriale un’ulteriore popolazione distinta nelle pianure della Valle del SacramentoV. v. patwin.[13]

Attraverso le attività umane, ci sono stati vari gradi d’incrociamento fra le varie sottospecie; le volpi rosse sulle isole britanniche per esempio si sono incrociate estensivamente con esemplari import

Al Bano e la psoriasi

Il cantante ha scoperto negli anni ’90 di soffrire di psoriasi, una malattia cronica della pelle che si arrossa e si squama, soprattutto in caso di stress e debilitazione. E in quegli anni Al Bano era alle prese con un periodo decisamente difficile, dopo la scomparsa della figlia Ylenia e durante la separazione dalla moglie Romina. “Gli anni ’90 per me sono stati duri da sopportare”, ha raccontato al settimanale, “Mi è successo di tutto. Cominciai a vedere sulle mani, sulle ginocchia e sui piedi una strana dilatazione della pelle. Avevo un forte prurito e, quando mi grattavo, spesso sanguinavo. Si trattava di psoriasi, dovuta al grande stress che dovevo sopportare quotidianamente”. Oggi la malattia è migliorata grazie a una nuova tecnica all’avanguardia messa in atto dall’ospedale San Raffaele di Milano: “Oggi anche se non posso dire di aver debellato del tutto questa fastidiosissima malattia, diciamo che mi sento praticamente guarito dalla psoriasi. Tuttavia sto sempre attento a non farmi vincere dallo stress, altrimenti il problema ritorna a manifestarsi”.

Il cantante ha scoperto negli anni ’90 di soffrire di psoriasi, una malattia cronica della pelle che si arrossa e si squama, soprattutto in caso di stress e debilitazione. E in quegli anni Al Bano era alle prese con un periodo decisamente difficile, dopo la scomparsa della figlia Ylenia e durante la separazione dalla moglie Romina. “Gli anni ’90 per me sono stati duri da sopportare”, ha raccontato al settimanale, “Mi è successo di tutto. Cominciai a vedere sulle mani, sulle ginocchia e sui piedi una strana dilatazione della pelle. Avevo un forte prurito e, quando mi grattavo, spesso sanguinavo. Si trattava di psoriasi, dovuta al grande stress che dovevo sopportare quotidianamente”. Oggi la malattia è migliorata grazie a una nuova tecnica all’avanguardia messa in atto dall’ospedale San Raffaele di Milano: “Oggi anche se non posso dire di aver debellato del tutto questa fastidiosissima malattia, diciamo che mi sento praticamente guarito dalla psoriasi. Tuttavia sto sempre attento a non farmi vincere dallo stress, altrimenti il problema ritorna a manifestarsi”.